User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 20
  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Oct 2003
    Località
    ..
    Messaggi
    2,693
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Arrow La Gladio Rossa del PCI



    Gianni Donno
    La Gladio rossa del Pci (1945 – 1967)
    Con 180 documenti inediti
    Introduzione di Piero Craveri
    Presentazione di Vincenzo R. Manca


    Questo libro presenta la prima documentazione organica sulla cosiddetta “gladio rossa”. Il testo è di quelli destinati a fare discutere e, in effetti, già all’indomani della sua presentazione in Commissione stragi (di cui l’autore è consulente) avvenuta il 1 marzo, ha scatenato un vero e proprio terremoto storico- politico con risvolti anche giudiziari. Si tratta di un volume di oltre 500 pagine corredato da documenti scottanti compresi tra il 1945 ed il 1967 provenienti dagli archivi di quasi tutte le prefetture d’Italia, della polizia, dei carabinieri, del ministero dell’Interno e delle strutture Nato. Vi si conferma che fino alle elezioni del 18 aprile 1948 un’insurrezione comunista in Italia era possibilità reale, e sarebbe stata sorretta da un apparato militare, incardinato nella struttura organizzativa del PCI. Che dopo quella data questo apparato permane, a lungo, funzionale alle strategie politiche e militari del patto di Varsavia. Vi si conferma, perciò, che la democrazia italiana è stata a tutti gli effetti una “democrazia speciale”, e il modo in cui il confronto bipolare l’ha attraversata, ne ha rappresentato l’aspetto più drammatico e determi-nante. La pubblicazione di queste carte fornisce degli elementi indispensabili per ricostruire uno dei presupposti necessari ad intendere la storia contemporanea d’Italia.
    (2001) pp. 554

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Oct 2003
    Località
    ..
    Messaggi
    2,693
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dal Messaggero


    Un dossier di cinquecento pagine sulla organizzazione clandestina del Pci

    Dal Pci al terrorismo. Ecco tutti i segreti della Gladio rossa


    A pochi giorni dal termine della legislatura, la Commissione Stragi torna al centro delle cronache. Ieri uno dei suoi consulenti, Gianni Donno professore di Storia contemporanea all'Università di Lecce, ha consegnato un contributo sul Pci e la Gladio Rossa. Il testo è di quelli destinati a fare discutere e, a nostro avviso, a modificare alcune consolidate acquisizioni sulla storia d'Italia del secondo dopoguerra. Si tratta di un volume di oltre 500 pagine costituito da documenti compresi tra il 1945 ed il 1967 provenienti dagli archivi di quasi tutte le prefetture d'Italia, della polizia, dei carabinieri, del ministero dell'Interno e delle strutture Nato. Questo tipo di documentazione, definita in gergo un po' sbrigativamente "carte di polizia", rappresenta materiale spesso indispensabile per la ricostruzione storica. Anche se, così come ogni altro tipo di fonte, essa richiede riscontri e conferme.
    Le carte ordinate da Donno costituiscono il primo significativo spezzone di documentazione archivistica italiana sulla cosiddetta "Gladio rossa". Esse vanno ad integrare - e, a noi sembra, in genere, a confermare - quanto appreso dalle fonti sovietiche attraverso gli studi di Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky e da quelle americane, utilizzate per lo più da Salvatore Sechi. I testi in questione impongono una riflessione pregiudiziale. Essi, alla lettura, conferiscono l'inequivocabile impressione di riferirsi a vicende di un tempo storico altro, che più nulla ha a che fare con quello attuale. Alcune delle condizioni strutturali che hanno reso possibili gli avvenimenti ai quali i documenti si riferiscono non ci sono più nÉ possono ricostituirsi. Al più, il loro ricordo potrà per un po' ancora giustificare l'azione di qualche nostalgico ed alimentare la nostalgia: "residuo" inevitabile di una storia grande nella sua tragicità.
    Per questa ragione su quegli avvenimenti oggi ci si può soffermare privilegiando la comprensione sul giudizio, senza alimentare il sospetto di farlo al solo fine di delegittimare un avversario politico. Anche se il rischio, inutile nasconderselo, esiste. Il materiale presentato da Donno potrebbe prestarsi ad un utilizzo strumentale. Lo stesso autore della ricerca sembra esserne cosciente, e proprio per questo, ha preferito proporre dei documenti piuttosto che delle interpretazioni. Ed ha espresso l'intenzione di rendere pubblico in tempi brevi il suo contributo. Solo la valutazione contestuale dell'intero corpus documentario raccolto in volume potrà evitare che l'estrapolazione di documenti e la fuga di notizie parziali e ancor più di nomi, possano contribuire ad avvelenare il clima già arroventato della campagna elettorale. In questa stessa prospettiva, che si ritiene sia quella della difficile conquista di una storia condivisa, premessa indispensabile di una democrazia matura, di seguito illustriamo in forma schematica i principali nodi storici sollevati dalla documentazione sulla Gladio Rossa da ieri agli atti della Commissione Stragi. Con l'intenzione di contribuire ad un dibattito ancora tutto da svolgere.
    La struttura militare del Pci fino al '53 e la prospettiva della guerra.
    Le carte che costituiscono l'appendice alla relazione di Donno confermano, in primo luogo, quanto già emerso dai contributi sapienziali forniti alla Commissione da Victor Zaslavsky e poi ribadito nel libro-intervista del presidente della Commissione Giovanni Pellegrino. Fino al 1953-54 la struttura militare del Pci fu predisposta al fine di sostenere una possibile insurrezione armata; ad operare come "quinta colonna" in caso d'attacco da parte dell'Unione Sovietica sul continente europeo. Questa prospettiva si fondò sulla convinzione, fatta propria da Stalin e dalla dirigenza staliniana fin dal 1939, dell'inevitabilità di uno scontro ultimativo tra comunismo e capitalismo, che avrebbe assunto la forma e le dimensioni di un nuovo, decisivo, conflitto mondiale. Quest'analisi fu condivisa dalla dirigenza italiana del Pci nella sua interezza. Le carte in questione ridimensionano lo scontro tra Togliatti e Secchia. Esso certamente ci fu, ma ebbe natura tattica piuttosto che strategica. La sua lettura retrospettiva esalta, in ogni caso, la prudenza politica ed il senso di responsabilità internazionale di Togliatti, che fu in gran parte coincidente con quello di Stalin.
    Questa situazione si modificò tra il 1953 e il 1954. Molti fattori convergono verso "la svolta". L'avvenuta rottura tra l'Urss e la Jugoslavia chiuse la prospettiva di un corridoio balcanico all'ipotesi d'invasione sovietica. La fine di Stalin allontanò ancora di più la prospettiva imminente dello scontro definitivo. Infine, va tenuto nel debito conto il modificarsi dei rapporti di forza militare tra il mondo occidentale e l'Urss in favore del primo. Il tutto, alimentò nel mondo comunista un ripensamento complessivo dell'antico nesso guerra-rivoluzione.
    Rapporti tra la struttura politica e la struttura militare del Pci.
    Il 1953 è una data di svolta anche per il rapporto che intercorse tra la struttura militare e la struttura politica del Pci. I documenti attestano in modo inequivocabile che nella prima fase la struttura militare fu parte integrante della struttura politica, coordinata dai segretari di federazione del partito e subordinata alla loro autorità: un'autorità che si estese alle organizzazioni collaterali dei partigiani (Anpi) e dei giovani. La situazione sembra modificarsi tra il 1953 e il 1954, quando nel partito la responsabilità dell'organizzazione passò dalle mani di Secchia a quelle di Giorgio Amendola. Allora la struttura paramilitare subì una profonda riforma: i suoi ranghi si sfoltirono e si specializzarono. Al vecchio esercito di massa di derivazione partigiana si sostituì una struttura più agile e coesa di specialisti.
    Questo è uno degli aspetti più interessanti evidenziato dai documenti in questione. Essi, infatti, prospettano un'ipotesi in parte differente da quella di Zaslavsky e contrastante con quella avanzata da Pellegrino. Il cambiamento non sarebbe dipeso - come sostiene Zaslavsky -, dall'abbandono di una propensione all'attacco e dall'acquisizione di una vocazione soltanto difensiva. Tanto meno sembra riguardare la volontà del Pci di difendere la democrazia, nella forma storica occidentale, da possibili involuzioni autoritarie, così come sostiene Pellegrino. Il rapporto tra la struttura militare e l'Urss, infatti, sembra restare costante. Anzi, come si dirà, è proprio in questa fase che le carte attestano un collegamento più forte con strutture e Paesi del Patto di Varsavia. Anche per questo, è solo a partire da questa fase che a rigore di logica si dovrebbe parlare di "Gladio rossa", in analogia con l'altra Gladio sorta in antitesi ad essa, collegata alla Nato per difendere la scelta occidentale.
    Caratteristiche e funzioni della struttura militare del Pci.
    I nuovi documenti, inoltre, illustrano le funzioni proprie della struttura militare comunista. Fra i compiti rientrano l'addestramento all'assalto, l'istruzione all'intercettazione ed al sabotaggio, la schedatura e, nel caso, l'intimidazione degli avversari di classe. Queste pratiche descrivono i riti dei rivoluzionari di professione e ne ripropongono la mistica. In tal senso, è importante l'attestato collegamento della struttura con i Paesi del Patto di Varsavia: Cecoslovacchia prima degli altri. Una parte dei documenti, fino agli anni Sessanta, informa dei viaggi, compiuti da militanti scelti, Oltrecortina per prendere parte a corsi d'istruzione ideologica, ma anche "paramilitare" e di sabotaggio. Le relazioni dei prefetti, inoltre, informano come questa struttura sarebbe stata posta in stato di preallarme in coincidenza delle crisi internazionali più acute: il Medio Oriente e Berlino fra il '58 e il '61; Cuba nell'ottobre del '62.
    I metodi dell'apparato paramilitare descritti in alcuni documenti parrebbero richiamare alcune pratiche ripercorse con esiti drammatici dal terrorismo, a partire dagli anni Settanta. Nessun dubbio è possibile sul fatto che il Pci sia estraneo a quella storia e che, per di più, sia stato un argine indispensabile alla tenuta dello Stato. Non di meno, le carte sembrano suggerire due piste, ancora poco battute. Vi è innanzi tutto da capire in che misura il terrorismo possa considerarsi una vicenda sfuggita dalle mani della dirigenza comunista e, infine, indirizzatasi innanzi tutto contro il Pci. In questa stessa direzione, l'infittirsi dei contatti tra la struttura militare e i paesi del Patto di Varsavia spinge a chiedersi se questi abbiano stretto rapporti diretti con parti della struttura paramilitare, contribuendo a limitare la sovranità interna del partito berlingueriano, del quale sempre meno si sarebbero fidati. Con ogni evidenza, queste domande presuppongono una evoluzione del Pci ma, d'altro canto, riconducono quest'evoluzione all'interno della storia grande e tragica dalla quale essa ha preso le mosse.
    Il problema della doppiezza e le peculiarità del Pci.
    Una consolidata tradizione storiografica ritiene che la peculiarità del Pci, sin dalla cosiddetta svolta di Salerno, sia stata quella di aver concepito una fondamentale doppiezza, per la quale la lealtà nei riguardi dell'Urss sarebbe convissuta con una sempre maggiore accettazione della democrazia occidentale. Questa lettura è sempre più smentita da nuove documentazioni archivistiche e quelle proposte da Donno sembrano andare in questa stessa direzione. Aveva ragione Aron. Il Pci ed il Pcf nel corso degli anni 50 e 60, nella loro essenza, non sono stati differenti. In uno scontro planetario più volte vicino al punto di rottura, essi hanno innanzi tutto rappresentato delle piattaforme sovietiche lanciate nel campo degli avversari, con il compito di rendere la vita il più difficile possibile ai nemici del comunismo internazionale. E' giunta l'ora di riconoscere definitivamente al Pci ed al suo leader Togliatti il rango di grandi ed intelligenti interpreti della contesa politica che ha drammaticamente segnato il XX secolo. Sul punto Piero Craveri ha scritto una cosa sacrosanta affermando che la doppiezza non è stata un problema di Togliatti ma, molto di più, degli storici che ne hanno interpretato l'azione.
    La peculiarità del Pci, insomma, non va cercata nel suo rapporto con Mosca. Quanto meno per quel che concerne gli anni 50 e gran parte degli anni 60. Essa fu, molto di più, nell'intelligenza politica espressa da un partito rivoluzionario che seppe sottomettere alla sua egemonia i socialisti; seppe imporre le forme della consociazione come pratica politica; seppe continuare a pesare politicamente, senza farsi rinchiudere nel ghetto della banlieu rouge. Anche per tutto questo, quella storia non ha più niente a che fare con le vicende attuali. Salvo per il fatto di aver lasciato all'Italia della strada da recuperare lungo la via della modernizzazione politica e della pratica liberal-democratica.

    Gaetano Quagliariello

  3. #3
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Oct 2003
    Località
    ..
    Messaggi
    2,693
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dal il Tempo


    Il ricatto rosso della piazza. Dal consociativismo alle pressioni come strumento di governo


    Le attività illegali del Pci-Gladio
    nel saggio documentario di Gianni Donno


    Il passato non finirà mai di condizionare e di falsificare il presente finché non sarà oggettivamente e coraggiosamente esplorato in tutte le sue pieghe nascoste. Un importante contributo a questo svelamento lo offre ora un’opera di documentazione sulle attività illegali del Pci, che sono state finora minimizzate e oscurate da interpretazioni di parte, mentre bisogna averne una piena cognizione per capire gli eventi italiani negli ultimi cinquant’anni. L’opera, che si intitola «La Gladio Rossa del Pci, 1945-1967» Rubbettino editore), è firmata da Gianni Donno, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Lecce, incaricato dalla «Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi» di svolgere uno studio su quel tema e di presentare una relazione. Ciò avvenuto, il Presidente della Commissione, senatore Giovanni Pellegrino, ha autorizzato nel marzo scorso la pubblicazione della ricerca, che perciò assume la dignità di un atto del Parlamento italiano.
    Vi sono raccolti molti documenti d’archivio provenienti specialmente da prefetture e questure di tutta Italia.
    Naturalmente le fonti, di tipo in prevalenza confidenziale, hanno qualche elemento di incertezza; ma la sostanza è ragionevolmente sicura sia perché univoca nel tempo e nello spazio, sia perché è confermata dagli «incroci» con altre carte d’archivio di origine sovietica e americana già portate alla luce da altri studiosi.
    Il quadro che ne risulta è impressionante, ci accorgiamo di aver vissuto per decenni sull’orlo di un cratere vulcanico che poteva esplodere da un momento all’altro. Anzitutto, sul piano della ricostruzione storica, è messa in crisi la tesi «negazionista» e minimizzatrice degli studiosi postcomunisti, per i quali i fermenti rivoluzionari nel Pci si esauriscono nell’immediato dopoguerra, mentre in seguito rimase soltanto una rete di difesa delle sedi, anche in vista di un possibile golpe della destra.
    Al contrario, dai documenti raccolti da Donno risulta che la Gladio Rossa è stata una grande organizzazione paramilitare eversiva, che pur con qualche aggiustamento non si è mai dissolta fino a confondersi con le nascenti formazioni terroristiche degli «Anni di piombo». Questo aggancio andrà studiato più ampiamente in futuro, dato che la documentazione fin qui raccolta da Donno si ferma al 1967.
    L’autore elabora ed espone un’importante considerazione: lo stesso nome convenzionale di Gladio Rossa (adottato dalla pubblicistica riecheggiando la Gladio della Nato, che fu una risposta all’organizzazione comunista già in azione) è sbagliato, perché fa pensare a un apparato indipendente dal Pci o soltanto parallelo, mentre in realtà questo apparato si identificava nel partito stesso, come una specifica natura clandestina accanto a quella legale.
    Le attività che emergono drammaticamente dalla documentazione sono in sintesi: infiltrazione, spionaggio, sabotaggio, schedatura degli avversari politici e del personale civile e militare dello Stato, piani di insurrezione e guerriglia con relative liste di «nemici» da sopprimere, raccolta e conservazione di armi con relative liste di «nemici» da sopprimere, raccolta e conservazione di armi con relative norme di reclutamento e addestramento (anche in Cecoslovacchia e in Russia per i «quadri» e per gli specialisti, mentre è segnalata la presenza clandestina in Italia di ufficiali sovietici, addetti alla preparazione militare).
    Quale scopo avevano i piani di insurrezione? Costretti da Stalin ad abbandonare l’idea della via autonoma alla rivoluzione nazionale, i comunisti italiani erano tuttavia tenuti in fermento dalla stessa centrale moscovita, nell’ipotesi che suonasse l’ora X di un conflitto internazionale innescato dalle diverse crisi succedutesi in quegli anni (Suez, Corea, Berlino, Ungheria, Cuba). In questo caso le formazioni clandestine del Pci dovevano scendere in campo come «quinta colonna» delle forze dell’Est.
    Attività «coperta», accanto a quella paramilitare, era la incessante fomentazione delle manifestazioni di massa «spontanee» che si riversavano sulle piazze italiane non soltanto per motivi sindacali e di lavoro, ma anche e soprattutto (e questo era il lato antinazionale, illegale) per ogni occasione in cui si trattava di spalleggiare gli interessi strategici sovietici: campagne per la pace e per il disarmo, contro la presenza di missili Nato in Italia (mentre quelli russi erano puntati sull’Europa), addirittura contro l’entrata dell’Italia nel Sistema monetario europeo. Erano pressioni molto forti, miranti anche a mantenere saldo il principio che senza il consenso dei comunisti non si poteva governare; e questo spiega il consociativismo della prima Repubblica, con il governo costantemente sottoposto al ricatto della piazza.
    Alla fine non si può non approvare il Vicepresidente della «Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi» Vincenzo R. Manca quando, nella presentazione del volume, ritiene doveroso proporre all’attenzione della magistratura i risultati della ricerca svolta da Donno. E si spera anche che la stampa italiana non dimostri per l’ennesima volta il suo servilismo verso la sinistra con il solito silenzio, con la solita cortina fumogena.

    .............


    LEGGETE COMPAGNI LEGGETE, CHE PIU' LEGGETE PIU' (forse) CAPIRETE


  4. #4
    Cattolico-Liberale
    Data Registrazione
    01 Mar 2003
    Località
    Venezia
    Messaggi
    716
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dovrebbero anche leggere il libro Oro da Mosca, scritto da Valerio Riva che contiene i documenti originali concessi dall'Archivio Centrale dell'ex KGB di Mosca laddove si enunciano i legami e i finanziamenti di oltre 1000 miliardi di lire che l'Unione Sovietica ha concesso al PCI dal 1950 al 1991.
    Vi è inoltre un'attenta analisi supportata da altrettanti documenti sulla struttura militare clandestina ed illegale capeggiata dal PCI con il compito di preparare un'insurrezione armata..
    Baltasar Gracián y Morales: Certuni sarebbero saggi, se non fossero persuasi di esserlo.

    Niccolò Machiavelli: Gli uomini non buoni temono sempre che altri non operino contro di loro quello che pare loro meritare.


  5. #5
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Oct 2003
    Località
    ..
    Messaggi
    2,693
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Questa volta mi scuso con la redazione, in effetti era qui che andava aperto il 3d.....


    Sorry....



    ...


    Anche questo non e' male. Almeno per permettere ai compagni di cominciare a farsi una cultura




    Crimini e misfatti del comunismo italiano, dal caso Gramsci all'espulsione di Silone, dai prigionieri di guerra in Urss alla tragedia delle foibe, dal triangolo della morte ai finanziamenti di Mosca al Pci, dal tesoro di Dongo all'affaire Moro. In venti saggi di storici ed esperti coordinati da Sergio Bertelli, il ritratto delle pagine più nere e degli anni più bui del partito comunista italiano.

  6. #6
    Cattolico-Liberale
    Data Registrazione
    01 Mar 2003
    Località
    Venezia
    Messaggi
    716
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non leggono queste cose.. Loro leggono la Bibbia di Marx (Il Capitale)
    Baltasar Gracián y Morales: Certuni sarebbero saggi, se non fossero persuasi di esserlo.

    Niccolò Machiavelli: Gli uomini non buoni temono sempre che altri non operino contro di loro quello che pare loro meritare.


  7. #7
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ottimi libri

    Questi due libri, "LA GLADIO ROSSA DEL PCI" e "PCI-LA STORIA DIMENTICATA" fanno parte da più tempo della ricca Biblioteca della LIBERA ASSOCIAZIONE PADUS 996 di Brescia.
    Sono due ottimi volumi e ricchi di documentazione, specialmente quello di Gianni Donno.

    www.padus996.it Sito dell'associazione PADUS 996

    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=20587 BIBLIOTECA DE ASSOCIAZIONE PADUS 996
    La massoneria il vero nemico!

  8. #8
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    112,033
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito


  9. #9
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Oct 2003
    Località
    ..
    Messaggi
    2,693
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Chiedo cortesemente ai moderatori se almeno in questo forum e' possibile intavolare discussioni serie senza che il guitto Mr Bojangles debba intervenire.

    Non dubito che la richiesta sara' accolta.

    Grazie

  10. #10
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    112,033
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine postato da Michele S-
    Chiedo cortesemente ai moderatori se almeno in questo forum e' possibile intavolare discussioni serie senza che il guitto Mr Bojangles debba intervenire.

    Non dubito che la richiesta sara' accolta.

    Grazie
    L'hai postata sul principale, questa SERISSIMA "discussione"; i "guitti" vengono mandati a razzolare tra gli scarti della mensa, quando il padrone si stufa di loro.

    A cibarsi di bucce di banana...

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Gladio
    Di nicolas eymeric nel forum Destra Radicale
    Risposte: 209
    Ultimo Messaggio: 02-04-06, 17:29
  2. Gladio Rossa e Oro di Dongo
    Di Michele S- nel forum Storia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-02-06, 18:27
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 26-05-04, 03:01

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226