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  1. #1
    Vox
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    Predefinito Ministro ... TreMonti ...

    Si dimette o no?

    Finalmente l'anno vecchio se n'è andato...portando con se gioie e dolori ... ecco ... l'anno nuovo con tutte le sue belle speranze e i suoi buoni propositi... ma anche qualche scadenza ... di una vecchia promessa... del ragionier di Stato Giulietto Tremonti:

    "Prometto che ... mi dimetto se non riuscirò a portare il bilancio dello Stato in pareggio entro il 31/12/2003" ...

    Bruxelles, 11 Luglio 2001
    Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non ha fatto cifre sui conti pubblici, ma ha ripetuto che il nuovo esecutivo di Roma vuole rispettare i parametri di finanza pubblica concordati con i partner europei. Per spiegare la sua volontà di andarsene se non sarà rispettata la scadenza chiave del 2003, Tremonti ha richiamato la memoria di Quintino Sella, ministro del Tesoro del regno d'Italia celebre per il suo rigore. "Nell'ufficio del ministero c'è la scrivania di Quintino Sella, quella scrivania sarebbe liberata se il pareggio di bilancio nel 2003 non fosse raggiunto".

    Fonte: ANSA
    Promessa scaduta da giorni: 2

    Allora ... Ministro Tremonti si dimette oppure no?

    Al cantar l'uccello ...
    e al pensar il cervello.

    B.

  2. #2
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    La coerenza è il suo forte ....... vedrai ha già spedito la lettera di dimissioni ...... ma causa festività..













    Il ministro Tremonti è quel simpatico economista che giurò e spergiurò che l'Ulivo non sarebbe riuscito ad entrare in Europa. Secondo lui, anzi, non ci si doveva nemmeno provare. Divenuto ministro, e non sapendo far di conto, ha deciso di buttarla sulla cabala: "il governo dell'Ulivo ci ha lasciato 10.000 miliardi di deficit", diceva a giugno 2001. "no, mi ero sbagliato: il buco è di 30.000 miliardi", aggiungeva a settembre.

    Quando la Commissione Europea promosse i conti dell'Italia, nel gennaio del 2002, Tremonti se ne andò a Bruxelles da bravo scolaretto ringraziando e confessando che il buco non c'era, in realtà. Per merito del governo Berlusconi.

    Tutto finito? Macchè. Il buco torna, più grande di prima (37.000 miliardi) ad aprile: quando, cioè, il governo capisce che non potrà onorare la promessa della diminuzione delle tasse. E cosa c'è di più facile di incolpare i governi dell'Ulivo, già promossi da Bruxelles?

    Come all'asilo Mariuccia: è sempre colpa dell'altro. E intanto la Commissione Europea e la BCE gli danno dell'incompetente. Ottimo, per un sedicente economista!

    In più, nel 2002 i dati ISTAT mostrano un paese con il 7,8% di entrate fiscali in meno e il debito pubblico più alto della storia italiana, oltre ad un tasso di crescita scarso (0,1%) e ad un crollo della produzione industriale (leggi).

    Ciliegina sulla torta? Moody's promuove i conti italiani: il governo (nella fattispecie Tremonti e Berlusconi) gongolano, si fanno belli davanti ai media. Peccato che il dato si riferisse al quinquennio 1996-2001: proprio gli anni del risanamento dell'Ulivo.
    Tutto nel silenzio colpevole della stampa.



    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  3. #3
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    Tremonti: 'La promessa è mantenuta'
    (ANSA) - ROMA, 2 GEN - Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti - in un'intervista al Messaggero - pur ammettendo di non essere riuscito a riportare in pareggio il bilancio dello Stato nei tempi previsti - ha annunciato di aver regalato la storica scrivania di Quintino Sella al Museo Nazionale del Risorgimento di Roma, così adempiendo alla promessa fatta di "liberarla" nel caso - poi verificatosi - di non riuscire nel pareggio di Bilancio. 'Noi rispettiamo sempre gli impegni presi', conclude il Ministro Tremonti, 'anche se ci impongono qualche sacrificio'.
    2004-01-02 - 12:03:00

  4. #4
    "SI PUO' FARE"
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    di Sergio Sergi

    L'Europa promuove i conti dell’Ulivo. Dov'è il "buco" sbandierato da Tremonti?


    Bruxelles - Un panorama idilliaco. I conti italiani? “Tra i migliori in Europa!”. Mica stiamo a scherzare. Mancavano, a Giulio Tremonti, il ministro dell’Economia, il fiocco al collo, il grembiulino alle ginocchia, i calzettoni e i pantaloni alla zuava e l’avrebbero scambiato per lo scolaro che torna a casa e consegna la pagellina del primo trimestre. É stato bravo, vero? Ma senza dubbio, che portento, che risultato da campioncino, un alunno diligente e modello. E il buco, bambino, il buco dov’è finito? Non facciamo che ci nascondi la verità, potrebbe allungarti il naso. Ma quale buco! I conti italiani - “me l’hanno detto anche i miei colleghi giunti da tutt’Europa” - sono tra i migliori”. Anzi, ecco il concetto che rende maggiormente per un titolo di giornale: “I conti pubblici italiani sono eccezionalmente normali”. Che battuta: la normalità che diventa eccezione. Un capolavoro. E non basta. “In verità, un po’ tutti i numeri italiani sono ottimi, e molti vanno meglio del previsto, come quelli che segnalano il rientro dei capitali dall’estero”. Ma sì, tutto fila liscio e dopo Natale, dopo un lento avvio, una valanga di danaro ha ripreso la via di casa. Siamo sommersi. Non è che ci racconta le bugie? Suvvia, non è tempo.
    Lo scolaro Tremonti è tanto felice e salta di gioia. Vuole dire una poesia, dopo le feste per la bella pagella. Una poesia agli italiani. Ce l’ha sulla punta della lingua, non ha potuto recitarla lunedì perché i giornali l’indomani non sarebbero stati in edicola e si prende la rivincita. Cita Scott Fitzgerald in “Tenera è la notte” per ricordare che “la Svizzera è un posto dove poche cose nascono e molte muoiono”. Un appello ai connazionali perché abbandonino le banche della Confederazione e riportino i loro capitali in Italia: “Non credo che gli italiani vogliano far morire i loro soldi in Svizzera”. Un appello che avrà molta presa, di sicuro, nelle famiglie con un solo stipendio, tra i pensionati e i giovani. Che fugone dai “caveaux” elvetici, tutti “spalloni” alla rovescia per i valichi alpini. Tutta roba buona per i conti pubblici che sono in perfetta regola. Meglio di quelli della Germania, che soffre e rischia la febbre del 3%. Peccato che lo scolaretto dimentica di dire, peccato d’infanzia, che i conti sono quelli che ha ereditato dal governo di centro-sinistra. Ha, di fatto, copiato la pagellina, quella bella.
    E ha avuto facile gioco Piero Fassino, a Bruxelles per una serie di incontri, a dire: “Sono lieto che sia sparito il buco di cui Tremonti ha parlato a milioni di italiani in tv. Adesso, decenza vorrebbe, che il ministro tornasse davanti alle telecamere per spiegare che la voragine dei conti non è mai esistita e chiedere scusa per aver detto una cosa non vera”. Fassino ha stigmatizzato il comportamento ambiguo e grave del ministro: “Tutte le volte che viene in Europa offre un quadro ottimistico, poi torna in Italia e racconta altre verità”.
    I ministri finanziari hanno approvato i “programmi di stabilità” di cinque paesi (Belgio, Olanda, Austria, Finlandia e Lussemburgo) e quello di “convergenza” della Svezia, nazione fuori dall’area della moneta unica. Tutti in linea con il “Patto di stabilità e crescita”. Sui lavori ha aleggiato il problema della Germania e del Portogallo nei cui confronti potrebbe essere indirizzato una sorta di “avvertimento”a non sforare il 3% del deficit. Nella riunione la possibilità di un ammonimento è stata allontanata. Il commissario agli Affari economici e monetari, Pedro Solbes, ha confessato che un provvedimento che avesse come obiettivo il più grande paese dell’Ue “è una decisione difficile”.
    Un altro annuncio di Tremonti: l’Italia condividerebbe un’iniziativa collegiale di abolizione delle monetine in centesimi dell’euro, come ha già fatto la Finlandia. Dice che sarebbe un evento molto popolare. Il governo, infine, ricorrerà contro la decisione della Commissione che penalizza le fusioni bancarie.

    tratto da "l'Unità" del 22 gennaio 2002



    da l'Unità del 5/4/2002

    Il governo non riduce le tasse, forse le aumenta e la colpa è tutta del 'buco' di bilancio


    Il governo per ora non riduce le tasse, tutt'altro. Berlusconi non esclude la possibilità di manovre economiche 'correttive'. Il motivo di quella che rischia di passare come la più clamorosa delle bugie elettorali? La risposta del governo è disarmante: è colpa della crisi economica internazionale, anzi è tutta colpa della sinistra che ha governato e ha creato il famigerato 'buco' di bilancio.

    Ed ecco che ritorna d'attualità il fantomatico 'buco' di bilancio sbandierato dal ministro Tremonti in diretta Tv qualche mese fa e poi ridimensionato clamorosamente. Fatto sta che il ritorno della polemica coincide con le preoccupazioni del governo per i conti pubblici che spinge Berlusconi a non negare eventuali manovre correttive: «Nessuno ha la palla di vetro. Vedremo come va l'economia, come potrà andare. C'è la guerra in Medio Oriente. Le industrie avevano iniziato a vedere rosa. Ma adesso c'è uno scenario preoccupante...».

    L'opposizione però non ci sta: «Non solo non è mai esistito il buco di cui Berlusconi e Tremonti vanno parlando ma la verità è che siamo di fronte ad un governo che, dopo anni di risanamento, sta creando lui un buco consistente. E se andrà avanti così alla fine dell'anno sarà di oltre 50 mila miliardi». Tocca a Piero Fassino respingere con forza l'accusa lanciata dal presidente del Consiglio, nella sua visita a Mosca, sul presunto buco nei conti pubblici.

    In una conferenza stampa (convocata insieme all'ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco e ai capigruppo di Camera e Senato Luciano Violante e Gavino Angius) attacca la politica economica del centrodestra sostenendo che «il deficit pubblico è ora in consistente peggioramento».

    «Vorrei far notare - sottolinea il segretario dei Ds - che dal 1997 al 2001 il deficit del bilancio dello Stato è costantemente diminuito anno dopo anno mentre, per la prima volta, quest'anno aumenta e aumenta consistentemente. La ragione - sostiene Fassino - è che sono previste entrate che, in realtà, erano fasulle, non ci sono, e si sono approvate leggi senza copertura per le spese. Quindi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui si spendono soldi che non si hanno e non entrano soldi che si sono previsti».

    Dalla maggioranza replica Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia: «Fassino e Angius non riescono a digerire la realtà dei fatti, e cioè che il buco da trentasettemila miliardi l'hanno fatto i governi ulivisti». «Non lo dice solo il governo Berlusconi - ha aggiunto - lo confermano anche la Banca d'Italia, l'Ocse e il Fondo Monetario Internazionale».

    Ma a confermare le preoccupazioni sull'andamento dei conti ci sono anche i richiami che il ministro del Tesoro ha fatto a tutte le amministrazioni pubbliche sul rispetto della «stretta» decisa sui conti. E lo ha fatto con tre corpose circolari nelle quali spiega che il rispetto delle norme, tra cui una riduzione di «almeno il 10% dei consumi intermedi» esclusi quelli per il personale e per l'acquisto di armamenti, è necessario per raggiungere l' obiettivo del pareggio di bilancio che l' Italia ha programmato per il 2003.

    articolo tratto da l'Unità del 5.04.2002





    la BCE smonta Tremonti






    di Bianca Di Giovanni


    La vendita degli immobili non equivale al risanamento. Quanto alla ripresa, resta forte l’incertezza sulla sua effettiva portata. Con queste due osservazioni la Banca centrale europea smonta il castello costruito da Giulio Tremonti sulla nuova era della finanza pubblica, e torna a mettere in guardia Roma da provvedimenti «una tantum» (l’aveva già fatto la Commissione, avanzando parecchi dubbi sulla cartolarizzazione del Lotto), una sorta di tampone che blocca la strada alle riforme strutturali, assai più necessarie. Ultimo avvertimento di Wim Duisenberg: rispettare il patto di stabilità, altrimenti ne sarebbe compromessa la «credibilità della politica di bilancio».
    È il primo colpo alla finanza targata Tremonti. Poche ore più tardi giungono da Bruxelles le anticipazioni del rapporto di primavera che sarà presentato oggi. E la polemica sui numeri riesplode. La crescita dell’Italia per quest’anno non sarà superiore all’1,4%, contro il 2,3 ribadito dal governo. Minor crescita significa anche minori entrate (allarme lanciato già da settimane dall’opposizione), quindi un deficit dell’1,3% per il 2002 contro lo 0,5% previsto dal governo. Il dato, secondo l’Ue, resterà invariato nel 2003 (nonostante una crescita del 2,7%), anno in cui Tremonti si è impegnato a raggiungere il pareggio. L' inflazione media annua in italia dovrebbe attestarsi al 2,2% quest'anno per raggiungere il 2% solo nel 2003. Le cifre italiane sono esattamente allineate a quelle previste per la zona euro. Il livello della disoccupazione nel 2002 resterà invariato al 9,5% mentre dovrebbe ridursi all'8,9% nel 2003.

    Insomma, per Via XX Settembre è una doccia fredda (solo l’altro ieri Tremonti aveva ribadito in Parlamento i suoi obiettivi). Tanto che il ministero diffonde commenti anonimi in cui si insiste sugli obiettivi noti, e si sottolinea che «il governo, nei suoi documenti ufficiali, formula obiettivi che incorporano l'azione di politica del governo stesso. Nelle sedi internazionali si formulano previsioni e stime».

    Eppure anche per l’Isae i dati sulla crescita sono molto più vicini a quelli stimati da Bruxelles. Inoltre secondo l’Istituto il pareggio di bilancio potrà essere raggiunto nel 2003 solo grazie ad una manovra di 10 miliardi di euro e la «messa a reddito» del patrimonio pubblico.

    La messa all’indice dell’Italia arriva lo stesso giorno in cui il decreto salva-deficit subisce uno stop in Parlamento. Il servizio bilancio di Montecitorio, infatti, chiede di verificare la compatibilità dell’operazione Infrastrutture Spa e della Patrimonio dello Stato Spa con le regole di contabilità pubblica in vigore in ambito comunitario. Le perplessità del servizio parlamentare si concentrano sulla prima società, che è destinata a reperire sul mercato dei capitali risorse per finanziare le opere pubbliche. Il tutto a fronte della garanzia pubblica. In questo modo una parte rilevante della spesa per investimenti in conto capitale uscirebbe dagli aggregati della finanza pubblica , per confluire nel bilancio privatistico della Spa. I tecnici della Camera chiedono poi lumi sul presunto miglioramento del fabbisogno statale, nonché «sulla riduzione del contributo a carico del bilancio dello Stato per la realizzazione di opere pubbliche», di cui parla il governo nella relazione tecnica di accompagnamento al decreto senza fornire indicazioni quantitative sugli effetti finanziari. Il Tesoro non indica neanche una cifra. In compenso, però, si affretta a scrivere che gli effetti delle norme contribuiranno a contenere il deficit nello 0,5% indicato tra gli obiettivi. Contro il varo del testo (almeno così com’è) l’opposizione ha già fatto quadrato ed ha chiesto una serie di audizioni (tra cui la Corte dei Conti), a seguito delle quali presenterà i suoi emendamenti. In ogni caso l’allarme è al massimo grado, perché «le ipotesi sono due - dichiara Alfiero Grandi - o intendono vendere il Colosseo al classico petroliere americano oppure stanno creando debito pubblico, aggirando le regole di Maastricht».




    articolo tratto da l'Unità del 23.04.2002
    Moody's, l'informazione negata






    di Antonio Padellaro

    Silvio Berlusconi esce di corsa dal Consiglio dei ministri dove è in corso la rissa Bossi-Buttiglione sull’immigrazione e annuncia al mondo che, grazie all’arresto di ben 241 criminali, soprattutto pericolose extracomunitarie dedite alla prostituzione, «le forze del bene hanno trionfato sulle forze del male». L’indomani (cioé ieri), l’intero sistema mediatico, con poche eccezioni, dedica grande risalto alle forze del bene che si prodigano per tutelare la sicurezza dei cittadini. I litigi nel governo, naturalmente, finiscono a fondo pagina. Nei telegiornali, sui giornali il premier, dunque, ha vinto una volta ancora. Gli elettori, chiamati fra pochi giorni a esprimersi, ne terranno conto.

    L’uso politico della comunicazione è quasi una necessità per ogni governo che si rispetti. La manipolazione delle notizie, abituale nei regimi autoritari, è una patologia nelle democrazie. Mentre la disinformazione, legalizzata ed elevata a raffinato sistema, oggi, per quanto ne sappiamo, è al potere soltanto in Italia. C’è la concentrazione di una parte ampia di emittenti e di organi di informazione sotto il controllo, diretto o indiretto, del presidente del Consiglio. Ci sono i riflessi condizionati dei media, il cane di Pavlov che, il piccolo grande comunicatore, minaccia e blandisce. Un combinato disposto che ha prodotto e spacciato la favola di Berlusconi artefice dell’ingresso della Russia nella Nato. Un accordo che altri avevano trattato e concluso e che una sera il premier ha fatto suo, bruciando sul tempo l’annuncio ufficiale di Bruxelles. La stampa è quasi obbligata a cascarci: Palazzo Chigi comunica, le agenzie rilanciano, i tg annunciano, l’urgenza preme. Smarcarsi dalla concorrenza che ha già il titolo in pagina, non è possibile. Fa niente che Mosca sarebbe entrata nella Nato anche senza Berlusconi. Quella è ormai diventata la notizia del giorno, anzi della notte.

    Osservate, nelle rassegne stampa dei tg c’è già lui che sorride e stringe la mano a Putin. La storia è piena di fame usurpate, di battaglie vinte e mai combattute. Domani il premier potrà millantare: grazie a me la guerra fredda è finita.
    Gli studiosi più aggiornati ci spiegano che il successo dell’Uomo di Arcore «trova il suo fondamento profondo nella capacità di Berlusconi di accedere direttamente ai codici emotivi dell’inconscio collettivo» . Che lui si rivolge al bambino che è in noi utilizzando massicciamente gli strumenti della manipolazione semantica della realtà, dell’affabulazione, dell’edulcorazione narrativa degli eventi (Alessandro Amadori nel bel saggio: «Mi consenta»). Tutto vero, ma la falsificazione dei fatti, è un’altra cosa. Mercoledì scorso doveva essere una giornata mesta per l’economia italiana e per il governo che festeggiava la prima candelina con la crescita impercettibile del Pil e la caduta della produzione industriale. Un Tremonti paonazzo, più si aggrappa allo zero uno, più scivola nel famoso buco. Un Marzano imbarazzato, impapocchia previsioni. Di Berlusconi neppure l’ombra.

    Poi, come il Settimo Cavalleria, arriva Moody’s. È il leader mondiale nel settore del rating: le sue valutazioni riguardano lo stato delle finanze di migliaia di società e di un centinaio di nazioni. Il giudizio sull’Italia è migliorato, ma le valutazioni di Moody’s riguardano un arco compreso fra i cinque e i dieci anni. Se un merito c’è, va attribuito quindi ai governi precedenti e all’effetto trainante dell’Europa. Ma chi ci bada. La notizia falsa del giorno, rimbalzata da tg a tg, è questa: «Moody’s promuove l’Italia, la sua economia va». Tremonti rifiorisce, Berlusconi compare su tutti gli schermi per diffondere la buona novella. Non era mai accaduto che il giudizio attribuito al debito di una nazione fosse utilizzato per motivi politici, dicono scandalizzati gli analisti dell’Agenzia a Roberto Rezzo dell’«Unità». In Italia succede di peggio. Un governo s’impossessa di ciò che non è suo per ragioni di bassa propaganda elettorale. E la contraffazione viene presa per buona dal sistema mediatico, mai sfiorato dal dubbio.
    Freimut Duve, rappresentante Osce per la libertà dei media ha detto che, con un’informazione del genere, quando entrerà in vigore il Trattato di Nizza, l’Italia avrà dei problemi.
    Come se non li avesse già.



    articolo tratto da l'Unità
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #5
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    Strano che nessuno difenda il super ministro ... ideologo della finanza creativa .... padrino dei condoni ... ma ... si dimette oppure no?

    B.

  6. #6
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    In Origine Postato da Barbanera
    Strano che nessuno difenda il super ministro ... ideologo della finanza creativa .... padrino dei condoni ... ma ... si dimette oppure no?

    B.
    Adesso hanno da fare con le dimissioni di Prodi; dopo quelle di Angius...


  7. #7
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    Il fabbisogno nei dodici mesi oltre i 38 miliardi di euro
    Tremonti: "Risultato migliore delle previsioni"
    Peggiora il deficit dello Stato nel 2003 dodici miliardi in più


    Giulio Tremonti

    ROMA - Si allarga il buco nei conti dello Stato. Il fabbisogno del 2003 è infatti salito a 38,2 miliardi contro i 26,04 del 2002. Rispetto all'anno precedente insomma il peggioramento è stato di oltre 12 miliardi di euro.

    Nemmeno il mese di dicembre, tradizionalmente positivo per il Tesoro grazie alla gran messe di entrate tributarie, ha contribuito a risollevare la situazione. L'avanzo nei conti c'è stato, ma anche in questo caso i risultati sono stati inferiori a quelli dell'anno precedente. Lo scorso dicembre infatti si è registrato un avanzo di circa 16.700 milioni, nello stesso mese del 2002 l'avanzo era stato di 23.103 milioni.

    Le cifre insomma confermano le preoccupazioni sui conti pubblici, anche se Tremonti si dichiara soddisfatto. "E' andata molto meglio del previsto", dicono infatti al ministero dell'Economia. Le tabelle del ministero infatti, contenute nell'aggiornamento del Dpef rilasciato ad ottobre, parlavano di un buco a fine anno di 45 miliardi di euro (90 mila miliardi di vecchie lire circa). Di fronte a questa previsione a dir poco disastrosa, non c'è dubbio che avere contenuto il deficit a "soli" 38 miliardi sia un successo. Resta però il fatto che i risultati conseguiti nell'ultimo anno sono peggiori rispetto al 2002.


    L'articolo

    CHI le aveva fatte le previsioni?

  8. #8
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Il fabbisogno nei dodici mesi oltre i 38 miliardi di euro
    Tremonti: "Risultato migliore delle previsioni"
    Peggiora il deficit dello Stato nel 2003 dodici miliardi in più


    CHI le aveva fatte le previsioni?
    Televideo
    02/01 18.57
    Lega agli alleati: Tremonti non si tocca
    In vista della verifica nella maggioranza, Calderoli, coordinatore della Lega, avverte: 'Tremonti non si tocca. Se qualcuno pensasse di modificare le sue deleghe vorrebbe dire che questo governo se ne va a casa'. E aggiunge:' Toccare Tremonti sarebbe come cambiare il presidente del Consiglio, inaccettabile'. 'Abbiamo votato la fiducia a questo governo, a questa squadra', sottolinea. Landolfi, portavoce di An, replica: la Lega non dia 'segni di nervosismo' e ironizza: 'Credevamo che anche per la Lega il premier fosse Berlusconi, non Tremonti'.

    Engineered by Rainet

    Non toccate il ragioniere ... e niente nervosismo ...

    Al cantar l'uccello ...

    B.

  9. #9
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    In Origine Postato da Barbanera
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    Lega agli alleati: Tremonti non si tocca
    In vista della verifica nella maggioranza, Calderoli, coordinatore della Lega, avverte: 'Tremonti non si tocca. Se qualcuno pensasse di modificare le sue deleghe vorrebbe dire che questo governo se ne va a casa'. E aggiunge:' Toccare Tremonti sarebbe come cambiare il presidente del Consiglio, inaccettabile'. 'Abbiamo votato la fiducia a questo governo, a questa squadra', sottolinea. Landolfi, portavoce di An, replica: la Lega non dia 'segni di nervosismo' e ironizza: 'Credevamo che anche per la Lega il premier fosse Berlusconi, non Tremonti'.

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    Non toccate il ragioniere ... e niente nervosismo ...

    Al cantar l'uccello ...

    B.
    Se cade il ragioniere cade il governicchio.

    L'uomo in canottiera lo sa, come lo sa l'uomo con le scarpe col rialzo.
    AN riuscirebbe comunque a riciclarsi; come Bottiglione e Pierferdi.
    I due uomini (più il ragioniere), NO!

  10. #10
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Se cade il ragioniere cade il governicchio.

    Per il momento fa scivolare NOI ...
    con questa bella strenna sulla finanziaria 2004 ...

    che prevede l'aumento sulle sigarette che di circa 20 centesimi a pacchetto. Più cari birra e superalcolici, mentre
    viaggiare in aereo, con la nuova 'tassa sui voli', costera' un euro in piu' per ogni ogni passeggero imbarcato.

    - AUTOSTRADE: dovrebbe arrivare entro gennaio l'aumento dei pedaggi, stimato in media del 2%. La decisione definitiva dovra' essere presa nei prossimi giorni dal Cipe, che dara' il via libera all'intesa Anas-Autostrade spa che prevede, a fonte del rincaro, investimenti per 4,8 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

    - NETTEZZA URBANA: secondo le previsioni dei consumatori la tariffa crescera' nel 2004 di circa il 5,5%, passando da 185 a 197 euro l'anno, con un rincaro cioe' di 12 euro.

    - RC AUTO: gli aumenti dovrebbero essere nel 2004 del 3,5%, cioe' di circa 25 euro. La spesa media per la polizza raggiungera' quindi gli 870 euro.

    - SERVIZI BANCARI: dopo il +25% registrato dall'introduzione dell'euro a tutto il 2003, l'incremento che i consumatori stimano per il 2004 e' del 9%.

    - ABBIGLIAMENTO E CALZATURE: i prezzi di scarpe e vestiti saliranno dell'8%, in lieve ribasso rispetto agli aumenti a due cifre che i consumatori avevano calcolato nei due anni precedenti.

    - ALIMENTARI: la spesa per frutta e verdura crescera' ancora. I rincari, secondo i consumatori, dovrebbero essere nell'ordine del 6,5%.

    - SCUOLA: le spese per l'istruzione cresceranno del 4%, oltre i 460 euro l'anno.

    - ALBERGHI, BAR E RISTORANTI: neanche i pubblici esercizi saranno risparmiati dai rincari. L'aumento sara' secondo i consumatori del 3%

    Da aggiungere l'aumento del canone TV ... ed altro ancora ...
    VIVA il nuovo miracolo italiano ...

    Al cantar l'uccello ...

    B.

 

 
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