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  1. #1
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    Predefinito la sinistra che sa di marcio

    Sepolto tra manifestini pubblicitari ieri in facoltà ho scovato quasi per caso “il Buio” il giornalino universitario della cosiddetta estrema sinistra. Pensavo si trattasse di qualcosa di intellettualmente valido, essendo espressione cartacea del “collettivo politico universitario della facoltà di scienze Politiche”… ovvero, i nipotini di quelli che negli anni 70 tennero per le palle l'intera classe partitocratica (PCI incluso)...e che negli anni 80 s'infiltrarono magistralmente nel mondo accademico, trasformando via conservatorio in una sezione staccata dell'Università Lumumba di Mosca..
    Insomma, una bella fucina dell' intelligentia rossa, capace di interessanti elaborazioni teoriche seguite dalle immancabili sperimentazioni pratiche a base di spranghe e azet36...
    Invece tra le mani avevo un ripugnante fogliaccio di una superficialità inaudita… Incredibile ma vero... La vera voce degli ultimi sopravvissuti dell’autonomia nell’era globalizzata era solo un ammasso di stronzate trite e ritrite, vecchie come la morte…
    Il crollo del muro di Berlino e delle torri gemelle non li aveva scossi di un centimetro dal solito pallosissimo ritornello della dialettica capitalismo/lotta di classe... Un mondo totalmente diverso a cui però i fricchettoni della statale continuavano ad aplicare gli schemi interpretativi elaborati per destrutturare la società fordista del 1800... Nessuna consapevolezza circa le nuove dialettiche emergenti vedi globalizzazione cosmopolita vs identità nazionale; vedi democrazia cosmopolita vs sovranità nazionale...
    Insomma, una sinistra che sa solo di marcio

  2. #2
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Re: la sinistra che sa di marcio

    In origine postato da Arancia Meccanica
    i fricchettoni della statale ...
    ... sono la sinistra di Bush.

    Amen.

  3. #3
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    Predefinito

    L'incapacità di elaborare, di uscire fuori dal determinismo soffocante del marxismo, di porre altre variabili rispetto a quella della coscienza di classe e dell'unità internazionale del proletariato, hanno innescato all'interno della sinistra istituzionale ed extra, un progresso di degenerazione, di involuzione sia nella teoria che nella prassi della lotta anticapitalistica. L'esempio dei collettivi è illuminante. Negli anni '6o-'7o furono la sorgente di decine e decine di elaborazioni, di analisi, di iniziative concrete, che scardinarono l'obsoleta concezione leninista del partito e della dittatura proletaria, disorientando i dirigenti del P.C.I. e anche quelli del P.S.I. (mi sembra doveroso citare la scissione del Psiup di Basso e Libertini).
    Ora invece si assiste allo spettacolo circense di babbuini armati di spranga e poco cervello ---> Questo riguarda anche la destra che sa di marcio. Il compito dei socialisti di oggi - e per socialisti intendo coloro che credono nel socialismo (compresi gli anarchici) ma non i socialdemocratici - è quello di essere fucina di nuove elaborazioni, di sintesi innovative, in grado di salvare gli aspetti positivi e attuali del marxismo, ma anche del socialismo anarchico, e di liberarsi di luoghi comuni e di vecchi schemi ideologici.
    Il sig. Arancia meccanica ha compreso perfettamente che la contrapposizione capitale/lavoro non è l'unica e non è assoluta, in questa fase di crisi globale del capitalismo. Ma questo l'hanno capito anche i nazionalitari, che condividono quanto scritto dall'autore dell'articolo. Io ti invito a guardare prima quanta spazzatura ottocentesca gira nei Vs. ambienti e a fare un bilancio chiaro ---> soprattutto quali prospettive si aprono a partiti d'Area che celebrano il loro nuovo ingresso nel sistema - attraverso la creazione di cartello unico con la deputata del Polo delle Libertà "Per un nuovo movimento sociale" - . Successivamente, avviare un discorso sulle nostre prospettive, quelle socialiste e nazionalitarie.

    Cordiali saluti
    LéOn_
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  4. #4
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    Predefinito

    Léon, hai un messaggio privato.

  5. #5
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    Predefinito

    a parte il fatto che m se mi ricordo bene(ma spero che mi smentisca), in passato ti sei vantato di avere partecipato a "missioni di pace" nei balcani, nel fatto che a sinistra il marcio sia molto diffuso, nessuno lo può mettere in discussione, ma sarebbe giusto che a destra invece di sputare sugli altri, rivendicando sempre la propria coerenza e superiorità morale, si guardasse al marcio presente nella propria area.
    Quando da giuliano ferrara, ugo gaudenzi rivendica l'eredità delle esperienze doppiogiochiste della fine degli anni sessanta(lke stesse che hanno prodotto sbirri infiltrati al soldo della cia, come mario merlino, delle chiaie, di luia e merde varie), limitandosi a contestare solo il fatto che i giornalisti fossero stati troppo grossolani a defire certa gente nazimaoisti(infatti il termine giusto era sbirri infiltrati, al soldo dei servizi segreti italiani ed americani), lo stesso gaudenzi sempre da ferrara, si è vantato che tra i sostenitori di rinascita nazionale, c'era anche uno dei carabinieri morti a Nassiria, mi sembra che ci sia qualcosa che non va anche a destra.
    SE fatte pochissime eccezioni come avanguardia, di cui non condivido la linea politica nazionalsocialista complottista, ma almeno gli riconosco una propria coerenza, dignità e buona fede, a destra, anche tra le poche realtà che come rinascita, sono in grado di elaborare analisi credibili, che vadano oltre lo slogan e la demagogia, non esiste alcuna critica alle vecchie esperienze doppiogiochiste ed infiltrazioniste degli anni passati che ancora oggi vengono rivendicate, tanto che i principali partiti della destra radicale presentano alle elezioni gli stessi rottami doppiogiochisti degli anni sessanta e settanta, e si ritiene compatibile opporsi alle guerre imperialiste americane, e contemporaneamente avere tra le proprie fila persone che volontariamente vanno a combattere per servire gli interessi degli americani stessi, mi sembra che ci sia più di un valido motivo per riflettere sulla propria credibilità.

  6. #6
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    Predefinito soviet

    In origine postato da Léon_
    L'incapacità di elaborare, di uscire fuori dal determinismo soffocante del marxismo, di porre altre variabili rispetto a quella della coscienza di classe e dell'unità internazionale del proletariato, hanno innescato all'interno della sinistra istituzionale ed extra, un progresso di degenerazione, di involuzione sia nella teoria che nella prassi della lotta anticapitalistica. L'esempio dei collettivi è illuminante. Negli anni '6o-'7o furono la sorgente di decine e decine di elaborazioni, di analisi, di iniziative concrete, che scardinarono l'obsoleta concezione leninista del partito e della dittatura proletaria, disorientando i dirigenti del P.C.I. e anche quelli del P.S.I. (mi sembra doveroso citare la scissione del Psiup di Basso e Libertini).
    Ora invece si assiste allo spettacolo circense di babbuini armati di spranga e poco cervello ---> Questo riguarda anche la destra che sa di marcio. Il compito dei socialisti di oggi - e per socialisti intendo coloro che credono nel socialismo (compresi gli anarchici) ma non i socialdemocratici - è quello di essere fucina di nuove elaborazioni, di sintesi innovative, in grado di salvare gli aspetti positivi e attuali del marxismo, ma anche del socialismo anarchico, e di liberarsi di luoghi comuni e di vecchi schemi ideologici.
    Il sig. Arancia meccanica ha compreso perfettamente che la contrapposizione capitale/lavoro non è l'unica e non è assoluta, in questa fase di crisi globale del capitalismo. Ma questo l'hanno capito anche i nazionalitari, che condividono quanto scritto dall'autore dell'articolo. Io ti invito a guardare prima quanta spazzatura ottocentesca gira nei Vs. ambienti e a fare un bilancio chiaro ---> soprattutto quali prospettive si aprono a partiti d'Area che celebrano il loro nuovo ingresso nel sistema - attraverso la creazione di cartello unico con la deputata del Polo delle Libertà "Per un nuovo movimento sociale" - . Successivamente, avviare un discorso sulle nostre prospettive, quelle socialiste e nazionalitarie.

    Cordiali saluti
    LéOn_
    Individualità socialista rivoluzionaria


    Con rispetto premesso;

    1)Il determinismo NON è il marxismo , ma una delle varianti delle sue interpretazioni occidentali. Lenin NON era determinista, infatti ha pianificato e preparato il 1917.

    2)La coscienza di classe è un fondamento inalienabile del socialismo: senza non c'è socialismo. Essa è finalizzata alla costruzione di una società non basata sullo sfruttamento di una classe sulle altre, di un uomo su un altro uomo.

    3)L'unità internazionale del proletariato NON è la demagogia urlata, deviante e nichlistica del pensiero della sinistra occidentale degli ultimi 30 anni; Guevara ha sviluppato(e con lui Cuba) la corretta interpretazione dell'internazionalismo rivoluzionario di classe: il quale non ha mai negato le nazionalità; al contrario ha fatto leva nei paesi sfruttati sempre sulla necessaria autodeterminazione e liberazione nazionale; che come sosteneva Ho Chi Min E' Lotta di classe!

    4)Chi ha "scardinato" quella che tu chiami "obsoleta concezione leninista del partito e della dittatura del proletariato" ha generato due cose: a) i gruppetti settari di pazzi furiosi del tutto fuori dal mondo; b)D'alema, Bertinotti,Cossutta,Fassino e tutta l'allegra combriccola di bombardatori della Yugoslavia e complici nei misfatti dell'imperialismo. Scusami: meglio,molto meglio Lenin.

    5)Sei sicuro che ci siano più punti in comune con gli "anarchici" piuttosto che con un "vero" social-democratico? In un momento storico in cui la vera social-democrazia sarebbe di per se utopica e rivoluzionaria come oggi? Dove addirittura lo stesso liberalismo originario sarebbe rivoluzionario?
    Sugli anarchici non si può generalizzare perchè sono atomi facenti capo solo a se stessi: l'individualismo assoluto tuttavia è il contrario della libera individualità sociale.Politicamente per me non esistono; sono altro, non politici.Non vogliono una società migliore, per il semplice fatto che rifiutano di essere politici.
    Le migliori intelligenze tra di loro dovrebbero avviare un processo di seria riflessione e di abbandono dichiarato di un certo ambiente.....oltre ad accettare il metodo del partito di massa: unica via alla politica.
    Consiglio: "Stato e Rivoluzione", Lenin.

    Sovietzkij Soiutz - Unione dei Consigli Popolari

  7. #7
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    Predefinito la sinistra

    In origine postato da Capitano Nemo
    Con rispetto premesso;

    1)Il determinismo NON è il marxismo , ma una delle varianti delle sue interpretazioni occidentali. Lenin NON era determinista, infatti ha pianificato e preparato il 1917.

    2)La coscienza di classe è un fondamento inalienabile del socialismo: senza non c'è socialismo. Essa è finalizzata alla costruzione di una società non basata sullo sfruttamento di una classe sulle altre, di un uomo su un altro uomo.

    3)L'unità internazionale del proletariato NON è la demagogia urlata, deviante e nichlistica del pensiero della sinistra occidentale degli ultimi 30 anni; Guevara ha sviluppato(e con lui Cuba) la corretta interpretazione dell'internazionalismo rivoluzionario di classe: il quale non ha mai negato le nazionalità; al contrario ha fatto leva nei paesi sfruttati sempre sulla necessaria autodeterminazione e liberazione nazionale; che come sosteneva Ho Chi Min E' Lotta di classe!

    4)Chi ha "scardinato" quella che tu chiami "obsoleta concezione leninista del partito e della dittatura del proletariato" ha generato due cose: a) i gruppetti settari di pazzi furiosi del tutto fuori dal mondo; b)D'alema, Bertinotti,Cossutta,Fassino e tutta l'allegra combriccola di bombardatori della Yugoslavia e complici nei misfatti dell'imperialismo. Scusami: meglio,molto meglio Lenin.

    5)Sei sicuro che ci siano più punti in comune con gli "anarchici" piuttosto che con un "vero" social-democratico? In un momento storico in cui la vera social-democrazia sarebbe di per se utopica e rivoluzionaria come oggi? Dove addirittura lo stesso liberalismo originario sarebbe rivoluzionario?
    Sugli anarchici non si può generalizzare perchè sono atomi facenti capo solo a se stessi: l'individualismo assoluto tuttavia è il contrario della libera individualità sociale.Politicamente per me non esistono; sono altro, non politici.Non vogliono una società migliore, per il semplice fatto che rifiutano di essere politici.
    Le migliori intelligenze tra di loro dovrebbero avviare un processo di seria riflessione e di abbandono dichiarato di un certo ambiente.....oltre ad accettare il metodo del partito di massa: unica via alla politica.
    Consiglio: "Stato e Rivoluzione", Lenin.

    Sovietzkij Soiutz - Unione dei Consigli Popolari
    Mi spiego meglio per non essere frainteso;
    Ciò che secondo me è auspicabile non è la massificazione delle individualità politiche o delle prospettive ideologico-culturali.
    Utilizzando una metafora la questione è di concepire il socialismo non come punto di arrivo, come traguardo cui tutti i rivoluzionari debbono giungere arruolandosi in questa o in quella formazione; bensì come punto di partenza.
    Non si tratta di confluire o far confluire chi ha una propria visione del mondo e delle cose in un unico calderone centralizzato.
    Certo, da comunista, politico, auspico la nascita di Partiti Comunisti in grado di sviluppare con le masse un rapporto di fiducia elettorale e di partecipazione diretta.
    Ma ciò sarebbe utile solo nel più vasto ambito di uno spazio politico variegato, accomunato da taluni punti fermi inalienabili, nel quale chiunque si riconosca in un manifesto politico di base possa lavorare per la costruzione di una alternativa di società.
    E' ovvio che, da comunista non posso pretendere che un socialista libertario accetti il centralismo democratico; come è ovvio che un social-democratico non possa obbligare me a rigettare l'analisi leninista o la riflessione gramsciana.
    La logica è un po quella del "fronte democratico popolare", una riattualizzazione del principio di "fronte ampio".
    In questo senso abbiamo ormai compreso che la "sinistra reale" rappresenterà il più terribile nemico di istanze che anche su base pallidamente social-democratica o sindacalista riterranno giusto mettere in discussione gli assetti sociali e politici dell'europa capitalista e sottomessa agli USA.
    La "sinistra reale" corrisponde tuttavia alle segreterie e alle elites burocratiche dei rispettivi schieramenti politici....non corrisponde all'orientamento della gente semplice, la quale, seppure in europa certo non vuole alcuna rivoluzione radicale, quantomeno esprime(nelle mobilitazioni contro la guerra e nel rinnovato sindacalismo autonomo e di base) un disagio, un bisogno di trasformare la società in senso sociale ed esistenzialmente diverso rispetto al nichilismo devastante proprio al capitalismo nelle zone privilegiate del pianeta....
    Sul piano della domanda cari compagni, il bisogno di socialismo antiamericanista è tutt'altro che debole.....
    E' sul piano dell'offerta nel mercato politico che langue una seria proposta elettorale e sociale.
    Questo per tanti motivi: sicuramente per via di una certa devianza tumorale della sinistra.....dal settarismo: sette di idioti-ideologicizzati barbaramente fuori dalla realtà;
    Alla fuga dalla politica per precipitare nell'underground più o meno "antagonista": centri sociali, ribellione giovanile fine a se stessa, sterilizzazione dagli ideali.....
    Fino alla "mutazione genetica"(mica tanto in realtà) che ha trasformato gli eredi del PCI in una schiera di ufficiali agli ordini dell'esercito statunitense....

    Non si tratta di ipotizzare dunque per il futuro un banale approdo verso i lidi di un rinnovato comunismo: quanto piuttosto di trovare e manifestare le ragioni che possono condurre soggettività differenti a ritrovarsi nell'esigenza di un comune percorso.
    Spetterà ai comunisti il compito di costruire un valido partito comunista; ma senza precludere agli altri la possibilità di condividere, su determinate basi, l'esigenza di costruire un variegato e ampio schieramento di salvezza popolare.
    Ciò vorrà pur dire anni di debolezza e isolamento: ma anni da impiegare nel tentativo di ristabilire con il popolo un linguaggio politico che gli sia familiare e comprensibile.
    Non confondiamo la "sinistra reale" con la gente normale.
    Se su indymedia si danno appuntamento i frustrati di mezza italia, c'è tanta altra gente che voterebbe e supporterebbe uno schieramento in grado di garantire, per cominciare, una politica riformista di carattere socialista basata sul rigetto in politica estera dell'alleanza atlantica.
    Ritengo che continuare a inseguire chi ha scelto di non ascoltare, sia stupido oltrechè inutile: il "movimento dei movimenti" non esiste ,compagni!
    E non è da quella porta che si entra nella "politica".
    Non so voi; ma mi sono stancato di movimentismi che hanno solo il sapore di un ultimo rifugio per elites intellettuali in buona fede ma fondamentalmente estranee ai propri popoli o per canaglie che sfruttano ogni occasione per portare acqua al proprio mulino social-imperialista.
    Per come la vedo io, per quanto titanica questa impresa possa risultare, in termini di comunicazione batterei più sull'esigenza di costruire questo "terzo polo", che sul tentativo di reclutare simpatizzanti nel solito esausto serbatoio umano.
    Si tratterebbe di lanciare una proposta che tenda a sviluppare in senso anticapitalista ciò che si è sviluppato in senso liberista a sinistra.
    Una sinistra antimperialista(con socialisti, ecologisti,pacifisti,social-democratici, comunisti, ecc.) contro un'altra sinistra, che pure includendo soggetti nominalmente similari è ormai solo una variante (la più pericolosa!) dell'ordine capitalistico e statunitense.

    La sinistra è morta.
    Lunga vita alla sinistra.

    ereticamente
    n-

  8. #8
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    Concordo pienamente con quanto scritto da Leon. Anche nella cosidetta destra radicale esiste un pattume politco da annientare.
    La recente parodia neo-missina della Mussolini e dei tre anguillosi segretari ha mostrato quanti rottami politico-ideologici permangano a destra... e soprattutto quanto il substrato culturale missino continui a covare dietro a false dichiarazioni antisistema...

    Tuttavia, permettimi caro Leon, la situazione da noi è meno drammatica di quella che vedo a sinistra. Innanzitutto perchè le nuove avanguardie giovanili che realmente si oppongono alla sovversione plutocratica e cosmopolita hanno un referente partitico e organizattivo su cui appoggiarsi: Rinascita Nazionale.
    In secondo luogo per quanto sia assai percolosa in senso restauritrice questa iniziativa della Mussolini, essa contribuisce a fare chiarezza definitiva in un ambiente caratterizzato da 13 anni di ambiguità politica: da una parte finalmente tutte le forze post-missine (FT, FN, FsN) a fungere da sgabello di destra della CDL, dall'altra le forze nazional-rivoluzionarie riunite intorno a Rinascita Nazionale.
    Infine, vi è una questione generazionale. I giovani della nostra area nella loro totalità sono consapevoli della necessità di abbandonare il marciume missino e di schiacciare come viscidi scarafaggi queste cariatidi della politica, questi bavosi rottami ideologici, da sempre consciamente o inconsciamente utili idioti al servizio del blocco liberal-capitalistico. In altre parole, il tempo farà giustizia spazzandoli via (la teoria di Michels sulla degenerazione dei partiti politici e delle organizazzioni è alquanto profetica)

    A sinistra, caro Leon tutto questo non c'è.
    L'area anatgonista è presidiata da un partito connivente con il sistema liberal-democratico (rifondazione comunista).
    A livello partitico-oganizzativo si oppongono allo strapotere di Rifo solo sparuti gruppi di nostalgici ormai alienati nel delirio ottocentesco dell'ortodossia Marxista) vedi Partito Marxista Leninista.
    I giovani rappresentano un marasma eterogeneo e frammentato di tendenze, la gran parte dei quali non ha capito un cazzo su quale sia la strada da intraprendere; e soprattutto non vedo la volontà di costruire qualcosa di nuovo. Anzi a sinistra forse sono proprio i giovani i più "nostalgici".

  9. #9
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    Predefinito

    Caro Nemo.

    1) Io non ho parlato di Marx determinista, ma di determinismo marxista, legato a interpretazioni errate del Marxismo.

    2) Io non ho mai sostenuto la non inalienabilità di un fondamento del socialismo: La coscienza di classe. Ho solo detto nella situazione attuale la contraddizione capitale/lavoro non è assoluta. Non la nego. E che di conseguenza la coscienza di classe non è il solo e unico pilastro del socialismo. Proprio perchè la lotta di liberazione nazionale in molti paesi, non si sviluppa sul piano classista, ma sull'emancipazione politica-economica-culturale dei popoli interi. Che la prospettiva socialistica, quindi la lotta di classe e la conquista del potere, sarà l'unica via per completare il percorso di emancipazione collettiva, non lo metto in discussione.

    3) La demagogia urlata non è l'unità internazionale del proletariato non è demagogia in sè. Perchè anche io sono un convinto sostenitore dell'internazionalismo proletario, e di conseguenza sono e rimango un nazionalitario. Internazionalismo e nazionalitarismo non sono una contraddizione, ma il secondo è funzionale al primo. Non esiste alcuna solidarietà da proletari di diverse nazioni se non esistono le singole diversità. Come sosteneva L. Libertini: "Quando parliamo di internazionalismo intendiamo appunto una sintesi strategica di condizioni diverse, una verità che compone in sè la diversità.
    Le mie critiche erano rivolte ad altri soggetti di "sinistra" che per anni hanno sbandieratò l'internazionalismo proletario fino a svuotarlo di qualsiasi contenuto ideologico, trasformandolo in un brodo di melting pot americanizzante, di rifiuto delle lotte di liberazione nazionale, delle singole realtà in cui si sviluppano differentemente i movimenti rivoluzionari. Mi riferisco alla sinistra pseudo-internazionalista dei new global e ai suoi stregoni... Negri, Hardt, Aguiton etc.

    4) Chi non ha scardinato la concezione leninista del partito e la dittatura del proletariato che fine ha fatto? 1) i gruppetti settari di pazzi furiosi del tutto fuori dal mondo - i vari M-L , trotzkistume vario erano iper-leninisti - 2) Burocratizzazione del Partito, eliminazione diretta degli elementi ritenuti di destra (o linea nera), soppressione delle libertà di associazione e di pensiero, maxi-controllo e oppressione delle masse dei singoli paesi del csd socialismo reale .... devo continuare?

    5) Bhè la tua analisi sul movimento anarchico è un pò troppo generica e affrettata. Esiste la FAI, esistono diverse realtà libertarie che operano su territorio, non solo singole individualità.
    Esistono programmi, esistono movimenti, sei un pò troppo sbrigativo.

    Per quanto riguarda l'altra risposta di Nemo e quella di Arancia Meccanica risponderò domani. Ora vado a nanna.


    Buona notte


  10. #10
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    In origine postato da Léon_
    Caro Nemo.

    1) Io non ho parlato di Marx determinista, ma di determinismo marxista, legato a interpretazioni errate del Marxismo.

    2) Io non ho mai sostenuto la non inalienabilità di un fondamento del socialismo: La coscienza di classe. Ho solo detto nella situazione attuale la contraddizione capitale/lavoro non è assoluta. Non la nego. E che di conseguenza la coscienza di classe non è il solo e unico pilastro del socialismo. Proprio perchè la lotta di liberazione nazionale in molti paesi, non si sviluppa sul piano classista, ma sull'emancipazione politica-economica-culturale dei popoli interi. Che la prospettiva socialistica, quindi la lotta di classe e la conquista del potere, sarà l'unica via per completare il percorso di emancipazione collettiva, non lo metto in discussione.

    3) La demagogia urlata non è l'unità internazionale del proletariato non è demagogia in sè. Perchè anche io sono un convinto sostenitore dell'internazionalismo proletario, e di conseguenza sono e rimango un nazionalitario. Internazionalismo e nazionalitarismo non sono una contraddizione, ma il secondo è funzionale al primo. Non esiste alcuna solidarietà da proletari di diverse nazioni se non esistono le singole diversità. Come sosteneva L. Libertini: "Quando parliamo di internazionalismo intendiamo appunto una sintesi strategica di condizioni diverse, una verità che compone in sè la diversità.
    Le mie critiche erano rivolte ad altri soggetti di "sinistra" che per anni hanno sbandieratò l'internazionalismo proletario fino a svuotarlo di qualsiasi contenuto ideologico, trasformandolo in un brodo di melting pot americanizzante, di rifiuto delle lotte di liberazione nazionale, delle singole realtà in cui si sviluppano differentemente i movimenti rivoluzionari. Mi riferisco alla sinistra pseudo-internazionalista dei new global e ai suoi stregoni... Negri, Hardt, Aguiton etc.

    4) Chi non ha scardinato la concezione leninista del partito e la dittatura del proletariato che fine ha fatto? 1) i gruppetti settari di pazzi furiosi del tutto fuori dal mondo - i vari M-L , trotzkistume vario erano iper-leninisti - 2) Burocratizzazione del Partito, eliminazione diretta degli elementi ritenuti di destra (o linea nera), soppressione delle libertà di associazione e di pensiero, maxi-controllo e oppressione delle masse dei singoli paesi del csd socialismo reale .... devo continuare?

    5) Bhè la tua analisi sul movimento anarchico è un pò troppo generica e affrettata. Esiste la FAI, esistono diverse realtà libertarie che operano su territorio, non solo singole individualità.
    Esistono programmi, esistono movimenti, sei un pò troppo sbrigativo.

    Per quanto riguarda l'altra risposta di Nemo e quella di Arancia Meccanica risponderò domani. Ora vado a nanna.


    Buona notte

    :ronf
    Stimato Léon_,

    1)Si tratta infatti di errate interpretazioni deterministiche: come poc'anzi detto.

    2)Le lotte di liberazione nazionale sono in se stesse "lotte di classe": ripeto, come sostenevano Ho Chi Min e Mao Tse Tung.
    Nel caso dei popoli oppressi infatti tali lotte si configurano come movimento di emancipazione delle classi subalterne contro il potere esercitato dalle borghesie comprador(queste ultime al servizio del potere coloniale). Nel caso dei paesi latino-americani e del terzo e quarto mondo o del medio-oriente il concetto di "classe oppressa" và ad inglobare intere popolazioni ridotte in schiavitù.
    Ad esempio i Palestinesi. Va da sè che anche in questi contesti si svilupperà una fisiologica contrapposizione tra masse subalterne e ceti traenti vantaggi economici dalla dominazione straniera o interessati ad instaurare regimi in grado di fargli mantenere la propria posizione di predominio sociale.

    3)Ma, guarda: sfondi una porta aperta; internazionalismo è, come sostiene Preve(o i compagni comunitaristi), un "inter-nazioni-ismo".
    Una comunione di interessi e valori che deve unire gli oppressi di ogni luogo in una autentica sinergia politica;Ciò non implica affatto l'annullamento dell'identità...anzi...
    L'internazionalismo non è mai stato nella prassi (nè mai potrà essere) l'a-nazionalità teorizzata dalla criminale sinistra occidentale. Sull'aspetto nazionalitario: credo al contrario che sia ora di sottolinearne l'importanza di contro ad ogni tentativo (sia pure in buona fede) di relegarlo nell'ambito dell'ipostatatizzazione di una "nazione" superficialmente(ed imperdonabilmente) confusa con lo "stato".
    Errore imperdonabile ( infatti NON lo perdono!) per due punti di vista: l'etico ed il tattico.
    Sull'etico: il comunismo libera le individualità, le potenzialità, quindi l'identità; le specificità culturali, pur prodotto della legge dello sviluppo ineguale così come delineata da Trozkij, sono componenti dell'identià umana collettiva e dell'identità umana individuale. Non ha senso auspicare la massificazione degli individui annientando le loro culture di riferimento: e con questo naturalmente non mi riferisco a nessun tipo di arcaismo lesivo dei diritti umani, ma a "cose" come l'arte, la letteratura, le lingue.
    La piena esplicazione dell'autodeterminazione individuale passa attraverso l'identità;passa attraverso quel bisogno di radicamento in una comunità che è la sedimentazione storica di un'esigenza psicologica umana: il sentirsi ed essere "zoon politikon", "animali sociali". Le culture umane costituiscono la poliedrica ed irripetibile peculiarità di un mondo che ha in sè più mondi. Ogni popolo, ogni cultura ha espresso se stessa nella storia in un modo diverso. Compito del socialismo è dare a tutti le stesse possibilità eliminando lo sfruttamento e l'alienazione, non devastare le specificità linguistiche, culturali, letterarie e paesaggistiche o financo il diritto di un popolo all'autogoverno (il socialismo in Finlandia non potrà essere lo stesso socialismo per l'Africa o per la nazione araba: altra importante intuizione dei compagni comunitaristi).
    Dal punto di vista tattico: innanzitutto mi sembra davvero stupido(odiosamente stupido) che la sinistra voglia rifare gli stessi errori di mezzo secolo fà: ma perchè regalare la questione nazionalitaria alle destre? Perchè?
    In secondo luogo nell'epoca in cui viviamo il socialismo dimostra di radicarsi nelle collettività come forma più progredita di aspirazione alla democrazia,alla giustizia sociale, all'autodeterminazione. Il che vuol dire che socialismo ed autodeterminazione sono inscindibilmente connessi. A maggior ragione in un mondo in cui una super potenza imperialista combatte contro i popoli che osino fare delle scelte ostili al suo dominio. Nel futuro più immediato si deve auspicare la nascita di stati socialisti (stati in senso pieno) in grado di iniziare la costruzione di un più vasto campo politico ed economico che rappresenti un vero contraltare al modello societario capitalistico.
    La questione nazionalitaria, come dimostrato dai Paesi Baschi, che certo non sono una regione povera, è una forza da sussumere nel metodo e nella sostanza di un rinnovato progetto comunista.

    4) Non mi pare proprio. Pare tu ti riferisca più a regimi del socialismo reale che a sigle politiche di questi ultimi dieci anni in europa e in italia: contesto al quale mi riferivo io. I pazzi possono richiamarsi a ciò che vogliono, anche a San Francesco d'Assisi: saranno sempre e solo richiami di copertura per l'esercizio della propria pazzia alienata. Lenin non fonda una "corrente" del marxismo, ma indica un metodo di lettura degli avvenimenti, ed è in questa chiave che ne colgo la straordinaria(ma non metafisica) attualità; detto questo, come per tutte le cose, anche questa fonte va trattata per ciò che è:motivo di studio e di riflessione comparativa e critica, non di acefala venerazione.

    5)La mia analisi sul "movimento" "anarchico" è ponderata. Chiaramente non pretende l'universalità, visto che stiamo parlando di individui. Ma ribadisco che in linea di massima si tratta di persone che rifiutano la politica(elettorale anche) e la dialettica come strumenti per la costruzione di una alternativa di società.Naturalmente parlo a titolo personale. Semplicemente non mi interessano, li reputo esattamente come certi gruppi di estrema sinistra o di estrema destra: fuori dal mondo, alienati manovrabili dal sistema a suo piacimento. Questo NON vale per tutte le individualità, per carità, ma per una generica categoria che non vuole liberarsi dalle pesanti catene del novecento. Non mi importa che bandiera si sventoli: sono i contenuti che contano. Io stesso in gioventù mi appassionai di Malatesta.....e posso ben dirti che certa gente(non tutti) ebbra di Stirner starebbe bene con gli evoliani di fogna nuova.

    Il vero problema è che c'è un gap generazionale, ed è bene che sia così. Chi è rimasto vittima del novecento e delle sue trame storiche superate, farebbe bene a ripartire non già da Marx, ma addirittura da un Hegel che troverebbe fin troppo salutare.
    E' la tabula rasa, il meridiano zero: o si riparte con un nuovo vascello, o sarà sempre lo stesso pietoso naufragio.
    E, non so voi, ma io inizio ad averne un po piene le palle.

    Con rispetto.
    Buona notte.

 

 
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