Caro Babbo Silvio

sono Emilio, il tuo fedele, insostituibile promoter, presso le pensionate, le casalinghe, le signore bene, i croupier dei casinò e i chirurghi plastici. Sono certo che ti ricorderai di me, caro Babbo Silvio, delle lunghe serate passate davanti al caminetto di Milano 2 quando il mio amico Bettino aveva avuto quel terribile incidente al Casinò Italia, nel corso di quella partita alla roulette con quel croupier dilettante di Mario Chiesa che si era fatto prendere a manipolare la pallina con la calamita.


Che giorni funesti furono quelli! Con quel pool di magistrati che intrapresero la caccia a quelli che chiamavano corrotti e corruttori, con Paolo Brosio che mi sbagliava sempre l'inquadratura, e con il tram che impallava i grigi pilastri della procura di Milano. Tangentopoli la chiamarono e furono tempi veramente duri per chi, come te, era solo un onesto imprenditore, che si era fatto, nel senso di costruito, da solo senza amicizie politiche o siciliane.


E ricordi, caro Babbo Silvio, quelle serate dove Fedele il "Confa" con cui avevi diviso serate di intrattenimento sulle navi da crociera e il buon Giannino, detto "Il Letto" ti convinsero che l'unica soluzione per salvare quel magnifico impero fatto di antenne, studi a Cologno Monzese e complessi edilizi, era quella di bere l'amaro calice e "scendere in campo"? Ricordi quando, la notte di Natale, arrivasti nel cortile di Milano 2 con quella bellissima slitta ricoperta di tesserine della P2, trainata da quella bellissima coppia di cavalli neri che il buon Stalliere Capo, quello che tu chiamavi Boss, aveva comprato per l'occasione all'Ippodromo di S.Siro?


E mi donasti quella bellissima scatola tricolore mentre il mio cuore batteva all'impazzata. Che gioia fu scoprire che in quella scatola c'era una televisione nazionale, tutta per me! E che goduria vedere l'invidia e la rabbia negli occhi di quel piccolo bambino pieno di punti neri che girava sempre su quel vespino truccato nei cortili di Viale Mazzini a Roma, quello che tutti chiamavano "Er Vespa".


Tu sai, caro Babbo Silvio, come abbia custodito gelosamente il tuo regalo, come in questi anni mi sia impegnato per difenderti da tutti quei cosacchi che agitavano bandiere rosse, quanto mi sia impegnato a distruggere quell'accozaglia che si fa chiamare centro-sinistra. E ti ricordi quando Giannino "Il Letto" cucinò quella magnifica crostata che offrimmo a quel gentelman che porta scarpe fatte a mano e gira in barca a vela? Oppure quanto mi sono adoperato per zittire contro quei ragazzini che girano sempre intorno e che non ti possono vedere?


Sai quanto mi sia impegnato perché potessi avere lo spazio in tv, che ti negavano gli altri, anche quelli come Mentina che sputa nel piatto dove mangia. Quando davo tutte le tue conferenze stampa, per intero, senza tagli, oppure le immagini e le dichiarazioni dalle tue splendide ville in Sardegna con l'amico Vladimir, e le serate con le canzoni napoletane o quella magnifica crociera con Mamma Rosa che saluta dal ponte della nave.


Oggi, caro Babbo Silvio, vogliono mandarmi lontano da te, nello spazio siderale, perso fra satelliti in disuso e meteoriti vaganti. Io che ho abbracciato anche la fede rossonera, abiurando quella vecchia signora di Torino, che ti ho aiutato a piantare i 4.000 cactus quest'estate, che ho sul comodino la tua foto con dedica e che, come te, amo le segretarie italiane. Ti chiedo, caro Babbo Silvio, di scrivere una letterina, quella che qui chiamano decreto, come quella che scrisse il nostro comune amico Bettino nel Natale del 1984. Scrivila da solo, non fidarti di quelli che oggi si mettono la kippà.


Firmala tu, con quella penna e quella bella calligrafia che hai usato nel contratto con gli italiani. Non preoccuparti di quel vecchio sul colle, non capisce nulla di televisione e legge solo un vecchio libro che si chiama "Costituzione" e che tu non hai mai letto preferendo, giustamente, Panorama o Il Foglio.


La notte del 24 Dicembre rimarrò sveglio, in pigiama azzurro, cantando il nostro inno, con una mano sul cuore e la tua foto sul cuscino. Aspetterò che tu scenda dal camino come scendi dalle stelle. E il giorno di Natale, dalla televisione che mi regalasti , dopo che mi avrai salvato, farò uno speciale. Lo chiamerò " A noi i regali, a voi il carbone e scordatevi Raiot!"


Tuo per sempre,
Emilio

Cologno Monzese, 20 Dicembre 2003



p.s.

Caro Babbo Silvio ti mando alcune foto che sono il mio regalo di natale e che, spero, ti faranno piacere.







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