Esattamente 100 anni fa Corradini si affacciò sulla scena politica nazionale pubblicando il primo numero della rivista il “Regno”. Fin dall’inizio individuò nel sistema politico incarnato da Giolitti la fonte della “viltà presente”, caratterizzando i suoi scritti per il feroce disprezzo sia della ragionevolezza borghese, sia dell’uguaglianza socialista, esaltando invece il sacrificio immotivato del singolo come forma suprema di disprezzo della moltitudine.
Nell’aprile del 1909 iniziò la sua collaborazione con la rivista torinese “il Tricolore” quindicinale fondato dal gruppo nazionalista attivo nella città dall’anno precedente, che si costituirà in associazione in luglio, presto seguito da altri gruppi di nazionalisti di diversi centri del Piemonte. Il giornale, grazie alla preziosa opera di Corradini ebbe molto seguito, ma nonostante questo dovette chiudere per motivi di carattere finanziario.
Nel dicembre del 1909 in una conferenza aTrieste, Corradini formulò un’apertura verso i sindacalisti rivoluzionari, definendo l’Italia una nazione proletaria naturalmente avversa alle nazioni capitalistiche.
Nel dicembre del 1910 fu tra i promotori del primo congresso nazionalista che vide la fondazione dell’Associazione Nazionalista Italiana. Al congresso parteciparono anche esponenti repubblicani, insieme ad ex sindacalisti rivoluzionari. L’associazione vide la nomina di un comitato direttivo composto dallo stesso Corradini, Paolo Arcari, Arturo Collutti,Luigi Federzoni.
Nel 1910 Corradini collaborò con Arturo Labriola, Libero Tancredi e Paolo Orano (uno degli esponenti più significativi del sindacalismo rivoluzionario) alla rivista “la Lupa”, espressione dell’avvicinamento tra il nazionalismo e il sindacalismo rivoluzionario. Nel 1911 a Firenze Corradini fu il fondatore della rivista settimanale “Idea Nazionale”, divenuta poi quotidiano a partire dal 1914.
Corradini fu anche scrittore: La vita nazionale 1907, l’Ombra della vita 1908, La patria Lontana.
L’aristocratico di sprezzo di Cordini e dei nazionalisti italiani per la mediocrità dell’Italietta liberale è il medesimo che oggi proviamo nei confronti dell’italietta sionista e plutocratica di berlusconi e dei suoi servi.
L’idea nazionale brilla ancora a distanza di 100 anni.




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