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    Thumbs up Dopo i Paesi Baschi,anche la Catalogna spinge per la secessione

    Dal Corriere di oggi:


    Dopo il piano «secessionista» dei baschi e le rivendicazioni dell’Andalusia, è il turno di Barcellona
    Sfida nazionalista al governo di Madrid

    Il nuovo presidente della Catalogna chiede più autonomia e minaccia un referendum


    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
    MADRID - Un sogno che si compie per un individuo e un nuovo incubo per il governo Aznar. Il sogno è quello del socialista Pasqual Maragall, il sindaco della Barcellona olimpica che aveva messo gli occhi da anni sulla Generalitat, il governo regionale catalano, e che all'ultimo tentativo è riuscito a diventare «president» attraverso uno storico accordo raggiunto con gli indipendentisti di Erc (Sinistra repubblicana) e con i comunisti-ecologisti di Iniziativa per la Catalogna. L'incubo è per il governo centrale che deve fronteggiare nuove minacce sul fronte dei nazionalismi dopo il «piano Ibarretxe» che prevede lo status di «nazione libera associata» per i Paesi Baschi e un referendum che sarebbe illegale se non dovesse contare sul beneplacito delle Cortes (che non arriverà mai). Il piano del capo del governo basco è secessionista, agli occhi del governo di Madrid, che ha presentato ricorso alla Corte costituzionale e che pensa di riformare il codice penale imponendo il carcere per chi convoca referendum illegali.
    Ora arriva Maragall, con parole più suadenti ma i concetti sono ugualmente chiari, e si aggiunge pure l'Andalusia che intende gestire in modo autonomo le entrate fiscali. Maragall, 63 anni a gennaio, aspetto e linguaggio da intellettuale, nel suo discorso di investitura ha detto che la Catalogna, una delle regioni più ricche di Spagna, ha imboccato «un cammino senza ritorno» verso la libertà e ha definito le due fondamenta su cui si costruirà il suo «catalanismo di progresso»: revisione dello Statuto di autonomia (è d'accordo il 90% del Parlamento regionale) e riforma del sistema fiscale, con la creazione di una Agenzia tributaria autonoma, che potrebbe approdare a un sistema come quello basco in cui le imposte vanno alla regione che poi paga una quota fissa al governo centrale. Maragall ha avvertito che in caso di «ingiustificati ritardi» da parte di Madrid nell'esame delle riforme si riserva di «consultare la cittadinanza» nel rispetto della Costituzione. Il rispetto non basta a calmare gli animi a Madrid dove non si vede gran differenza fra la «consultazione» catalana e il referendum di Ibarretxe.
    L'accordo di Barcellona è storico perché ha permesso a un non nazionalista di andare al governo per la prima volta dal ritorno della democrazia e alla sinistra di sostituire il longevo Jordi Pujol dopo 23 anni alla testa di un governo di centro-destra. Un governo di sinistra in Catalogna dove affiora un desiderio crescente di maggiore autonomia non piace a Madrid soprattutto se, come in questo caso, i nazionalisti di Erc, che hanno come obiettivo ufficiale l'indipendenza, si sono trasformati in elemento portante. Maragall dovrà controllare le rivendicazioni eccessive dei suoi alleati che potrebbero irritare gli elettori socialisti in regioni più povere. Il nuovo governo catalano sarà guardato con attenzione a Madrid che si prepara alle politiche di marzo quando Aznar uscirà di scena.
    In base ai sondaggi il Partito popolare, attualmente al governo, dovrebbe vincere confermando la maggioranza assoluta. In tal caso Mariano Rajoy, successore designato, non avrà problemi. Il semaforo verde a Maragall per patteggiare con alleati scomodi lo ha dato José Luis Rodriguez Zapatero. Il leader socialista spera che Maragall porti avanti un programma di centro-sinistra e di nazionalismo moderato dimostrando che si può ottenere maggior potere senza spezzare l'unità della Spagna. Su questo punto Zapatero è atteso al varco dai popolari che faranno della difesa dell'unità del Paese il principale argomento della campagna elettorale.

    Mino Vignolo
    Esteri

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    Predefinito

    Sono appena tornato da Barcellona, dove ho letto giornali, ma soprattutto ho avuto molti scambi di opinione con autoctoni (e non). Riassumo le mie impressioni su Margall:

    1. E' significativo che Margall dimostri che si puo' benissimo scindere l' idea federalista dall' ottuso "essere di destra". Intende il Federalismo (di questo parla, non di Secessione) come patrimonio di tutto il Popolo, senza che nessuno possa dare "la patente di Catalanita'" ad una corrente politica o ad un' altra. L' allusione chiara era per Pujol, che sosteneva che solo un Partito Popolare poteva essere catalanista.

    2. Nonostante le differenze di tipo "egemonico" con Pujol, Margall, nel suo discorso di insediamento, ha ricordato quanto la Catalogna ED IL FEDERALISMO DEL REGNO DI SPAGNA debbano al suo predecessore. Pujol si era chiuso in uno stretto silenzio. In un' intervista dichiara (ed e' vero) che ha perso solo per la debolessa degli alleati. Mas, il suo successore, invece, non ha avuto il tempo di rivedere le posizioni paternalistiche di Pujol, nellon stretto mese di direzione del partito a sua disposizione.

    3. Margall ha detto che il Federalismo vero, quello che viene dal Popolo, e' fatto di cose tangibili (polizia e assistenza sanitaria di competenza regionale, Federalismo Fiscale completo - solo politica estera e difesa in comune -, scuole e programmi regionalizzati) e non solo di simboli. Allude chiaramente, cosi' e' stato percepito in loco, alla diffusione forzata del Catalano su cartelli stradali, pubblicita', ecc., mentre la popolazione spesso lo parla come seconda lingua. Essendo l' istruzione superiore praticamente tutta in Spagnolo, non e' possibile parlare in Catalano di argomenti di una certa complessita'. E' un po' come il Friulano: a casa, nei cori, sulle ricette di cucina... va bene, ma provate a descrivere in Friulano una leucemia mieloide cronica! . In Catalano, come in Friulano (come il Latino, in Vaticano) esistono dizionari e grammatiche aggiornatissimi, che permettono in teoria di parlare di qualsiasi cosa, ma si tratta di un esercizio accademico, poco seguito dalla gente.

    4. Margall sostiene che Pujol non ha mai pensato a qualcosa di speciale per la Catalogna, ma ha proposto un progetto di riforma Federalista dell' intero Stato. Purtroppo non ha insistito sul concetto di Federalismo Fiscale e proprio per questo adesso lo rimpiangono fino ad un certo punto (unanime opinione di miei interlocutori).
    Margall, piu' che di occuparsi dei simboli, si concentrera' sul Federalismo Fiscale.


    Personalmente spero che Margall dimostri in tempi brevi che il Federalismo non ha nulla da spartire con i concetti superati di destra e sinistra...
    ... e che in Padania si impari la lezione

    Saluti Federalisti

 

 

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