L' ho ravvisata dall' odore. Odore di lavanda, di acqua e sapone, di gioventù. Odore di ninfetta. Mi volto ed è proprio lei: Dolores, Lola, Lolita. La donna-bambina. Il frutto proibito. Croce e delizia di tutti gli attempati Humbert Humbert del pianeta. Incluso il sottoscritto.
E' seduta alle mie spalle in compagnia di un amica. Maledico lo sferragliare del tram che m' impedisce di godere appieno del cinguettio della sua voce argentina. Sistemandomi alla meglio riesco a contemplarla a mio agio per un, ahimé, troppo breve tragitto: si e no 16 anni, una nuvola di capelli odorosi, una collana di perle bianchissime al posto dei denti, un sorriso ingenuo e malizioso al contempo, da donna già adulta. Una Lolita ungherese di una bellezza abbagliante, stordente. Sentendosi fissata, nell' alzarsi mi guarda. Due occhi grandi e collerici mi trafiggono da parte a parte. E' un occhiata raggelante la sua, colma di disprezzo. Come è giusto che sia. Ben mi sta.
Un occhiata che mi lascia impietrito, con la morte nel cuore.
Un occhiata che per un po', ma solo per un brevissimo lasso di tempo, mi distoglierà dal fantasticare su Lola-Lola.
La donna bambina.
G. Guelfi




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