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Macherio. “Trovata l’arma di distruzione di massa, ora si può e si deve voltare pagina”, dice al Foglio il presidente del Consiglio,
commentando a caldo la notizia del giorno.
Per Silvio Berlusconi “il primo auspicio è che la cattura di Saddam Hussein, di per sé un atto di giustizia di cui la coalizione dei volenterosi e il mondo intero non possono che gioire, aiuti quella svolta alla quale gli Stati Uniti e i loro alleati lavorano dal giorno
della liberazione di Baghdad”.
La svolta di cui parla Berlusconi consiste di due elementi: “La sconfitta del terrorismo e della paura, di cui il terrore è figlio, e l’avvio delle procedure per il trasferimento dei poteri, nei tempi giusti, alle autorità irachene. Ma non basta”.
Per il premier l’obiettivo più importante è quello, strategico, di “dare radici alla democrazia nel Medio Oriente, realizzare un sogno di civiltà con mezzi umani e di ragione.
Bisogna frustrare i rinfocolatori di guerra e aiutare, sostenere senza risparmio di energie e di mezzi, chi lavora per una pace costituzionale e per la convivenza multietnica e multireligiosa in quell’area tormentata dai fumi del terrore e del fanatismo.
La ricostruzione irachena deve avere questo significato, prendere questo indirizzo, sarebbe negativo se una parte dell’Unione europea e la Russia ne stessero ai margini”.
Il presidente del Consiglio non è affatto deluso dall’esito infelice del negoziato costituzionale a Bruxelles, lo ha preso con realismo, ed è convinto che adesso, con questo “colpo” di valore epocale da parte dell’amministrazione americana, in cooperazione con le forze della resistenza antisaddamita sul terreno, “si può impostare un nuovo inizio che sani le ferite tra la nuova e la vecchia Europa.
Ma ci vuole impegno di risorse, di uomini, di coraggio e di disponibilità alla grande avventura dell’espansione della democrazia nel mondo, come valore in sé e come garanzia di pace e sicurezza per tutti.
Ho esultato alla notizia, ho pensato a parole come pace e riconciliazione, democrazia e sviluppo.
Ho pensato all’Iraq, ma anche alla Palestina e a Israele, dove si fanno largo tendenze benedette ad accelerare, ma sempre e solo contro garanzie assolute di sicurezza, i tempi del ritiro dai territori occupati nel ’67”.
Berlusconi sta lavorando a riunire in un libretto i suoi discorsi parlamentari sulla crisi irachena, e pensa che sia necessario “un nuovo pensiero europeo sulla crisi seguita all’11 settembre”. Javier Solana, secondo il premier, “ha già scritto almeno in parte il primo capitolo, riflettendo sulla strategia preventiva di annientamento del pericolo del terrorismo e della proliferazione delle armi di sterminio.
E c’è piena sintonia con quanto avevo cercato di fare prima della guerra di liberazione, nella discussione alle Camere e in altre sedi, prima di tutto nei Consigli europei”.
Aggiunge che “c’è un solo modo per curare le ferite d’Europa, ed è questo: ristabilire il principio secondo cui i vincitori dei totalitarismi del Novecento restano uniti di fronte ai fanatismi totalitari del XXI secolo. Nella lotta per la libertà e per l’espansione della democrazia ci deve essere un polo euro-atlantico unito, e le giuste procedure del multilateralismo non devono incrinare questa unità.
Le Nazioni Unite, riformate e rilanciate dopo la grande crisi del 2003, sono chiamate a suggellare questa unità, che procede direttamente dai principi della Carta Atlantica, ed è sulla base di questa unità, inglobando anche la Francia e la Germania, che si può rilanciare il multilateralismo, allargare la coalizione delle democrazie per la democrazia.
Anche la questione russa, dopo le elezioni della quarta Duma, dipende dalla capacità di integrazione e rassicurazione che un polo euroatlantico unito può mettere in campo”.
Le congratulazioni a Bush
Iniziativa in Europa, per sottrarre l’Unione allo stallo strategico, e congratulazioni a George W. Bush, c’è stata una telefonata calda tra Macherio e Washington. “Li chiamano Bush haters”, sorride Berlusconi, “e corrispondono un po’ ai Berlusconi haters, quelli che odiano e non hanno tempo per pensare agli oggetti del loro odio.
Ecco, bisogna dire che l’amministrazione americana ha dato, in questi due anni dolorosi e straordinari che ci separano dall’11 settembre, delle prove inimmaginabili di tenacia, di prudenza, di intelligenza e di coraggio, premiate ieri con l’annuncio più importante. Spero che le opposizioni italiane, in vista della discussione parlamentare di gennaio sul rinnovo della missione italiana a Nassiriyah, sgombrino il campo dal pensiero divisivo, dalla propaganda antiamericana, dai luoghi comuni sul fallimento della coalizione che tenta di costruire la democrazia irachena nel segno della pace per il Medio Oriente e per il mondo. Spero che sappiano riconoscere al loro paese, con la parola e con il voto, quel che il mondo libero gli riconosce: l’essere stato dalla parte giusta”.
“Trovata l’arma di distruzione di massa, ora si volta pagina.
Spero che le opposizioni ci stiano”
da il Foglio di oggi 15 dicembre 2003




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