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Discussione: Il Ritorno Al Pleroma:

  1. #1
    Abraxas
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    IL RITORNO AL PLEROMA:
    L’ASCESA DELL’ANIMA NELLO GNOSTICISMO

    MilleNomi



    «Il salvatore mi ha rivelato ciò che l’anima deve
    dire quando risale al cielo e come deve rispondere
    a ciascuno dei poteri supremi: ho conosciuto me stessa
    e ho raccolto le mie membra disperse; non ho seminato
    una procreazione per l’arconte ma ho strappato le sue radici.
    So chi tu sei: perché sono di quelli che vengono dall’alto.»
    (Tratto da un antico codice gnostico)


    1. Introduzione

    Così come nella creazione del mondo inferiore, quello attinente alla sfera umana, anche in riferimento al destino ultimo dell’uomo, escatologia, gli arconti occupano un ruolo di assoluto rilievo nella speculazione gnostica. Non essendo intendimento di questo lavoro addentrarsi nella genesi degli Arconti e del Demiurgo loro Padre, ci limiteremo a dare qualche breve cenno, scusandoci in anticipo per la necessaria approssimazione.
    I miti gnostici concordano nel sostenere che questo mondo è il frutto dell’opera di un Dio Minore, solitamente indicato nel nome di Jaldabaoth o Samael, e qualificato come cieco o arrogante. Tale potenza intermedia è il frutto dell’Errore di Sophia, eone che invaghitosi del Padre Ineffabile, la fonte primigenia, e frustrato in questo suo intendimento precipita, intorbidito, nel mondo inferiore. Grazie alla potenza redentrice e salvifica del figlio unigenito del Padre Ineffabile, il Cristo, Sophia si redime, e spogliatasi del male, del dolore e della confusione che l’affligeva, ascende nuovamente al trono spirituale che aveva perduto.
    Quanto da lei espulso, durante il travaglio di redenzione, e cioè quel coacervo di emozioni, inquietudini, desideri, si coagula dando forma e intendimento al Demiurgo, che abbandonato dalla madre, dà ordine al mondo inferiore, come speculare di quello superiore da cui proviene Sophia. Come il mondo oltre la volta celeste è organizzato in regni, troni e dominazioni, anche il mondo sottostante ad essa lo è, e su ogni potestà pone un proprio figlio: arconte.

    «E l’invidia generò la morte; la morte generò i proprio figli, e installò ognuno di loro nel suo cielo; tutti i cieli del caos furono riempiti dalle loro moltitudini.»
    (La Gnosi e il Mondo, a cura di L. Moraldi, Tea, Milano, 1988.)

    È l’etimologia dei termini arconte e demiurgo che ci offre un utile punto di partenza per la nostra ricerca, e soddisfazione per quanto propostoci per questa introduzione: il Demiurgo è l’artefice che ha ordinato una nuova realtà. L’artigiano divino che ha forgiato ogni cosa, dando forma, a suo capriccio e volontà, alla materia di cui disponeva. Da ciò si evince sia che vi è un’ulteriore realtà extramondana, sia che la materia oggetto del suo lavoro è alla forma finale estranea e precedente nella genesi, a cui lo gnostico si rivolge. L’Arconte è titolo che nella Grecia antica veniva riservato ad alti magistrati, cioè a uomini di alto lignaggio delegati al governo e al giudizio della e sulla cosa pubblica.
    Queste potenze intermedie, frutto di un processo intellettivo degenerativo ed enucleativo, nella visione cosmogonica gnostica forgiano e dominano il mondo dei fenomeni, dove lo gnostico si trova come prigioniero, separato dalla casa del Padre, intuita ma non vissuta, e dall’inizio dei tempi tessono l’umano destino, in virtù dei pesi e delle misure che esse stesse rappresentano nel quadro del dispiegamento polare della manifestazione, impedendo l’agognato ricongiungimento.

    La valenza positiva, negativa o neutra, che possiamo dare a queste figure, e che è stata data sia da gnostici, sia da studiosi di cose gnostiche, è in realtà il riflesso di come noi percepiamo non solo questo mondo, e noi stessi, ma le relazioni tutte che fra questi due poli si pongono in essere. A tale umana legge non sfugge neppure lo gnostico, e sarà tanto più ostile agli Arconti e al Mondo, quanto più si lascerà sopraffare dall’anelito del ritorno, e dal dolore che tale impossibilità comporta.


    2. Il disagio gnostico, la natura del mondo e i sette arconti

    Alla domanda del perché del dolore, e del massimo fra i dolori, la morte, in opposizione all’assoluta libertà della mente e dell’anima, gli gnostici hanno come risposta la creazione di questo mondo da parte di potenze malvagie, interessate a mantenere l’anima prigioniera di involucri gradatamente predisposti al suo contenimento. Fino a quando l’anima, elemento che proviene dal mondo superiore, è relegata in questo mondo, gli arconti se ne possono nutrire, e mantenere così la propria vita e il loro dominio. L’anelito del ritorno alla casa del padre assume quindi una duplice natura, rappresentata dalla volontà di tornare alla patria nativa, e non essere più costretti a vagare in terra straniera, ma anche di sfuggire ad una ciclica sorte di cibo per potenze astute, ed ingannatrici.
    Interessante notare come su questo paradigma siano fondati molti movimenti esoterici neognostici, che ripropongono in chiave di psicologia esoterica il dominio di io-demoni sulla mente dell’uomo, che lo costringono a porre in essere azioni, situazioni, adatte alla loro manifestazione, quindi al loro nutrimento attraverso assimilazioni di emozioni, energie e quanto altro prodotto. Indubbiamente qualcosa di quanto, troppo spesso, viene tacciato di new age, da parte di eruditi di facciata, andrebbe riletto con occhio diverso, e con maggiore attenzione.

    In molti testi gnostici, vi è coincidenza nella descrizione di questo mondo, dove l’anima è prigioniera. Il mondo degli uomini, creato, come il corpo, dalle potenze arcontiche, e un numero variante fra sette e oltre trecento cieli, presieduto da arconti e angeli del demiurgo, a rappresentare le potenze di queste signorie sul loro mondo. Fino a quando l’anima vive nel corpo, essa è vincolata, e ogni fuga è impossibile. Lo gnostico, che vince il dolore per la propria condizione, si impegna ad acquisire la gnosis, in grado di permettere all’anima di intraprendere con successo il viaggio astrale. In mancanza di essa, la gnosis, l’anima si troverebbe in balia delle potenze arcontiche, che dominano lo spazio (la terra e i pianeti ), oltreché il tempo, entrambi loro manifestazione e illusione.

    Il numero maggiormente ricorrente, nei trattati gnostici, in riferimento alle dominazioni dei cieli del caos degli Arconti è sette:

    «Sette apparvero dal caos, come esseri bisessuati. Essi hanno un nome maschile e un nome femminile. Il nome femminile di Jaldabaoth è Pronoia Sambathas, cioè Ebdomade. Il figlio chiamato Jao ha come nome femminile signoria; Sabaoth ha come nome femminile divinità; Adonaios ha come nome femminile regalità; Eloaios ha come nome femminile invidia; Oraios ha come nome femminile ricchezza; Astafois, poi, ha come nome femminile Sofia. Queste sono le sette forze dei sette cieli del caos.»
    (La Gnosi e il Mondo.)

    Oltre al valore simbolico del numero sette, che sarà tra breve affrontato, due sono gli spunti di riflessione che emergono dal breve brano riportato. La natura bisessuale degli Arconti (sigizia) similare a quella degli eoni superiori, da cui discende la loro capacità del creare, e i loro nomi che sono riconducibili al Dio dell’Antico Testamento, identificato da numerose comunità gnostiche come Satana: il signore di questo mondo. La genesi, e il simbolismo, del numero 7 è da ricercarsi nella somma del 3 e del 4. La triplice manifestazione del sacro, e i quattro inerti elementi. Il risultato, sette, è il principio ordinatore di tutta la manifestazione (le sette note musicali, i sette colori, le sette direzioni, i sette giorni della settimana), senza dimenticare la valenza teologica di questo numero (le sette ferite della Maria addolorata, i sette peccati capitali, i sette doni dello Spirito Santo, i sette gradini della Scala di Giobbe, le sette Chiese dell’Apocalisse di Giovanni). Il simbolismo grafico di questo numero è dato dalla comunione del triangolo con il quadrato, sia inscrivendo il primo nel secondo, sia sovrapponendolo. Nell’ultimo caso abbiamo un pentagono o un pentacolo, a simboleggiare l’uomo realizzato, il maestro che ha trasceso l’umana condizione. Il pentacolo che così si forma è anche la mistica rosa che nasce al centro della croce.

    Da quanto sopra indicato si evince come gli gnostici tendessero a rappresentare la manifestazione in simboli e numeri, per meglio evidenziare, in una geometria spirituale, i pesi e le misure che tutto regolano nell’universo in cui le anime sono precipitate e prigioniere, e come, attraverso lo studio di questi, inoltrarsi lungo la via del ritorno alla casa paterna.



    3. Il mito gnostico del ritorno alla casa del padre


    «Dal centro della terra attraverso la settima porta
    mi sono innalzato, e sul trono di Saturno mi sono seduto,
    e molti nodi ho sciolto lungo il cammino;
    ma non il nodo maestro del destino umano.
    C’era una porta per la quale non ho trovato chiave;
    c’era un velo attraverso il quale non potevo vedere;
    c’eran momenti di vero discorso tra me e te,
    e poi non più né te né me "
    (Ruba’is, 31-32)

    Il mito gnostico dell’ascesa dell’anima, del gran ritorno nella casa del Padre, trova convergenza sia con gli eroici miti greci, sia con il viaggio egizio dell’anima; ciò a riprova della comune matrice solare di queste tre grandi correnti iniziatiche. L’eroe greco è colui che nato uomo, attraverso innumerevoli prove conquista il proprio posto fra le divinità dell’Olimpo, in quanto in virtù del superamento delle fatiche viene riconosciuto dagli dèi loro pari. Il viaggio dell’anima egizia nell’oltretomba trova massima espressione, nei vari incantesimi per superare le potenze inferine, presso il tribunale presieduto dalla dea Maat, e durante la pesatura del cuore. Dove l’iniziato deve dare sia prova della conoscenza delle arti iniziatiche, sia testimonianza della sua vita terrena appena conclusa. Il defunto egizio veniva posto nel sarcofago assieme ad una serie di rotoli, contenenti gli incantesimi necessari per superare i guardiani dell’Oltretomba. In questo vedremo, fra breve, una fortissima analogia con le formule per infrangere i sigilli degli arconti.

    Tratte da formulari ofiti:
    a) «Io, essendo una parola del puro Nous, opera perfetta per il figlio e il padre, in possesso di un simbolo impresso col carattere della vita, apro la porta del mondo che tu hai chiuso col tuo eone, e passo attraverso il tuo potere di nuovo libero. Possa la grazia essere con me, sì, Padre, che sia con me.»
    b) «Arconte del quinto potere, governatore Sabaoth, avvocato della legge della tua creazione, ora disfatta da una grazia che è più possente del tuo quintuplice potere, osserva il simbolo inespugnabile da parte della tua arte e lasciami passare oltre.»

    Tratte dal Libro Egiziano dei Morti:
    a) «Io sono il Dio Leone, che proviene dall’Arco che ha saettato. Egli è l’Occhio di Horo, e l’Occhio di Horo è aperto, al momento in cui giunge l’Osiride...»
    b) «O Ureo! Principio solare! L’Osiride, con una testa di Fuoco, splende e schiude l’eternità: gli stendardi di Tenpua, gli stendardi dei fiori in boccio. Allontanati dall’Osiride, poichè egli è la divina Lince.»

    La coincidenza escatologica e cosmogonica fra l’universo gnostico e quello egizio risulta evidente attraverso una lettura comparata dei due testi suddetti e della Gnosi e il Mondo, ma non essendo questa la sede per una simile disquisizione rimando a tali indicazioni.

    Concludo con una doverosa menzione ad Alessandria, crogiuolo della cultura ellenistica, dei misteri egizi, e del nascente cristianesimo, che rappresenta la massima espressione della divulgazione della Tradizione Solare, racchiusa nello gnosticismo. L’anima gnostica anela a tornare al Pleroma, il regno attorno al Padre, dove aveva dimora prima della caduta pneumatica. Ma tale desiderio è frustrato da quelle potenze che risiedono nello spazio intermedio posto fra i due limiti estremi della manifestazione, e che la mitologia gnostica ha voluto indicare come i reggenti dei pianeti. Non possiamo esimerci dal chiederci quanto di tali immagini ha influito nel dare forma e contenuto a tante branche dell’occultismo e dell’esoterismo, anche moderno. È grazie alla gnosi che l’anima (veicolo) ha la possibilità di compiere questo periglioso ed incerto viaggio, dove gli Arconti dai terribili poteri, e dalle mostruose e stravolte sembianze, attendono al varco, ognuno nella propria dominazione, che deve essere espugnata e superata per procedere oltre.
    La vita terrena dello gnostico era finalizzata alla trasmissione/ricevimento (Tradizione) della gnosi da maestro ad adepto, che si traduceva nell’apprendimento delle formule magiche e dei simboli in grado di rompere il sigillo (potere) degli arconti, disposti sul trono dei sette cieli/pianeti, attorno alla terra. Non dobbiamo però credere che tali informazioni rivestissero un mero significato intellettuale o letterale; al contrario, attraverso un lavoro intimo, dallo strato conscio esse filtravano in quello inconscio, forgiando così l’anima, in preparazione del confronto con gli arconti. Ecco quindi la gnosi, a differenza della fede, operare un mutamento non solo negli aspetti mediati dell’uomo (pensiero - azione - etica), ma anche nelle sue profonde qualità, rendendolo diverso tra i diversi, straniero tra gli stranieri.


    4. Conclusione

    Abbiamo appurato come per lo gnostico esistono due mondi, e come quello terreno altro non sia che l’immagine contorta e ingannevole di quello celeste. Allo stesso modo anche la «vita» in realtà non è unica, ma scindibile in quella del corpo e in quella dell’anima. Fino a quando l’anima non riuscirà a liberarsi della propria condizione di prigionia, e di alimento per gli arconti, essa vagherà da corpo a corpo, aumentando così il proprio fardello di «dolore». L’apice della drammaticità nell’ascesa dell’anima verso la propria condizione regale precosmica viene raggiunto nella gnosi valentiniana, dove il ritorno al Pleroma comporta una tragedia cosmica. In tale speculazione, la manifestazione, privata del pneuma, lentamente ma inesorabilmente tende a morire per consunzione, come un fiume che perdendo progressivamente la portata dell’acqua, si inaridisce fino a scomparire. In alcune manifestazioni di tardo gnosticismo, come le comunità catare, notiamo invece una cosmogonia ciclica della caduta/ascesa/caduta dettata da un rigidissimo dualismo.
    Il viaggio dell’anima gnostica fra i cieli è un viaggio nel terrore, nell’illusione, e solo in virtù dei simboli e delle parole di potere potrà aprirsi un varco fra le potenze dell’ignoranza. Al fallimento segue il precipitare nuovamente nel mondo inferiore, aggiungendo angoscia ad angoscia, per essere così reincarnata in altri corpi fino alla fine dei tempi. Lontano dall’essere, ieri come oggi, una mera speculazione dialettica, o arabesco di menti sofisticate, lo gnosticismo ha rappresentato un esteso scrigno di gemme iniziatiche, dove non erano estranee operatività a carattere occulto.
    Attraverso i simboli, studiati in vita, e vivificati nella carne, nella mente e nell’anima, lo gnostico cerca di assimilare quel contenuto conoscenziale che vi è racchiuso, e di divenire con essi cosa unica, attraverso un riadattamento costante verso l’ideale da essi rappresentato. Le parole di potere da proferire durante l’incontro con gli Arconti, in quanto manifestazioni del Logos divino, altro non rappresentano che vere e proprie operazioni teurgiche. Ed infine la magia sui morenti, compiuta dai sacerdoti gnostici per agevolare il distacco dell’anima, e impedirne il ritorno.
    Sono quindi i simboli, le parole di potere e la magia, il vero cuore pulsante dell’iniziazione gnostica, mentre le ardite mitologie, e le ampie dissertazioni sulla manifestazione, rappresentano la giusta cornice, il paradigma, in cui muoversi, e la necessaria soglia di sbarramento per il debole, che confonde il riverbero della luce sulla neve con il Sole. La vita dello gnostico è spesa nello studio di se stesso e della manifestazione, dando nuovo significato alla fenomenologia dello Spirito. Questa creazione, frutto di potenze mediate, offre motivo di conoscenza dell’arte e della natura dei suoi creatori, e quindi preziose informazioni per come sconfiggerli, lungo la via del ritorno. Un ritorno che, a ben comprendere quanto è posto sotto la superficie della parola enunciata, altro non è che una settuplice spogliazione dalle impurità di questo mondo, e al contempo una riacquisizione di «poteri» dimenticati, e apparentemente posti oltre noi.
    La teologia cristiana, attinente alla sfera mesoterica dello gnosticismo, ci ha indicato nei sette peccati capitali l’ostacolo per il ricongiungimento con il Padre. Ma così operando ha privato questi aggregati di «profondità» e volontà loro propria, facendo loro assumere valore incidentale e contingente. Non è così nello gnosticismo, dove non solo si manifestano come forze inerziali, da espellere, ma bensì come entità, dotate di propria identità e volontà, fieramente convinte a perpetuare se stesse. Ma dove ricercare tutto questo? Dove i sette cieli? Dove questi Mostri spaventosi? E dove il Pleroma?

    Queste domande trovano degno compimento nei seguenti brani del Vangelo di Tomaso e del Vangelo di Maria:
    [3] Gesù disse: «Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno (di Dio) è in cielo! Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: È nel mare! allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete, allora sarete conosciuti e saprete che voi siete i figli del Padre che vive. Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povertà, e sarete la povertà.» (Vangelo di Tomaso)
    «... la materia sarà distrutta, oppure no?» Il Salvatore disse: «Tutte le nature, tutte le formazioni, tutte le creazioni sussistono l’una nell’altra e l’una con l’altra, e saranno nuovamente dissolte nelle proprie radici. Poiché la natura della materia si dissolve soltanto nelle (radici) della sua natura. Chi ha orecchie da intendere, intenda.» (Vangelo di Maria.)
    Ecco quindi come il viaggio dell’Anima, verso il Pleroma, è in realtà un viaggio all’interno dei nostri mondi intimi, e solo riassorbendoli nelle loro radici (la sfera fenomenologica ricollocata in quella ontologica) sarà possibile porre fine all’eterno ciclo del cosmo e del tempo.


    www.fuocosacro.info

  2. #2
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    Grazie per questo intervento.

    Visto che siamo in tema mi piacerebbe postare una testimonianza letteraria molto interessante; si tratta dell'APOCRIFO GRECO DEL RITORNO AL PLEROMA, e prego l'amico Millenomi di volerlo utilizzare:

    I - Al settimo giorno Ialdabaoth,
    l'Eone potente dalle dodici teste
    e dal corpo di serpente
    che fin dalla nascita
    era stato munito
    delle insegne della dignità regale
    e fornito di molti nomi misteriosi,
    segreti e terribili, da Propàtor,
    desiderando di divenire egli stesso creatore,
    di impadronirsi di una zona del Pleroma,
    Mondo Divino che circonda Propàtor,
    ed è formato di Eoni
    che ne sono gli attributi
    e ne esprimono la pienezza spirituale.

    Credendo di essersi effettivamente impadronito del Pleroma,
    egli volle imitare l'Eternità nella zona in suo potere,
    e vi creò il tempo con anni e cicli innumerevoli.
    Nacque così il mondo celeste o astrale
    e quello hilico o terrestre ad esso soggetto.

    Dall'eternità del Pleroma girante regolarmente,
    stabilmente e rettamente su sé stessa
    ebbe così origine l'apparenza del tempo girante
    irregolarmente con alti e bassi simili sinuosità del serpente.

    L'illimitato diede così origine all'apparenza del limitato,
    e la reale unità all'apparenza
    della pluralità frammentaria del molteplice;
    l'incommensurabilità dello Spirito Divino
    al peso alla misura e al numero,
    attributi esclusi del regno di Ialdabaoth.

    All'Essere degradato
    nell'apparenza del divenire,
    fu attribuita l'onta della generazione
    e il dolore della morte;
    la cintura di cui Propàtor cinse i lombi di Ialdabaoth
    nel concedergli la sovranità della zona esteriore
    divenuta materiale per mera apparenza,
    ebbe appunto nome Morte,
    avendo Ialdabaoth cinto di catene
    e limitato tutte le cose del suo Regno.

    I tempi, i cicli e gli anni innumerevoli
    creati per vanità da Ialdabaoth
    risultarono infatti mutevoli
    di contro all'immobilità
    di ciò che è eterno,
    e finiti di fronte all'infinitezza
    dell'Eternità.

    La sfera esteriore non si poteva dunque
    contrapporre al Pleroma,
    essendo soltanto
    una modificazione apparente di esso,
    né Ialdabaoth a Propàtor,
    di cui è soltanto un ministro imperfetto.

    L'opera malefica di Ialdabaoth
    avrà dunque fine un giorno
    col ritorno al Pleroma di tutti gli esseri.

    Le misure, i tempi, i periodi e i cicli
    creati da Ialdabaoth
    gli servirono per ordinare il Cosmo
    in un'unica armonia,
    incatenando gli uomini e le cose
    e tutti gli avvenimenti del mondo hilico
    ai sette Cieli e ai loro Arconti,
    per mezzo dell'Heimarméne,
    rendendo solidale tutta la creazione hilica,
    costretta a muoversi sincronicamente
    secondo un irreversibile fato,
    ogni essere di essa,
    essendo impedito di liberarsi
    per tornare al Pleroma,
    a causa della sua soggezione al divenire,
    che lo lega alla ruota delle rinascite e alla morte.

    Così Ialdabaoth divenne il Signore
    delle sette dimore dell'Ade,
    delle sette ruote della necessità
    che muovono il mondo
    con ferreo determinismo,
    e lo sottopongono alle vicissitudini delle ruote,
    a ciascuna delle quali egli
    ha preposto un Arconte o Potenza,
    resa visibile da un Pianeta,
    che rinchiude il suo cerchio in modo sensibile,
    e ogni Arconte
    a ciascun uomo che si incarna, fa un dono,
    lo riveste delle sue vesti e gli impone un sigillo
    perché non possa più liberarsi,
    essendo assoggettato al divenire che lo lega
    con nodi e con ceppi
    alla ruota delle rinascite e alla morte.



    Il loro governo si chiama Heimarméne.
    E questi sono i nomi dei sette Arconti delle sfere:

    per Sole Makaria
    per Luna Monoghenès
    per Mercurio Henkrasis
    per Venere Akinetos
    per Marte Hedoné
    per Giove Autophies
    per Saturno Henosis

    È così che incatenando l'uomo alla necessità,
    Ialdabaoth ne impedisce il ritorno al Pleroma
    e la liberazione dal ciclo delle rinascite.

    Egli accusa perfino coloro
    che hanno la Gnosi da Propàtor,
    e perciò è detto l'Avversario.

    Ma la materia
    come peso, misura e numero
    essendo mera apparenza,
    non è reale
    e tanto meno eterna;
    non è eterno dunque il regno delle Tenebre.

    Però è detto: Tu non maledirai l'Avversario,
    poiché l'ordine che esso impone
    al mondo terrestre, sublunare e hilico
    è il riflesso sia pure imperfetto
    dell'Ordine del Pleroma,
    che egli stesso riceve imperfettamente
    e imperfettamente riflette.

    Perciò sino alla venuta
    delI'Eone Krestòs
    il Pantocratore,
    il Sabbato di Ialdabaoth
    sarà santo e venerabile,
    poiché questi resterà ministro imperfetto,
    ma ministro di Propàtor,
    e regnerà sino ad allora nel mondo hilico
    per volontà di Lui,
    che avrà due eserciti:

    l'uno nel Pleroma o mondo Divino,
    dove sono le Schiere di lmxeal (Michele)

    e l'altro nell'Abisso delle sette dimore dell'Ade
    dove sono le legioni di Ialdabaoth il Cosmocratore.

    E i due duci saranno entrambi
    ministri di Propàtor
    poiché entrambi compiranno la Parola di Lui.
    Infatti la gloria di Ialdabaoth
    altro non è che l'ombra del Signore,
    ed il suo trono ne è lo sgabello.

    II - Successivamente Adamo,
    creato da Propàtor maschio e femmina
    come uno degli Eoni del Pleroma,
    si divise in due da uno che era,
    e fu sedotto da Ialdabaoth
    inducendosi a mangiare il duplice frutto, Mem e Scin
    dell'Albero della Scienza del Bene e del Male,
    laddove poteva lecitamente mangiare Aleph,
    il frutto unico dell'Albero Maestro della Vita.

    Perciò essendo Adamo
    divenuto come uno degli Arconti,
    fu estromesso dal Giardino dell'Eden.

    E così i Regni, le potenze,
    e la gloria del mondo hilico,
    i troni, gli imperi,
    le dinastie dei Re,
    la nascita e la caduta
    delle nazioni e delle religioni,
    furono affidati alle mani di Ialdabaoth,
    fino alla venuta del l'Eone Krestòs,
    il salvifico Pantocratore.

    Ma altri duecento Eoni del Pleroma
    si invaghirono del mondo hilico
    e vollero discendervi,
    legandosi con un giuramento sul monte Hermon.
    E questi furono i loro capi:

    1) Samiaxas (Semyaza), duce supremo
    2) Artaqìfa (Arakiel)
    3) Rameel (Armen)
    4) Kokhabiel (Raphael)
    5) Tamiel (Turael)
    6) Ramiel (Rumjael)
    7) Daneiel (Danjal)
    8) Ezekeel (Neqael)
    9) Barachiel (Baraqiial)
    10) Armaros (Farmaros)
    11) Batarael
    12) Ananel
    13) Turel
    14) Rumael (Jomjael)
    15) Samapeel
    16) Satarel
    17) Tumael
    18) Zaqiel
    19) SaneI
    20) AzazeI (Asael)

    ciascuno capo di una decuria.

    Al loro ingresso nella sfera esteriore,
    l'ordine gerarchico di questi Eoni si invertì
    e i primi diventarono gli ultimi, gli ultimi i primi.

    Inoltre, avendo essi svelato alcuni misteri celesti,
    caddero tutti in schiavitù.
    Ora, una parte di essi accettò questa schiavitù,
    e i suoi componenti divennero
    Cosmocratori e ministri di Ialdabaoth,
    aiutandolo a tenere ferme le catene
    e i ceppi che legano gli esseri incarnati
    alla necessità fatale;
    mentre un'altra parte di essi,
    compresa la gravità dell'errore commesso,
    si accese del vivo desiderio
    di riscattarsi per tornare al Pleroma,
    per cui ognuno invocò lmxeal (Michele),
    il Capo delle Schiere del Mondo Celeste:

    OSINALTIO (Tu che sei stato elevato),
    RIOITHEOR (Principe di Luce),
    SABIRAUGHETA (Sei valente nel fuoco),
    DIAPHULASSE! (proteggimi).


    III - Ed lmxeal (Michele), con Gabriel,
    Kokhabiel (Raphael) ed Anael,
    unitamente alla Sophia Barbelos,
    la Vergine Sophia dell'Alto,
    la Donna vestita di Sole
    nella zona di Luce,
    intercedettero presso Propàtor
    implorandolo a favore degli Eoni caduti col dire:

    AGANAKKA (o Forte!)
    GHITANTOREKTA (Sconfiggi il Gigante),
    KAKO! (Storna il male!).

    Queste preghiere
    giunsero fino al trono di Propàtor
    che si impietosì e permise
    agli Eoni intercessori
    di visitare i pentiti,
    che essendosi ravveduti
    di tutti i loro errori,
    piansero ed invocarono direttamente Propàtor
    insieme agli intercessori stessi,
    dicendo in coro:

    AEIA (Tu che Sei),
    ABLANATHANALBA (Padre, vieni a noi!),
    GHITANTOREKTA (Sconfiggi il Gigante!),
    MOPHAX (Tu che insuffli la Vita),
    KAKO (Storna il male!),
    UPHNONONO (Esaudiscimi dunque!),
    SURIEL (La mia Fortezza è Dio).

    Propàtor permise allora
    che ai transfughi pentiti
    fosse concesso di espiare la colpa
    risalendo al Pleroma
    con l'Apocatastasi
    attraverso le sette sfere
    e le dodici Vie dell'Ogdoade.

    A tale scopo fu loro consentito
    di proteggere gli uomini
    contro gli inganni di Ialdabaoth
    e degli Arconti,
    ed insegnar loro,
    per tramite di Hermete,
    il modo di rompere
    i sigilli delle sette sfere.

    Le misure, i tempi, i cicli,
    come le sette modalità della Heimarméne
    promananti dai sette PIaneti,
    e l'antitesi Luce-Tenebre,
    possono essere infatti
    sapientemente sfruttate
    l'una contro l'altra,
    per riascendere lungo le sfere,
    per tornare al Pleroma.

    La pluralità della sfera esteriore
    è divisione,
    e le forze divise
    possono essere costrette
    ad operare contro sé stesse
    per effetto della contrapposizione alternata.

    Così gli Eoni caduti, per riscattarsi
    si posero a capo degli uomini
    che come loro aspiravano
    a tornare al Pleroma,
    ed insegnarono loro la Gnosi.

    Per riascendere al Pleroma
    gli uomini dovranno abbandonare
    le vesti impure,
    restituendo gradualmente
    e progressivamente agli Arconti
    i loro doni per attraversare
    il Mar Rosso delle sette sfere,
    avendo lasciato senza rimpianti
    il mondo terrestre e hilico.

    Chi riceverà la Gnosi
    riuscirà a conoscere sé stesso
    ed evitando di seminare figli per gli Arconti,
    raccoglierà le membra disperse da ogni parte,
    riuscendo ad estirpare le sue radici
    dal mondo terrestre ed hilico.

    Coloro che avranno la Gnosi
    saranno esseri dell'Alto,
    che avranno sentito di essere chiamati
    e si saranno rivolti a Colui che ci chiama
    perché riascendiamo a Lui.

    Essi desiderano fare ciò che piace a Propàtor
    e ricevere aiuto per il ritorno.
    Chi in tal modo possiederà la Gnosi,
    saprà donde viene e dove va.
    tuttavia Ialdabaoth coi setti Arconti
    fu lasciato a guardia delle sette porte dei sette cerchi,
    le tristi dimore dell'Ade, fino alla venuta dell'Eone Krestòs,
    il salvifico Pantocratore che distruggerà la Morte
    e ucciderà le Tenebre, liberandoci dal male.

    Solo Lui aprirà per tutti le porte di ciascun cielo.
    Perciò sino ad allora, Ialdabaoth,
    resterà il Custode della Soglia del Tempio del Re,
    l'addetto al Portico di Salomone,
    e custodirà le chiavi del Santuario,
    affinché nessuno possa entrarvi
    se non Colui che era stato unto
    e possedeva l'Arcano di Hermete.

    Così nel mondo hilico del divenire necessitato,
    Ialdabaoth restò ancora temporaneamente
    il Magistrato della Giustizia di Dio
    e continuò a portare la bilancia e la spada.
    Ma un giorno Krestòs, l'Eone Salvifico, Gesù il Baruch,
    verrà con l'aiuto di Sophia Barbelos,
    la sola capace di comprimere
    le dodici teste leonine del Serpente sotto la faccia delle acque.
    e riammetterà col sacrificio della sua parte umana,
    l'uomo al pasto del sacro frutto in forma di Pane e Vino,
    ammettendo tutti gli uomini di Buona Volontà
    per il tramite di questo pasto,
    a rientrare nel giardino dell'Eden
    e a sollevarsi al di sopra dell'Heimarmène.

    IV - Finalmente, al secondo degli Eoni caduti, Artaqifa (Arakiel),
    fu permesso di incarnarsi nascendo da Jared,
    figlio di Naleel, figlio di Cainan, figlio di Enosh,
    figlio di Seth, figlio di Adamo,
    e gli fu imposto il nome di Enoch.

    Ed Enoch insegnò la Gnosi
    e raggiunse la Suprema Liberazione
    avendo ben meritato,
    ma non il ritorno al Pleroma.
    Perciò Propàtor Io istituì Metatron,
    Mediatore cioè fra gli uomini e Dio
    di contro a Iaìdabaoth,
    col compito di sovrintendere dall'alto,
    fino alla liberazione di almeno altri undici capi
    di decurie angeliche caduti e pentiti,
    all'insegnamento segreto di Ermete
    e concedere l'iniziazione alla Gnosi,
    e di introdurre gli uomini alla presenza di Propàtor
    facendo rientrare quelli che lo meritano
    nel Giardino dell'Eden,
    dove si mangiano il duplice frutto
    dell'Albero della Scienza
    e quello unico dell'Albero della Vita,
    e donde si inizia il ritorno al Pleroma
    attraverso le sfere.

    Ed Enoch e tutti gli altri Eoni caduti e pentiti
    tornarono molte volte sulla terra in corpi umani,
    ed insegnarono la Gnosi
    a tutti i popoli della Terra per molti eoni di tempo,
    fondarono religioni e regni
    capaci di trarre in alto le anime.
    E Rameel fu Abramo, e Artaqìfa Isacco;
    Samiaxas Giacobbe;
    e Rameeì fu ancora Giuseppe il Vicerè, Artaqìfa Mosé,
    e Rameel Giosué.
    E Samiaxas fu il Re Salomone;
    Artaqìfa Roboamo, e Rameeì fu Elia,
    Samiaxas Daniele,
    e tutti erano stati sulla terra molte volte
    ancora Re e Sacerdoti,
    per preparare la venuta dell'Eone salvifico.

    In tal modo gli Eoni penitenti crebbero in elevatezza,
    in grandezza, in sapienza, e in bontà,
    risalendo grado a grado dall'abisso
    in cui si erano spontaneamente precipitati,
    finché i primi dodici di essi si resero degni
    dinanzi a Propàtor di stare attorno all'Eone Krestòs
    alla sua venuta nel mondo hilico,
    e gli ulteriori settantadue di fargli da corteggio.

    Solo allora Propàtor mandò l'Eone salvifico Protogenetos,
    Gesù il Pantocrato Re, che si manifestò in una grande luce,
    nascendo come fanciullo regale maschio e femmina,
    e cioè avente già in sé,
    ad immagine e somiglianza di Propator
    i due Mem e Scin nell'uno Aleph.

    L'Eone salvifico, Krestòs
    ebbe quindi al suo fianco Samiaxas,
    divenuto l'Apostolo Giovanni,
    e Artaqifa, divenuto l'Apostolo Pietro,
    e Rameel divenuto l'Apostolo Andrea,
    e con essi gli altri nove Eoni
    riscattatisi fra i primi,
    che essendo ascesi per mezzo della Gnosi di Hermete
    al di sopra delle sette sfere,
    non riuscivano tuttavia a tornare al Pleroma,
    impediti da Ialdabaoth,
    il serpente antico dodecacefalo:

    Kokhabiel divenuto l'Apostolo Simeone
    Tamiel divenuto l'Apostolo Taddeo
    Ramiel divenuto l'Apostolo Matteo
    Daneiel divenuto l'Apostolo Filippo
    Ezekeel divenuto l'Apostolo Giacomo Maggiore
    Barakiel divenuto I 'Apostolo Tommaso
    Armaros divenuto l'Apostolo Giuda Taddeo
    Batarael divenuto l'Apostolo Giacomo Minore
    Batarael divenuto l'Apostolo Bartolomeo

    V - Perciò l'Eone Krestòs, il Baruch Gesù,
    il Divino Maestro dell'Amore,
    completò l'insegnamento di Hermete,
    quello di Pitagora e quello di Mosè,
    ed ampliò la Gnosi,
    ammettendo ad essa tutti gli Uomini.

    Egli insegnò l'Amore universale
    e la pratica dell'Amore stesso
    attraverso la pratica della Terapeutica;
    impose le mani ai malati,
    e fece che i suoi discepoli le imponessero,
    guarendoli con dir loro: UPHLAZE! (Guarisci!).

    Ed insegnò la pratica del disinteresse
    e dell'altruismo dicendo:

    "Non amate l'oro e argento
    e il possesso di questo mondo,
    perché questo mondo perisce e passa;
    se non digiunate al mondo,
    non attraverserete il Mar Rosso delle sette sfere,
    non uscite dalle sette dimore dell'Ade.
    E se non farete del sabato un vero Sabato
    non rivedrete Propàtor,
    né rientrerete nel Pleroma."

    Ed insegnò soprattutto la volontà di Liberazione
    per il ritorno al Santo Pleroma, dicendo:

    "Non esaltate i sette e i dodici,
    gli Arconti di questo mondo,
    poiché sono essi che vi impediscono
    il ritorno al Pleroma.
    Sollevatevi al di sopra dell'Heimarméne
    dominando i vostri piaceri,
    così non sarete vessati dalle disgrazie,
    né sarete esaltati a fortune transeunti.
    Non accettando più i doni degli Arconti,
    non sarete più sballottati dagli alti e bassi
    delle sinuosità del Serpente Dodecacefalo,
    ma sarete stabili come pietra che sta."

    E raccomandò sette opere di Misericordia Corporale:

    1) dar da mangiare agli affamati;
    2) dar da bere agli assetati;
    3) vestire gli ignudi;
    4) guarire gli infermi imponendo loro le mani;
    5) sostenere i pellegrini;
    6) visitare i carcerati;
    7) liberare gli indemoniati.

    E predicò sette opere di Misericordia Spirituale:

    1) insegnare la Gnosi;
    2) confortare i dubbiosi;
    3) perdonare le offese;
    4) consolare gli afflitti;
    5) ammonire i peccatori;
    6) sopportare con pazienza le persone moleste;
    7) pregare Propàtor per i vivi e per i morti, per il bene corporale e per la Gnosi
    Sapienziale.

    Ed insegnò ancora che l'uomo,
    essendo separato in due,
    il maschio e la femmina,
    è pieno di tenebre,
    ma quando avrà fatto di sé
    una cosa sola, sarà pieno di luce.

    Se i due saranno uno,
    egli sarà diventato il Figliuolo dell'Uomo,
    e allora se dirà:
    "Montagna spostati" e la montagna si sposterà.

    In quel tempo Gesù il Baruch, l'Eone Salvifico
    disse inoltre:
    "Quando farete che i due siano uno,
    e farete l'interno come l'esterno
    e l'esterno come l'interno,
    e ciò che è su come quello che è giù,
    e se farete il maschio e la femmina in uno solo,
    in guisa che il maschio non sia solo più maschio
    e la femmina non sia solo femmina,
    allora rientrerete nel Pleroma.

    Ciò potrete fare
    mangiando sapientemente
    i frutti Mem e Scin
    dell'Albero della Scienza
    del Bene e del Male,
    affinché il loro equilibrio
    vi porti a mangiare
    del Pane stesso di Vita,
    il benedetto frutto Aleph.

    Beato il Serpente a faccia di leone
    che l'uomo mangerà,
    cosicché il leone divenga uomo,
    ma abominevole è l'uomo
    che il leone mangerà,
    cosicché il leone divenga uomo".

    VI - E inoltre l'Eone Salvifico insegnò
    che l'opera materiale della carne
    con la quale gli ignoranti seminano
    soltanto figli per gli Arconti,
    può essere sacralizzata
    in santa ierogamia e servire sapientemente
    all'ascesa per le sette sfere secondo la Gnosi,
    ricostituendo l'originaria androginia perduta dall'Adamo Qàdmon
    con la discesa nel mondo hilico.

    Tornando Eva in Adamo
    cesserà per sempre la Morte
    che essi meritarono per sé
    e per la loro progenie
    fin dalla loro separazione.

    E Gesù il Baruch promise ai suoi, nove beatitudini:
    1) a coloro che posseggono la Gnosi, perché desiderano fare ciò che piace Propàtor;
    2) ai perseguitati a causa della Giustizia poiché di essi è il Regno dei Cieli;

    3) ai miti perché possiederanno la Terra;
    4) a coloro che piangono perché saranno consolati;
    5) a coloro che hanno fame e sete di Giustizia perché saranno saziati;
    6) ai misericordiosi perché otterranno misericordia;
    7) ai puri di cuore perché vedranno Dio;
    8) agli operatori di pace perché saranno chiamati Figli di Dio;
    9) ai poveri di spirito mondano, perché ad essi appartiene il Regno dei Cieli.

    VII - E poiché le turbe lo imploravano:
    "Eone Krestòs, Pantocratore,
    AZREILONEIA (o Soccorso Divino)!
    KARNI (mia forza)!
    Dacci oggi il Pane di Vita che riservi ai Tuoi Discepoli!"

    L'Eone Salvifico Gesù il Baruch
    concesse loro, in luogo dei frutti Mem e Scin
    dell'Albero della Scienza,
    il proprio Divino Corpo e il proprio Divino Sangue,
    che innestandosi sul loro corpo e il loro sangue,
    li avrebbero tratti in alto anche senza la Scienza
    e la stessa unzione di Hermete,
    per il solo effetto della Fede e del Battesimo.

    E così I'Eone Salvifico, Krestòs il Pantocratore,
    secondo le promesse distrusse la Morte
    per gli uomini di Buona Volontà
    e uccise le Tenebre, liberandoli dal Male.

    Egli aprì dinnanzi a tutti le porte di ciascun cielo
    per mostrarci Propàtor, il Re in eterno
    e guidò i suoi dinanzi a Lui in veste pura.
    Il cancello del Giardino dell'Eden
    che era stato chiuso dall'epoca
    della cacciata di Adamo ed Eva,
    i primi progenitori,
    e guardato dal terribile Cherub
    dalla spada fiammeggiante
    fatta di lune crescenti e calanti alternate
    e capace di separare l'anima dal corpo,
    era stato aperto a tutti,
    poiché il Corpo e il Sangue salvifico
    del Baruch Gesù sono il frutto stesso Mem e Scin,
    doppio e alternato, dell'Albero Gnostico della Scienza.

    E Ialdabaoth, l'Eone dalle sette teste coronate,
    volendo impedire il ritorno al Pleroma,
    sia di tutti gli uomini, che dello stesso Eone Salvifico,
    provocò il supplizio sull'Albero Maestro della Croce,
    dalle sette mele di fuoco, del corpo umano e hilico,
    con l'effetto di proiettare nel Pleroma
    il suo Spirito di Dio Salvatore.

    Ciò Ialdabaoth potè fare
    avendo appunto preteso come fin dall'inizio pattuito,
    il supplizio del Baruch Gesù
    sull'Albero stesso delle mele di Fuoco
    concesse a tutti gli uomini
    come prezzo per il nuovo beneficio loro accordato.

    E il Pantocratore Salvifico,
    prima di lasciare il suo Corpo hilico,
    affidò Maria, la Divina Sophia all'Apostolo prediletto Giovanni,
    che divenne così il Custode Invisibile della Gnosi.

    Tornando quindi al Pleroma,
    l'Eone Krestòs fracassò
    Resh la porta plumbea di Henosis nella Sephira Ghedula.
    E Daleth, la porta di stagno di Autophies, nella Sephira Ghebura.
    E Kaph, la porta di ferro di Hedonè, nella Sephira Tiphereth.
    E Ghimel, la bronzea porta di Akinetos in Netzà.
    E Phé, la porta mercuriale di Henkrasis in Hod.
    E Beth la porta argentea di Monoghenés in lesod.
    E Tau, la porta aurea di Makarìa in Malkuth.

    Tuttavia Egli lasciò a custodia delle sette porte infrante,
    perché non venissero mai più richiuse,
    sette Eoni di Luce:

    Thartharaoth (Sciabtaiel) al cielo di Saturno;
    Erethaoth (Zadkiel) a quello di Giove;
    Thauthabaoth(Unel) a quello di Marte;
    Anael a quello di Venere;
    Raphael a quello di Mercurio;
    Gabriel a quello della Luna;
    lmxeal (Michael) a quello del Sole.

    lì sigillo del vizio Capitale,
    dono dell'Arconte di ciascuna sfera,
    sarà rotto con l'aiuto dell'Eone di Luce
    ad esso opposto nella stessa sfera,
    e i possessori della Gnosi,
    come gli uomini di Buona Volontà
    da essi trascinati nell'Ascesa
    in virtù del Sacrificio del Pantocratore,
    ascendendo di cielo in cielo
    renderanno a ciascuno degli Arconti
    le passioni che avevano ricevuto in dono
    nella loro discesa verso l'incarnazione hilica,
    ricevendone in cambio dall'Eone di Luce,
    l'opposta virtù e vesti pure.

    Al settimo cielo essi affronteranno
    e vinceranno Nahash,
    il Serpente dodecacefalo di nome Ialdabaoth
    per giungere all'ottava sfera,
    quella delle stelle fisse,
    da cui il nucleo puramente pneumatico dell'anima
    può ascendere per duodemplice cammino
    al Santo Pleroma di Propàtor.

    E i dodici Eoni di Luce
    nell'ascesa al Pleroma per l' Ogdoade sono:

    Per l'Ariete: Parakletos, in Hè;
    Per il Toro: Pistis, in Vau
    Per i Gemelli: Patrikos, in Zain;
    Per il Cancro: Helpis, in Heth;
    Per il Leone: Metrikos, in Theth;
    Per la Vergine: Agapé, in Jod;
    Per la Bilancia: Aeinous, in Lamed;
    Per lo Scorpione: Synesis, in Nun;
    Per il Sagittario: Ekklesiastikòs, in Samech;
    Per il Capricorno: Makariotes, in Gnain;
    Per I 'Acquario: Theletos, in Tsade;
    Per i Pesci: Sophia, in Qòph.

    VIII - Apparso tuttavia ai Discepoli
    col suo Corpo di Gloria, proprio del Pleroma,
    prima di risalire definitivamente a Propator,
    rivelò il destino dell'Uomo e le sorti della Chiesa;
    assegnò i compiti agli Apostoli,
    e indicò questi segni come propri
    a coloro che riusciranno a salvarsi:
    scacceranno i demoni servi degli Arconti;
    parleranno nuove lingue:
    maneggeranno i serpenti;
    se berranno qualche veleno, questo non nuocerà loro;
    imporranno le mani ai malati e li guariranno.

    E istituì inoltre dodici sacramenti per la salvazione
    e la liberazione degli uomini di Buona Volontà:

    1) il Battesimo dell'Acqua;
    2) il Battesimo dell'Aria;
    3) il Battesimo del Fuoco;
    4) l'Unzione Sapienziale;
    5) l'Espiazione purgante;
    6) L'Eucarestia;
    7) l'imposizione terapeutica delle mani;
    8) l'Esorcismo;
    9) l'Ordine sacro;
    10) l'Iniziazione all'Ascesi in coppia, o Matrimonio;
    11) la Consacrazione Regale e Vescovile;
    12) l'Estrema Unzione Terapeutica.

    E a Pietro che era stato Artaqìfa,
    fu confidato il gregge del Pantocratore
    figlio di Propàtor,
    perché lo conducesse per le vie del mondo visibile;
    mentre a Samiaxas divenuto Giovanni di Parmo,
    fu confidata la Sapienza segreta della Gnosi
    e la sua trasmissione,
    che prima era stata affidata
    ad Enoch e ad Elia.


    IX - L'Eone Salvifico, il Figlio di Propàtor,
    aveva scritto in un piccolo Libro,
    su un rotolo inesauribile
    capace di non finire mai,
    tutto il percorso della risalita al Pleroma,
    per affidarlo a Giovanni di Parmo
    che Lui aveva fatto custode
    e depositaria della Gnosi,
    e che Io intitolò Apocalisse.

    A Lui Egli apparve fra i sette candelabri,
    uno per ciascuno dei sette cieli da ascendere,
    e gli ordinò di scrivere ai sette Eoni di Luce
    delle Sette Chiese d'Asia,
    quelli che aveva posto a guardia
    delle sette porte da Lui infrante,
    perché non venissero più chiuse.

    E gli additò il Libro della Gnosi,
    scritto sul rotolo inesauribile,
    come il cibo della Vita riservato
    ai Sacerdoti della Gnosi;
    da divorare misurando sapientemente i tempi;
    e che è simile ad acqua viva
    che sta fra due colonne di fuoco,
    l'una poggiante sul mare e l'altra sulla terra,
    come i rami Mem e Scin dell'Albero della Scienza.

    Alle labbra esso è dolce come il miele.
    Quel Libro insegna il modo di aprire
    i sette sigilli del Libro dell'Agnello
    e con esso le porte dei sette cieli,
    ciascun cielo avendo a sua volta sette gradi,
    mentre al settimo cielo sette Eoni di Luce
    suonano sette trombe annunciatrici di liberazione.
    E che i sette doni degli Arconti,
    che sigillano le sette sfere, le tristi dimore dell'Ade:

    Avarizia in Saturno;
    Invidia in Giove;
    Ira in Marte;
    Lussuria in Venere;
    Gola in Mercurio:
    Accidia in Luna;
    Superbia in Sole, si spezzano con la pratica delle opposte virtù:
    Fede, Speranza, Carità, Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza.

    E che nel perfetto equilibrio
    il Santo Paracleto concede
    per le sette sfere superate sette Doni Divini:

    per Saturno il Timor di Dio;
    per Giove il Consiglio;
    per Marte la Fortezza;
    per Venere la Pietà;
    per Mercurio la Scienza;
    per Luna la Sapienza;
    per Sole l'Intelletto.

    Esso dice inoltre della divina Sophia Lunare,
    arricchita di duodemplice luce solare
    e ripiena del Reuccio di Aleph,
    termine medio di equilibrio fra
    Sole Scin e Luna Mem;
    che è minacciata dal Dragone rosso Ialdabaoth
    dal corpo di serpente e dalla testa di leone,
    con sette teste diademate, una per pianeta;
    fornito di dieci corna, l'una per la luce solare Scin,
    l'altra per la luce lunare Mem;
    una terza Aleph per la luce mista,
    le altre sette per le luci dei sette pianeti.

    E dice anche come essa partorisca
    il Figlio equilibratore e ottenute quindi le ali,
    si faccia volatile ed inafferrabile per
    il serpente di fuoco.

    Esso dice inoltre che la bestia demiurgica
    simile al leopardo,
    ostacola l'uomo nella sua risalita al Pleroma,
    quarantadue volte, sette volte all'anno per sei anni,
    quanti ne occorrono per ascendere per i primi sei cieli.

    E che I'Heimarméne di Ialdabaoth, la prostituta di Babilonia,
    assisa sui sette monti dei sette Arconti,
    cadrà vinta dall'Agnello assiso in cima alla piramide dai sette gradini,
    riproducente i sette cieli dell'Ascensione al Pleroma,
    sul libro dei sette sigilli,
    sigilli costituiti da passioni dono degli Arconti,
    che si dissuggellano con le corrispondenti Virtù,
    le quali si ottengono in premio dai sette Eoni di Luce;
    mentre i ventiquattro Vegliardi,
    corrispondenti alle ventiquattro semilunazioni dell'anno
    e alle ventiquattro ore del giorno,
    si prostrano coi quattro animali santi dei quattro elementi
    e delle quattro stagioni dell'anno.

    E promette che quanto l'Umanità
    sotto la guida dei Maestri della Gnosi
    e grazie alla loro anagogia lo avrà meritato,
    il Santo Pleroma scenderà
    sul mondo hilico celeste e terrestre,
    plasmandolo a sua immagine
    in forma di cubica Gerusalemme Celeste
    sormontata dalla Piramide eptagraduata,
    con dodici porte, tre per lato, una per mese,
    illuminata dall'Agnello;
    sulla quale non scenderà mai la notte,
    perché essa riproduce i gradi stessi della Gerarchia dell'Essere.

    E allora l'Albero della Vita,
    reso accessibile a coloro che hanno compiuto
    la risalita dei sette cerchi,
    darà annualmente dodici mele di fuoco.

    Poiché Colui che infranse le sette porte dei sette metalli
    e ne spezzò i chiavistelli,
    insegna a tutti i giusti la via del ritorno
    e tutti trae in alto con la sua forza invincibile:
    consentendo anche a coloro
    che non posseggono la Scienza di Hermete,
    né l'Unzione Gnostica, di ascendere al Pleroma
    grazie all'innesto Salvifico della carne e del sangue dell'Agnello,
    operante attraverso l'Opera dei Sacerdoti della Gnosi
    a centuplicare il potere e la rapidità dell'Anagogia.

    X - E così Giovanni, l'antico Samiaxas
    resterà nell'invisibile sulla terra fino agli ultimi giorni,
    fino alla consumazione dei tempi
    a sovrintendere all'insegnamento della Gnosi;
    e Pietro, caduto nel mondo hilico in un tempo lontano,
    quando ancora aveva nome Artaqìfa
    tornerà fino ad allora molte volte sulla terra,
    come Pastore e come Sovrano,
    per diffondere e radicare l'insegnamento
    delI'Eone Salvifico, il Pantocratore Krestòs.

    E quando la parola delI'Eone Figlio di Propàtor
    sarà diffusa su tutta la terra,
    e a Ialdabaoth sarà rimasto poco spazio
    per la sua antica funzione di carceriere
    pur avendo egli continuamente lottato contro la Gnosi
    riuscendo anche a spezzettare
    in mille parti l'Ekklesia di Pietro;
    lo stesso Ialdabaoth prenderà un corpo di carne
    per combattere di persona nel mondo hilico,
    il suo antico Regno mal acquistato,
    l'ultima battaglia contro la Gnosi,
    come Anticristo incarnato,
    dopo aver creato il disordine
    e portato la confusione e lo scompiglio
    fra i popoli e le Chiese.

    Sulla terra Ialdabaoth non incontrerà ostacolo alcuno,
    e trionferà ovunque, contrastato solo da Enoch ed Elia,
    che erano stati Metatron e Sandalphon
    prima di essere al fianco deIl'Eone Salvifico
    di tutti gli uomini, coi nomi di Pietro e di Andrea;
    e che Propàtor manderà sotto la guida
    sempre invisibile di Giovanni, l'antico Samiaxas
    a sbarrargli il passo e a sconfiggerlo
    prima di permettere il riassorbimento
    del mondo hilico nel Pleroma.

    E il serpente antico, Ialdabaoth, l'Anticristo incarnato
    ripeterà l'errore commesso
    nella lotta contro I'eone Krestòs
    ai tempi dell'Agnello,
    e sacrificherà Enoch ed Elia,
    gli antichi Artaqifa e Rameel
    oramai divenuti Liberatori;
    ciò che produrrà la vittoria definitiva della Gnosi
    e permetterà la venuta seconda dell'Eone Krestòs
    per l'instaurazione nel mondo celeste e in quello terrestre
    del Regno di Propàtor;
    che durerà fino alla consumazione dei secoli e degli Eoni.

    Japhta raphta mounaer, mounaer, ermanouer ermanouer.

    AMEN


    2010:

 

 

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