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    Predefinito Natale 1989:Chi volle la caduta di Ceausescu?

    Natale 1989
    Chi volle la caduta di Ceausescu?
    La versione di un protagonista.




    All'epoca in cui era ambasciatore a Tunisi, l'ex vice primo ministro romeno Gelu Voican Voiculescu rievocò per noi le giornate del dicembre 1989, che culminarono con la fucilazione di Ceausescu e di sua moglie Elena, al termine di un processo sommario organizzato dallo stesso Voican Voiculescu.

    La biografia dell'ex vice primo ministro è tutta particolare. Originario di una famiglia che ha dato alla Romania il principe Mihai Sturdza, ministro degli Esteri nel governo nazional-legionario, Gelu Voican Voiculescu si scontra ben presto con il regime nazionalcomunista. A diciotto anni, nel 1959, è espulso dall'Istituto di Ricerche Petrolifere della Facoltà di Geologia in quanto "esponente della reazione interna in contatto con la reazione esterna"; è accusato di portare un crocefisso al collo, di non partecipare ai corsi di dottrina marxista-leninista, di praticare un genere di pittura decadente, di essere incline al misticismo, di nutrire disprezzo nei confronti dell'educazione comunista e così via. "Questi capi d'imputazione furono sufficienti perché venissi espulso dall'università, con grandissimo scandalo, allorché si fece un'epurazione su vasta scala nel mondo studentesco. Il regime di Gheorghiu Dej doveva far fronte a un epifenomeno della rivolta d'Ungheria, manifestatosi da noi con un ritardo di due o tre anni rispetto al 1956. Si cercò di reprimere ogni tentativo di contestazione che potesse verificarsi nelle file studentesche, perch‚ si sapeva che gli studenti rappresentavano un'avanguardia. Ebbene, con queste misure la gioventù fu costretta al silenzio. Nella seduta che decretò la mia espulsione ebbi l'improntitudine di affrontare le autorità accademiche, strappando un applauso ai presenti, sicché‚ nella prosecuzione pomeridiana della seduta, fu ammesso in sala soltanto il personale di servizio".

    Viene considerato "un pericoloso agitatore nei ranghi della giovent-" e la Securitate nel 1965 intesta un fascicolo a suo nome. Nel 1969 i servizi segreti lo ritengono implicato nelle manifestazioni studentesche del Natale precedente.. Nel 1970 viene arrestato e messo sotto inchiesta per tradimento dal Consiglio della Sicurezza dello Stato.

    "Fui accusato -racconta- di divulgazione di segreti di Stato, spionaggio economico, espatrio clandestino. In realtà, trovandomi in Ungheria, avevo cercato di andare in Austria. Ma la frontiera romena non la avevo passata illegalmente. Venni perciò assolto per mancanza di prove; le accuse concernenti la sicurezza dello Stato non rimasero in piedi. Nel corso di una perquisizione, avevano trovato quello che definivano materiale interessante: grafici astrologici, simboli alchemici ecc.; tutto ciò venne lungamente sottoposto a inutili tentativi di interpretazione, perché si pensava che fosse un codice segreto..." Rimesso in libertà tre mesi più tardi, nel 1977 è sospettato di aver avuto a che fare con gli scioperi dei minatori della Valle del Jiu, ma viene assolto per mancanza di prove. Tuttavia viene sottoposto a un più stretto controllo: durante una sua assenza, viene applicato un microfono all'interno di una parete di casa sua. Nuovo arresto nel 1985: è accusato di aver diffuso testi fotocopiati di contenuto anticomunista.

    "Siccome da noi non dovevano ufficialmente esistere detenuti politici, fui classificato come detenuto comune, anche se l'inchiesta era stata promossa dalla Securitate in base all'art. 66 (propaganda contro l'ordinamento dello Stato). Fui dunque condannato a un anno e mezzo per frode, perché non avevano potuto produrre contro di me elementi tali da inchiodarmi. D'altronde io mi assunsi volentieri quelle responsabilità che avrebbero fatto di me un detenuto comune, perché per gli altri reati erano previste pene che superavano i quindici anni. E così, di un anno e mezzo scontai un anno soltanto, perché Ceausescu emanò un'amnistia nella quale rientrai anch'io".

    Uscito dal carcere vive isolato, sotto stretta sorveglianza, finché nell'ottobre 1988 è sottoposto a una nuova inchiesta, dopo che nel corso di una perquisizione gli è stato sequestrato un centinaio di libri di filosofia, dottrine orientali, astrologia. Nell'agosto del 1989 la sua abitazione è ancora perquisita: stavolta gli sequestrano un'altra sessantina di volumi, per lo più testi di induismo e buddhismo, ma anche le Confessioni di Sant'Agostino. Sembra imminente un ennesimo arresto, quando scoppiano i disordini del dicembre 1989.

    "La sorte volle -dice Voican- che io seguissi Ion Iliescu negli studi della Televisione, quando nessuno aveva la certezza che Iliescu sarebbe diventato il capo dello Stato. Fu un'opzione che mi proiettò bruscamente nel nuovo gruppo di potere. La mia è stata una carriera politica del tutto insolita, anzi, incredibile. D'altronde io non ho nessuna colpa, se non c'è niente così inverosimile come la verità".

    Sono le parole più adatte per introdurci ad una versione del tutto inedita degli avvenimenti che nel dicembre 1989 portarono alla caduta del regime di Ceausescu.







    Per entrare nel vivo dell'argomento, ripeto le parole pronunciate dal Conducator durante il "processo" allestito dallo stesso Gelu Voican. (Questi, a dire la verità, era contrario a una farsa del genere e avrebbe preferito una più onesta esecuzione sommaria; ma prevalse il parere di Iliescu, secondo il quale il passaggio dalla dittatura allo Stato di diritto doveva essere inaugurato da un regolare processo...) Orbene, Ceausescu avrebbe detto ai suoi "giudici" di essere consapevole che la sua sorte era stata decisa a Malta, durante l'incontro tra Bush e Gorbaciov.

    "Noi non possiamo sapere che cosa sia stato deciso a Malta -mi obietta Voican -. Però è cosa certa che la rivoluzione romena venne innescata dai servizi di diverse potenze straniere. Nella misura in cui il terreno era dell'URSS, la presenza effettiva e la manodopera furono fornite dal KGB. Nello stesso tempo, la CIA si era insediata a Budapest, dove aveva installato una sua centrale. Tra i due organismi vi fu una stretta collaborazione. L'operazione si chiamò “Valacchia 89” e richiese l'impiego di mezzi assai cospicui. Pare che la CIA abbia partecipato più che altro con piani e denaro e il KGB con la logistica. Posso dirle, in base a informazioni provenienti da fonti autorevoli, che dopo il 6 dicembre il numero dei turisti sovietici crebbe bruscamente di dieci volte e a partire dal 16 dicembre vi furono in Romania 67.000 turisti sovietici. Sono cifre esatte, fornite dai punti di frontiera. In genere, entravano in Romania su automobili Lada, quattro uomini giovani o di età media su ciascuna auto. Sono probanti le registrazioni effettuate nelle camere degli alberghi, anche se non tutti questi strani turisti avevano preso alloggio in albergo. La maggior parte di loro entrò dalla frontiera occidentale, dalla Jugoslavia e dall'Ungheria, molti addirittura su automobili con targa jugoslava. Forse vi furono anche agenti jugoslavi che operarono a Timisoara. Sicuramente vi furono agenti ungheresi, a Timisoara. Fu la TV ungherese a dirigere gli avvenimenti e a istigare la gente alla solidarietà col pastore Tökes, il quale rappresentò la miccia dell'esplosione".

    "Dunque -gli chiedo- gli eventi del dicembre 1989 furono il risultato di una macchinazione dei servizi segreti delle due superpotenze e dei loro fiancheggiatori ? "

    "Al momento attuale, disponendo di informazioni alle quali ho avuto accesso solo dopo quegli eventi, sono in grado di formulare un'ipotesi: il 16-17 dicembre a Timisoara e il 21-22 a Bucarest, questi servizi che preparavano il rovesciamento di Ceausescu vollero fare una prova generale per valutare la situazione. Nella loro rappresentazione della realtà, il popolo romeno era considerato inerte e passivo, mentre i servizi di repressione erano ritenuti fedelissimi a Ceausescu e molto efficienti. Allora gl'ispiratori dell'operazione vollero per prima cosa tastare il terreno e vedere quale fosse l'adesione della popolazione, come avrebbero reagito la Milizia, la Securitate, l'Armata, il Partito, i mezzi di comunicazione. Pensarono quindi di fare una prova a Timisoara e nella Capitale. Ma questo semplice tentativo diede il via ad un processo che sfuggì loro di mano e li colse di sorpresa. Essi avrebbero voluto che la rivolta scoppiasse il 30 gennaio o forse in gennaio, e invece furono sorpresi tutt'a un tratto da un incendio generale. Tutto andò al di là delle loro aspettative. Mentre loro volevano semplicemente esaminare la situazione, la cosa assunse le dimensioni di una rivolta generalizzata. Fu questo a paralizzarli, oltre al nostro comportamento atipico. Noi infatti, nel nostro dilettantismo e confusionismo, demmo a questi professionisti l'impressione di agire secondo un piano prestabilito, un piano che a loro sfuggiva. In realtà, noi non avevamo proprio nessun piano e procedevamo alla cieca. Allora si bloccò qualcosa nel meccanismo degli agenti stranieri. Essi fecero alcune provocazioni, spararono qua e là, spaccarono qualche vetrina, ma poi tutto prese un suo corso e non poté più essere fermato. Fu così che Ceausescu cadde in maniera estremamente rapida, praticamente in un solo giorno. Nessuno se lo sarebbe mai potuto immaginare".

    "Quale sarebbe stato lo sbocco politico dell'azione intrapresa dai servizi segreti russo-americani e dai loro collaboratori, se le cose si fossero sviluppate secondo il loro schema ?"

    "Questi servizi segreti avevano l'obiettivo di disintegrare la Romania come entità statale: sul caos si sarebbero dovute creare le premesse per l'ingresso di truppe straniere che smembrassero il paese. James Baker, d'altronde, formulò al Patto di Varsavia una proposta di questo genere. Ma c'è dell'altro. L'intensa mediatizzazione della rivoluzione di dicembre (che monopolizzò gli schermi televisivi di tutto il mondo) costituì una cortina fumogena dietro la quale gli americani commisero quell'abuso che fu il rapimento di Noriega, il quale era in ogni caso un capo di Stato, fosse o non fosse un narcotrafficante. Gli americani violarono la sovranità e l'indipendenza del piccolo Stato di Panama con un atto di pura e semplice pirateria. A ciò non si prestò molta attenzione, perché l'attenzione mondiale era polarizzata sulla Romania".

    "Evidentemente -osservo- gli americani applicarono la lezione imparata nel 1956, quando i sionisti aggredirono l'Egitto approfittando del fatto che l'attenzione mondiale era concentrata sulla rivolta di Budapest".

    "Nel caso della Romania e di Panama vi fu certamente un progetto e una premeditazione. Un'operazione come quella di Panama non si improvvisa, cogliendo al volo l'occasione della rivolta che sta avvenendo in Romania. Tutto fu programmato e sincronizzato secondo un piano ben preciso. D'altronde c'era l'intenzione di smembrare la Romania: l'URSS si sarebbe presa il Delta del Danubio e la Moldavia fino ai Carpazi, la Bulgaria avrebbe preso il sud della Dobrugia, la Jugoslavia il Banato, l'Ungheria la Transilvania. La Romania si sarebbe ridotta ai minimi termini: Valacchia e Oltenia. E' normale allora che non sia stato previsto un successore per Ceausescu, proprio perché si voleva che si producesse il massimo disordine. Non solo, ma in questo caos era prevedibile lo scoppio di una guerra civile tra la Securitate e l'Armata; si sa d'altronde che sotto Ceausescu tra queste due istituzioni c'era una certa rivalità".

    "A questo punto, come fu che il piano fallì ?"

    "Fallì, perché scoppiò la rivoluzione. Parlo di rivoluzione, perché gli eventi del dicembre 1989 ebbero tutto l'aspetto di una rivoluzione, tranne la preparazione anteriore, poiché non è esistito un movimento clandestino che la abbia preparata. Il 21-22 si produsse una rivolta spontanea che prolungava quella di Timisoara; il 22 si trasformò, da rivolta popolare spontanea, in una rivoluzione con un comando militare, un gruppo direttivo, un programma (i dieci punti), una dottrina (edificazione di uno Stato di diritto, democrazia parlamentare ecc.). Si trattò di una rivoluzione, perché vi fu un cambiamento radicale di sistema: dal socialismo al capitalismo. Non fu un colpo di Stato, perché ebbe una vasta partecipazione popolare e perché nessun membro del gruppo di Ceausescu entrò a far parte del gruppo dirigente. Sicuramente si produsse in un tempo molto breve, ma ciò non ne diminuisce l'intensità".

    "Ritiene che il cambiamento di regime in Romania sia stato determinante per i cambiamenti che si sono verificati successivamente all'Est ?"

    "Quello che, nonostante la presenza di Ion Iliescu, può essere chiamato il radicalismo anticomunista della rivoluzione romena, ha creato le premesse per lo smantellamento dell'URSS. Ciò che avvenne in Romania (nascita di partiti politici, pluripartitismo, separazione dei poteri ecc.) ha avuto come epifenomeno lo smembramento dell'URSS. Questo evento ha significato per la rivoluzione la possibilità di sopravvivere, perché, fin da quando è esistito il garante del blocco comunista, cioè il bastione sovietico, non è stato possibile sperare di distruggere irreversibilmente il comunismo".

    "I tentativi russoamericani di ingerenza nelle faccende romene sono terminati nel dicembre 1989 o sono proseguiti anche successivamente?"

    "Sicuramente, in una situazione esplosiva come quella che fu prodotta dalla saturazione e dall'esasperazione del popolo romeno, alcune iniziative ebbero il ruolo di un fiammifero in una atmosfera incendiaria. Sembra però che in seguito non vi sia stata più nessuna azione del genere, perché l'esplosione fu così violenta, così brutale e così brusca, che superò ogni aspettativa e praticamente lasciò i provocatori e gli agenti nell'incapacità di reagire. Tuttavia non è escluso che, dato questo insolito corso degli eventi e data l'imprevista apparizione del nostro gruppo al potere, certi piani di ingerenza siano stati ostacolati da questo fatto stesso. Quella misteriosa azione dei terroristi che avrebbe dovuto sopprimere il gruppo di potere, non è escluso che anch'essa avesse lo scopo di eliminarci in quanto persone indesiderabili. Se è verosimile l'ipotesi dello smembramento del paese, allora certo non si poneva il problema di un successore; ma non è escluso che avessero previsto, tuttavia, un successore che subentrasse a Ceausescu. Non è escluso che la nostra apparizione e il corso precipitoso degli eventi abbiano impedito la presa del potere al gruppo che secondo i piani doveva prenderlo. Di più: non escludo che nelle nostre stesse file si fossero infiltrati, approfittando del disordine, alcuni di quelli che erano designati".

    Per concludere, gli rivolgo una domanda provocatoria: "Non crede che l'instaurazione della democrazia e la totale apertura all'Occidente rappresentino un pericolo mortale per la Romania e che, tutto sommato, certi valori tradizionali della società romena fossero meglio salvaguardati dal regime nazionalcomunista che voi avete abbattuto?"

    "La sua domanda non è affatto assurda. Nonostante la tremenda oppressione, in quel periodo sono apparsi grandi uomini che hanno avuto un impatto straordinario sul loro ambiente. Penso a intellettuali guénoniani come Vasile Lovinescu o Anton Dumitriu; penso al cineasta Paul Barbaneagra; penso al sacerdote Dumitru Staniloaie, grande teologo ortodosso. Ma vi sono state altre personalità che, operando secondo modalità culturali più semplici, hanno tuttavia contribuito a mantenere la cultura romena a un livello elevato. D'altra parte, credo nella vitalità della Chiesa ortodossa, la quale ha una missione veramente spirituale e non si lascerà secolarizzare. E allora, con queste difese, potremo evitare l'influenza nefasta dell'Occidente; anzi, potremo offrire un esempio e svolgere una certa azione antagonista".



    Queste erano le pie speranze nutrite dall’impolitico Gelu Voican una decina d’anni fa.





    Claudio Mutti

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  2. #2
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    Predefinito LA FINE DI CEAUSESCU

    Insomma:la fine di Ceausescu e la sua esecuzione sommaria furono una gran p............a dei soliti compagni di merende.

  3. #3
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    Predefinito LA FINE DI CEAUSESCU

    Insomma:la fine di Ceausescu e la sua esecuzione sommaria furono una gran p............a dei soliti compagni di merende.

  4. #4
    I amar prestar aen
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    Strano che non si sia parlato di un colmplotto giudaico massonico.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  5. #5
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    Originally posted by locke
    Strano che non si sia parlato di un colmplotto giudaico massonico.

    Cordiali Saluti
    COMPAGNI DI MERENDE BASTA E STRAAVANZA.

  6. #6
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    Il mondialismo all'assalto della Romania (II)
    Crolla il regime nazionalcomunista





    Il 22 novembre 1989 si apriva a Bucarest il XIV congresso del Partito Comunista Romeno. Il messaggio di felicitazioni inviato da Gorbaciov al "partito fratello" assomigliava, più che a una dichiarazione di solidarietà, a una sprezzante ingiunzione di cambiamento. Ma il 23 novembre, nel discorso di chiusura che precedette la sua trionfale rielezione alla segreteria del Partito Comunista Romeno, Nicolae Ceauçescu rispose per le rime, ricordando che il patto tedesco-sovietico, denunciato qualche settimana prima a Mosca per quanto riguardava la Polonia e i paesi baltici, sanciva anche un'ingiustizia commessa ai danni della Romania interbellica, alla quale erano state strappate e inglobate nell'URSS la Bucovina del Nord e la Bessarabia (che l'URSS trasformò "Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia").

    Ma, oltre a questo, il Conduc[tor metteva l'accento sull'indipendenza nazionale romena, ottenuta a prezzo di pesanti sacrifici che avevano portato finalmente al saldo del debito contratto con la Banca Mondiale.

    È qui che deve essere cercata la causa della caduta di Ceauçescu?

    Nel corso di un'intervista giornalistica, venne rivolta a Marian Munteanu (capo del Movimento per la Romania e animatore delle lotte studentesche di Piazza dell'Università) la seguente domanda: «In che misura si deve credere alla versione che ha presentato la caduta di Ceauçescu come l'effetto di un moto insurrezionale partito dal popolo? E in che misura si può invece legittimamente parlare di un colpo di Stato? In altre parole: non sarà che la fine di Ceauçescu debba essere ricondotta, principalmente, alla sua volontà di liberare la Romania da ogni dipendenza nei confronti della Banca Mondiale?» Risposta di Marian Munteanu: «È per me una gradita sorpresa constatare che Lei ha avuto un'intuizione rara». (1)

    La rara intuizione dell'intervistatore di Munteanu si fondava semplicemente sull'osservazione dei fatti. I personaggi che si erano insediati al potere dopo l'eliminazione di Ceauçescu rappresentavano, in maniera evidente, la convergenza di due linee. La prima era quella degli interessi statunitensi (Petre Roman, Silviu Brucan, Dumitru Mazilu, l'ex diplomatico Bogdan, ecc.), la seconda era quella più propriamente "gorbacioviana" (Ion Iliescu, Nicolae Militaru, ecc.). Gorbaciov voleva la fine di Ceauçescu perché questi era contrario ad accettare il programma di liquidazione dei regimi socialisti, sicché le esigenze del Cremlino in relazione alla Romania coincidevano con quelle degli ambienti usurocratici e mondialisti, danneggiati dalla politica autarchica di Bucarest. Veniva quindi spontaneo pensare che l'eliminazione di Ceauçescu fosse stata decisa da Bush e Gorbaciov nell'incontro di Malta, sui contenuti del quale è stato d'altronde osservato il massimo segreto. Fatto sta che la campagna per la demonizzazione di Ceauçescu, effettuata dalla stampa e dalle televisioni di tutto l'Occidente, ebbe inizio circa un anno prima della "rivoluzione" romena. Anche dall'osservatorio italiano era possibile, considerando i fatti con una certa attenzione, comprendere quali fossero le forze che ispiravano l'attacco contro "il Dracula di Bucarest". Non è un caso, ad esempio, che in Italia l'avvio alla campagna di stampa sia stato dato dal noto sionista Wlodek Goldkorn sulle pagine de "l'Espresso".

    Marian Munteanu non poté negare che «effettivamente esisteva da tempo una congiura, ispirata da centrali politiche estere per rovesciare il regime»", anche se, ovviamente, ci tenne ad aggiungere che «è esistita un'azione parallela, spontanea e indipendente, svolta da giovani che non disponevano di nessun supporto organizzativo». Insomma: «l'insurrezione scoppiò in maniera, per così dire, naturale: solo in un secondo tempo venne utilizzata e strumentalizzata da gruppi già preparati che agivano secondo intendimenti propri. E questi gruppi avevano legami col capitalismo internazionale e con gli Stati Uniti: è un fatto che non è possibile negare». (2)

    Tali legami, infatti, emergono evidenti dalle biografie di alcuni protagonisti della "rivoluzione" del dicembre 1989. Vediamone un paio.

    Silviu Brucan, (alias Samuil Bruekker o Bruckenthal), era l'ideologo del Fronte di Salvezza Nazionale. Nato nel 1916 da famiglia ebraica, si iscrisse al partito comunista nel corso degli anni trenta. Nel settembre 1944, quando apparve il primo numero ufficiale di "Sc`nteia", organo del Comitato Centrale del Partito Comunista Romeno, Silviu Brucan fu segretario generale di redazione. Dopo la guerra, prese parte all'allestimento dei processi per la liquidazione degli uomini politici rivali del PCR. Secondo fonti dell'emigrazione romena, ebbe il compito di architettare artificiosamente una campagna antisemita pretestuosa. (3) Dal 1956 al 1958 fu ministro plenipotenziario della legazione della Repubblica Popolare di Romania negli Stati Uniti d'America (fino al 1964 la Romania non ebbe un ambasciatore a Washington). Quindi, fino al 1962, fu a New York, dove rappresentò la Romania presso le Nazioni Unite. In seguito a uno scontro con il ministro degli esteri Corneliu M[nescu, dovette andarsene dal ministero e accettare l'incarico di vicepresidente del Comitato di Stato per la Radio e la Televisione, incarico che tenne dal 1962 al 1967. Con l'arrivo al potere di Ceauçescu, l'uomo che aveva sostenuto Ana Pauker e Gheorghe Gheorghiu-Dej venne allontanato dalle funzioni politiche; benché privo di diploma universitario, ricevette un posto di docente di Scienze Sociali e di Sociologia all'Università di Bucarest. Pubblicò diversi libri di taglio politologico, che a partire dal 1971 sono stati sistematicamente editi negli Stati Uniti: The Dissolution of Power (Alfred Knopf, New York 1971), The Dialectic of World Politics (Macmillan, New York and London 1978), The Post-Brezhnev Era (Praeger, New York 1983), World Socialism at the Crossroads (Praeger, New York 1987), Pluralism and Social Conflict (Praeger, New York 1990, prefazione di Immanuel Wallerstein), The Wasted Generation. Memoirs (West View Press, Boulder 1993). All'inizio del 1988 fu messo agli arresti domiciliari per una dichiarazione che aveva rilasciata a Radio Europa Libera. Nel 1989 però era di nuovo in circolazione: era spesso ospite dell'ambasciatore statunitense Roger Kirk e di Michael Parmly, consigliere politico dell'ambasciata degli USA. Al momento degli eventi che portarono alla caduta di Ceauçescu, Brucan rientrava dagli Stati Uniti, dopo aver fatto scalo a Mosca e incontrato Anatoli Dobrynin, vecchia spia del KGB.

    Petre Roman, anch'egli di famiglia ebraica, si era tenuto nell'ombra fino ai giorni della "rivoluzione". Suo padre Walter Roman (vero nome: Neuländer), «era stato uno dei veterani delle Brigate Internazionali in Spagna, per poi rifugiarsi, nel periodo della guerra, in Unione Sovietica. Ritornato in Romania, diventerà l'uomo di fiducia di Gheorghe Gheorghiu-Dej, predecessore di Ceauçescu. È uno dei fondatori della Securitate, dove aveva il grado di generale, al quale aggiungeva quello di colonnello del KGB. (...) Dopo il fallimento della rivolta ungherese del 1956, per ordine di Gheorghiu Dej incontrò Imre Nagy e lo persuase a rifugiarsi in Romania... da dove sarà consegnato all'Unione Sovietica. Walter Roman muore nel 1983, lasciando a suo figlio Petre un'eredità sociale e politica. Quest'ultimo conosce tutti i vertici della nomenclatura, tra i quali anche i figli di Ceauçescu. Ma è soprattutto un intimo di Brucan e di Iliescu». (4)

    Il verbale (5) della riunione tenuta la sera del 17 dicembre 1989 dall'ufficio esecutivo del Comitato Centrale del Partito Comunista Romeno, alla vigilia della partenza del Conduc[tor Nicolae Ceauçescu per Teheran, è fondamentale per interpretare la "rivoluzione" romena del 1989 come un vero e proprio colpo di Stato. Da questo verbale risulta che Ceauçescu rimproverò il ministro dell'interno Postelnicu, il ministro della difesa generale Milea, nonché il comandante in capo della Securitate generale Vlad, perché non avevano riportato l'ordine a Timiçoara, dove si trovavano solo poche unità, equipaggiate semplicemente con manganelli o con armi da fuoco sprovviste di munizioni.

    Il prof. Claude Karnoouh, specialista di problemi ungheresi e romeni, ha dedotto che «i 'massacri' del 17 dicembre non furono niente altro che una montatura architettata dai mezzi di comunicazione: le agenzie di stampa e le stazioni radiofoniche jugoslave, ungheresi e sovietiche se ne fecero immediatamente strumenti, moltiplicando i dispacci sulla violenza degli scontri tra l'esercito e le truppe della Securitate. Ora, se veramente vi fossero stati a Timiçoara i 4.800 morti di cui si parlò, si sarebbero dovuti pure contare, come minimo, dai 25.000 ai 30.000 feriti! In condizioni del genere, non si sarebbe più trattato di una rivolta popolare, ma di una vera e propria guerra tra fazioni contrapposte che usavano armi pesanti e forze aeree - cosa che evidentemente non è stata. Inoltre, mentre il 22 e il 23 dicembre i dispacci dell'agenzia sovietica Tass segnalavano combattimenti con armi pesanti a Braçov, il bilancio tracciato poco dopo da un giornalista di 'Le Monde' si limitava a contare 61 morti e 120 feriti. A Cluj si sono avuti 20 morti; nessun morto a Iaçi, capoluogo della Moldavia romena, né a T`rgu Mureç, capoluogo della regione ungherese, né a Ploieçti e a Piteçti, le due grandi città industriali vicine a Bucarest. Nella stessa Bucarest, nessuno ha mai potuto vedere, né in televisione né altrove, i famosi pretoriani del regime. Tutt'al più si indovinava la presenza di qualche franco tiratore isolato, mai identificato, al quale soldati, miliziani e civili rispondevano con un autentico diluvio di fuoco». (6)

    Quanto ai "mercenari" (libici, palestinesi, siriani, iraniani e addirittura nordcoreani) di cui si favoleggiò inizialmente, in capo a qualche giorno non se ne parlò più. Erano stati inventati per confermare il concetto che il tiranno era estraneo al popolo romeno (gli vennero attribuite origini turche o zingare) e quindi poteva essere difeso soltanto da pretoriani stranieri. Inoltre, la leggenda dei "mercenari arabi" serviva perfettamente a collegare tra loro due equazioni: «securista = terrorista» e «terrorista = arabo». D'altronde la demonizzazione di Ceauçescu, che nel corso di più d'un anno di propaganda mondiale era stato paragonato a Bokassa, a Idi Amin Dada e al vampiro Dracula, aveva predisposto gli animi, in Romania e altrove, ad accettare anche le menzogne più grossolane.

    Ma vi sono anche altri elementi, secondo il prof. Karnoouh, che rafforzano l'ipotesi del colpo di Stato. «Bisogna insistere a questo riguardo sulla cronologia della giornata del 22 dicembre, che suggella la caduta di Ceauçescu. Alle dieci e mezzo del mattino il capo dello Stato fugge. Un quarto d'ora più tardi Petre Roman, accompagnato da un gruppo di studenti, penetra nell'edificio del Comitato Centrale, considerato una delle fortezze della Securitate a Bucarest. Si può constatare, oggi, che l'immobile non reca alcuna traccia di proiettili. Chi era dunque a sparare? E su chi sparava? Nello stesso momento, con un sincronismo perfetto, Ion Iliescu, capo del consiglio del Fronte di Sicurezza Nazionale, arriva alla sede della radiotelevisione; qui il poeta Mihai Dinescu annuncia ai microfoni la caduta del tiranno. Strano sincronismo, per una guerra civile! In realtà, se davvero ci fosse stata una guerra civile, avremmo assistito a scene simili a quelle dell'invasione di Panama City da parte degli Americani, o ai bombardamenti di Beirut, cosa che invece non è avvenuta. Inoltre, se davvero una frazione dell'esercito e schiere di civili insorti si fossero trovati a combattere contro la Securitate, Ceauçescu e sua moglie non sarebbero fuggiti immediatamente su un elicottero dell'aviazione militare (e non su un aereo della Securitate) per atterrare poi a 40 chilometri da Bucarest e farsi immediatamente arrestare. Infine, qualora una tale ipotesi fosse reale, non si spiegherebbe come mai gli uomini del consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale, che erano costretti alla residenza coatta o comunque sottoposti a una sorveglianza speciale, non siano stati giustiziati, o per vendetta o per privare il potere futuro delle sue élites potenziali, politiche o intellettuali. Al contrario, fin dal momento in cui fu dato l'annuncio della caduta di Ceauçescu, i poliziotti incaricati di vigilare su di loro sparirono come per incanto». (7)

    L'interpretazione del prof. Karnoouh ha trovato una sostanziale conferma, con l'aggiunta di dati ulteriori, nelle dichiarazioni rilasciate nel corso di un'intervista giornalistica da Gelu Voican Voiculescu, l'uomo del Fronte di Salvezza Nazionale che organizzò il processo sommario contro Nicolae ed Elena Ceauçescu e che successivamente diventò vice primo ministro.

    «La Securitate -ha detto Voican Voiculescu- era una forza molto compatta e capace di reprimere ogni insurrezione. Il suo ruolo fu provvidenziale, perché essa non sparò, ma si tirò da una parte e lasciò Ceauçescu privo di protezione. Anzi, il 18 dicembre il generale Vlad, capo del Dipartimento di Sicurezza dello Stato, con un atto di sua propria iniziativa aveva liberato tutti i detenuti politici che si trovavano agli arresti presso la Securitate - e si trattava di un certo numero di persone. Dunque esistono prove evidenti che la Securitate aveva ricevuto l'ordine di non immischiarsi nei moti di piazza. Di più: il piano che mirava a contrapporre la Securitate all'Esercito venne sventato per iniziativa degli stessi generali che dirigevano la Securitate, i quali intorno al 22 dicembre disposero che la Securitate si subordinasse all'Esercito. Non fu un atto impensabile, perché era previsto che in una situazione di guerra la Securitate si integrasse nell'Esercito. Ma negli eventi in questione, tale decisione fu presa il 22 dicembre; e a Timiçoara non fu la Securitate a sparare contro i dimostranti, ma, purtroppo, l'Esercito. Questo è anche il motivo per cui, in una crisi di coscienza e di colpa, il capo dell'Esercito generale Milea si suicidò - se non fu assassinato. È un enigma irrisolto della nostra rivoluzione». (8)

    Insomma, la "rivoluzione" romena non sarebbe riuscita senza l'apporto decisivo della Securitate.



    La tesi del colpo di Stato guidato da potenze straniere venne enunciata dallo stesso Ceauçescu nel corso del processo sommario cui venne sottoposto da parte degli uomini del Fronte di Salvezza Nazionale. «La mia sorte è stata decisa a Malta», ebbe a dire Ceauçescu in quella circostanza, alludendo all'incontro tra Bush e Gorbaciov; e aggiunse che quelli che a Timiçoara avevano sparato sulla folla erano agenti segreti stranieri.

    Gelu Voican Voiculescu ha dichiarato nel corso della medesima intervista: «Noi non possiamo sapere che cosa sia stato deciso a Malta. Però è un dato di fatto che la rivoluzione romena fu innescata dai servizi di diverse potenze straniere. Nella misura in cui il terreno operativo era di pertinenza dell'URSS, la presenza effettiva e la manodopera furono fornite dal KGB. Nello stesso tempo, la CIA aveva installato una sua centrale operativa a Budapest. Tra i due organismi spionistici vi fu una stretta collaborazione. L'operazione prese il nome di 'Valacchia 89' e richiese l'impiego di mezzi cospicui. La CIA partecipò più che altro con piani e fondi, il KGB con la logistica. Le posso dire, sulla base di informazioni provenienti da fonti autorevoli, che dopo il 6 dicembre il numero dei turisti sovietici crebbe bruscamente di dieci volte e a partire dal 16 dicembre vi furono in Romania 67.000 turisti sovietici. Sono cifre esatte, che provengono dai punti di frontiera. In genere, entravano in Romania automobili Lada, ciascuna con quattro uomini a bordo, di età giovane o media. Sono significative, poi, le registrazioni effettuate nelle camere d'albergo, anche se non tutti questi strani turisti alloggiavano in albergo. La maggior parte entrò dalla Jugoslavia e dall'Ungheria. A Timiçoara forse operarono agenti jugoslavi di nazionalità croata, sicuramente vi furono agenti ungheresi. La TV ungherese praticamente diresse le operazioni. Adesso, disponendo delle informazioni cui ho avuto accesso, posso formulare un'ipotesi: il 16-17 dicembre a Timiçoara e il 21-22 a Bucarest, questi servizi che preparavano il rovesciamento di Ceauçescu vollero fare una prova generale per valutare la situazione. Siccome ritenevano che il popolo romeno fosse inerte e che gli organi repressivi fossero fedeli a Ceauçescu, gli ispiratori dell'operazione volevano sapere quale sarebbe stata l'adesione della popolazione, come sarebbero entrati in azione la Milizia, l'Esercito, la Securitate, il Partito, i mezzi di comunicazione. Pensarono quindi di fare una prova a Timiçoara e nella capitale. Orbene, questo tentativo diede il via a un processo che sfuggì loro di mano e li colse di sorpresa. Essi avrebbero voluto fare scoppiare la rivolta il 30 dicembre o anche in gennaio, e invece furono colti all'improvviso da un incendio generale che oltrepassava le loro aspettative. Fu questo a paralizzarli, oltre al nostro comportamento atipico. Noi infatti, nel nostro dilettantismo e confusionismo, demmo a questi superprofessionisti l'impressione di agire secondo un piano prestabilito che a loro sfuggiva. In realtà, procedevamo alla cieca. Allora si bloccò qualcosa nel meccanismo degli agenti stranieri. Essi fecero qualche provocazione, ma poi tutto acquisì una sua dimensione e prese una sua via. Così Ceauçescu cadde in maniera assai rapida, praticamente in un giorno solo».

    Secondo l'ex vice primo ministro, «i servizi segreti stranieri avevano lo scopo di smembrare la Romania come entità statale: il caos avrebbe dovuto creare le premesse per l'ingresso di truppe straniere che smembrassero il paese. Una proposta del genere, d'altronde, era stata fatta da James Baker al Patto di Varsavia. L'URSS si sarebbe presa il Delta del Danubio e la Moldavia fino ai Carpazi, la Bulgaria avrebbe preso il Sud della Dobrugia, la Jugoslavia il Banato, l'Ungheria la Transilvania. È normale che non sia stato previsto un successore a Ceauçescu, proprio perché si voleva produrre il massimo disordine. Nel caos, inoltre, era prevedibile lo scoppio di una guerra civile tra la Securitate e l'Esercito: si sapeva che sotto Ceauçescu tra queste due istituzioni c'era una certa rivalità. Inoltre gli eventi romeni di dicembre, monopolizzando gli schermi televisivi di tutto il mondo, costituirono la cortina fumogena dietro cui gli USA poterono tranquillamente commettere quell'abuso che fu il rapimento di Noriega, il quale era comunque un capo di Stato, fosse o non fosse un narcotrafficante; gli americani violarono la sovranità di Panama con un vero e proprio atto di pirateria, approfittando dell'intensa mediatizzazione dei fatti romeni». (9)

    Da parte sua, l'ultimo ministro degli Esteri del governo comunista, Ion Totu, nel periodo si trovava detenuto nel carcere di Jilava dichiarò testualmente: «Gli eventi del dicembre 1989 facevano parte di un vasto programma di azione degli Stati Uniti e dell'Occidente (in primo luogo l'Inghilterra) per destabilizzare l'URSS e gli altri paesi socialisti e per attrarli nella sfera d'influenza del capitalismo; lo scopo principale era che gli Stati Uniti dovevano restare l'unica superpotenza mondiale, che decidesse a proprio piacimento. In questo programma, le prospettive della Romania avevano come obiettivi principali: a) la trasformazione del nostro paese in un avamposto militare, in una base militare nell'Est europeo, ai confini con l'URSS; b) la trasformazione del nostro paese in una semicolonia economica sottoposta agli stimoli e alle richieste del capitale finanziario internazionale». (10)





    Claudio Veltri





    NOTE:

    1. Una conversazione con Marian Munteanu, intervista a cura di Claudio Mutti, "Orion", dicembre 1992.

    2. Ibidem.

    3. Traian Golea, How the Condamnation of a Nation is staged, Romanian Historical Studies, Hallandale 1996, p. 12.

    4. Radu Portocal[, Rom`nia. Autopsia unei lovituri de stat. #n \ara în care a triumfat minciuna, Agora Timiçorean[, Bucureçti 1991, p. 97.

    5. Pubblicato il 10 gennaio 1990 dal quotidiano "Rom`nia liber[" (Bucarest) e parzialmente ripreso il 17 gennaio 1990 da "Le Nouvel Observateur" (Parigi).

    6. A l'Est, du nouveau. L'exemple roumain, Entretien avec Claude Karnoouh, "Krisis", n. 5, aprile 1990.

    7. Ibidem.

    8. Claudio Mutti, Quale fine per Ceausescu?, "Storia del XX secolo", n. 9, gennaio 1996.

    9. Ibidem.

    10. Intervista di Angela B[cescu, "Europa", 22 aprile 1991.

  7. #7
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    In Origine postato da locke
    Strano che non si sia parlato di un colmplotto giudaico massonico.
    E pluto lo vogliamo omettere?
    Del resto quando a tirare in ballo sono Topolino e Paperino, ci vorrebbe Basettoni.
    Spira il vento.

  8. #8
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    Predefinito

    In Origine postato da Creso
    E pluto lo vogliamo omettere?
    Del resto quando a tirare in ballo sono Topolino e Paperino, ci vorrebbe Basettoni.
    Guarda che di Pluto (gli Usa) hanno parlato.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
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  9. #9
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    Predefinito COLPO DI STATO

    Comunque resta il fatto che il rovesciamento di Ceausescu fu un colpo di Stato voluto congiuntamente da USA e URSS per eliminare
    CHi sapeva troppe cose per entrambi.Questi fu tolto di mezzo brutalmente perche' non parlasse et sua moglie idem

    Mi ricorda non poco l'assassinio di Mussolini e della Petacci.

  10. #10
    I amar prestar aen
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    Predefinito Re: COLPO DI STATO

    In Origine postato da Ferruccio
    Comunque resta il fatto che il rovesciamento di Ceausescu fu un colpo di Stato voluto congiuntamente da USA e URSS per eliminare
    CHi sapeva troppe cose per entrambi.Questi fu tolto di mezzo brutalmente perche' non parlasse et sua moglie idem

    Mi ricorda non poco l'assassinio di Mussolini e della Petacci.
    resta il fatto che non fosse particolarmente amato dal suo popolo. io avrei preferito un bel processo ma non lo hanno fatto praticmanete a nessuno dei vari dittatori comunisti.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
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    Forte e possente regnator. Deh! fate
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    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

 

 
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