Ci vorrebbero le kenningar degli scaldi Vichinghi dell'anno mille per scrivere questo post in maniera sufficientemente nobile e gloriosa.
Loro, per dire "mare" scrivevano "il cammino della Balena" o "prato del Gabbiano" e per dire spada scrivevano "remo del sangue" e "lupo delle ferite".
La kenning è un tipo di metafora comune anche ad altre lingue e altri tempi: tra gli arabi la "nave del deserto" è il cammello e la "madre di tutte le battaglie" è... beh non tutte le metafore riescono col buco.
Ma i maestri delle kenningar erano gli antichi poeti vichinghi, gli scaldi, che cantavano le saghe nordiche.
"Tempesta di spade" era la battaglia e "nera rugiada del focolare" la fuliggine.
Il Re, nella kenning degli scaldi, è "Il Signore degli Anelli".
In una delle saghe più famose è proprio un anello magico il protagonista: il Tarhelm, "incanto dell'elmo", un'altra kenning.
Il Nano Nibelungo Alberico ruba l'oro del Reno e ne forma l'anello magico che dà l'onnipotenza e rende invisibili.
Wotan, Signore degli Dei, glielo ruba e lo dà ai Giganti in pagamento del Walhalla, il paradiso degli Eroi e degli Dei.
Sigfrido uccide il drago che sorveglia l'anello e se ne impossessa, insieme alla maledizione che lo accompagna.
Dopo la sua morte - è ucciso dal figlio di Alberico, Hagen - sua moglie Crimilde andrà in sposa ad Attila, Re degli Unni, e grazie alla sua posizione di regina si vendicherà di Hagen facendolo uccidere dagli Unni, aiutati per l'occasione anche da un altro grande Re, Teodorico di Verona.
Eroi, anelli magici, Giganti, Nani, Draghi, gloriosi Re: gli ingredienti ci sono tutti e la Tetralogia di Wagner li ha resi ancor più popolari, ottocento anni dopo la nascita del mito.
Talvolta mi chiedo se fra ottocento anni sarà la stessa cosa per Tolkien.
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