LATINAMERICANA 2.
Tabaré s’ispira ai vicini L’ex Svizzera del Sud tenta la svolta a sinistra
I più anziani lo ricordano come la «Svizzera del Sudamerica». I sessantottini per via dei Tupamaros. I più giovani perché ha dato il nome all'omonimo Round del Wto. Ma negli ultimi anni di Uruguay si è parlato poco. Sarà perché tira una brutta aria sul Rio de la Plata che bagna Montevideo. La Svizzera oramai è un sogno perduto e i Tupamaros non ci sono più. Inoltre il paese è in crisi, con una contrazione del suo bilancio preoccupante e una disoccupazione oltre il 15%. Che mette in difficoltà un governo tacciato dai suo oppositore di miope neo-liberismo.
Da qualche settimana però l'Uruguay sta tornando al centro dell'attenzione. Lo spiega bene il titolo dell'articolo di una giornalista della Reuters, Patricia Avila, che ha fatto il giro del mondo. Lo strillo del suo pezzo, che campeggiava tal quale sui siti della Nbc e di Forbes, non lascia dubbi: «Uruguay referendum may herald shift to left», il referendum uruguagio può indurre una svolta a sinistra. Il referendum è quello che, il 7 di dicembre, ha visto stravincere il si all'abrogazione della privatizzazione dell'Ancap, la società nazionale che controlla il petrolio. La "scivolata" a sinistra riguarda invece la presidenza di Jorge Batlle, del Partito Colorado, che sul referendum si giocava anche l'andamento delle prossime elezioni, presidenziali e legislative, previste per l'ottobre 2004.
A giudicare dai risultati, Batlle, le elezioni le ha già perse. I sì sono stati 1.202.626, i no appena 608.129: ossia, il 62,21% contro il 35,42%. Un plebiscito. Che spinge la sinistra a sperar bene. Tanto che il protagonista della battaglia per l'abrogazione, il socialista Tabaré Vazquez, già sindaco della capitale, viene adesso dato come ultrafavorito e sicuro prossimo presidente dell'Uruguay.
Già prima del referendum era chiaro che la consultazione avrebbe avuto una forte colorazione politica. Gli analisti suggerivano che decidere o meno se mantenere il processo di privatizzazione dell'ente petrolifero nazionale, significava in realtà fare una scelta di campo: tra i partiti Colorado e Nacional che sostengono il presidente, e la sinistra del Frente Amplio col suo cavallo bianco, Tabaré. Che fin dall'inizio i sondaggi davano per vincitore.
Il referendum per ribaltare la privatizzazione decisa nel 2001 dell'Administracion Nacional de Combustibles Alcohol y Portland (che dal 1931 ha il monopolio dell'importazione, raffinazione e distribuzione dei prodotti petroliferi in Uruguay) è stato voluto dalla sinistra grazie alla raccolta di 600mila firme e alla scelta di andare a una sfida diretta. Poco importa se le leggi del Mercosur hanno deciso che nel 2006 i paesi aderenti, tra cui l'Uruguay, dovranno farla finita coi monopoli. La questione era altra. E cioè, come dice Tabaré Vazquez, che «un altro Uruguay è possibile». Non foss'altro perché la sinistra qui non ha mai governato.
Il sito latinreporters.com, che ha sede a Madrid ed è un buon osservatorio per le cose americane, ha già soprannominato Tabaré il "Lula uruguayano". E dunque il cambio di vento nei paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), che in due di questi soffia progressista, si starebbe arricchendo di un terzo componente forte, formando un asse che è già uno slogan: Kirchner, Lula, Tabaré. Più vigorosi del collega cileno Ricardo Lagos e più solidi dei vicini boliviani, che hanno appena spedito in vacanza a Miami il presidente Gonzalo Sánchez de Lozada espatriato dopo una serie di scioperi, i tre sarebbero dunque, nella testa di molti, la nuova triplice in grado di garantire il riscatto del continente. Brasile e Argentina, hanno varato leggi coraggiose sfidando l'amico americano con moderazione. E nel contempo hanno preso le distanze dagli azzardi populisti e indigenisti dei loro colleghi peruviani o ecuadoriani, per non parlare delle sperimentazioni del venezuelano Hugo Chavez che deve, un giorno si e l'altro pure, tenere a bada referendum e controreferendum contro di lui o in suo favore. referendum che invece hanno fatto la fortuna dell'astuto Tabaré.




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