Sardegna, base dei sommergibili Usa: ecco la bozza del piano di emergenza rimasto da sempre segreto
Contaminazione radioattiva nel raggio di 50 chilometri dall'incidente, decine di migliaia di persone da evacuare, alberghi, traghetti, autobus e treni da requisire, distribuzione di viveri. Assistenza immediata ai pazienti contaminati. Questo scenario catastrofico da Day after potrebbe verificarsi a due passi dalla Costa Smeralda, nel bel mezzo di un Parco naturale marino.
L'incubo nucleare si materializza in Sardegna, nella base americana per sommergibili a propulsione ed armamento atomico dell'isola di Santo Stefano. Nella malaugurata ipotesi che una di queste macchine da guerra subisca un'avaria e rilasci la nube tossica scatta l'allarme: «Attenzione, attenzione. La zona in cui vi trovate potrebbe essere interessata da contaminazione radiologica, allontanatevi subito e raggiungete la strada per Arzachena». Un megafono diffonderà questo messaggio e se l'emergenza scoppia d'estate, tra ombrelloni e acquascooter, con la popolazione residente triplicata e forse più, la situazione si complica non poco.
Tutti questi particolari sono contenuti in un testo rimasto inspiegabilmente segreto. Almeno sino a qualche giorno fa. I maddalenini lo aspettavano dal 1972, quando gli americani si sono insediati nell'isola, il prefetto di Sassari ne ha annunciato la pubblicazione in versione light entro la fine del mese. Ma nel frattempo una copia del Piano di emergenza esterna dell'arcipelago della Maddalena è finita nelle mani di un giornalista. Risultato: ecco i rischi reali che corre la popolazione di tutta la Sardegna nord-orientale nel caso in cui uno dei sottomarini nucleari a stelle e strisce che scorrazza nelle vicinanze abbia qualche problemino al reattore.
Oltretutto il diritto del cittadino di ricevere dal prefetto «esaurienti informazioni preventive sul rischio connesso al transito di navi e sommergibili a propulsione nucleare» è sancito da un decreto legislativo del 1995, il 230, attuativo delle direttive Euratom in materia di radiazioni. Ampi stralci del documento datato 3 novembre 2003 e predisposto dalla Prefettura di Sassari sono stati riportati dal quotidiano L'Unione Sarda in seguito a un'inchiesta curata dall'inviato Giorgio Pisano. Una copia del "segretissimo" fascicolo di 120 pagine è stata consegnata anche a Liberazione.
«Il presente piano si propone lo scopo di salvaguardare l'incolumità delle popolazioni interessate dai pericoli delle radiazioni derivanti da eventuali incidenti ad un sommergibile a propulsione nucleare». Queste le prime righe. L'incidente ipotizzato, anche se ritenuto «estremamente improbabile», è rappresentato da un'avaria con «fuoriuscita dal battello di sostanze radioattive allo stato aeriforme». I rischi più gravi li corrono i bambini sottoposti all'inalazione dello iodio radioattivo. Se le condizioni meteo non aiutano, non si arresta la fuoriuscita della nube e si allungano i tempi di allontanamento del sommergibile, le conseguenze per l'uomo si aggravano ulteriormente.
In caso di incidente spetta al comandante del sommergibile dare immediatamente l'allarme ed ecco alcune delle prime operazioni da compiere: si chiude la zona al traffico marittimo, alla pesca e alla balneazione; attivazione dei diversi centri di coordinamento dei soccorsi, istituzione dei posti di controllo sanitario, decontaminazione e assistenza; controllo continuo dell'andamento della radioattività in aria e misurazione della contaminazione; sgombero degli abitanti di Capo D'orso e sistemazione degli sfollati ad Arzachena. Allontanamento delle persone dai litorali lungo la rotta seguita dal sommergibile, distribuzione di viveri, acqua e vestiario; eventuale interruzione di fornitura idrica e alimentare a La Maddalena e Palau.
La prefettura è l'istituzione responsabile dell'attuazione del Piano ma per ogni organismo coinvolto sono previste procedure molto precise, dai testi delle ordinanze da diramare, al numero di penne biro, pennarelli e rotoli di spago che deve avere il servizio accertamento contaminazione. Segue l'elenco degli alberghi da requisire e delle ditte da contattare per la fornitura di autobus, acqua, viveri, indumenti. Naturalmente i traghetti di linea devono essere pronti all'uso. Un uso eccezionale dato che si tratta di evacuare almeno quindicimila persone nel più breve tempo possibile.
Sugli aspetti sanitari entra il gioco il Servizio accertamento contaminazione che deve identificare il paziente e indirizzarlo al Servizio ospedaliero. Qui si provvede a una prima decontaminazione, lavaggio e sfregamento con sapone e detergente. Se non fosse sufficiente questo trattamento il paziente è trasferito al Centro di medicina nucleare di Sassari e in casi molto gravi anche all'estero.
«Uno degli aspetti più importanti della prevenzione medica - si legge - è dato dall'informazione che, diffusa preliminarmente, appare come elemento fondamentale per il successo dell'applicazione delle misure protettive». Sarebbe interessante capire di quale informazione preliminare si tratta e se mai è stata diffusa, visto che a questa è demandato il successo del Piano.
Walter Falgio
Liberazione 18 12 03___




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