Cari lettori

Viste le fantasiose interpretazioni che girano in questi giorni circa i rapporti fra Quirinale e Palazzo Chigi, come noto turbati dalla sentenza della Consulta, è arrivato il momento di uscire dall’ipocrisia dominante.
Confesso di essermi trattenuto fin qui onde evitare il solito incidente: Feltri che spara, Berlusconi che è obbligato a prendere le distanze.
E giù polemiche! Conoscete questo genere di cose.

Ora però mi sono stancato di leggere sciocchezze e vi dico la verità: racconto quanto è successo, cioè tutto il contrario rispetto alla versione del Corriere della sera affidata alla penna dello specialista in presidenze della Repubblica, Marzio Breda.
Il quale, informato male dall’entourage di Napolitano, ha scritto: “Mancano pochi giorni alla convocazione della Corte Costituzionale sul Lodo “immunitario”, quando Angelino Alfano chiede usienza al Quirinale. Il ministro della Giustizia si fa portavoce di un messaggio delicatissimo che sta molto a cuore a Silvio Berlusconi. Chiede in sostanza un intervento del presidente della Repubblica sui giudici della Consulta…..”

Il resto dell’articolo di Breda è di sostegno all’assunto: il premier ha mendicato l’appoggio del capo dello Stato allo scopo di ottenere il via libera al Lodo.

Peccato che la vicenda riassunta dal Corriere manche delle puntate precedenti.
E allora sarà bene colmare la lacuna.
Provvedo subito.
Si dà il caso che al tempo del cosiddetto decreto sicurezza era in ballo un emendamento ragionevole per sospendere processi di vecchia data e dare la precedenza a quelli relativi a reati che suscitano allarme sociale. Si trattava di velocizzare l’andatura della giustizia, obbligata altrimenti ad occuparsi di ogni procedimento a prescindere da criteri di priorità.
Energia e mesi sprecati.

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Saluti