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Discussione: Prospettiva Gulag

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    A PUNTATE IL LIBRO DEL GIUDICE AGNOLI CHE DICE NO AL MANDATO DI CATTURA EUROPEO



    di CARLO ALBERTO AGNOLI
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    La prova del nove che uno dei principali, se non il principale, obiettivo dell'Unione Europea e delle leggi globalizzatrici che, come la Mancino, le hanno preparato il terreno in nome della lotta contro la "discriminazione", sia quello di combattere e in prospettiva perseguitare il cristianesimo, è venuta recentemente con la risoluzione del Parlamento di Strasburgo del 13 marzo 2002 intitolata: "Donne e fondamentalismo". In quella sede, invero, è stata condannata in quanto discriminante «l'esclusione delle donne dalle gerarchie religiose» [nota dell'autore: "Avvenire", 14.3.2002, pag. 6] e quindi dagli Ordini sacri, compresi l'episcopato e il papato.
    In siffatto ordine di idee il Cristianesimo è stato catalogato fra le «ideologie regressive che pretendono di fornire alle donne risposte valide per il futuro partendo da posizioni retrograde» [nota dell'autore: Ibidem].
    Sono queste parole assai istruttive, anche sotto un altro profilo, perché dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, l'esattezza della tesi poc'anzi sostenuta secondo cui ideologia e religione, nello spirito globalizzatore che informa le leggi contro la "discriminazione", sono termini equipollenti.
    Tanto vale, invero, equiparare le ideologie alle religioni quanto, come in questo passo, inquadrare le religioni fra le ideologie.
    Ma la reprimenda anticristiana del Parlamento europeo non finisce qui. Quella augusta assemblea, infatti, ha rivolto un severo «monito ai leader religiosi a ripensare l'atteggiamento verso le lesbiche» [nota dell'autore: Ibidem], evidentemente anch'esso discriminatorio e, come tale, «fondamentalista». Viene così autorevolmente censurato l'insegnamento di San Pio X, il cui catechismo inquadra il «peccato contro natura» insieme con l'«omicidio volontario», l'«oppressione dei poveri», e il «defraudare la mercede agli operai» fra i «peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio». In realtà, a ben vedere, si tratta di una autorevole, quanto robusta tirata d'orecchi anche a quel discolaccio di San Paolo che nella prima epistola ai Corinzi ha avuto il coraggio di scrivere: «Non illudetevi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né pederasti, né avari, né ladri, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio» (I Cor. 6, 9-10).
    Il monito europeo suona ancor più severo nei confronti di Gesù Cristo che, andando ben al di là della condanna del peccato contro natura, ha spinto il suo fondamentalismo «discriminatorio» sino ad affermare che «chiunque guarda una donna per desiderarla ha già, in cuor suo, commesso adulterio» (Mt 5, 28). Affermazioni siffatte, oltretutto, sono in flagrante, imperdonabile contrasto con la già illustrata carta morale europea sugli "Stili di vita" e gli "Orientamenti sessuali".
    Non possiamo dunque dubitare che presto o tardi il Consiglio dell'Unione Europea sulla linea tracciata dal Parlamento di Strasburgo sotto l'illuminata guida della deputata socialista Izquierdo Rojo, confortato dal prestigiosissimo voto di personaggi esemplari come l'ex giudice Di Pietro, risalendo ancora più indietro, metterà fuori legge anche il libro del "Genesi" per via dei suoi deprecabili e «discriminatorî» giudizi su Sodoma e Gomorra (Gn 13, 10-13 e 19, 1-24). E con esso il Deuteronomio (32, 32), Isaia (3, 9) e Geremia (23, 14), che a quei giudizî si richiamano.
    Giova aggiungere che il Cristianesimo per il momento se l'è cavata ancora bene. Infatti il punto k) della "risoluzione", depennato all'ultimo momento per paura di mettere troppa carne al fuoco, affermava che: «le comunità religiose quando assumono competenze proprie del settore pubblico agiscono oggettivamente contro l'ordinamento giuridico democratico prevalente nell'Unione Europea» [nota dell'autore: "Avvenire", 12-3-2002, pag. 13, sotto il titolo: «La relazione della socialista spagnola Izquierdo strumentalizza le donne e i loro diritti per colpire le chiese». È curioso notare che il nome della promotrice ufficiale della risoluzione in esame, "Izquierdo Rojo", tradotto in italiano significa "Sinistro rosso". Un nome, un programma].
    Ciò significa propugnare, peraltro sempre in nome della democrazia e della libertà, la soppressione anche coatta delle scuole, degli ospedali, dei patronati e in genere di tutte le strutture di matrice cattolica operanti nel sociale e ovviamente criminalizzare le comunità religiose ree, per queste loro attività, di avere agito «contro l'ordinamento democratico». Questa incriminazione ha un suono tenebroso, assai simile alle motivazioni delle sentenze di condanna con cui la Rivoluzione francese macellò a decine di migliaia i propri oppositori, in particolare i vandeani e gli altri «nemici del popolo».
    Quei nemici, in nome degli ideali giacobini che tanto esaltavano Lenin, furono massacrati a diecine di milioni nei Paesi Sovietici. Si può comunque stare sicuri che questo obiettivo verrà rispolverato al momento opportuno: non è facile fare tutto in una volta. Va peraltro detto che il mandato d'arresto europeo promette di essere di per sé solo risolutivo, e di scavalcare tutti i passaggi intermedî.
    Riportiamo qui due commenti alla "risoluzione", uno anteriore al voto dell'europarlamentare leghista Borghezio, e uno, successivo al voto stesso, apparso su "Il Foglio" di Giuliano Ferrara.
    «Questa risoluzione che pretende di consigliare il Papa in ambito teologico - ebbe a dire il primo - più che col fondamentalismo ce l'ha con la Chiesa. E se verrà approvata bisognerà chiedersi se questo è il Parlamento del popolo europeo o di altri poteri occulti» [nota dell'autore: "Avvenire", 13.3.2002, pag. 6].
    "Il Foglio", dal canto suo, benché notoriamente laicista, titolava preoccupato: «Quelli che a Strasburgo si apprestano a dare ordini a Papa e Patriarchi» e rilevava che questa pretesa di dare «direttive su come si dovrebbero comportare le comunità religiose anche in materie teologiche e morali... sul piano giuridico appare un attacco al principio di libertà religiosa». [nota dell'autore: Citato in "Avvenire", 14.3.2002, pag. 6]. E quindi all'articolo 8 della Costituzione. Ovviamente, benché il principale bersaglio della "risoluzione" sia stato appunto il Cristianesimo, essa non ha potuto fare a meno di colpire anche l'Islam, che pure non ammette donne nelle proprie gerarchie e dal cui "fondamentalismo", anzi, ha tratto lo spunto. D'altronde la pretesa dei tecnocrati dell'Unione Europea di dettare una propria insindacabile scala di valori - o meglio di disvalori - mette al bando tutte le dottrine che se ne discostano instaurando un clima di paurosa intolleranza e ciò, paradossalmente, in nome della più assoluta libertà.
    Forte dell'appoggio di tutte le sinistre, che all'europarlamento dispongono della maggioranza, la Izquierdo Rojo è tornata all'attacco anche nell'aprile 2003 chiedendo, questa volta con molta maggiore moderazione: «la condanna della Grecia perché sul monte Athos (secolare residenza di monaci ortodossi) è vietato l'accesso alle donne». Secondo la Rojo «il rispetto dei diritti umani va anteposto alle tradizioni religiose che non ne tengono conto». E per questo la Ue dovrebbe anche sospendere gli aiuti alla regione». [nota dell'autore:"Avvenire", 25.4.2003, pag. 12].
    Ciò significa che in un prossimo futuro i Paesi che non proibiscono i conventi di clausura non potranno più contare sui finanziamenti comunitarî: una specie di embargo, insomma. Il cappio si stringe.
    Che l'Ue marci in una direzione sistematicamente anticristiana propugnando una falsissima nozione di libertà miserevolmente intesa come "libero" sfogo delle passioni e dei vizî, risulta da molteplici elementi fra cui la "raccomandazione" del 3 novembre 1997 significativamente votata dalla "Commissione per le Libertà Pubbliche" dell'europarlamento, nella quale si sollecita non solo la depenalizzazione del consumo di droghe leggere, ma anche l'autorizzazione alla prescrizione medica dell'eroina [nota dell'autore:"La Repubblica", 4.11.1997, pag. 15].
    Non occorre essere particolarmente astuti per rendersi conto che ci troviamo di fronte ad un'ipocrita e subdola forma di legalizzazione di quella droga. Sarà infatti sempre possibile trovare, fra i tanti, un medico compiacente, pronto a rilasciare dietro pagamento ricette su ordinazione.
    È poi evidente che persone dedite a questo tipo di "libertà" sono in realtà infelici schiavi del vizio, sudditi ideali, perché ottusamente acritici, di un sistema politico in cui il mandato d'arresto europeo, globalizzato e globalizzatore, dovrà apparire come qualcosa di assolutamente accettabile e normale. Occorre infatti tenere ben presente che il vizio - qualunque vizio, ma la droga forse più di ogni altro - assurgendo a pensiero dominante e ossessivo, distoglie l'attenzione di chi ne cade in
    preda da ogni altro oggetto e fa apparire come un benefattore chi si presta a soddisfarlo. «Chi commette il peccato - insegna Gesù - è schiavo del peccato» (Gv 8, 34).


    [Data pubblicazione: 18/12/2003]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Ecco i sanguinosi precedenti del mandato europeo
    LA LEGGE DEI SOSPETTI E IL TERRORE GIACOBINO


    È stato da più parti denunciato il carattere alluvionale e onnipervasivo dell'attività legislativa e paralegislativa dell'Unione Europea, che produce metri cubi di "decisioni", "raccomandazioni",
    "direttive", "trattati", "regolamenti", sentenze della Corte di Giustizia del Lussemburgo, che vincolano anch'esse i governi e i parlamenti, oltreché i giudici nazionali, ulteriormente svuotando la sovranità degli Stati.
    In quella congerie di carte e statuizioni, anche assai importanti, ma che tutti ignorano e cui nessuno è lontanamente in grado di tener dietro (alla faccia della "sovranità popolare"!), la stampa e i giornali radio hanno resa pubblica una direttiva che ci pare particolarmente illuminante per il nostro tema. In particolare il "Corriere della Sera" del 19.12.2002, informava i suoi ignari lettori, a cose fatte e con due anni di ritardo, che nel 2000 il Consiglio europeo, revocando una sua precedente statuizione del 1993, ha deciso che il giorno di riposo dal lavoro non debba più coincidere con la domenica. L'Italia, commentava l'articolista, non essendosi ancora adeguata, rischia un procedimento per infrazione.
    Questa direttiva europeista richiama irresistibilmente alla memoria la Rivoluzione francese, stabilendo con essa una evidentissima continuità. Invero la soppressione della domenica (e cioè del
    giorno dedicato a Dio, in latino Dominus, da cui dies dominica) e la conseguente cancellazione della settimana basata sull'idea religiosa dei sette giorni della creazione, con la del pari conseguente introduzione di un nuovo calendario rivoluzionario fu, come è noto, una caratteristica qualificante di quel rivolgimento che si proponeva di cancellare l'Era Cristiana per sostituirla con una Nuova Era, un New Age, di cui Cristo non fosse più il punto di partenza e ne fosse cancellato persino il ricordo.
    Figlia dell'illuminismo, incubato nelle logge massoniche [nota dell'autore: Il generico "deismo", pure illuminista, in pratica equivale all'ateismo: un dio senza volto, di cui nulla si può dire, che non è rappresentato da immagini, narrato da storie e da miti e non detta alcun precetto morale che freni l'arbitrio dell'uomo, è un puro nome senza alcun contenuto], la Rivoluzione francese ne rispettò fedelmente quell'ateismo antimetafisico [nota dell'autore: Rimandiamo il lettore che volesse approfondire il tema dei rapporti fra la massoneria e la Rivoluzione francese al nostro libro "La rivoluzione francese nell'opera della massoneria", 1994, editrice Civiltà, Brescia, Via G. Galilei 121], quel materialismo e quell'immoralismo cui, come si è visto, si ispirano gli organi comunitarî e di cui la Izquierdo Rojo è così significativo portabandiera.
    Questa continuità con la Rivoluzione francese si manifesta, com'è logico, con tutta evidenza anche nel campo del diritto penale. Abbiamo visto infatti che il mandato d'arresto europeo si caratterizza per la genericità e onnicomprensività delle sue previsioni, così nebulose che non vi è condotta che non possa esservi fatta rientrare. Orbene, proprio questa è la peculiarità fondamentale della legislazione che contrassegnò quel periodo della Rivoluzione del 1789 che gli storici sono soliti indicare col nome di Terrore, a partire dalla famigerata "legge dei sospetti" del 17 settembre 1793, una legge la cui mostruosità è denunciata persino dai più convinti esaltatori di quel rivolgimento epocale.
    Essa, infatti, definiva "sospette" e ordinava pertanto la confisca dei loro beni, intere, vastissime categorie di persone fra cui tutti coloro che in qualsiasi modo si fossero dichiarati partigiani della "tirannia" (vale a dire del preesistente, millenario "ancien régime" monarchico), o del federalismo e comunque tutti i nemici della libertà (ovviamente quel tipo di libertà), coloro che non riuscivano a giustificare i proprî mezzi di sussistenza, i funzionari destituiti (fra cui il grande scienziato Lavoisier, ghigliottinato nel 1794), gli ex nobili e i parenti degli emigrati a meno che non si fossero dimostrati costantemente favorevoli alla Rivoluzione.
    Ma la confisca e la riduzione in povertà non bastava: la Convenzione varava infatti in rapida successione ulteriori leggi che culminavano con quella, pure famosa, del 24 pratile dell'anno II (10 giugno 1794), preparata a tavolino da Robespierre e Couthon.
    Nel suo "La Rivoluzione francese" Pierre Gaxotte così sintetizzava la legislazione del Terrore posteriore alla legge dei sospetti: «il 13 marzo (scil. 1794) vengono dichiarati traditori della patria e passibili di morte tutti coloro che avranno suscitato inquietudini in materia di provvigioni, tentato di corrompere lo spirito pubblico, preparato un cambiamento qualsiasi nella forma del governo. Il 16 aprile un decreto manda alla Guyana chiunque, vivendo senza lavorare, è convinto di essersi lagnato del regime. Infine il 10 giugno la famosa legge di pratile fornisce la lista completa dei delitti puniti con la pena capitale. Per adoperare le parole di un dotto professore "l'impressione fu viva". C'era di che: la lista era tanto lunga che ogni francese poteva considerarsi promesso alla ghigliottina.
    In essa legge infatti vengono indicati come nemici del popolo e marchiati per la ghigliottina quelli che avranno cercato di avvilire e di dissolvere la Convenzione nazionale ed il Governo rivoluzionario (i realisti, dunque e i moderati); quelli che avranno cercato di impedire gli approvvigionamenti (i coltivatori dunque e i commercianti restii alle espropriazioni, gli operai restii al maximum dei salari); quelli che avranno perseguitato e calunniato i patrioti (tutti i nemici passati, dunque, presenti e futuri dei giacobini e delle loro creature); quelli che avranno messo in giro false notizie (tutte le comari); quelli che avranno cercato di sviare la pubblica opinione o di ispirare scoraggiamento (tutti i malcontenti)» [nota dell'autore: Pierre Gaxotte, "La Rivoluzione francese", prima edizione 1949, cap. XII ("Il Terrore comunista")].
    In sintesi lo scopo - esattamente come accade oggi col mandato d'arresto europeo - era quello di poter togliere di mezzo chiunque in qualunque momento. «La sapiente imprecisione dei termini - commenta lo storico Mazzucchelli nel suo "Robespierre" - non permetteva a nessuno di sentirsi direttamente colpito; d'altra parte non permetteva pure ad alcuno di sentirsi sicuro» [nota dell'autore: Mario Mazzucchelli, "Robespierre", Dall'Oglio ed., 1954, pag. 328]. Notevoli le analogie con la tecnica normativa penalistica dell'Ue. La procedura, ovviamente, sempre come nel mandato comunitario, era ridotta ai minimi termini, o meglio, praticamente soppressa: né interrogatorio dell'imputato, né preventiva istruttoria, né, salvo casi eccezionali, audizione di testimoni e nemmeno, infine, ministero di difensore.


    [Data pubblicazione: 18/12/2003]
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