Il viaggio aereo Bangkok-Roma, per un amante della geografia e dei viaggi come il sottoscritto è entusiasmante: città, fiumi, deserti, montagne si vede di tutto. Se vi capita di volare quella tratta assicuratevi di prenotare un finestrino sul lato dx dell' aereo, sta tutto da quel lato.
A circa un ora di volo da Krung Thep (il nome indigeno di Bangkok), entrati nello spazio aereo di Myanmar (la Birmania), ecco il grande fiume Irrawaddy, uno dei più lunghi dell' Asia. Come tutti i fiumi del Sudest asiatico nasce dai ghiacciai eterni dell' Himalaya. Quindi si attraversa il golfo del Bengala arrivando poi proprio sopra il delta del Gange.
Si segue per un breve tratto il corso del fiume finché in lontananza non si vedono i picchi innevati del tetto del mondo.
Delhi, unica eccezione alla regola, è alla nostra sinistra ma non si vede un granché perché abbiamo proprio il sole in faccia.
Ecco, al confine tra India e Pakistan, un altro grande fiume: l' Indo, dove giunse Alessandro Magno. Li sotto da qualche parte è sepolto Bucefalo, il suo cavallo preferito.
Ed ora avanti verso le montagne dell' Afghanistan. Non è riconoscibile ma da qualche parte ci dev' essere il famoso passo Khyber. Famoso perché da li passò Alessandro e passarono tutti i conquistatori dell' India: mongoli, tartari, inglesi. Finito l' accidentato territorio afgano ecco il grande deserto persiano. In oltre due ore di volo non si vedono né città né fiumi. Infine il comandante annuncia che siamo su Teheran. La città è cinta a nord, quasi a volerla abbracciare, da una catena montuosa il cui picco più alto (supera i 5 mila) è il monte Damavand. Non si vede, ma so che oltre quelle montagne vi è il mar Caspio con i suoi pregiati storioni il cui caviale ha nutrito e fortificato, oltre che reso esteticamente belli, generazioni di comunisti come me.
Dopo tanto deserto, tanto color ocra, ecco finalmente apparire in lontananza davanti a noi un ampia striscia verde. E' l' ubertosa pianura tra il Tigri e l' Eufrate, la Mesopotamia (il nome significa appunto terra tra due fiumi), dove nacque la prima civiltà. Ragazzi, ma vi rendete conto che qua sotto c' erano città favolose quali Ur, Babilonia, Ctesifonte, Ninive? Chissà quanti danni ha arrecato, a questi tesori dell' umanità, l' inutile, la dispendiosa, la sanguinosa "guerra preventiva".
Ma dopo tante ore di volo finalmente all' orizzonte appare uno spicchio del "Mare Nostrum". Mi sento quasi a casa. Entriamo in Turchia e sulla destra, in lontananza, ecco l' inconfondibile sagoma del monte Ararat, cima più alta del Caucaso.
Sorvoliamo l' altipiano anatolico arrivando poi in vista dell' Egeo. Istanbul non si vede, ma ecco li l' Ellesponto. Oggi noto come stretto dei Dardanelli. L' angusto braccio di mare che il grande re Serse fece frustare, letteralmente, per punirlo di non essersi chetato mentre lui lo guadava.
Sempre più veloci verso casa! Quell' isoletta montuosa li in mezzo, in apparenza tanto insignificante, è Samotracia. Nei suoi fondali fu ripescata la famosa Nike alata che ora si trova in cima allo scalone d' ingresso del Louvre, per ammirare la quale per poco non m' incrinai l' osso sacro cadendo giù dai gradini. Dulcis in fundo sorvoliamo l' Olimpo, anch' esso insignificante all' apparenza e piuttosto bassino rispetto ai giganti che abbiamo ammirato alcune ore prima. Ma tanto più caro al nostro cuore di appartenenti alla cultura greco-latina.
E finalmente: Italia, amate sponde! (allora non ancora berlusconiane)
Ad un tratto si leva una voce: Napoli, Napoli sulla sinistra! Tutti ci precipitiamo da quella parte e per poco l' aereo non sbanda di lato per via del peso. Tempo mezz' ora siamo su Roma. I Colli Fatali, ormai completamente cementificati, sono irriconoscibili. Ma è sempre stupenda questa città. E la cupola di Michelangelo supera in bellezza e maestà qualsiasi meraviglia della natura.
Gianni




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