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  1. #1
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    Predefinito Ripudio del debito: Referendum in Islanda

    In Islanda un referendum per non pagare i debiti: "Tutta colpa dei banchieri

    Reykjavik - Gli islandesi non vogliono pagare per gli errori dei loro banchieri. E domani lo faranno sapere votando in un referendum nazionale. L’esito rischia da una parte di aumentare i debiti dei cittadini, dall’altra d’impedire la ripresa economica, bloccare l’entrata di Reykjavik nell’Unione europea e causare instabilità politica.

    Nel 2007, la remota isola dell’Atlantico del Nord era, secondo le Nazioni Unite, il luogo migliore dove vivere sul pianeta. Oggi, la parola che riassume le pene di 320mila discendenti dei vichinghi è «kreppa»: la crisi, la recessione, il baratro dove è finita la nazione dopo il crac del suo settore finanziario, vittima del credit crunch globale, nell’ottobre 2008. L’inflazione s’impenna; la corona ha perso la metà del suo valore; il 9% della popolazione attiva è disoccupata. E come se non bastasse, i contribuenti sono ora chiamati ad assumersi le responsabilità di sbagli commessi dagli istituti di credito. Due anni fa, il collasso di Icesave, banca online di Reykjavik, ha colpito 340mila risparmiatori nei Paesi Bassi e in Gran Bretagna. I governi inglese e olandese hanno ricompensato di tasca propria i correntisti ma ora vogliono che l’Islanda renda loro 3,9 miliardi di euro. Le tre nazioni si sono accordate a fine anno sui termini del rimborso, accettati dal Parlamento islandese. Ma il presidente Olafur Ragnar Grimsson, sotto pressione dell’opinione pubblica interna, non ha firmato la proposta. Così si è arrivati al referendum di sabato. Per settimane il governo del premier socialdemocratico, Johanna Sigurdardottir, eletto dopo la crisi politica innescata dal terremoto finanziario, ha negoziato con Londra e l’Aia per un nuovo accordo ma senza successo. Per il ministro delle Finanze dell’isola, Steingrimur Sigfusson, le divergenze restano «significative». L’accordo non piace agli islandesi per un motivo semplice: il debito da 3,9 miliardi di euro di Icesave - il 50% del pil islandese del 2009 - verrebbe a pesare sulle tasche dei contribuenti. Ogni abitante dovrebbe così sborsare negli anni 12mila euro.

    Con questi numeri alla mano non è difficile credere ai risultati dei primi sondaggi: il 73% della popolazione voterà contro l’intesa con Gran Bretagna e Olanda (anche se non manca chi, nel mondo del business locale, ritiene un accordo necessario per accelerare la ripresa). «La responsabilità dell’accaduto deve essere divisa tra i tre Paesi», dice al Giornale Olafur Eliasson, fondatore di InDefence, associazione che dal 2008 fa pressione sul governo per non imporre altre pene alla già sfibrata popolazione. Eliasson, pianista diventato attivista con la crisi, spiega che se l’isola accettasse l’accordo, lui stesso dovrebbe rinunciare ogni mese a un quarto del suo stipendio di maestro di musica. La sua avventura è iniziata quando la Gran Bretagna ha utilizzato le leggi anti-terrorismo nazionali per congelare gli asset dei risparmiatori britannici nella banche islandesi. L’artista e i suoi amici lanciarono allora una campagna online, mettendo su internet migliaia di foto: giovani, vecchi e bambini, famiglie, studenti, lavoratori islandesi con un cartello in mano: «Non siamo terroristi». Poi, grazie a una petizione da 60mila firme, InDefence ha fatto pressioni sul presidente per non accettare l’accordo, aprendo così la via al referendum. «C’è un limite oltre il quale il pubblico non può andare, ma siamo contenti di trovare una soluzione alternativa», racconta oggi. Fonti del governo assicurano al Giornale: l’Islanda è impegnata a trovare una soluzione, in questione è il tipo di rimborso, non il rimborso in sé. «Il referendum è simbolico, dà voce alla popolazione frustrata - spiega al telefono dalla redazione del giornale economico Icelandic Financial News Bjorgvin Gudmundsson - il “no” non significa che l’Islanda non voglia pagare, ma che chiede un accordo giusto». I cittadini sono arrabbiati con i loro banchieri, spiega il giornalista, ma anche con il governo: «Pensano che non abbia fatto abbastanza».
    Anche Bruxelles, che ha appena approvato l’avvio di negoziati per l’ingresso di Reykjavik nell’Unione, è visto come un attore troppo distante: «Ci aspettavamo più sostegno», dice Eliasson, secondo il quale ciò che accade oggi è la prova di come i grandi Paesi dell’Ue usino il proprio potere per fare pressione sui più piccoli. La chiama «guerra economica». Un recente sondaggio dà l’eurofilia in calo: il 56 % della popolazione è contraria all’Unione. E secondo molti analisti, un «no» sabato potrebbe compromettere le mire europee di Reykjavik ma non solo: senza un accordo si complicherebbero le relazioni internazionali dell’Islanda e la prospettiva di ricevere aiuti esteri, nonostante molta stampa economica mondiale, Financial Times in testa, abbia criticato il peso imposto ai contribuenti. Il Fondo monetario internazionale e i vicini scandinavi hanno pronto un pacchetto di 4,7 miliardi senza il quale l’isola non può pagare il programma di ripresa. Ma il direttore della Banca centrale Arnor Sighvatsson rassicura: «Anche con un “no”, un accordo può arrivare».

    In Islanda un referendum per non pagare i debiti: "Tutta colpa dei banchieri" - Esteri - ilGiornale.it del 05-03-2010

  2. #2
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    Predefinito Rif: Ripudio del debito: Referendum in Islanda

    nel caso di dirigenti privati dovrebbe essere un imperativo indiscutibile che siano loro di tasca propria, con tutto il proprio patrimonio, a rimettere i debiti che hanno creato.
    se un operaio in fabbrica fa qualche danno stai sicuro che lo pagherà fino all'ultimo centesimo; se un manager di una banca incula o butta via miliardi invece viene licenziato e poi è lo Stato (leggesi: soldi dei cittadini) che va a pagare i debiti.
    E' veramente una cosa che fa imbestialire.

    Anche per i dirigenti pubblici dovrebbe esistere il principio che si pagano personalmente i debiti creati: è l'unico modo per avere una pubblica amministrazione efficiente e onesta.
    visto che i dirigenti prendono stipendi da favola, che abbiano anche severe responsabilità.
    invece oggi se un dirigente pubblico incula o spreca milioni al massimo viene rimosso.
    Anche questa è una cosa pazzesca indicativa di quanto stiamo vivendo nell'era della stupidità.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Ripudio del debito: Referendum in Islanda

    Ma non c'è il rischio che gli mandino le cannoniere?
    "Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ripudio del debito: Referendum in Islanda

    Citazione Originariamente Scritto da Odissea Visualizza Messaggio
    nel caso di dirigenti privati dovrebbe essere un imperativo indiscutibile che siano loro di tasca propria, con tutto il proprio patrimonio, a rimettere i debiti che hanno creato.
    se un operaio in fabbrica fa qualche danno stai sicuro che lo pagherà fino all'ultimo centesimo; se un manager di una banca incula o butta via miliardi invece viene licenziato e poi è lo Stato (leggesi: soldi dei cittadini) che va a pagare i debiti.
    E' veramente una cosa che fa imbestialire.

    Anche per i dirigenti pubblici dovrebbe esistere il principio che si pagano personalmente i debiti creati: è l'unico modo per avere una pubblica amministrazione efficiente e onesta.
    visto che i dirigenti prendono stipendi da favola, che abbiano anche severe responsabilità.
    invece oggi se un dirigente pubblico incula o spreca milioni al massimo viene rimosso.
    Anche questa è una cosa pazzesca indicativa di quanto stiamo vivendo nell'era della stupidità.
    Purtroppo così funziona il sistema capitalista (o turbocapitalista) e, a quanto vedo, neppure la crisi (a mio avviso abilmente creata e gestita) è servita per spingere le persone 'normali' (ossia i non privilegiati) a pensare diversamente.
    Oltretutto, sono pure riusciti a dirottare l'ansia e la -poca- rabbia presente verso la falsa 'speranza' dell'obamismo...e tutti gli stupidi globali si sono prontamente allineati, ben contenti che sia QUALCUN'ALTRO a cambiare le cose!!!!!!!
    E questo, il delegare il proprio futuro, non è un bel segnale da mandare alle oligarchie globali...
    Ormai dubito fortemente che qundo la merda ci avrà sommerso (è solo questione di tempo) si avranno reazioni diverse.

    Le elitès globali sono saldamente in sella al sistema!

  5. #5
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    Question Rif: Ripudio del debito: Referendum in Islanda

    Citazione Originariamente Scritto da Astolfo Visualizza Messaggio
    Ma non c'è il rischio che gli mandino le cannoniere?



    x bombardare cosa?

  6. #6
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    Predefinito Rif: Ripudio del debito: Referendum in Islanda

    Citazione Originariamente Scritto da EURIDICE Visualizza Messaggio
    x bombardare cosa?
    i vulcani
    "Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)

 

 

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