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    brescianofobo
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    Predefinito Libero news - un classico del pollismo: NATALE A CASA BERLUSCONI



    Libero, 27 dicembre 2003

    COMMENTI, SFOGHI E RICORDI: COSÌ LE ORE DELLA VIGILIA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI RITORNO DA ROMA

    NOTTE Di NATALE CON BERLUSCONI

    L'inviato di Libero a tu per tu col Premier nella solitudine di Arcore


    di RENATO FARINA

    La villa di Arcore è circondata di luci e di carabinieri. È la notte di Natale. Ci sono sbarramenti sulla strada che non si erano mai visti in questa Brianza dalle lievi colline. Le rare auto si incrociano veloci: vanno verso porti sicuri. Le finestre nelle vie intorno sono appannate dal vapore delle grandi tavolate famigliari. La telefonata era arrivata dieci minuti prima: «Siamo appena arrivati da Roma. Starà facendo il cenone in famiglia anche lei...». Suono il campanello di Silvio Berlusconi.
    C'e proprio un cielo fiammeggiante di stelle, come non capitava da un sacco di Natali, qui in Lombardia. Forse per incoraggiamento. Apprenderò tra poco che il Natale 2003 sarebbe stato quello a più alto rischio della nostra storia italiana. Il bersaglio di un possibile attentato era Roma, San Pietro, il Papa. Ci sarà posto per altro, in questa conversazione: Cossiga che invita a «usare il potere» mandando la Guardia di finanza dai nemici, scioperi selvaggi e Cobas del latte da trattare con le maniere dure, il caso della Parmalat. Nella notte che in questa parte dei mondo chiamiamo "Santa" ho annotato anzitutto le frasi del premier sul terrorismo incombente: «Che giornata terribile è stata questa. Domanì i giornali non escono, vero? E allora posse dirle che la questione vera non è stata il decreto sulle tivù, che peraltro ha avuto l'immediata consenso del Quirinale, ma la notizia precisa e verificata di un attentato su Roma nel giorno di Natale». Come, come? Cos'è, un film? «Un aereo dirottato sul Vaticano. Un attacco dal cielo, chiaro? La minaccia del terrorismo è in questo istante altissima. Ho passato la Vigilia a Roma per fronteggiare la situazione. Ora mi sento tranquillo. Passerà. Lo diceva Eduardo. Non è fatalismo, ma la coscienza di avere la guardia alta. Se hanno organizzato questo,non ce la faranno». La gente non sa, andrà in piazza. Ed il Papa... «Nel mese di novembre ero stato informato di un possibile attentato devastante che avrebbe colpito un certo giorno le metropolitane di Roma o di Milano. C'era chi insisteva perché fossero chiuse le stazioni. Mi sono assunto la responsabilità di evitare certe misure. Avrebbero avuto sulle menti della gente lo stesso effetto di un attentato, ci avrebbero uccisi di dentro, con conseguenze sociali ed economiche drammatiche. Il terrorismo vuole farci chiudere. Ho preferito raddoppiare i controlli. Bisogna convivere con l'incubo, combattendo i violenti ovunque, ma senza permettere che le precauzioni blocchino la vita. Vede, io credo che sarà più forte la nostra libertà, il desiderio di vivere, di costruire. Ci deve essere, c'è, qualcosa di più forte di chi vuol darci guerra e morte il giorno della nascita di Dio». Adesso che scrivo si può tirare il fiato: è andata. La paura resta, ma si attenua.

    I ragazzi di Nassiriya
    San Pietro e il Papa, certo. Ma anche le grandi case di Arcore e Macherio (i paesi della Brianza milanese dove il premier ha lavoro e famiglia) erano bersagli alternativi e plausibili. Moglie e figli del Cavaliere? All'estero, probabilmente. E che ci sia di mezzo Al Qaeda è ovvio. Di questo però il Cavaliere non ha riferito nulla di nulla. Nel silenzio della residenza deserta lottavano due Berlusconi: il mitico Ganassa, che è la traduzione milanese del capitan Fracassa, con la tentazione di paragonarsi al Papa e poi di fare un parallelo tra Villa San Martino e la Basilica di San Pietro come simboli dell'Occidente; e l'altro, il Berlusconi delle grandi decisioni. Un uomo che mi ha confessato: «Quando penso ai 19 caduti a Nassiriya mi dico: se invece di essere io al governo ci fosse stato, che so, D' Alema, non li avrebbe mandati in Iraq e sarebbero vivi. Mi sento responsabile. È stata una scelta grave, ma quelli che sono morti li sento parte di me, e lo rifarei». Ha vinto questo Berlusconi, e non ha sollevato le cateratte della vanità, niente, neanche un lamento, ed è una cosa da statista, persino da uomo coraggioso.

    L'albero di Emilio Fede
    Mi rendo conto che, se invece del Berlusca ci fosse uno di sinistra, bisognerebbe tirare fuori a questo punto una citazione di Shakespeare sulla maestà e la miseria del potere eccetera. Con Berlusconi, l'operazione per fortuna è impossibile. Trasferisce subito il suo personaggio, che già si stava vestendo per una trama epica da teatro oxfordiano, a Cologno Monzese, che peraltro e dalle nostre parti. Ma come? Rischia di venire giù il mondo, e forse lo Stige infuocato tracimerà in casa sua. Sta reggendo benissimo il ruolo. Poi, invece di chinare meditabondo il capo o di sfidare con l'indice l'Oscuro Nemico, che fa il Berlusca? Mi porta a vedere nel cortiletto, l'albero di Natale, «dono di Emilio Fede», rimpinzato di palle rosse enormi e di lampadine tipo bengala, con un biglietto grande così e la firma immensa. Si avvoltola freddoloso in un mantello nero orlato di rosso, e sorride pensando a Emilio Fede. Ricorda qualcosa dell'infanzia, ecco chi mi ricorda: Zorro! Ed io mi sento tanto sergente Garcia. Infatti smette di pensare a Osama e pensa agli orfanelli, sul serio. Dice: «Tutti i doni arrivati qui li ho quasi tutti fatti distribuire alle suore che curano i poveri, mi tengo solo quest'albero». Due anni fa, accompagnava i visitatori a godersi da vicino una mirabolante riproduzione neanche troppo in miniatura di una cascina lombarda: «È un regalo dell'Umberto Bossi», ripeteva mostrando i suoi innumerevoli denti per la contentezza. Ma questo Natale è diverso.
    L'illuminazione è fioca nell'anticamera ormai quasi sgombra di pacchi. C'è un gigantesco panettone solitario, snudato della sua confezione dorata. Non è come gli altri anni, quando fino all'ultima ora c'era il via vai di personaggi che si sistemavano il paltò e andavano via dopo aver ricevuto una promessa. Silvio Berlusconi agli ospiti metteva fretta ma senza fretta, con gentilezza: c'era il cenone che lo aspettava.. Veronica al telefono diceva: «Ci siamo tutti». E lui: «Tra un attimo sono a Macherio». Ed era bello tirare un po' tardi, farsi desiderare. Sono cinque chilometri, basta passare il Lambro sul ponte di Canonica e si è lì, nell'altra imora ancora, più bella, uella dei figli e degli affetti.
    Nel salotto numero tot di Villa San Martino ad Arcore c'è un quadro della scuola di Rubens. Il vecchio Simeone tiene in braccio Gesù Bambino e promette la salvezza e molti dolori alla Madonna. Sotto, pile di libri azzurrini con le tesi politiche del padrone di casa.
    La voce di Berlusconi precede cordiale il suo corpo avvolto nel mantello: «Vedo che ha preso un caffè, vuol dire che ha già cenato. Ho meno scrupoli a tenerla un po' con me. Non mi aspetta nessuno per il cenone, quest'anno non c'è spazio per qualcosa che non sia il lavoro. Come le ho detto, arrivo ora da Roma». E qui non ripeto il racconto sul «giorno terribile», sulle minacce «precise, non teoriche» sull'aereo puntato contro il Vaticano.

    I consigli di Cossiga
    Ho raccolto un libro dal tavolino, per non sapere dove mettere le mani. Sono i «Discorsi per la democrazia», gli interventi in Parlamento di Berlusconi. « E' utile leggerli. Costaterà che ho sempre teso la mano nonostante gli insulti ed ogni tipo di calunnia». Non pensa debba un po' cambiare la sua strategia della comunicazione? «Abbiamo cominciato con questo slogan "La forza di un sogno cambierà l'Italia". Ora dobbiamo passare alla fase due: "La forza che ha fatto cambiare l'Italia". E provvederemo a informare sui risultati. I risultati sono tanti, se ha sentito la mia conferenza stampa mi avrà udito elencarne qualcuno. Ma c'è un muro che tirano su ogni giorno, ed ogni volta mi tocca buttarlo giù per comunicare senza che mi deformino». Non si lamenti, in fondo lei ha il potere... «Potere io? Scherziamo... Sul Corriere della Sera, Paolo Mieli ha scritto cose tremende. Per lui io sarei il gatto con gli stivali che ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio dove cura esclusivamente i suoi affari e le sue sentenze giudiziarie. Ma quale potere, se non riesco a far sapere le cose più semplici. Qualsiasi ministro del mio governo potrebbe testimoniare che mai, mai in nessun caso ho curato i miei interessi. Se un giornalista che rappresenta pienamente l'editore del Corriere scrive questo vuol dire che sanno bene di potersi permettere tutto». Cioè? «Cossiga continua a rimproverarmi. E spinge: "Usa il potere!". Non ricorre a giri di frasi e mi invita a spedire la Guardia di finanza. Cossiga è persino dettagliato: 50 Fiamme gialle qui da Cesare Romiti, 50 Fiamme gialle là da Banca Intesa. Mai e poi mai - ho risposto. Lui insiste: " Tu hai tutti i poteri contro: il Quirinale, la Corte costituzionale, la magistratura, i giornalisti, impara a manovrare le legittime armi del potere". Ma io ho un'altra idea, sono un presidente del Consiglio liberale, opero sulla base del consenso e percorro vie trasparenti. La riforma istituzionale permetterà al presidente del Consiglio di avere un'azione più efficace, però questo è un altro discorso». Presidente, lei sostiene di aver tutti contro, ma non la Chiesa, almeno nei suoi vertici. «La scelta fatta dal governo nel campo della fecondazione assistita, mi è costata molto, ho fatto una battaglia dura, a rischio di creare divisioni, ma sono convinto di aver agito bene».
    Della Chiesa gli piace l'idea di difendere la famiglia, per impedire una disgregazione nichilista della società. Ricostituire la nozione di bene comune, minacciata in basso e in alto. «Questi scioperi selvaggi! Devono finire. Sono danni enormi morali e materiali. Penso alle proteste nei trasporti metropolitani, ma anche ai Cobas del latte. Possono avere tutte le ragioni del mondo, ma bloccare l'autostrada nel dispregio dei diritti altrui e del benessere generale è inaccettabile. Ho chiesto al ministro dell'Interno Pisami di intervenire con la forza pubblica: ci sono le leggi, si facciano rispettare, si arresti chi insiste».

    La telefonata di Tanzi
    C'è anche un'altra vicenda che non fa dormire molta gente... «La Parmalat? Quello è un pozzo senza fondo. Oltre alle perdite immediate dei risparmiatori, ci sono conseguenze gravissime per tutta la nostra economia. L'immagine dell'Italia ne esce a pezzi. Anche per le responsabilità di chi non s'è accorto della puzza di bruciato. Chi viene più a investire da noi, in queste condizioni? Ci sono in scadenza bond di società sane per 180mila miliardi di lire. Chi li rinnova? Infatti coloro che hanno sottoscritto le obbligazioni della Parmalat non avevano intenti speculativi, la rendita promessa era del 5-6 per cento. Niente a che fare con le astronomiche cifre per interessi che poi l'Argentina non ha pagate».
    Negli ambienti a lui vicini avevamo raccolto nel pomeriggio la notizia di una antica telefonata di Tanzi, roba di due o tre anni fa, in cui gli annunciava di volersi buttare nella new economy, con Berlusconi che cercava di ricondurlo al più salubre latte. In Forza Italia poi, dopo l'articolo di Feltri su Libero, è tutto un conteggio: quando un imprenditore nasce e cresce nel cotè di sinistra, tutto può. Le aziende berlusconiane hanno sopportato 543 ispezioni della Guardia di finanza. La Parmalat zero.
    Gli riferisco l'osservazione banale che gira tra molti del suo gruppo. I signori di Parmalat possono inquinare prove, fuggire all'estero. Possibile non valgono per loro i criteri previsti dalla legge e che sono stati applicati con incredibile facilità ad esempio contro manager del gruppo Mediaset ed altri non in odore di sinistra? Ma di tutto questo Berlusconi non vuol sentir parlare: è presidente del Consiglio, e rispetta l'autonomia della magistratura.
    Inoltre è Natale ed evocare arresti non gli sta bene. Gli resta in mente un fatto su queste vicende. Naturalmente ha a che fare con la comunicazione, la sua bestia nera. Ho visto Ballarò su Rai3. C'era il procuratore Gerardo D' Ambrosio, già procuratore della Repubblica a Milano, e a proposito del crac Parmalat ha dato colpa alle leggi sul falso in bilancio approvate in questa legislatura. Quella legge non c'entra, ovviamente. Oltretutto dare la colpa a me per vicende a quanto pare nate molti anni prima, dimostra tante cose.
    Quali? Indovinatele voi, perché è tardi. Marinella Brambilla, la segretaria, lo chiama, l'agenda preme anche la Vigilia, e forse c'è persino molta solitudine. «Natale lo faccio con mia mamma», dice avvolto nel mantello di Zorro sotto le stelle della Brianza.


    l'angolo delle precisazioni e delle smentite


    Sabato 27 Dicembre 2003, 11:46


    Governo: Palazzo Chigi, Berlusconi Non Ha Rilasciato Interviste
    Di (Pol-Ruf/Cnz/Adnkronos)

    Roma, 27 dic. (Adnkronos) - ''Il presidente del Consiglio non ha rilasciato alcuna intervista. Non si puo' confondere un veloce scambio di auguri natalizi con delle dichiarazioni politiche''. Lo si legge in una nota dell'ufficio stampa di Palazzo Chigi che disconosce quanto pubblicato oggi dal quotidiano ''Libero''.

    Sabato 27 Dicembre 2003, 15:10

    Governo: Cossiga, Premier Non Capisce Mio Stile Provocatorio
    Di (Sam/Pn/Adnkronos)

    E' VERO CHE GLI HO CONSIGLIATO DI USARE IL POTERE Roma, 27 dic. - (Adnkronos) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non sa cogliere il mio stile provocatorio e paradossale. Se ne lamenta Francesco Cossiga, che in una lettera a 'Libero' replica alle affermazioni del premier riferite all'ex presidente della Repubblica pubblicate oggi dallo stesso quotidiano.

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  2. #2
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    La sesta o settima potenza industrializzata al mondo non può concedersi il lusso di avere un Premier dilettante ed incompetente.
    Finché le sue trombonate causavano riso o sdegno, passi.
    Ma questo è fare dell' allarmismo ingiustificato, cosa pericolosissima. Non si può giocare con le paure della gente. Ora che il VERO programma di Berlusconi, il salvataggio delle sue aziende, è completato propongo di mandarlo alle Cayman, a godersi un lungo periodo di riposo.

    gianni

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    In Origine Postato da antonio
    un classico..davvero...non oso pensare cosa facciano le altre testate piu' di famiglia...
    Cosa faranno le testate di famiglia ... possiamo immaginarlo ... intanto sono riuscito a trovare un commento a caldo del Vittoriano Feltri ...

    "Da Vittorio Feltri, direttore di Libero (?), arriva un commento sereno: «Il tempo è galantuomo, come Farina e Cossiga... Quanto al resto, beh, conosco il gioco delle parti. Tu dici, io riporto, ma ho capito male: anzi, mi sono inventato tutto anche se non si sa a quale scopo»".

    Al cantar l'uccello ...

    B.

  4. #4
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    Predefinito Io smentisco tu smentisci egli....

    Allora, l'alra volta era stato "frainteso" ( riguardo a mussolini e le vacanze) scambiando per intervista una simpatica chiacchierata fra tre buontemponi che avevano alzato un po il gomiti..????? Adesso si confondono dei semplici auguri di Natale con dichiarazioni politiche!!???? A parte il grottesco e ridicolo del tutti smentiscono tutti ( pensavo avessero raggiunto il massimo quando berlu. passeggiava in corridoio mentre i dipendenti gli stilavano il decrteto salva R4, ma evidentemente sbagliavo) è proprio il tono stucchevole e direi anche vomitevole di farina nell'articolo che ci dà bene la misura del grado di asservitismo al quale siamo arrivati col governo AZIIENDA di berlusconi.... E' proprio vero .. a da passa la nottata!!!.

  5. #5
    brescianofobo
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    Predefinito

    In Origine Postato da Montalbano
    Fortuna che a Farina, agente al soldo del KGB e della Spectre, lo mettono presto al gabbio. Inventarsi una intervista in quel modo senza citare Romolo e Remolo...
    Non vorrei essere nei panni del povero Farina, che è stato chiamato da Berlusconi nella sua villa di Arcore per i normalissimi auguri di Natale e si è inventato dell'attacco al Vaticano, dell'albero di natale di Emilio Fede, del mantello di Zorro del Berlusca e della bontà del medesimo che potrebbe mandare quando vuole la Guardia di Finanza a chi gli rompe le palle ma è tanto buono che non lo fa.

    Secondo me lo licenziano da Libero, lo sparapalle. Berlusca non ha il mantello di Zorro. E neanche il servo muto e il cavallo fedele che corre da lui quando fischia. Il servo corre quando telefona, e poi non è neanche muto.

  6. #6
    brescianofobo
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    La villa di Arcore è circondata di luci e di carabinieri. È la notte di Natale. Ci sono sbarramenti sulla strada che non si erano mai visti in questa Brianza dalle lievi colline. Le rare auto si incrociano veloci: vanno verso porti sicuri. Le finestre nelle vie intorno sono appannate dal vapore delle grandi tavolate famigliari. La telefonata era arrivata dieci minuti prima: «Siamo appena arrivati da Roma. Starà facendo il cenone in famiglia anche lei...». Suono il campanello di Silvio Berlusconi.
    il giornalista di Libero viene chiamato al telefono da Berlusconi mentre sta facendo il cenone in famiglia.
    Molla tutto e vola dal Cav. nella notte stellata di Arcore. Notti magiche, inseguendo uno scoop

  7. #7
    brescianofobo
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    Gli riferisco l'osservazione banale che gira tra molti del suo gruppo. I signori di Parmalat possono inquinare prove, fuggire all'estero. Possibile non valgono per loro i criteri previsti dalla legge e che sono stati applicati con incredibile facilità ad esempio contro manager del gruppo Mediaset ed altri non in odore di sinistra? Ma di tutto questo Berlusconi non vuol sentir parlare: è presidente del Consiglio, e rispetta l'autonomia della magistratura.
    Lo zelo giacobino del servo muto viene freddato dal leggendario rispetto per l'autonomia della magistratura di Don Diego

 

 

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