Allora, la situazione è questa: non c'è nessuna trattativa con i sindacati per la riforma delle pensioni. Ieri si sono trovati ma per farsi vedere in TV e per farsi gli auguri.
Il tempo scorre e non si procede di in millimetro.
Nessuno ha ancora ricevuto la famosa lettera di Berlusconi, che ci doveva spiegare i grandi vantaggi della riforma.
Nessuno puo' usufruire del trattamento agevolato per chi rimanda l'uscita dal lavoro.
Tra sei mesi ci sono le elezikoni europee.
Si dice che Berlusca afiderebbe le sorti della riforma delle pensioni ad un maxi-sondaggio.
Nei sondaggi effettuati finora risultano contrari il 70% degli italiani.
Pieffebi, a te l'onore di trarre le conclusioni.
Il Riformista, 30 Dicembre 2003
MIAGOLII. IL TEMPO SCORRE, SI ASPETTA UN SONDAGGIO
Pensioni, urne troppo vicine Exit strategy per la riforma
Al ministero finto tavolo coi sindacati, serve solo per gli auguri
Non si deve essere esperti di dinamiche negoziali per comprendere che quello che è andato in scena ieri al ministero del Welfare e che si replicherà all'inizio del prossimo anno, è uno spettacolo piuttosto anomalo, forse inedito. La cronaca racconta che il ministro Roberto Maroni si è incontrato con i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per uno scambio di opinioni sul sistema previdenziale, segnatamente sulla previdenza complementare e le modalità di uso del tfr (il trattamento di fine rapporto) per il finanziamento dei fondi integrativi. Non una trattativa, né un confronto. Un appuntamento conviviale, una specie di seminario. Utile sì - come hanno detto Maroni e il vice ministro dell'Economia Mario Baldassarri -, ma non a preparare una riforma condivisa del sistema previdenziale. Piuttosto è servito a salvaguardare il ruolo di ciascuno degli attori sul palco. Anziché avvicinarsi, infatti, la riforma delle pensioni continua ad allontanarsi. Il 2003 si chiude con la riunione di ieri e in pochi sono disposti ad illudersi che nel 2004 possa accadere qualcosa. Il super bonus per incentivare la permanenza al lavoro che sembrava destinato a provocare una rivoluzione nel mercato del lavoro (ricordate il discorso a reti unificate del presidente Silvio Berlusconi?) è, ovviamente, rimasto nel cassetto. Come la lettera che lo stesso presidente del Consiglio ci aveva preannunciato per spiegarci la sua riforma pensionistica.
Il “tavolo sulle pensioni”, dunque, non sembra destinato a migliorare il nostro assetto previdenziale bensì ad altro, a risolvere piccoli problemi dell'una e dell'altra parte. Invitando al tavolo i sindacati, il governo dimostra, in generale, che non sta cercando lo scontro sociale. In questo modo, infatti, Berlusconi rassicura quei settori della maggioranza (Udc e An) che temono una rottura con un'area rilevante del proprio elettorato. E le elezioni, quelle amministrative prima e poi quelle europee, stanno arrivando. Prima ancora ci sarà la verifica politica all'interno della maggioranza. Appuntamento che dovrebbe coincidere, non a caso, con la conclusione degli incontri esplorativi tra governo e sindacati. E' chiaro allora che il tempo a disposizione per approvare la legge delega è pochissimo, non più di due mesi. Inoltre è difficile pensare che nel caso il governo decidesse di andare avanti anche senza il consenso dei sindacati, l'iter parlamentare della legge possa improvvisamente essere accelerato. Non è la legge finanziaria, né si possono ripetere le blindature a suon di voti di fiducia come sul decretone fiscale. Insomma non è quel che si dice un contesto ideale per approvare provvedimenti comunque impopolari. La voce che racconta di un Berlusconi pronto ad affidare ad un maxi sondaggio tra gli italiani il destino della previdenza, la dice lunga (per quanto sia solo una voce) su quanto il premier sia convinto della ineluttabilità della riforma.
Ma non c'è solo il governo. Il “tavolo sulle pensioni” serve anche ai sindacati. La Cisl di Savino Pezzotta ha conquistato uno spazio di confronto che considera indispensabile, al di là dell'esito, per riconfermare la sua rappresentatività sociale. Ed è vero che se anche la Cgil di Guglielmo Epifani assomiglia - come ha scritto sul Corriere Francesco Verderami - a quei porcospini che d'inverno non possono stare troppo lontano dagli altri (leader sindacali) perché morirebbero di freddo né troppo vicini perché si trafiggerebbero con gli aculei, essa ha bisogno di quel “tavolo” per dimostrare di essere un sindacato e, come tale, non pregiudizialmente contrario a confrontarsi con l'attuale governo. Tanto l'accordo non si farà. Come più o meno sanno già tutti.




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