...assistita
Emanuele Severino è intelligenza filosofica allo stato puro.
Ma forse sonnecchia la sua logica, e anche la sua ontologia, in un paio di punti cardinali.
Il Corriere gli ha rivolto le domande di Otto e mezzo, e nel passaggio dalle “massaie rurali” che guardano la tv alle élite che comprano i giornali (Cav. docet), qualcosa si è chiarito o confuso, come era ovvio.
Severino dice che mettono capo al nichilismo anche il dogmatismo della Chiesa e i laici che la fiancheggiano nella battaglia per introdurre ragione (e qualche regola inutile, ma utile) nel caos della procreazione medicalmente assistita.
Perché dice, essere è comunque meglio che non essere.
E invece Chiesa e laici proibizionisti vogliono insieme “trattenere nel niente ciò che deve esistere”.
Errore. Vogliamo trascinare nel mondo l’esistenza (di un embrione desiderato, concepito, che va impiantato e non manipolato o congelato) e per il resto lasciare che il non-essere non sia, che il niente resti inconcepito e forse inconcepibile.
Siamo più parmenidei di quanto lo sia lui (Parmenide, qualunque
cosa questo significhi per il filosofo teoretico, diceva che “l’essere è e il non-essere non è”).
Inoltre, e di conseguenza, Severino equivoca tra distruzione e creazione. Se esiste la guerra giusta, se l’uomo può distruggere l’uomo nella storia, allora può “sacrificare l’individuo [embrionale,
ndr.] per la comunità”.
Errore. La vittima di guerra è vittima del libero arbitrio, vittima dell’umano e della giustificazione razionale, storica del male nel mondo.
Quest’ultimo individuo embrionale invece è fabbricato dall’uomo, che ha il potere di selezionarlo, di manipolarlo, di distruggerlo in quanto si è divinizzato, è diventato creatore tecnico di un programma genetico, in quanto lo ha fabbricato: se lo distrugge o lo manipola dopo averlo creato o concepito, l’uomo si fa Dio, resuscita il Dio morto del pensiero nichilista moderno, e questo non è libero arbitrio né disincantamento del mondo, questa è superbia morale.
I laici faustiani sono strani. Non hanno alcun interesse per la materia della legge appena approvata dal Parlamento italiano. Leggetevi Ida Dominijanni sul Manifesto, Eugenio Scalfari o Marco Pannella su Repubblica.
Non sono interessati alla giustificazione della legge, che è la vera questione in campo, visto che la legge verrà elusa, non tiene, al massimo metterà un po’ d’ordine nel casino bisnizzaro della procreazione assistita e dei suoi centri e lobby oggi fuori controllo, ma la sua giustificazione è invece di primaria importanza, perché queste battaglie si vincono o si perdono nella società, non nel rapporto tra Stato e cittadino.
Loro sono interessati alla politica minore, che in provetta li interessa ancor di più.
Sono interessati ai rapporti di potere laterali, alla lista unica e altre balle del genere. Dicono la salute della donna, ma guardano ai rapporti a sinistra, all’autonomia non tollerata di quei cattolici democratici che non sono d’accordo con loro, alla sorpresa di una posizione laica di fiancheggiamento delle ragioni cattoliche, al rafforzamento o all’indebolimento di Berlusconi (figuriamoci!).
Il loro problema è Rutelli, da infilzare; una caterva di referendum su cui incardinare una nuova ondata radicale. Il loro linguaggio è quello di un richiamo all’ordine modernista, al diritto anche quando è un torto, non c’è niente di più sfacciatamente ideologico della loro coscienza di essere nel grande filone della “crescita civile”, non c’è niente di più torvamente politico dell’uso spurio che essi fanno dello schema polveroso e bugiardo in cui il mondo laico si batte contro il mondo cattolico.
La cautela della Chiesa. La Cei invece si è accontentata. Ha accettato questo strano miracolo legislativo senza pretendere niente di più.
Ha tenuto i toni bassi, ha visto procedere le Camere verso un esito a sorpresa: né insabbiamento né arretramento, fino alla valanga. Ha assecondato le cose, incassando la fecondazione omologa ragionevole, possibile, che smentisce la pretesa d’assoluto della fede nel momento in cui la media con il mondo. Grandissima lezione della Chiesa, che ha laicamente tutelato la libertà di coscienza.
Sono ricorsi ad argomentazioni piane, cavillose, sui diritti da comporre dei diversi soggetti. Sanno che questa legge è immatura, che nasce nella controversia sociale in cui i diritti prevalgono sulle responsabilità, nell’automatismo dei desideri e negli equivoci lasciati nell’aria dal progresso tecnico trovato ma non pensato, dalle illusioni che induce.
Insomma: i preti sono sapienti nel loro rapporto con il secolo, non hanno gridato scandalo perché sanno bene che niente fa scandalo. Sono stati geniali, hanno consentito che la materia del fabbricare e selezionare i figli fosse affrontata con mezzi puramente intellettuali, senza richiami d’autorità.
Insomma, in parole povere, sono stati meno "fondamentalisti" dei molti, troppi laici libertari.
saluti




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