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    Libreria POLLISTA: da Nenni a Forza Italia...

    Consigli letterari dall'ufico stampo pollista.

    Come l'Italia è stata salvata dal MALE OSCURO (il comunismo), prima da Nenni e poi da Berlusconi.

    Comei i giudici mossi dai poteri forti (grandi industruali) hanno spazzato via il PSI per ntraprendere a lomo modo Maastrict con le ultraprivatizzazioni.

    E come parimenti, per fare queste, i giudici hano spianato la strada al Comunismo. Ma l’Italia si salva da un’autentica deriva totalitaria. Nasce Forza Italia. L'erede di Nenni e Rosselli.

    Il paradosso socialista

    FABRIZIO CICCHITO

    Il libro di Cicchitto è un contributo importante per comprendere un intero secolo di politica nazionale, attraverso la travagliata storia del partito socialista italiano. La vicenda socialista dal primo dopoguerra (1919) agli anni di Craxi (1994) è un paradigma per capire l’evoluzione della politica in Italia. Quasi un pretesto per andare oltre, per spiegare la nostra politica.

    C’è un male oscuro del socialismo italiano in tutto il novecento: la sua subalternità all’egemonia e all’egemonismo comunista. Nel ’19 i socialisti riformisti come Turati, Salvemini e Treves si oppongono al male oscuro. Turati scrive : “la dittatura del proletariato (predicata da Gramsci e Bordiga) non ha alcuna possibilità di essere attuata, risulterebbe non già la dittatura del proletariato ma quella di una minoranza sul proletariato, contro lo stesso proletariato”.

    Un altro grande socialista che combatté il male oscuro fu Carlo Rosselli. Per Rosselli bisognava andare oltre il marxismo. Per lui l’avvenire del socialismo non risiedeva nel comunismo ma “nel socialismo europeo e in una pratica laburista liberale, verso responsabilità di governo”. Parole di grande attualità pronunciate negli anni Trenta! Ma Nenni non comprese e si fece suggestionare dal male oscuro: accettò la subalternità ai comunisti. E nel 1931 definì Turati “un rifiuto del fascismo”, mentre Togliatti, alla morte di Turati, lo ricordò come “l’uomo più corrotto del socialismo italiano”.

    Questi sono accadimenti, fatti obiettivi che Cicchitto fa bene a ricordare. Nel secondo dopoguerra, dal ’44 al ’56 la subalternità dei socialisti è totale e condusse il massimalista Nenni alla rottura con il riformista Saragat nel ’47 (scissione di Palazzo Barberini).I socialisti scelsero dunque la via del frontismo e dello stalinismo. Fu nel 1956, con i fatti d’Ungheria, che Nenni aprì gli occhi e in un celebre saggio su Mondo Operaio definì “irriformabile il sistema sovietico”. Cosa di cui Occhetto e D’Alema, fa bene Cicchitto a ricordarlo, si accorsero solo dopo il 1991.

    Dopo il 1956 Nenni promuove finalmente la via “dell’autonomismo” dai comunisti e dal comunismo. E’ la prima reazione al male oscuro. Nasce il centrosinistra, insieme a Fanfani, Sullo, Donat Cattin (che Cicchitto giudica dei veri e leali riformisti e sostenitori della scelta di centrosinistra. Non così Moro e la sinistra di Base dei giovani De Mita e Granelli).

    E’ la stagione migliore dei socialisti con il sodalizio Nenni-Giolitti-Lombardi. Un riformismo senza aggettivi e ideologismi, scrive Cicchitto, per fare in Italia le grandi riforme economiche (nazionalizzazione energia elettrica, riforma fiscale, patti agrari, legge urbanistica). Secondo Cicchitto neppure Craxi fece tanto. Ma l’incanto durò poco. Con l’avvento sulla scena politica italiana di Moro, nel partito socialista prevalgono le spinte ideologiche su quelle riformiste. Alla guida del Psi si impone De Martino che condannò il partito a una doppia subalternità al Pci e alla Dc. I socialisti non avevano più identità, quella identità che avevano faticosamente ricostruito dopo i fatti di Ungheria. Torna il male oscuro dell’egemonia comunista. I socialisti andarono così incontro alla storica sconfitta elettorale del 1976, quando De Martino propose agli elettori un governo con i comunisti: il risultato fu un debole 9,6 %.

    E’ l’avvento di Craxi. Con Craxi il partito socialista cerca di liberarsi dalla subalternità ai comunisti (il nostro male oscuro); si riallaccia alla tradizione del socialismo liberale di un Carlo Rosselli, al suo “metodo gradualista delle riforme e della democrazia”. Nasce un PSI come terza forza, autonoma da Pci e Dc. I punti del nuovo PSI : anti-comunismo; lotta al conservatorismo della Dc; la grande riforma istituzionale.

    Con il governo Craxi (1983-1987) due furono le battaglie vinte: sul fronte della politica estera, la scelta pro-Occidente con la decisione di installare in Italia i missili Pershing; sul fronte interno la vittoria al referendum sul taglio dei punti di contingenza. Ma dopo il governo Craxi, tornarono i problemi: come scrive Cicchitto “il PSI si chiuse in sé stesso, in una sorta di autosufficienza, nell’attesa di un ritorno alla Presidenza del Consiglio”. Craxi sembra perdere di vista e non comprendere il portato politico di una grande sfida: la firma del Trattato di Maastricht.

    Qui sembra interessante un'intuizione di Cicchitto. Cos’era Maastricht? Era la rivoluzione copernicana del modo di intendere lo Stato non più monocratico, accentratore, gestore, ma flessibile, aperto al libero mercato, alla concorrenza, alla modernità. Entrava allora in crisi il sistema Italia, che era al contrario statalista, dirigista, autarchico. Erano necessarie le grandi riforme, quelle di cui parlava il primo Craxi. Ma Craxi non scelse la strada riformista, si legò alla Dc più conservatrice, non comprese il forte impatto che Maatricht avrebbe avuto anche negli equilibri interni.

    Lo capirono invece Andreotti che propose la via gradualista alle riforme e Cossiga che invece propose una via più aggressiva (le picconate) per cambiare un sistema che appariva sempre più sclerotico, fondato sul duopolio DC-PCI ormai inefficiente e sul potere emergente di certa magistratura. Craxi rimase immobile; dinamico sulla scena internazionale ma immobile sul fronte interno.

    Nel frattempo si affaccia Tangentopoli, che era il risultato di una alleanza tra poteri forti (grandi gruppi industriali), pronti ad accettare “a modo loro” la sfida di Maastricht (privatizzazioni a costo zero da far pagare ai contribuenti e al sistema delle piccole e medie imprese) e la magistratura per colpire la politica sempre più inadeguata e quindi da delegittimare. E’ l’inizio di Tangentopoli che colpisce tutti i partiti del centro, laico riformisti e il partito socialista, i più vulnerabili sul piano del sistema dell’autonomia finanziaria. Craxi è sempre più solo. Compie una serie di errori. Per il Quirinale abbandona Andreotti e sceglie Forlani; poi abbandona Forlani e sceglie Scalfaro con tutto ciò che ne consegue. Si rompe il suo sodalizio con Martelli che lo abbandona. A Genova Martelli dichiara pubblicamente che di voler “restituire l’onore ai socialisti”.

    La storia è nota: il Psi fu spazzato via, anche dal territorio a livello regionale, provinciale, comunale, i suoi quadri intermedi cancellati, i suoi elettori mortificati e derisi. Il partito socialista riformista di Craxi muore quando il comunismo è in crisi in tutto il mondo, dopo il crollo del Muro. E’ il grande paradosso italiano.
    Una vasta platea di elettori di centro, moderati, socialisti, liberali, e repubblicani, non avevano più il loro partito.Scende in campo Berlusconi, un leader carismatico che compie un miracolo politico che non ha eguali in Europa. L’Italia si salva da un’autentica deriva totalitaria. Nasce Forza Italia. Diventa il punto di incontro dei cattolici moderati, dei laici, dei socialisti riformisti. Viene superato il MALE OSCURO, la subalternità ad una ideologia totalitaria del comunismo e del postcomunismo, che considera gli avversari politici dei nemici.

    Ma il male oscuro ora alberga a sinistra tra gli alleati dei postcomunisti, i cattolici del PPI, subalterni ai DS. Non provano imbarazzo? Anche loro prima o poi dovranno -come Craxi- fare la traversata nel deserto per liberarsi dall’egemonia, dalla subalternità, da quella che kantianamente potremmo chiamare una condizione di “minorità”: una lotta di liberazione.

    (scheda a cura di Francesco Giro)
    Edizioni Liberal (14€)




    [e noi che eravamo convinti che il paradosso del socialismo pollista fosse quello di stare a destra......

  2. #2
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    Poi uno si stupisce di quanto son beoti...

 

 

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