Israele ha annunciato il 31 dicembre 2003 di avere l'intenzione di raddoppiare il numero dei coloni ebrei che vivono sulle alture del Golan, una regione contesa strappata alla Siria nel 1967.
Il ministro dell'agricoltura, Yisrael Katz, ha detto al quotidiano Yedioth Ahronoth che il governo vuole consolidare i suoi possessi prima dell'apertura dei negoziati di pace con la Siria.
Attualmente nell'alture del Golan vivono 17.000 coloni ebrei. Il Golan è strategico per Israele in quanto sovrasta il lago della Galilea ed ha importanti riserve di acqua (due delle tre sorgenti del fiume Giordano verrebbero perse da Israele se il Golan tornasse in mano siriana e il Giordano è il fiume immissario del lago della Galilea, che rifornisce per 1/3 le necessità di acqua di Israele).
Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha richiesto un completo ritiro degli israeliani dalle alture, sollecitando Washington a fornire il proprio contributo alla riapertura dei colloqui con gli israeliani sul destino di quella regione, colloqui che furono interrotti all'inizio del 2000 quando vi fu la ripresa della lotta palestinese.
Il governo israeliano è diviso tra coloro che vogliono il dialogo, come il ministro degli esteri, Silvan Shalom, e i sostenitori della linea dura che ne sono contrari.
"La decisione del governo è una risposta all'iniziativa della Siria, che dice di essere interessata alla pace mentre sostiene il terrorismo palestinese" ha affermato Katz "Non c'è alcuna intenzione di provocare. Il Golan è nostro e noi non intendiamo restituirlo. E' tempo di mettere il Golan sulla cartina geografica come parte dell'insediamento ebraico nella terra di Israele".
"E' bene per tutti che si sappia che Israele non ha alcuna intenzione di abbandonare il Golan, anzi è vero esattamente l'opposto" ha detto Katz alla radio israeliana, aggiungendo "uno dei miei scopi è far sì che Assad si svegli ogni mattina osservando dal suo palazzo presidenziale un rigoglioso Golan israeliano".
Il piano è un schiaffo in faccia ad Assad. D'altronde con il cambio di regime in Iraq e la crescente pressione americana, la Siria ha poche possibilità d'azione e Israele non ritiene opportuno offrire la spalla alle richieste siriane.
La Siria nega l'accusa di fornire aiuto ai 'terroristi' palestinesi, affermando che gruppi militanti palestinesi hanno una presenza a Damasco ma solo a scopo di informazione.
Il ministro degli esteri siriano, Isa Daweesh, ha detto alla Reuters: "I conflitti non si risolvono con la forza ma con le leggi internazionali".
Il piano "blocca la strada a qualsiasi sforzo o iniziativa per ottenere una giusta pace nella regione" ha affermato un portavoce del governo siriano alla Syrian Arab News Agency.
A Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato, Adam Ereli, ha detto che Israele dovrebbe cessare l'attività di impiantare nuovi insediamenti su quella terra finché non è stato raggiunto un accordo attraverso i negoziati.
"Il sig. Sharon e il suo governo hanno mostrato un altro stadio della loro road-map tesa a liquidare la pace nella regione" ha affermato Dalia Itzik, del partito laborista israeliano "Dopo aver gettato mine nei negoziati con i palestinesi, è tempo di minare la via ai negoziati con la Siria".
I media hanno segnalato che un avvocato arabo-israeliano, druso, del partito Likud si sarebbe recato a Damasco su invito di Assad per discutere la possibilità di nuovi colloqui.
Il piano di insediamenti prevede la costruzione di circa 900 case, l'investimento di oltre 300m shekel nei prossimi tre anni, la donazione delle terre e l'abbattimento della tassazione per i coloni che vi si trasferiscono.
Israele e la Siria non hanno relazioni diplomatiche e di fatto permangono in uno stato tecnico di guerra.
Shalom ha dato un cauto benvenuto alla richiesta della Siria di riprendere i colloqui di pace, ma ha detto che Damasco deve prima chiudere "i campi di addestramento per terroristi" sul suo territorio.
Un altro punto critico della situazione è che Assad riterrebbe giusto riprendere i colloqui di pace dal punto in cui furono interrotti (all'epoca i colloqui si svolsero tra l'ultimo padre di Assan, Afez, e il leader laburista, Ehud Barak), ma Sharon ha già detto che essi dovrebbero ripartire da zero.
Israele conquistò le alture durante la Guerra dei sei giorni nel 1967; successivamente la Siria inflisse pesanti perdite durante la Guerra Yom Kippur all'inizio degli anni 70 nel tentativo di riprendersi l'area. Israele allora nel 1981 decise di annettersi la regione, provocando una condanna internazionale. L'annessione è illegale e non riconosciuta dalle altre nazioni.
Circa 20.000 drusi locali continuano ad abitare la regione e si ritengono siriani che vivono sotto occupazione israeliana.
Fonti: Guardian Unlimited, Indipendent.co.uk, Reuters, AFP





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