E' con il cuore in mano che l'editorialista del Giornale di Berlusconi scrive queste amare considerazioni rivolgendosi al Presidente Ciampi.
Mentre dalla finestra del Giornale il dott. Guzzanti ode distintamente i colpi di mitra e le urla scomposte della plebaglia al soldo delle sinsitre che odia Berlusconi e che ha intimorito Ciampi, il dott. si chiede che fine faranno le mille persone che andranno sul lastrico e non sul satellite, come astutamente lasciano intendere quelli della plebaglia invidiosa.
Mala tempora currunt, il prestigio del Cav. è in sofferenza. Bisogna evitare la guerra civile ad ogni costo.
Presidente Ciampi, siamo nelle Sue mani, eviti una guerra. E gliela lasci sta retequattro al Berlusca, cazzo.
Guardi che sappiamo essere molto cattivi, noi.
Il Giornale, 16.12.2003
GIACCHETTA STRAPPATA
DI PAOLO GUZZANTI
Tira oggi e tira domani, alla fine la giacchetta ha ceduto e il presidente della Repubblica pressato, spintonato, sottoposto (immaginiamo senza dover sforzare troppo la fantasia, ad un pressing telefonico della nota lobby, ha deciso di non firmare la legge Gasparri sulla riforma delle televisioni e di rispedirla in Parlamento. Mentre scriviamo molti particolari ci sono ignoti, fra cui la motivazione dettagliata e completa della decisione. M2 sappiamo che il presidente della Repubblica non ha compiuto ur, atto eccezionale: questa è la quinta volta che il garante della Costituzione rispedisce alle Camere una legge per una ragione o pei l'altra e immaginiamo che una dose notevole di prudenza lo abbia indotto a scegliere il percorso lungo e scartare il percorso breve. Naturalmente oggi i nemici del governo sono tutti in strada che sparano in aria colpi di mitra (metaforici, per carità, ma non precisamente a salve) così come gli iracheni ieri l'altro facevano dopo aver avuto la certezza che Saddam era al gabbio con una casacca a stelle e strisce. Anzi, per molti di loro questa è una rivincita che li ripaga della cattura di Saddam, perché una parte - sia chiaro: solo la parte estremista movimentista -dei nemici di Berlusconi sciama per le strade starnazzando che quella di Bush è una schifosa dittatura, quella di Berlusconi è una schifosa dittatura, quella del governo di Israele è una schifosa dittatura e che tutto ciò che va addosso a Berlusconi e Bush è buono e tutto ciò che va a loro favore è male. Del resto: non si ammazzava così anche Bettino Craxi?
Qualcuno tra voi, gentili lettori, si chiederà perché metto in mezzo Bush, Saddam e Israele parlando della legge Gasparri, ma la risposta è semplice: in Italia stiamo ormai vivendo in clima di guerra civile mentale e verbale, il Parlamento della Repubblica è costantemente tenuto sotto schiaffo da squadre di nemici della democrazia parlamentare che mascherano il loro odio per il Parlamento con l'enorme bugia secondo cui in Italia vigerebbe un regime, una dittatura, una permanente prepotenza. E per questo - ci rivolgiamo rispettosamente e garbatamente al signor presidente della Repubblica - che un gesto come quello rappresentato dalla decisione di non firmare la legge, gesto costituzionalmente ineccepibile anche se tecnicamente opinabile, oggi cade sulla democrazia parlamentare italiana come una mazzata. Non per le televisioni, ma per il Parlamento, per la fase delicatissima di assedio e di aggressione che le Camere conoscono, per il girotondìsmo, per il giacobinismo che si respira.
Detto in confidenza e con deferenza, signor Presidente, questa non ci voleva. Ora la legge Gasparri dovrà ripercorrere, magari con opportune modifiche, l'intero iter parlamentare per avere la dignità della trascrizione sulla Gazzetta Ufficiale, ma con la maggioranza dei rappresentanti del popolo italiano che dovranno passare con la groppa piegata sotto le forche caudine dell'antiparlamentarismo italiano, sotto gli sputi no-globalisti e ginostradeschi, fra i pugni levati dei nuovi guru, di tutti coloro che vanno dichiarando alle televisioni straniere che in Italia gli elettori votano dal 1994 ininterrottamente per il centrodestra (sì, anche nel 1996 quando il voto popolare, grazie alla desistenza fu beffato e portò alla vittoria di Prodi) sotto l'influenza ipnotica di un imbonitore che si è comperato tutte le televisioni e tutti i giornali e che domina la loro psiche con messaggi subliminali e insomma ci annebbia il cervello.
Vede, insigne Presidente, se non ci fosse questo quadretto d'insieme, avrebbero ragione sia Berlusconi che Gasparri i quali ieri, appresa la notizia, minimizzavano istituzionalmente, rimettendosi alla decisione del Capo dello Stato e anzi il primo, Berlusconi, ricordando anche di non avere avuto alcun ruolo in una legge approvata dal Parlamento. Se l'Italia fosse una democrazia in cui l'opposizione rispetta prima di tutto le regole e la volontà della maggioranza, allora tutto filerebbe liscio come l'olio. Ma l'Italia è, signor Presidente, immersa nella coltura acida dell'odio, affogata nell'odio contro il presidente del Consiglio che è tale e quale, spiccicato identico a quello che a suo tempo fu scatenato contro Craxi, con la differenza che Craxi non fu mai votato dalla maggioranza degli italiani. Noi ricordiamo, signor Presidente, la critica che le mosse Francesco Cossiga quando lei non si oppose alla scheda elettorale comune a tutta la Casa delle Libertà su cui c'era scritto «Berlusconi Presidente», perché in Italia la vecchia e scricchiolante Costituzione non contempla un primo ministro eletto direttamente dal popolo. Ma lei non si oppose e oggi il Primo ministro è eletto direttamente dal popolo ed è contro di lui, personalmente, fisicamente, che si scatena la campagna di odio e distruzione della democrazia alla quale stiamo assistendo, con la crescita di nuove e sempre più sprezzanti figure di odiatori professionisti, odiatori militanti e minacciosi, odiatori che chiamano alla guerra santa contro il Parlamento che fa le leggi, per poter colpire il grande nemico personale.
Vede, signor presidente, a parte il fatto che questa mancata firma sbatterà sul lastrico un migliaio di lavoratori di una rete che non andrà su1 satellite ma all'inferno, il problema è che questa sua legittima e anzi doverosa decisione (se l'ha presa, avrà le sue ottime ragioni e non sta a noi discuterle neanche dissentendo), senza sua colpa e - ne siamo sicuri - senza la sua volontà, diventerà un'ulteriore arma di scardinamento del sofferente prestigio delle Camere. E questo è un problema serio, signor Presidente. E non la invidiamo affatto per dover oggi assistere alle prevedibili conseguenze di una decisione che lei ha preso con coscienza:
Quanto a noi, lettori ed elettori, cittadini e parlamentari, non resta che mantenere calma e compostezza sapendo quel che ci aspetta. E per Natale vorremmo simbolicamente far avere in dono alla più alta carica dello Stato una giacchetta rinforzatissima nelle giunture, imbottita a dovere e a prova di strattoni.




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