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    Predefinito Mc Donald's: Il bullone è servito!

    L'articolo è lungo, ma ne vale assolutamentela pena...
    Buona lettura !




    Nel massmediatico clima di allarme - alimentazione, è fin troppo facile
    dire, nonostante la martellante pubblicità alla Mulino Bianco, che il nostro
    cibo non nasce da rustiche fattorie, ma da laboratori chimici.
    Forse però ci sbagliamo, forse però siamo un po' troppo ottimisti in merito
    alla coscienza alimentare delle masse. Guardiamo il passante, guardiamo la
    gente, guardiamo la televisione: Quando scoppiò l'allarme
    diossina, la vox populi era: il pericolo è nelle industrie belghe, il
    pericolo è identificato, il pericolo è finito; noi siamo bravi, noi
    rispettiamo le leggi, noi vendiamo sano, comprate prodotti italiani. In
    supermercati, macellerie, panifici era tutto un via via di certificati
    d'italianità del prodotto. Ora, nell'incertezza sulla sicurezza
    biologica degli organismi geneticamente modificati (OGM), il film è sempre
    lo stesso; la gente ha paura, la gente s'interroga, la risposta è
    tranquillizzante, in questo caso un rimando del problema, a quando il clima
    sarà migliore, intanto gli OGM pappateveli in percentuali minime e nei
    derivati, che la legge lo permette, e ci permette di non farvi sapere cosa
    state mangiando. Dal canto suo, il mito europeo non promette nulla di buono;
    con gusto schifosamente amarcord, i media ci hanno fatto abituare al fatto
    che l'Unione Europea ingerirà sempre più, comandata dalla bacchetta
    economicamente magica delle multinazionali, sulle varie leggi nazionali che
    garantivano minimamente la genuinità di alcuni alimenti, dalla pasta al
    cioccolato, dalla pizza al miele, alle marmellate. Insomma gente, questo è
    il progresso, una lacrimuccia di nostalgia, e poi di corsa a comprare i
    nuovi prodotti alimentari.

    Degli oltre 2 miliardi di dollari che McDonald's spende ogni anno in
    pubblicità, molto viene investito per attirare nel McWorld tutta quella
    fetta di potenziali clienti che identifica almeno in parte il cibo dei fast
    food con il cosiddetto cibo-spazzatura, divulgando un'autoimmagine di
    qualità, di genuinità, perfino salutista.

    Nel famoso volantino "McDonald's. Tutto il gusto della qualità", dopo una
    breve storia della multinazionale e dei metodi tecnico-burocratici della
    stessa sotto la bandiera globalizzante di precisione e qualità, si passano
    in rassegna i vari McProdotti, il tutto con un'impaginazione tra l'asettico
    e lo scientifico. Così degli hamburgers si dice che "sono di pura carne
    bovina 100%, senza additivi né conservanti. Sono cotti al punto giusto in
    modo tale da poterne conservare il corretto apporto nutrizionale. Le
    patatine fritte sono preparate esclusivamente con olio di origine vegetale e
    con un procedimento unico che le rende sempre leggere e croccanti. I gelati
    e i milk-shake sono prodotti con latte di prima qualità e sono ricchi di
    calcio. Per questa ragione sono particolarmente indicati per i bambini e gli
    adolescenti durante la crescita".

    Perfetto!, se non fosse per il fatto che McDonald's ritirò ai tempi
    dell'allarme diossina i propri Milk Shake, certo, per precauzione, e
    soprattutto se non fosse per un volantino informativo con gli ingredienti
    dei propri McProdotti, ingredienti molti dei quali solo dal nome non
    lasciano trasparire nulla di naturale.

    Nonostante il carattere lillipuziano tipico in pubblicità di chi ha qualcosa
    da nascondere ma che è obbligato a dire, il foglietto fornisce numerose
    informazioni; il "gusto della qualità" inizia a macchiarsi di addensanti,
    coloranti, amidi modificati, edulcoranti, glutammato di sodio, acidificanti,
    aromi, sali di fusione, agenti lievitanti modificati e simpatiche siglette
    incomprensibili tipo E472e, E410, eccetera. Prodotti tutti ammessi dalla
    legge, i garanti possono dormire tranquilli, ma, ci chiediamo noi
    sospettosi, la legge protegge veramente i cittadini, l'uomo qualunque, o, come qualche anarcoide afferma, spesso piuttosto gli investimenti del capitale (delle multinazionali, per essere à la mode)?

    Prendiamo un libro di medicina nell'alimentazione, quello del salutista
    dott. Enzo Rocchi (Il medico in cucina, ed. La Grafica, Mori 1985), o un
    altro qualsiasi, il discorso non cambierà. Oltre ai soliti non bere e non
    fumare, v'è rimarcato un altro, grave errore comune: mangiare alimenti
    manipolati. Inoltrandosi più approfonditamente nel paragrafo, v'è un primo
    memento sul fatto che, parlando dell'ingrediente - carne, nel nostro caso
    "pura carne bovina al 100%", non si sa mai se questa è allevata nella
    fattoria di Nonna Papera o nei più realistici allevamenti - lager, i
    feedlots,ove gli animali, siano essi futuri hamburgers o future McChicken,
    sono tenuti in strettissime gabbie e nutriti a suon di ormoni e antibiotici
    per ingrassarli meglio e in meno tempo . Riportiamo le parole del dietologo
    per quanto riguarda alcuni McIngredienti: "Un breve elenco delle principali
    sostanze artificiali comunemente impiegate nell'industria alimentare
    comprendono: antiossidanti e conservanti in generale, coloranti, addensanti, gelidificanti, emulsionanti e tensioattivi, aromatizzanti, dolcificanti, potenziatori di gusto"(glutammati). Fra le altre cose, scopriamo che i cosiddetti aromi naturali "possono essere imitati, simulati, da sostanze chimiche artificiali, create in laboratorio (...) a lungo andare possono essere dannosi per la salute". Troviamo così una risposta al nostro quesito iniziale: "In Italia quando sull'etichetta c'è scritto aromi naturali, nel cibo ci possono benissimo essere soltanto aromi artificiali e la cosa non è affatto una truffa in quanto la legge lo permette".

    Non serve continuare ulteriormente per affermare l'insanità d'una
    McAlimentazione, basta viaggiare un po' negli Stati Uniti per correlare
    visualmente l'altissimo numero di obesi e le nuove forme di ristorazione
    veloce; grottesco è però il fatto che l'Istituto Nazionale della Nutrizione,
    organo nazionale che dovrebbe diffondere consigli nutrizionali agli
    italiani, abbia pubblicato una guida sulla sana alimentazione, sulla cui
    copertina spicca il McLogo, primus inter sponsor. Capiamo la necessità di un
    finanziamento, ma c'è però un limite! Ricordiamo a proposito che nel 1990 un'associazione statunitense (Associazione Nutrizionale per la protezione del cuore) lanciò una violenta campagna stampa contro McDonald's accusandolo d'essere "il veleno dell'America del nord" (New York Times, 1990). Ed è solo dopo questa campagna che McDonald's ha introdotto l'olio vegetale nella frittura delle patatine, olio che ora si vanta di usare, per la salute dei suoi
    consumatori...

    Ma delle McPubblicità vendute come buone azioni ci occuperemo meglio tra
    breve. Per ora vi consigliamo di consultare il sito Internet di McDonald's,
    www.mcdonalds.com <http://www.mcdonalds.com/>, e fare qualche ricerca sul link food; troverete la lista completa di tutti gli ingredienti, compresi
    quelli delle specialità dei vari paesi, nonché il contenuto calorico d'ogni
    componente. Interessante anche il link con la lunga lista di tutti i
    componenti del McCibo che possono causare allergia
    (http://www.mcdonalds.com/food/allerg...ies/index/html
    <http://www.mcdonalds.com/food/allerg...ies/index/html> ); il
    sito è quello ufficiale di McDonald's, il carattere di queste spiacevoli
    informazioni è ovviamente asettico e minuscolo: minuscoli tesori di
    controinformazione.

    Ariès, nel sopraccitato saggio che, assieme al lavoro di Ritzer, costituisce
    un punto di riferimento per chiunque voglia approfondire in modo critico
    l'argomento, si spinge fino ad affermare il dubbio che l'alimentazione di McDonald's, la si giudichi corretta o dannosa, non sia un'alimentazione come le altre. Punto di partenza è l'artificiosità degli alimenti, la precisione meccanica del loro formato, del loro gusto, del loro colore, caratteristiche di cui McDonald's stessa ne fa un vanto. Vediamo insieme quali sono, ripercorrendo i passi dell'Ariès: " (le patatine fritte) sono poi impacchettate congelate in pacchi standard da 10 Kg. Questi sono maneggiati con estrema cautela perché gli esperti di McDo hanno calcolato che se cadessero da un'altezza di un metro perderebbero 30 porzioni ogni 45 Kg. (...) La resa è così da 888 a 933 porzioni ogni 100 Kg. Queste patatine si conservano per nove mesi dalla data di conservazione, sono fritte il più velocemente possibile ancora congelate in modo standard (...) e non resta che venderle il più presto possibile. Infatti le patatine fritte non possono essere conservate per oltre 7 minuti. Il cliente può scegliere fra tre formati (68 gr, 110 gr, 136 gr). Una porzione grande è sempre matematicamente uguale a 1,42 volte quella normale. (...) L'involucro che le contiene rafforza l'idea d'igiene ma anche l'illusione d'un maggior volume (le patatine infatti "escono" dal contenitore, sembrano straboccare...)" Secondo Ritzer, il segreto del gusto delle patatine McDo è l'unione di sale e zucchero, combinazione che dona un gusto neutro, in cui ognuno può ritrovare il proprio, in misura minima. Per quanto riguarda l'olio di frittura, esso è composto dal 90 al 92% dal grasso di manzo, per un 8-10% di olio di cotone. Ariès precisa che la fonte è del 1989, e che McDo non ha voluto comunicare informazioni più recenti riguardo a queste
    percentuali. Riguardo all'hamburger, dichiara che pesa 103 grammi e misura
    10 centimetri, (...) è cotto per esattamente 35 secondi. Il pane in cui è
    avvolto è di misure leggermente ridotte per dare, come per
    l'involucro delle patatine, un'idea d'abbondanza. Esso non è del vero pane,
    a causa del suo colore eternamente bruno pallido, della sua composizione
    molle e mai croccante, della sua assenza di sapore e di
    gusto. Se si prendono altri ingredienti apparentemente naturali, il discorso
    cambia di poco; l'insalata del Big Mac, ad esempio, non è che un'immagine di
    sé, perché la sua varietà, il suo calore, il suo condimento la riducono a
    semplice funzione decorativa. Il formaggio subisce lo stesso trattamento, e
    diviene un'immagine, una pura sensazione. Questa iperrazionalizzazione
    diviene una vera e propria religione della forma e della misura, col fine,
    unico e immacolato, del profitto. A conclusione del capitolo
    sull'alimentazione, riportiamo "la struttura" d'un McHamburger di 80g. individuata da London Greenpeace, associazione promotrice della campagna anti McDonald's conclusasi col processo McLibel (vedi cap.IV):
    46 g. di carne bovina macinata (lingua, cuore, grasso, cartilagini, tendini,
    intestino compresi); 10 g. di carne recuperata meccanicamente dal resto
    della carcassa, e poi tritata; 20 g. d'acqua; 2 g. di sale e spezie; 1 g. di
    glutammato monosodico; 5 g. di polifosfati e conservanti. Ariès, riguardo
    all'utilizzo di scarti di animali nella fabbricazione degli hamburger, vale a dire l'utilizzo di pelle, ossa, sangue, viscere, eccetera non da una risposta certa, in mancanza di prove certe, e noi non possiamo che appoggiare la sua scelta. Tuttavia una risposta al dubbio sull'utilizzo (o non utilizzo) di tali parti non si è
    avuta per una scelta di Mc Donald's; infatti le nostre domande inoltrate (a
    McDonald's) sono restate per lungo tempo lettera morta, poi l'ufficio
    direzione della comunicazione ci ha fatto ufficialmente sapere che ciò
    riguarda "segreti di fabbricazione". D'altro canto si sa che la macelleria
    moderna utilizza largamente questo tipo di prodotti ricostituiti. La
    triturazione industriale permette infatti d'eliminare la durezza di alcuni
    componenti come le ossa.
    Buon appetito.


    Edizione on-line: «McNudo», Luther Blisset e Cyrano autogestito di Rovereto

  2. #2
    PADANIA LIBERA!
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    "Bio" con gli antiparassitari
    Proseguono le indagini dei Nas e della finanza
    da "La Provincia Pavese" del 20/12/2002

    VIGEVANO. Nel riso venduto come biologico c'erano invece tracce di pirimifosmetile, antiparassitario utilizzato in agricoltura. Il dato emerge da verbali dei Nas di Cremona, che insieme alla finanza hanno concluso recentemente l'operazione "Riso amaro", sventando la frode alimentare (cereali tradizionali venduti come prodotti "bio") attuata secondo le accuse da due società di Vigevano.
    Oltre a otto ordinanze per arresti domiciliari (sei persone sono poi state scarcerate) e 12 denunce, come è noto gli accertamenti dei Nas hanno portato anche al sequestro di un capannone in via Olevano a Mortara.
    Dove da qualche tempo veniva stoccata la merce da commercializzare come biologica: in precedenza, era stato utilizzato un capannone a Dorno. Il capannone è stato messo sotto sequestro in quanto privo di autorizzazione sanitaria.
    Non venivano infatti seguite le indicazioni indispensabili per utilizzare il magazzino come deposito dei prodotti alimentari biologici.
    Il locale sarebbe anche stato sottoposto a derattizzione, senza spostare i cereali: non risulta, dagli accertamenti e dalle analisi condotte finora si dai Nas, che dalle ditte acquirenti del prodotti che nei cereali commercializzati dalle società vigevanesi siano finora state trovate tracce di topicida.
    Piuttosto, una ditta acquirente dei cereali ha fatto effettuare accertamenti su un campione di riso, dove sono state trovate tracce di antiparassitario.
    Uno degli elementi acquisiti dagli inquirenti nella documentazione, che ha portato il giuduce delle indagini preliminari del tribunale di Vigevano a firmare le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari per otto persone.
    A due settimane dalla conclusione dell'operazione Riso amaro, restano ai "domiciliari" Giulio Sabatini, 71 anni e il figlio Roberto, 34 anni: amministratori delle due società vigevanesi - la "Guidotto Risi e la Secma Srl", messe sotto sequestro da Nas e finanza - sono ritenuti le "menti" della colossale truffa da oltre 6 milioni di euro scoperta dai carabinieri e dalle fiamme gialle.



    Clementine spagnole vendute come italiane

    La frode è stata scoperta ad Albenga dove gli inquirenti della procura di Savona hanno sequestrato 52 quintali di clementine vendute come italiane ma di provenienza spagnola. Il compito della magistratura sarà quello di risalire agli organizzatori della frode e ai passaggi dei mandarini dalla Spagna in Italia. Non è escluso che le indagini proseguano oltre questa inchiesta anche su tutto il territorio nazionale.



    COMUNICATO STAMPA

    CLEMENTINE: ALEMANNO, MASSIMA ALLERTA
    SULLE FRODI ALIMENTARI

    "La vicenda delle clementine spagnole spacciate come italiane conferma che il fenomeno delle frodi alimentari va tenuto sotto stretta vigilanza. È per questo che abbiamo intensificato l'attività di controllo attraverso le strutture operative del Mipaf che, anche in questo caso, si sono mostrate all'altezza del proprio ruolo".
    Lo dichiara il Ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno, esprimendo la sua soddisfazione per il successo di un'operazione, in provincia di Savona, che ha portato al sequestro di clementine spagnole vendute come italiane e all'apertura di un'inchiesta per truffa e frode alimentare.
    L'operazione, condotta dall'Ufficio periferico di Genova dell'Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Mipaf, ha portato al sequestro di 52 quintali di clementine presso i locali di una ditta di autotrasportatori di Albenga.

    Roma, 27 gennaio 2003

    Lenticchie e olio, truffa via Internet
    Perugia - Non solo "mucca-pazza". Il rischio che i prodotti che arrivano sulla nostra tavola non siano di buona qualità o, perlomeno, non abbiano tutte le garanzie riportate sull'etichetta, c'è. Ne sanno qualcosa gli ispettori dell'ufficio anti-frodi, emanazione regionale del ministero delle Politiche agricole, impegnati, assieme ai carabinieri del Nas e Aziende sanitarie locali sul fronte dei controlli anti-mucca pazza, ma non solo.
    Le indagini degli ispettori si sono allargate anche su Internet, dove sono stati scoperti dei siti in cui alcune aziende facevano affari grazie al buon nome che ha l'olio umbro in Italia. Nel sito, infatti, venivano commercializzati degli olii con denominazione d'origine protetta, e con tanto di assicurazioni sulla provenienza: le olive, assicuravano i commercianti telematici, erano maturate sulle dolci colline dell'Umbria. Tutto falso, invece, hanno scoperto gli ispettori, che ora stanno dando la caccia ai bugiardi venditori via etere. Analoga truffa è stata scoperta per quanto riguarda le lenticchie di Castelluccio di Norcia, altro gustoso prodotto della terra umbra. Questa volta a mettere sul chi vive gli ispettori dell'ufficio anti-frodi sono state una serie di etichette su sacchetti di lenticchie. Gli ispettori hanno scoperto che i legumi pubblicizzati erano solo lontani parenti delle lenticchie di Castelluccio di Norcia, dato che l'azienda agricola che le produceva era della provincia di Milano. Così il commerciante è stato denunciato per frode alimentare.
    Intanto anche questo ufficio è impegnato sul fronte dei controlli anti "mucca pazza". «Li stiamo facendo dall?inizio dell'estate - spiega Guerrino Giorgetti, direttore -. Abbiamo controllato più e più volte le ditte che producono mangimi e gli allevamenti, prelevando campioni non solo dai silos, ma anche dalle stesse mangiatoie in cui le bestie si stavano alimentando. Non sono state trovate farine animali nell'ambito dei ruminanti. Per la nostra esperienza possiamo dire che in Umbria abbiamo a che fare con persone che lavorano in maniera accurata».


    Attenzione ai pesticidi

    L'allarme di Legambiente

    L'agricoltura italiana è fortemente dipendente dai pesticidi. A dare l'allarme è Legambiente che ha presentato in questi giorni i risultati dell'indagine "Pesticidi nel piatto 2002". "La metà della frutta, stando ai campioni (quasi 11mila) analizzati nel 2002 dalle Agenzie ambientali e dalle Asl, è contaminata da almeno un tipo di pesticida - si legge nel comunicato - in un prodotto su quattro si trovano addirittura tracce di più di un principio attivo. Migliore ma non buona la situazione della verdura: il 20% dei campioni passati al vaglio è risultato contaminato da almeno un pesticida, e nel 5% ne sono stati trovati più d'uno".
    Pesticidi e non solo. Dai campioni sembrerebbe che in alcuni casi vengano superati pericolosamente i limiti imposti dalla legge: sono il 2% del totale, con un aumento rispetto allo scorso anno dello 0,7%.

    Limiti che peraltro secondo Legambiente sono ormai superati. "Colpa d'una legislazione vecchia di oltre 30 anni che non prevede ancora un limite alla somma di più residui nello stesso alimento e che ignora il principio di precauzione - avverte Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente -: continuano a essere tollerate infatti sostanze che, come il procimidone, il vinclozolin o il captano, l’Epa (l'americana Environmental protection agency) ha da tempo classificato come possibili o probabili cancerogeni".

    La situazione appare decisamente preoccupante se si osservano alcune realtà italiane. In Calabria su una sola ciliegia, regolare secondo la legge, sono stati trovati 3 pesticidi (paration, clorpirifos e metidation); 19 peperoni sui 76 prelevati dai mercati dell'Emilia-Romagna (esattamente il 25%), e provenienti dalla Spagna, risultano fuorilegge perché contaminati da un fungicida vietato nel nostro Paese; sempre in Emilia-Romagna, delle 218 mele controllate, solo 50 (il 22,9%) sono risultate "senza residui rilevabili", a fronte di ben 168 (il 77,1%) contaminate, di cui 10 fuori legge.
    In Trentino Alto Adige il 50% dell’uva analizzata (7 su 14 campioni) risulta irregolare perché contenente, in 6 casi, sostanze vietate in Italia, e nel settimo una concentrazione eccessiva di captano. L'Arpa di Trieste ha trovato tracce di DDT in ciliegie, mele e carote; in Liguria il DDT è stato trovato in salvia, origano e sesamo, in cui come nel pepe è stato addirittura trovato del lindano (vietato da anni, al pari del DDT).

    Risultati sconfortanti che potrebbero anche essere peggiori. Secondo Legambiente in alcune zone i controlli sono minimi anche da parte di Asl e Arpa. E' il caso dell'Arpa di Isernia, ad esempio, che nel 2002 ha passato al microscopio solo 44 campioni, ricercando in ognuno non più di 10 principi attivi. L'Arpa Toscana invece scandaglia 1249 campioni fra frutta verdura e derivati, alla ricerca di ben 188 principi attivi. "La stessa metodologia dei controlli - avverte Legambiente - non è pienamente affidabile: i limiti di legge sono tarati sulla base della pericolosità per l’organismo di un adulto di circa 60 kg di peso".

    Fonte: Legambiente
    05/06/03

    OGM, contaminato 1 alimento su 5


    di: Marco Trabucco


    Si annidano nel cuore dei cibi, anche dei più innocenti, come quelli di dichiarata produzione biologica o gli alimenti per bambini. Sono gli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, prodotti come la soia e il mais, ma anche i pomodori, ai quali con l`ingegneria genetica si è modificato il Dna per renderli più produttivi, meno attaccabili dalle malattie o dai parassiti.

    Negli Usa, in Canada, in Cina, in Israele sono permessi, ma l`Unione europea li vieta e ne consente la presenza, in tracce, al di sotto dell`1 per cento. Un`indagine condotta a Torino dal laboratorio specializzato della Camera di Commercio, in collaborazione con la Federconsumatori, ha rivelato la presenza di ogm nel 20,6 per cento dei 300 campioni analizzati, tutti prodotti che si trovano regolarmente in negozi e supermercati e che fanno parte del classico «paniere della spesa». In molti casi la percentuale di Ogm era inferiore ai limiti di legge, ma spesso quei cibi erano dichiarati in etichetta Ogm free e cioè «puri».

    È risultato, ad esempio, contaminato il 15,5 per cento dei prodotti biologici: 7 dei 47 campioni sono risultati positivi ai test, alcuni, come delle bistecche di soia, con percentuali superiori al 30 per cento. Il rischio, per chi teme conseguenze sulla salute degli Ogm, arriva anche dalle pappe per neonati: in due campioni su quindici ne è stata rilevata la presenza. E se per un campione di biscotti, la percentuale era poco rilevante (0,04 per cento), più preoccupante è invece il 4 per cento trovato in una confezione di latte di soia. D`altronde, proprio su questi prodotti è in corso un`indagine dei Nas e del procuratore Raffaele Guariniello in cui sono finite sotto inchiesta quattro multinazionali del settore, la Nestlè, la Milupa, la DieterbaPlasmon e la Abbott.

    Alcuni loro prodotti per neonati contenevano Ogm, come ha accertato il laboratorio dell`Istituto Zooprofilattico di Torino, sia pure al di sotto della soglia dell`un per cento. «Le norme europee oggi consentono questa soglia - spiega Guariniello - ma obbligano le aziende a fare in modo che la cosiddetta "contaminazione accidentale" si riduca al minimo possibile. Noi stiamo lavorando per accertare che questo sia avvenuto». E a gennaio arriverà il primo processo, per cui sono già stati rinviati a giudizio al titolare di un grande magazzino all`ingrosso di prodotti biologici, Ugolina Marro, di Grugliasco, un grosso distributore di Padova, Kristian Skulte, e il Kevin Mclaughlin, legale rappresentante della Soia International, una multinazionale che commercializza al soia in tutto il mondo.

    Il prodotto incriminato in questo caso sono tavolette di soia, vendute come biologiche e che invece contenevano Ogm. L`imputazione è di frode in commercio. Le indagini hanno accertato che molti prodotti certificati come Ogm free hanno in realtà «acquistato» la certificazione da laboratori privati stranieri, svizzeri soprattutto, i cui responsabili, interrogati dagli inquirenti, hanno dichiarato di esaminare solo i campioni che le aziende stesse forniscono.

    «È un problema che il sondaggio conferma - commenta Diego Calabrese, presidente di Federconsumatori Piemonte -Purtroppo, mancano garanzie e controlli e gli stessi alimenti biologici si avvalgono soltanto di un`autocertificazione. Sotto quest`aspetto, non sono più sicuri di altri. È necessario, quindi, che le associazioni di produttori e di commercianti si tutelino e facciano effettuare test reali, a campione, a laboratori terzi per dare al consumatore le dovute garanzie». «E anche per evitare - ha aggiunto Bruno Camillo Gino, responsabile del laboratorio della Camera di Commercio - che l`unica forma di controllo sia quella, legittima, effettuata dalla magistratura.

    Il nostro laboratorio non ha lo scopo di denunciare chi viola la legge, ma di aiutare chi produce e chi vende prodotti a controllarne la qualità. Oggi soia e mais modificati sono molto diffusi ed è importante avere uno strumento che consenta di identificarli, e quindi di eliminarli, senza cadere subito nella denuncia penale». Il laboratorio è a disposizione anche dei consumatori privati che vogliono far controllare un prodotto: il costo di un`analisi è intorno alle 150 mila lire (circa 80 euro).

    (giugno 2003)

    Funghi «radioattivi» dall’Est Europa fermati alla frontiera di Trieste
    A 15 ANNI DA CERNOBYL



    ROMA - Bloccati alla frontiera di Trieste e rispediti nei Paesi d’origine. È la sorte toccata ad una particolare specie di extracomunitar i che tentano spesso di entrare in Italia: si tratta di porcini, prataioli, chiodini, ovuli e vari altri tipi di funghi, che sono risultati avere livelli di radioattività superiori ai limiti fissati dalla legge. A fare i controlli (una cinquantina all’anno) sulle partite «sospette», è l’Istituto di chimica inorganica e delle superfici del Cnr di Padova, in collaborazione con l’Università di Trieste. Obiettivo del monitoraggio, realizzato con una strumentazione portatile, è quello di evitare l’ ingresso nella penisola di prodotti alimentari contaminati da Chernobyl. A 16 anni di distanza dall’incidente alla centrale nucleare ucraina, infatti, spiega Sandro Degetto, dell’Istituto del Cnr, «il rischio è ancora alto. Il radiocesio, infatti, ha una vita lunga e dimezza la sua attività soltanto dopo 30 anni. Quindi, è ancora frequente trovare quantità di questa pericolosa sostanza nei funghi». Negli ultimi 2 o 3 anni, ha aggiunto, «nelle partite di funghi provenienti dai Paesi dell’Est europeo (Romania, Bulgaria, ex Jugoslavia, ecc.) abbiamo riscontrato almeno una decina di volte superamenti dei limiti fissati in 600 bequerel/Kg. Attenzione massima, quindi, per i funghi che arrivano dall’est europeo, ma non basta scegliere soltanto quelli «made in Italy» per scongiurare pericoli di contaminazione. «Nei giorni seguenti all’incidente di Cernobyl in tutta l’Italia del Nord-Est ci sono state piogge intense e ciò ha determinato la deposizione al suolo di quantità di radionuclidi provenienti dall’impianto nucleare». Le analisi fatte hanno dimostrato una piccola presenza di Cesio anche nei funghi di quella zona.

    Questo è dello scorso anno...

    TANTI OGM NASCOSTI TRA GLI SCAFFALI
    Sabato 27 luglio il quotidiano “la Repubblica” pubblica uno studio realizzato dal laboratorio chimico della Camera di commercio di Torino, incaricato da parte dello stesso giornale di svolgere l'esame su 31 prodotti (acquistati in grandi catene di distribuzione a Torino e in provincia): dieci sono risultati contenenti Ogm. Fra questi, quattro hanno mostrato percentuali notevolmente fuori dalla norma che prevede che una percentuale di Ogm superiore all'1 per cento vada segnalata con chiarezza sulla confezione. In tre prodotti si sono riscontrate delle anomalie: nei Frosties Kellogg è stato trovato un tipo di mais il cui uso non è consentito in Europa; nel Burger Valsoia e nelle Svizzere "Zio Elio" l'etichettatura specificava che i prodotti erano biologici, e che la soia utilizzata proveniva da produttori che garantivano l'assenza di Ogm. In altri tre prodotti la quantità di Ogm presente era a norma di legge. Naturalmente le aziende coinvolte, dalla Novartis alla Kellogg, dalla Esi alla Frau, reagiscono. In taluni casi, come alla Esi, sostengono che si limitano a inscatolare e vendere la lecitina che il fornitore gli garantisce, con tanto di analisi, assente di Ogm. La Novartis definisce "irreale" l'analisi compiuta e garantisce sulla totale assenza di Ogm. La Kellogg ammette la possibilità di una contaminazione del prodotto, e promette controlli.

    PECORARO SCANIO, CONFERMATO ALLARME DEI VERDI
    "Dopo il 'Guardian', anche 'Repubblica' conferma l'allarme dei Verdi sull' invasione Ogm. Ci vogliono imporre il transgenico senza diritto d'informazione e quindi di scelta". Questo il commento del presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, il quale in una nota sottolinea che "la settimana scorsa il 'Guardian' rivelava i risultati di un'indagine sulla trasmissione di Ogm nell'apparato digerente dell'uomo. L'inchiesta di oggi di 'Repubblica' convalida un altro allarme: la diffusione di Ogm nei prodotti senza alcun rispetto dell'obbligo di etichettatura". Il presidente dei Verdi ha presentato tre interrogazioni urgenti: al ministro della Salute "per chiedere il sequestro dei prodotti fuorilegge; al dicastero delle Attività produttive, per avviare ispezioni nelle industrie agroalimentari affinché rispettino l'obbligo di etichettatura; al ministro Alemanno, affinché garantisca filiere 'Ogm-free' a partire da mais e soia. Pecoraro Scanio - conclude il comunicato - ha attivato anche il Centro giuridico verde, affinché chieda alla magistratura il sequestro dei prodotti fuorilegge". (ANSA).

    GIGLIO (NAS), MANTERREMO ALTA LA GUARDIA
    "Ho già dato disposizione che venga avviato un protocollo operativo per i nostri nuclei territoriali. Andremo nei supermercati, sequestreremo i prodotti sospetti, faremo le nostre analisi e tireremo le nostre conclusioni", così, il 29 luglio, su "Repubblica", il comandante dei Nas, Gennaro Giglio, ha dato seguito alla denuncia dei risultati dei test fatti eseguire dal quotidiano e resi noti sabato su alcuni prodotti alimentari in commercio contenti Ogm senza che questi siano riportati sull'etichetta. "La nostra attività - ha confermato Giglio, nel corso dell'intervista pubblicata ieri da Repubblica - interesserà l'intera filiera: dal seme che arriva in Italia al prodotto finito che troviamo sulla tavola". (ASCA)

    NAS VISITANO 100 SUPERMERCATI PER CONTROLLO 4 PRODOTTI
    Sono più di 100 i supermercati visitati il 29 luglio dai carabinieri dei Nas per verificare la presenza o meno, in 4 prodotti, di organismi geneticamente modificati al di sopra della soglia considerata accettabile. L'operazione, ha spiegato il comandante dei Nas Gennaro Niglio, continuerà nei prossimi giorni "per tutelare gli utenti e le stesse aziende". "Sono in corso controlli sul territorio nazionale - ha spiegato Niglio - per individuare i lotti indicati dagli organi di stampa e verificare con analisi specifiche l’eventuale presenza di ogm sopra la soglia consentita". Per il momento i prodotti posti sotto la lente dei Nas sono la lecitina di soia granulare-Lecinova; la lecitina di soia Leciforte; la wafer nocciola della Fornidea pasticceria e la lecitina di soia pura. Le analisi verranno svolte dalle Asl e dall'Istituto superiore di sanità. (ANSA).

    IL PANE - Per imbiancare il pane si usano varie sostanze per correggere le alterazioni si usano il solfato di rame e di zinco. Il "pane filante" con mollica viscida è dovuto alla lievitazione di bacilli sporogeni che hanno origine da lieviti contaminati. Pani speciali sono fabbricati con grassi animali utilizzati in saponeria per le candele. PANE ABUSIVO - Il "pane ai copertoni" della provincia di Napoli era fatto da panificatori abusivi che per risparmiare sul combustibile usavano le gomme della auto o altro materiale.

    LA PASTA - Sono usate ceneri al posto della semola, coloranti come carotene. Per aumentare il peso si usano fosfato di calcio o polvere di ossa calcinate. Una polverina ottenuta dal plasma sanguigno degli animali, nasconde al chimico la natura dello sfarinato usato.

    IL POMODORO - Pelati con scarti di lavorazione addizionati con sostanze non consentite. Polpe di zucca, di carota, di barbabietola con zuccheri e coloranti.
    L'ACQUA - In vendita acque con false etichette, imbottigliate da aziende inesistenti.
    L'OLIO - Finto olio d'oliva venduto per autentico viene colorato con clorofilla o betacarotene. Olii di oliva a cui si aggiungono olii di estratti di semi o di palma per realizzare un prodotto simile all'olio d'oliv


    LA FRUTTA - Nella frutta troppi antiparasittari, false etichette. Agrumi di Sicilia che arrivano da paesi extracomunitari.
    IL VINO - Al posto dell'uva vinacce trattate con sostanze zuccherine, additivi e coloranti. Per aggiustare il gusto latte o carbone.

    TARTUFI DALL'AFRICA - I tartufi arrivati dall'Africa, dall'Albania e dalla Cina al chilo messi accanto ai "neri di Norcia" per assorbirne l'odore.
    ARANCE FASULLE - Agrumi del Sudafrica e del Sudamerica attraverso triangolazioni commerciali trasformati in agrumi della Ue arrivarono poi sul mercato come agrumi della Sicilia.

    ATTENZIONE ALLA PASTA
    Nella pasta invece oltre al più scadente semolato al posto della semola e delle farine di grano tenero è stata rilevata la presenza di ceneri, fosfato di calcio o polvere di ossa calcinate , farina di mais o carotene, ormotene, curcuma,e varie lecitine nonché bicarbonato di sodio per evitare, dicono i rapporti dei carabinieri, alterazioni acide ed ammuffimento derivanti da imperfetta essiccazione. Ai pericoli della pasta si aggiungono poi quelli del condimento: i pelati sono infatti spesso addizionati con sostanze antisettiche non consentite, come l'acido benzoico o l'acido salicilico, e nella conserva e nel concentrato sono ospitati anche altri vegetali come polpa di carota, di zucca o di barbabietola rossa uniti a gelatina, farina di fecola, Agar-Agar, il tutto amalgamato con opportune dosi di zucchero o di dolcificanti e coloranti.
    L'olio extra vergine è spesso prodotto a partire da oli di oliva sofisticati con olio di semi colorato con clorofilla o betacarotene, oppure da olio di oliva aggiunto ad olio di semi, quando non ad olio di nocciola proveniente dalla Turchia o ad oli di palma provenienti dall'Indonesia o dalla nuova Guinea.
    SCARSI CONTROLLI
    Il Ministero della Sanità insomma non pare vigilare adeguatamente; lo dimostrerebbero anche curiose anomalie come quella delle fragole che a Torino risultano essere fuori legge nel 13,9 % dei controlli per l'eccesso di antiparassitari, mentre la media nazionale ufficiale elaborata dal Ministero è solo dell'1,4%. Forse a Torino le fragole vengono "trattate" più che altrove? "No - rivela Casillo - è solo che Torino è una delle poche città d'Italia nelle quali i laboratori per i controlli ortofrutticoli hanno la possibilità di indagare la presenza o meno di 150 principi attivi, mentre gli altri laboratori possono rilevarne al massimo 20".
    Alla luce di questi dati - conclude Casillo - le 67 condanne per l'immissione sul mercato di frutta e verdure inquinate sono paragonabili a una pesca di avannotti fatta usando una rete per tonni. Il nostro sistema di monitoraggio è insomma poco capillare e affidabile .

 

 

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