È una caratteristica che ho sovente riscontrato negli ambienti cattolici integrali. Per esperienza diretta (fra i lubavitch e gli estremisti mussulamani) esiste in ogni ambiente di tipo fondamentalista. È come se, chi la porta, volesse costringere altri a qualcosa al quale pure lui si sente costretto. Al di fuori dell'ambiente ecclesiale, l'acrimonioso vuole costringere altri a comprenderlo e a seguirlo e, di conseguenza, a soddisfare le sue esigenze.
Questa, però, è un'arma che va contro l'acrimonioso perché spesso le persone non colgono le ragioni di lunghi discorsi teorici ma il "modo di essere" delle persone. Così anticamente i cristiani venivano notati perché, nonostante le inevitabili difficoltà che potevano nascere nelle loro comunità, si amavano. La gente non capiva i loro ragionamenti ma notava che si amavano: "Guarda come si amano!" Non tutti infatti possono essere dei teologi ma è auspicabile che tutti siano degli uomini "divinamente" buoni. Quest'atteggiamento si è codificato nei testi nella Liturgia di San Giovanni Crisostomo (la "Messa" della Chiesa greca scismatica) laddove, prima del Credo, il diacono, uscendo dalle porte principali dell'iconostasi, si rivolge al popolo e canta: "Amiamoci gli uni gli altri affinché possiamo confessare concordemente" e il coro prosegue: "il Padre, il Figlio e il Santo Spirito Triade consostanziale e indivisibile".
La fede non nasce che dall'amore verso Dio e verso il prossimo!
Tuttavia vivere con acrimonia significa vivere male e non offrire alcuna vera alternativa a se stessi e al proprio prossimo. Alla base dell'acrimonia c'è questo ragionamento: "Almeno tu dovresti fare questo e capirmi!". Ma l'esperienza dimostra che nessuno è obbligato a dovere qualcosa a qualcun altro poiché nulla è scontato, neppure nel caso di una coppia che vuole dividere la vita. Chi vuole che gli altri debbano, porta in se una tendenza di tipo coercitivo che non è facile eliminare perché è appartenuta alla nostra cultura cosìdetta occidentale per molti secoli. In realtà è solo l'individuo che, se lo può capire, deve migliorare il proprio rapporto con se stesso, con il suo prossimo e con Dio uscendo, quindi, dai circoli soffocanti dell'acrimonia.
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