WASHINGTON - 19 dicembre 2003
Sono 459 i militari americani morti in Iraq dall'inizio del conflitto il 20 marzo: 314 per mano del nemico, 145 per fuoco amico o incidenti. E, complessivamente, i militari della coalizione morti sono 539, con 52 britannici, 17 italiani, otto spagnoli, un danese, un ucraino e un polacco. Il soldato ucciso in un agguato a Baghdad è il 200.o caduto in combattimento dal 1.o maggio, quando il presidente George W. Bush proclamò la fine delle ostilità. Non è chiaro se il Pentagono includa fra le vittime d'incidenti i casi di suicidio.
Tutte le cifre, inoltre, non tengono conto dei civili americani o d'altri Paesi (come i due italiani vittime dell'attentato di Nassiriya) morti in Iraq.
Il Pentagono tiene anche aggiornato il quadro delle perdite della campagna d'Afghanistan 'Enduring Freedom': 98 i morti, 30 per fuoco ostile e 68 per fuoco amico o incidenti. Nell'insieme, la guerra contro il terrorismo è già costata la vita a 557 militari americani.
Le vittime americane del conflitto in Iraq sono nettamente più numerose di quelle - 382- della Guerra del Golfo del '91. Gli americani hanno avuto 138 vittime nella prima fase della guerra, fino al 30 aprile, e 321 dopo. Complessivamente, ci sono stati molti più morti -americani e della coalizione-, comprese le vittime di fuoco amico o d'incidenti, dopo la proclamazione di Bush che prima. I soldati americani caduti per fuoco nemico nella Guerra del Golfo 2 sono almeno 314, 167 in più rispetto alla Guerra del Golfo del 1991 (114 fino al 30 aprile e 200 dopo).
(swissinfo)
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