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  1. #1
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    Predefinito Prendere esempio da quei "coerenti" della Lega.

    Allora è deciso.
    “Ogni qualvolta il senatore Emilio Colombo prenderà la parola in quest’aula, noi abbandoneremo l’emiciclo, perché non accettiamo che si venga a parlare di valori da chi, per sua stessa ammissione, quei valori non ha rispettato. È un segno che noi vogliamo dare lasciando i lavori e abbandonando l’aula. Il senatore Colombo non è stato eletto dal popolo e pensiamo che la sua carica abbia altri scopi, di cui siamo venuti a conoscenza”.
    Parola del senatore Francesco Moro, che per non farci mancare niente è addirittura capogruppo della Lega Nord a Palazzo Madama. Colombo è coinvolto, come testimone, nell’inchiesta “Cleopatra” su sesso e droga nella cosiddetta “Roma bene” (e se questa è la Roma bene, figurarsi com’è la “Roma male”).
    Appena Moro ha parlato, i leghisti sono scattati in piedi per guadagnare rapidamente la buvette. Trattandosi notoriamente di persone coerenti, ci si attende che d’ora in poi faranno altrettanto in tutti i casi analoghi. O magari in quelli più gravi.

    Accanto a Colombo, fra i senatori a vita, siede Giulio Andreotti, che non è testimone,ma imputato in un processo per mafia davanti alla Cassazione. L’ultima sentenza, quella di appello, l’ha dichiarato responsabile del reato di associazione per delinquere con Cosa Nostra, commesso fino al 1980 e coperto da prescrizione.
    Potranno i leghisti ascoltarlo mentre parla di valori che non sembra aver rispettato, visto che oltretutto non è stato eletto dal popolo e qualcuno potrebbe pensare che la sua carica abbia altri scopi, di cui siamo venuti a conoscenza? Assolutamente no. Fuori tutti mentre parla Andreotti.
    Poi ci sono quelli eletti dal popolo, che però a parlare di valori ai leghisti non sembrano proprio titolati. Tipo il sottosegretario Miccichè, anche lui coinvolto come consumatore nell’inchiesta gemella sulla droga dei vip, droga recapitata dal celebre pusher ministeriale Alessandro Martello.
    O il sottosegretario Galati, che nell’altra inchiesta è sospettato della medesima attività attribuita a Colombo. Tutti fuori quando parlano Miccichè e Galati.
    Non si può trascurare il presidente del Consiglio, imputato in quattro processi per falso in bilancio e in uno per corruzione di giudici (senza dimenticare quello in Spagna per frode fiscale e violazione della legge antitrust: perché la Spagna una legge antitrust ce l’ha), in parte cancellati dalla legge da lui stesso approvata per depenalizzare il falso in bilancio, in parte sospesi dalla legge da lui stesso approvata per rendersi immune. Quanto basta per sospettare che la sua carica abbia altri scopi, di cui siamo venuti a conoscenza. Di quali valori potrà mai parlare? Di quelli bollati, forse. Fuori tutti mentre parla Berlusconi.
    Poi c’è il senatore ed europarlamentare Marcello Dell’Utri, condannato definitivamente a Torino per false fatture e frode fiscale e
    imputato a Palermo per mafia e calunnia, nonché a Milano per estorsione aggravata. Di quali valori potrà mai parlare? Tutti fuori mentre parla Dell’Utri, in Italia e in Europa.
    Poi c’è l’ex senatore, ora onorevole Cesare Previti. Imputato in due processi per corruzione di giudici, ha totalizzato due condanne per un totale di 16 anni di reclusione, e “per sua stessa ammissione” non ha rispettato i valori, visto che ha dichiarato di non aver dichiarato al fisco la nota parcella-mazzetta di 21 miliardi per l’Imi-Sir nel 1994, mentre era ministro della Difesa. Tutti fuori mentre parla Previti.
    Poi ci sono il ministro Gasparri, da poco indagato a Potenza; il ministro La Loggia, appena rinviato a giudizio per abusi edilizi; il sottosegretario Brancher, condannato in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito a 2 anni e 8 mesi; l’on. Sgarbi, condannato definitivamente a 6 mesi per truffa allo Stato; l’on. Pecorella, indagato a Brescia per la presunta tentata corruzione di un testimone della strage di piazza Fontana; l’on. Alfredo Vito, che ha patteggiato 2 anni di carcere per 22 tangenti, restituendo 5 miliardi di refurtiva, e ora indaga sulle tangenti virtuali di Telekom Serbia, in qualità di esperto; l’on. Gianstefano Frigerio, condannato a più di 6 anni per varie mazzette, arrestato appena eletto deputato e poi ammesso ai servizi sociali in Parlamento dove, nonostante la compagnia, dovrebbe “rieducarsi”. Se si esce quando parla un testimone, che si fa quando parlano questi? Si esce due volte?
    I parlamentari condannati, indagati, imputati, miracolati da amnistie e prescrizioni sono, fra Camera e Senato, una novantina su 950. Uno su dieci. Roba da sguinzagliare subito un poliziotto di quartiere a Montecitorio e uno a Palazzo Madama, visto il preoccupante tasso di devianza criminale ivi riscontrato. I leghisti dovranno procurarsi una lista dettagliata, per entrare e uscire al momento giusto.
    Per esempio, quando prenderà la parola un certo Umberto Bossi, che passa per un ministro: confessò a Di Pietro di aver accettato un finanziamento illecito di 200 milioni dalla Montedison e rimediò una condanna definitiva a 8 mesi di reclusione.
    Può un pregiudicato parlare di valori che, “per sua stessa ammissione”, non ha rispettato?
    Fuori tutti quando parla Bossi.

    Il quale, alla fine, è pregato di spegnere la luce.

  2. #2
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    Predefinito

    C'è qualche festività celtica, oggi?


    (per i bananas è SEMPRE festa)

  3. #3
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    Predefinito La Lega prima del patto del notaio

    Il Cavaliere dalle mille macchie

    Bossi: "Ha avuto una bella fortuna a fare tanti soldi in così poco tempo"
    di Carlo Dagradi

    Era gremito di gente il Politeama, cinema di Pavia che venerdì sera ha ospitato nella città universitaria il comizio del segretario federale Umberto Bossi. La platea leghista, accorsa numerosa all’incontro, si è scaldata con gli attacchi del senatùr rivolti all’indirizzo del Cavaliere di Arcore."Non ho le prove per dire che sia un mafioso - ha spiegato Bossi - E anche lui, quando cercava di tenderci la trappola degli accordi di governo, mi diceva "Tu dici in giro che sono mafioso ma non è mica vero...". Resta un fatto: Berlusconi ha avuto una fortuna straordinaria nel fare tanti soldi in così poco tempo. E per di più, passando dalla tessera 1816 della P2 e dai salvataggi che il suo amico Bettino Craxi ha più volte fatto al suo impero televisivo. A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini. Quella fondata anche da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che alla fine riuscì a mettere le mani su tutto l’istituto di credito. E in quella stessa Banca, dove lavorava anche il padre di Silvio, c’erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra". Il popolo del Carroccio pavese ha ascoltato un lungo e articolato discorso: il segretario ha ripercorso le tappe fondamentali che hanno visto la nascita del movimento leghista, soffermandosi sul "...dolore che ha rappresentato l’accordo elettorale del 1994 con Forza Italia. È stato Berlusconi - ha spiegato Bossi - a spargere il veleno poltronista nelle nostre file. Ed erano sue le manovre che allontanavano i nostri parlamentari dal Carroccio. Come definisco i fuoriusciti? No, non dei traditori, ma dei disonesti. Dopo le sconfitte se ne vanno i deboli, i tentenna, quelli che stavano con la Lega solo per la poltrona. Io vedevo bene quello che stava accadendo: ma qualcuno nel movimento ha pensato di riuscire a cambiare il potere entrando nel palazzo romano. Ecco, questo è stato un errore. Roma non cambia mai, oggi è uguale a ieri e uguale a sempre". E certamente ne sanno qualcosa anche i magistrati, in particolare quelli che hanno fatto nascere il pool di mani pulite. "Come si può pensare - tuonava dal palco Bossi - che la magistratura, di nomina e figlia del potere romano possa anche solo pensare di far qualcosa contro di esso? Cosa hanno prodotto quelli del pool, oggi? Una bella poltrona per Di Pietro e l’aumento del costo delle tangenti. Oggi esistono come ieri, solo a prezzi molto più alti". Bossi non ha risparmiato parole di biasimo per quella parte del Nord che vota Berlusconi e Forza Italia "...un partito in cui milita Dell’Utri, inquisito per mafia". Quale soluzione, infine, alla questione settentrionale? Una soltanto, che si chiama devolution. In molti, venerdì sera, si sono affollati ai banchetti predisposti dalla sezione pavese per firmare le iniziative che vogliono la nascita di un Parlamento per il Nord.

  4. #4
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    Predefinito Re: Prendere esempio da quei "coerenti" della Lega.

    In Origine Postato da MrBojangles
    I parlamentari condannati, indagati, imputati, miracolati da amnistie e prescrizioni sono, fra Camera e Senato, una novantina su 950. Uno su dieci.
    Usando lo stesso principio messo in atto nei confronti di Colombo a questo punto dovremmo assistere all'uscita continua dall'alula da parte del leghisti... e il cappio che fine ha fatto?

    B.

  5. #5
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    Predefinito Da La Padania

    Le sedici casseforti occulte
    Ruggeri, autore di saggi sul Cavaliere, racconta la clamorosa scoperta
    di Max Parisi
    Signor Berlusconi, abbiamo novità per lei. Ha letto i giornali, ultimamente? Ha saputo che da Palermo è iniziata a circolare la notizia che le "famose" holding del suo impero finanziario non sarebbero 22 - come lei giura e stragiura - ma molte di più, esattamente 38?Ebbene... sorpresina, Cavaliere: abbiamo le prove della loro esistenza. Guardi, per non toglierle il piacere di assaporare la notizia, diamo la parola direttamente a chi le ha individuate, ne ha documentato ogni caratteristica amministrativa, e di tutto ciò detiene ampia certificazione a prova di ogni verifica. Inclusa la sua, signor Berlusconi, è ovvio.
    Giovanni Ruggeri, lei è autore di alcuni libri d'inchiesta su Silvio Berlusconi, mi pare.
    «Sì, due per l'esattezza»
    Il primo quando lo scrisse?
    «Il primo, intitolato "Berlusconi, inchiesta sul signor Tv", uscì in prima edizione presso gli Editori Riuniti nel 1987. Lo stesso libro fu poi ripubblicato nel febbraio 1994 dalla casa editrice Kaos di Milano, riveduto, ampliato e aggiornato, chiaramente».
    Dopo di che, lei scrisse la seconda opera?
    «Sì, "Berlusconi, gli affari del presidente", alla fine del 1994. È stata pubblicata anche questa dalla Kaos Edizioni di Milano».
    Lavorando alla stesura di questi due saggi, lei ha mai avuto modo di venire a conoscenza di notizie relative agli assetti societari del gruppo Fininvest?
    «Certamente. Anzi, io mi vanto, ripeto, mi vanto di essere il primo e l'unico ad aver scritto che le famose holding, la cassaforte dell'impero Fininvest, non sono 22, ma sono 38».
    Scusi, Ruggeri, chi sostiene siano 22?
    «Sono ufficialmente dichiarate tali dalla stessa Fininvest, ma non solo, come ogni società che si occupa di editoria e telediffusione, la Fininvest ha dovuto comunicare al Garante l'assetto societario delle sue emittenti, e lo ha fatto citando appunto le 22 holding, per cui non ci piove, ufficialmente sono tali, e il patrimonio della Fininvest, di cui una parte notevole risulta essere di proprietà personale di Silvio Berlusconi, è stato dichiarato distribuito appunto in queste 22 holding».
    Che però non sono le sole, perché lei sostiene, e ora le vengo subito a chiedere con quali prove, che in realtà sono 16 più di quelle dichiarate dalla medesima società televisiva.
    «Sì. Io l'avevo scoperto già dieci anni fa. Allora ne scrissi, però a quel tempo avevo contezza fossero 38, ma quando uscirono i miei libri non avevo ancora reperito tutte le 38 holding, cosa che ho fatto in un secondo momento. Per cui scrissi: sì, ho la certezza che si tratta di 38 holding e non di sole 22, tuttavia non potei sviluppare l'argomento come avrei voluto, e come potrei fare oggi, perché mi mancava la ricognizione documentale delle ulteriori 16, ricognizione che dovevo ancora fare. Le rivelo che a quel tempo delle 38 holding conoscevo, avevo dettagliata documentazione, ovviamente delle prime 22 e dell'ultima, la trentottesima. Delle altre conoscevo l'esistenza, emergevano da confronti di dati, ma alle prove materiali sono arrivato dopo».
    Lei esattamente cosa ha individuato, cosa ha scoperto in dettaglio delle 16 holding "fantasma"?
    «Le prime 22 Holding Italiane sono state costituite tutte il 19 giugno 1978, ma in quella stessa data nascono anche le Holding Italiane 23, 24, 25, 26, 27 e 28. Altre quattro, dalla Holding Italiana ventinovesima alla trentaduesima, vengono fondate il 22 dicembre 1978, e infine tutte le altre, dalla Holding Italiana trentatreesima alla trentottesima, nascono, cioè vengono costituite, il 27 marzo 1981. Noi parliamo di holding, quindi, che esistono già da un bel pezzo, 17 anni».
    Lei è riuscito a capire, ci sono prove, che queste ulteriori holding detengano quote del capitale della Fininvest?
    «Certamente. Intanto ciò che colpisce è la trasformazione che queste 16 holding aggiuntive, rimaste sconosciute, hanno subito nel tempo. Trasformazioni equivalse al cambiamento di nome, ma non di proprietà».
    Cioè?
    «La differenza sostanziale fra le 22 holding "ufficiali" e le 16 "occulte" sta in questo: le prime, quelle dichiarate tali da Berlusconi e dalla Fininvest, sono delle scatole vuote, si limitano a riscuotere i dividendi. Le altre 16, invece, sono società operative. Hanno un operare frenetico, ed è proprio questo che ha reso difficile l'individuazione, il loro reperimento. Ad ogni modo, sono riuscito a fare un elenco preciso, elenco che comprende trasformazioni, variazioni di sede e di oggetto sociale da quello originario. Le faccio un esempio: la Holding 33 dopo vorticose mutazioni è diventata... Tele Posillipo, la numero 34 Tele Sondrio, la numero 35 è diventata una finanziaria, la Safim Finanziaria».
    Quindi oggi non esistono più come tali, come Holding Italiana numero...
    «Formalmente no, ma sostanzialmente sì, la proprietà è sempre quella, sono state fatte variazioni per camuffarle, credo, o per ragioni che risultano del tutto incomprensibili, se non si tratta di nascondere qualcosa. Ad ogni modo non ci sono problemi, ho tutti i dati con me per la loro esatta individuazione».
    Che dati?
    «Tutti. Il numero di registro di ognuna di loro che le identifica presso le Camere di Commercio, il numero del fascicolo presso le Cancellerie dei Tribunali Civili, insomma è tutto molto chiaro, almeno a me. Posso affermare di avere chiarissimo l'intero organigramma societario della Fininvest, incluso questo groviglio nascosto».
    Lei è certo del fatto che queste 16 holding siano riconducibili alla Fininvest? Che prove ha per affermarlo?
    «La loro composizione. Tutte queste 16 holding vengono costituite dagli stessi personaggi al servizio della Fininvest, ossia dallo studio del commercialista Armando Minna, oggi deceduto, e di sua moglie, la signora Nicla Crocitto. Caratteristica di tutte queste holding è che nascono come Srl con 20 milioni di capitale, fondatori sono il commercialista Armando Minna e la moglie, come dicevo poc'anzi. Il commercialista si intestò il 90% del capitale iniziale, il rimanente la consorte. Nascono così, poi si trasformano in Spa, con capitale iniziale di 200 milioni, elevato di norma a 2 miliardi. Poi accadde un fatto che cambiò le cose. Il 29 gennaio 1982 il commercialista Armando Minna morì in un incidente stradale piuttosto strano, per la verità, e la vedova, la signora Nicla Crocitto, si ritirò a vita privata. Ecco che allora amministratore di tutte queste 16 holding diventò Luigi Foscale, zio di Silvio Berlusconi e padre di Giancarlo Foscale. Il signor Luigi Foscale, ex dirigente della Fiat, nonostante i suoi anni, marcia oltre gli ottanta, fino al 1995, ma suppongo ancora oggi, era amministratore unico delle holding di cui stiamo parlando».
    Che senso ha tutto questo marchingegno segreto, secondo lei?
    «Amo dire le cose quando ho una certezza assoluta. Guardi, le holding ci sono, il meccanismo lo conosco perfettamente, e anche a cosa serve. Per le 22 Holding "ufficiali" la Fininvest ha dichiarato che la loro esistenza è necessaria per risparmi fiscali, io vado più in là, anche perché non si capisce come mai la stessa Fininvest queste ulteriori 16 Hoding le ha sempre tenute nascoste».
    La notizia delle 38 e non più 22 holding esce dalla Procura di Palermo che sta indagando nell'ipotesi di riciclaggio di capitali mafiosi in relazione a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.
    «Le dirò che a me, tutto sommato, fa piacere dopo tanto tempo vedere che la magistratura scopre cose delle quali avevo scritto già 10 anni fa. Per un autore, è una soddisfazione. Noto anche dell'altro, rispetto questa notizia».
    Cosa?
    «Stando alle agenzie stampa, l'Ansa per la precisione, nei primi giorni dell'agosto scorso sarebbero stati prelevati documenti da due società fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro a Milano e a Roma, la Saf e Servizio Italia».
    E quindi?
    «Ma chiaramente, dico io, ci voleva tanto tempo per arrivarci? Io, in questi miei libri, ho chiesto esplicitamente a Silvio Berlusconi di dire chi c'è dietro, che tipo di mandato ha dato proprio a queste due fiduciarie. Il mio ragionamento al riguardo era molto semplice, dicevo: Cavaliere, lei sostiene che è tutto in ordine, che è tutto chiaro rispetto la proprietà della Fininvest? Lo dimostri. Noi sappiamo che lei ha operato dietro la facciata di queste due fiduciarie infiltrate pesantemente dalla P2, lei ha iniziato a servirsi di queste due fiduciarie e continua a farlo proprio quando erano controllate dalla P2 di Licio Gelli. Lei le ha usate, dicevo a Berlusconi già allora, nel 1987, per occultare i volti dei suoi finanziatori. D'altra parte, le società fiduciarie esistono proprio per questo. Ciò non significa a priori che il denaro sia maleodorante e i personaggi anche, ma il fatto che vi si ricorra, suscita delle perplessità. Allora, vogliamo uscire dall'equivoco, dalle congetture, dissi a Berlusconi. Renda pubblici i mandati di queste fiduciarie».
    Berlusconi rispose?
    «Assolutamente no. E allora io, continuavo a dire, non posso non ricordare che dietro queste stesse fiduciarie c'era Licio Gelli e Tassan Din, che addirittura aveva il suo "ufficio privato" diciamo così, dentro una delle sedi di queste fiduciarie, così come non posso scordare che con queste fiduciarie aveva rapporti Flavio Carboni, e via elencando».
    Parlando di queste due società della Bnl, le risulta che abbiano avuto in qualche modo a che fare, intrattenuto rapporti voglio dire, con esponenti della mafia siciliana?
    «Sì. Con esponenti di Cosa Nostra».
    Torniamo la cuore del problema: esattamente quando ha scoperto i dati circostanziati relativi alle 16 Holding fantasma?
    «Ho ultimato le ricerche alla fine del 1997»
    Con questi nuovi risultati, ha intenzione di scrivere un altro libro?
    «A questa domanda non intendo rispondere».
    Un'ultimissima questione. Lei è un giornalista, per chi lavora?
    «Sono un inviato del settimanale Gente da 25 anni».
    Ruggeri, mi permetta l'impertinenza, Berlusconi sostiene che tutti coloro, non importa se giornalisti o magistrati, "parlano male di lui", sono dei comunisti. Lei, se intende dirmelo, è comunista?
    «Mai stato comunista in vita mia. Questa poi... (risata)».
    29 settembre 1998

  6. #6
    Ridendo castigo mores
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    risulterebbe dagli atti dell' inchiesta che il senatore a vita colombo abbia resa ' dichiarazione spontanea' su come utilizzasse i membri della sua scorta per procurarsi la cocaina dalla malavita ..

    e' evidente quindi che e' senatore a vita perlomeno in rappresentanza dei cocainomani italiani di chi li rifornisce in fragranza di reato ....e di tutti coloro che usano per fini proprii e personali i funzionarii pubblici alle proprie dipendenze ...

    ora paragonandolo al 'chiacchierato' berlusconi .. fino a prova contraria berlusconi , non ha mai rilasciato ' dichiarazioni spontanee ' in merito ai suoi socii occulti () e.. cosa molto piu' rilevante dal punto di vista politico .. siede in parlamento e a palazzo chigi per libero voto degli italiani ..

    ...che quindi potranno rimandarlo a casa quando vogliono .. mentre il ' confesso' colombo sara' senatore tutta la vita ..

  7. #7
    Superpol
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    In Origine Postato da larth
    risulterebbe dagli atti dell' inchiesta che il senatore a vita colombo abbia resa ' dichiarazione spontanea' su come utilizzasse i membri della sua scorta per procurarsi la cocaina dalla malavita ..

    e' evidente quindi che e' senatore a vita perlomeno in rappresentanza dei cocainomani italiani di chi li rifornisce in fragranza di reato ....e di tutti coloro che usano per fini proprii e personali i funzionarii pubblici alle proprie dipendenze ...

    ora paragonandolo al 'chiacchierato' berlusconi .. fino a prova contraria berlusconi , non ha mai rilasciato ' dichiarazioni spontanee ' in merito ai suoi socii occulti () e.. cosa molto piu' rilevante dal punto di vista politico .. siede in parlamento e a palazzo chigi per libero voto degli italiani ..

    ...che quindi potranno rimandarlo a casa quando vogliono .. mentre il ' confesso' colombo sara' senatore tutta la vita ..
    C'e' anche il simpatico sottosegretario Galati, fornito dallo stesso pusher di Colombo. Che direste di fargli una bella mozione di sfiducia ad hoc ? Tra l'altro e' anche in quota UDC: due piccioni con una fava...

  8. #8
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    In Origine Postato da MetaPapero
    C'e' anche il simpatico sottosegretario Galati, fornito dallo stesso pusher di Colombo. Che direste di fargli una bella mozione di sfiducia ad hoc ? Tra l'altro e' anche in quota UDC: due piccioni con una fava...
    Si si; e ci sarebbe ANCHE il resto.
    Ma estrapolare SOLO quello che fa comodo alla FUMOSA retorica filo-delinquenziale dei bananas, è tecnica vecchia e risaputa...

  9. #9
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito

    In Origine Postato da MrBojangles
    Si si; e ci sarebbe ANCHE il resto.
    Ma estrapolare SOLO quello che fa comodo alla FUMOSA retorica filo-delinquenziale dei bananas, è tecnica vecchia e risaputa...
    ha il sottosegretario galati reso ' dichiarazione spantanea' in cui ha ammesso di essere cocainomane e di acquistarne grosse quantita' da un malavitoso ? Se lo ha fatto anchio pretendo che ne sia politicamente inficiato ...

    .. in caso contrario resta fino a conclusione dell' inchiesta e di almeno un grado di giudizio l' obbligo della ' presunzione di innocenza ' anche in politica .... non lo sapete ? ...

  10. #10
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito Re: Re: Re: Prendere esempio da quei "coerenti" della Lega.

    In Origine Postato da Montalbano
    L'hanno usato per cercare di stringere il cervello di Bossi, ma era troppo largo ergo l'hanno buttato...

    e perche' i leghisti dovrebbero 'mettere il cappio' a bossi ? Non e' il tuo un lapsus freudiano che la dice lunga sul tuo modo di concepire la politica ? ...

 

 
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