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    Predefinito Forza Nuova e l'identità ancestrale

    dal sito genovese di Forza Nuova
    http://www.forzanuovagenova.it/unacomune.htm

    Una Comune Identità

    Per comprendere appieno i profondi legami che uniscono le popolazioni originarie europee, è necessario risalire molto indietro nel tempo, addirittura di circa 35-40.000 anni, alla comparsa cioè dell’uomo di Cro-Magnon. E’ praticamente impossibile parlare di civiltà umana prima di questo avvenimento, che rappresenta inoltre anche da un punto di vista antropologico, l’espressione più alta di ogni forma di vita sulla terra, oggetto di profonda inquietudine per tutti i fautori della visione evoluzionista. D’altra parte anche i più recenti studi sembrano confermare l’unicità di quello che senza tema di smentita andrebbe correttamente definito come Homo europaeus. Alto (la statura media superava il metro e ottanta), dolicocefalo (cioè col cranio allungato), col mento sporgente, la fronte spaziosa e una capacità cranica di circa 1.500 centimetri cubici, il Cro-Magnon in accurate ricostruzioni fatte al computer come quella del Museo Americano di Storia naturale, appare in tutto e per tutto come il vero prototipo dell’uomo bianco e perciò nostro indiscusso capostipite. La specificità dell’uomo di Cro-Magnon e delle sue varianti prossime di Combe-Capelle e Chancelade (tutte località della Francia centrale) sta nel non aver alcun progenitore scientificamente dimostrato e nell’abisso culturale e spirituale che lo separa da tutte le altre specie del genere homo. Ancora in tempi recenti si è assistito al patetico tentativo da parte di alcuni scienziati di collegare al Sapiens sapiens, alcuni resti fossili dell’Africa meridionale; illuminante al proposito quanto scrive Richard Leaky, il più celebre antropologo in attività, figlio d’arte di una copia passata alla leggenda grazie a una serie di eccezionali scoperte: “ Probabilmente, i più antichi resti fossili conosciuti di uomo moderno provengono dall’Africa meridionale. Dico probabilmente non solo perché essi consistono solo in pochi frammenti di mascellari, ma anche perché la loro datazione è incerta.” Questa sarebbe la “base scientifica” su cui si vorrebbe costruire la teoria evoluzionista dell’origine africana dell’uomo…
    Per collegare l’Europa al Continente nero si è pensato bene indicare come “moderni” altri resti fossili rinvenuti in Israele a Qafzeh e a Skhul sul Monte Carmelo. Va precisato che la datazione iniziale di questi reperti era di gran lunga più recente (45-50.000 anni fa) dell’attuale, che indica in 80-100.000 anni la loro età. Non solo ma per avere l’anello mancante, è stata creata ad hoc una nuova sottospecie umana, quella dell’Homo sapiens sapiens “arcaico” o proto-cro-magnoide e che non si tratti di una barzelletta dello scrivente, ce lo conferma il divulgatore televisivo ufficiale dell’evoluzionismo Piero Angela, che insieme al figlio Alberto scrive: “ Alcuni caratteri arcaici erano ancora presenti in questi teschi (quelli di Qafzeh), ma la fisionomia generale era già la nostra. Con ogni probabilità anche tra i sapiens sapiens esisteva arborescenza di forme e di varietà. I crani trovati nei vari siti citati (in Africa orientale, Sudafrica e Medio Oriente) mostrano infatti, ancora diversi tipi di <mosaici> tra forme arcaiche e forme moderne.” E ancora: “ A Mugharet el Zuttiyeh è stato rinvenuto, l’Uomo di Galilea, con caratteri ancora più arcaici. La datazione qui sembra essere addirittura più recente (70-40.000 anni fa), e questo non aiuta a chiarire le cose.”
    Tutto questo ci porta ad alcune banali osservazioni che gli scienziati “ufficiali”, si sono ben guardati dall’evidenziare. La prima è che non vi è nulla che dimostri anche temporalmente un collegamento tra gli “arcaici” abitanti d’Israele e l’Uomo di Cro-Magnon; la seconda nasce dal fatto che 40.000 anni fa esistevano specie diverse del genere Homo, che non si capisce bene che fine abbiano fatto; la terza infine è che stando a certe logiche, una sola di queste specie migrando e contemporaneamente evolvendosi, avrebbe dato nell’arco di circa 40.000 anni, origine al sapiens sapiens europeo. Quest’ultima ipotesi appare francamente assurda proprio alla luce degli stessi concetti evoluzionistici. Un simile lasso di tempo è infatti troppo limitato per un cambiamento così radicale ed è sicuramente privo di un qualsiasi riscontro. Mi spiego meglio: accettando l’ipotesi non troppo scientifica, dell’esistenza attuale di un'unica specie e del fatto che da 40.000 anni quest’ultima non ha subito alcun mutamento positivo, mi risulta estremamente ostico pensare che differenze infinitamente superiori a quelle attualmente esistenti tra un bianco e un negro, possano essersi cancellate in un tale arco di tempo: soprattutto alla luce dei lenti miglioramenti protrattisi in precedenza per qualche milione di anni, l’accelerazione evolutiva di poche decine di migliaia di anni fa, ha dell’incredibile, così come il subitaneo arresto che la segue. Come se non bastasse c’è ancora chi è convinto che l’uomo di Neandertal, che visse in Europa e nel Medio Oriente tra 100 e 30.000 anni fa, sia stato l’antenato del Cro-Magnon, mentre la datazione dei ritrovamenti ci indica che per qualche migliaio d’anni essi convissero forse non troppo pacificamente. E’ molto probabile, infatti, che la fine del Neandertal, sia da collegarsi all’azione del moderno sapiens sapiens, che gli era nettamente superiore in termini intellettuali. La dimostrazione di ciò sta nelle differenti capacità tecniche e nelle manifestazioni cultuali, che nel Cro-Magnon assumono aspetti prettamente a sfondo religioso e nelle espressioni artistiche di grandissimo rilievo. Inoltre, il più famoso linguista vivente Noam Chomsky, docente al Massachusetts Institute of Technology, è giunto alla conclusione che il linguaggio è una caratteristica peculiare dell’uomo, una capacità sorta come corollario di un sorprendente accrescimento encefalico. In sostanza senza la capacità del linguaggio, noi non ci troveremmo di fronte a un uomo, ma ad un animale dalle sembianze vagamente umane. Questa era in tutto e per tutto la situazione dell’uomo di Neandertal, che in base a studi fatti sul suo basicranio, non aveva la possibilità di sviluppare alcun linguaggio e le cui sembianze scimmiesche lo differenziavano nettamente dal Cro-Magnon. Un’ulteriore conferma di quanto finora scritto, ci giunge dalle tecniche litiche utilizzate dal Neandertal e dagli altri predecessori dell’Homo europaeus: la cultura olduviana che data da 2,5 a circa 1,4 milioni d’anni or sono, è nei suoi tratti generali a parere di Thomas Wynn dell’University of Colorado, più scimmiesca che umana e quella che la segue l’acheuleana, che giunge sino a 250.000 anni fa, denuncia appena una vaga intenzione di imporre forme negli strumenti utilizzati, che comunque non sono più di una dozzina. Neanche la successiva cultura musteriana, che precede quella aurigniaziana del Cro-Magnon, fa grossi progressi, come ci conferma Richard Leaky: ” A partire da 250.000 anni or sono, individui ascrivibili a Homo sapiens arcaico - neandertaliani compresi- impararono a costruirsi strumenti su scheggia preparata, e i complessi di industrie corrispondenti, fra cui il Musteriano, contavano forse una sessantina di tipi. Ma la tipologia rimase immutata per più di 200.000 anni, una stasi tecnologica che non evoca certo l’immagine di cervelli pienamente umani in fermento.” Elemento importantissimo per comprendere dove posizionare, alla luce di queste affermazioni, i cosiddetti sapiens sapiens “arcaici”, è il fatto che essi utilizzavano tutti quanti strumenti di tipo musteriano come il Neandertal. E’ sempre Leaky che descrive l’incolmabile divario esistente tra il Cro-Magnon e i suoi presunti parenti: “ Ma quando il cambiamento avvenne fu abbagliante, così abbagliante che potremmo non cogliere la realtà retrostante. Nell’Europa di 35.000 anni or sono l’uomo iniziò a produrre strumenti di raffinata fattura ricavandoli da lunghe lame delicatamente distaccate da un nucleo, e per la prima volta osso e palco di cervidi vennero utilizzati come materia prima per la fabbricazione di strumenti. Ora i complessi di strumenti comprendevano più di un centinaio di tipi diversi, fra cui rudimentali telai per la tessitura e utensili per incidere e scolpire. Per la prima volta i manufatti dell’uomo divennero opere d’arte: i propulsori per zagaglie in palco di cervide per esempio, erano ornati con incisioni di animali sorprendentemente veristiche. Nella documentazione fossile compaiono elementi di collana e pendenti, che annunciano la nascita di un nuovo concetto della decorazione corporale. Ma più evocativi di ogni altra manifestazione artistica sono i dipinti parietali in caverna, che parlano di un universo mentale non dissimile dal nostro. Al contrario dei periodi precedenti, caratterizzati dalla stasi, ora la cultura è essenzialmente innovativa, e i cambiamenti, che prima avvenivano nell’arco di centinaia di migliaia di anni, ora si susseguono di millennio in millennio. Da alcuni definito “ Rivoluzione del Paleolitico superiore”, questo insieme di indicazioni offerte dalla documentazione archeologica testimonia inequivocabilmente che l’uomo anatomicamente moderno possedeva capacità intellettive.”
    Su simili basi, non è certo illogico affermare che stando alle attuali conoscenze, l’uomo appare per la prima volta nell’Europa occidentale ed ha caratteristiche del tutto simili alla media delle popolazioni bianche, per l’appunto originarie del nostro Continente.
    Il nocciolo della questione come si è già potuto capire, è tutto concentrato nella datazione dei reperti e nella loro classificazione. Soprattutto la precisione dell’età del fossile serve ad indicare eventuali spostamenti di una stessa specie, o la coabitazione di individui differenti su una determinata area geografica. A tale proposito è doveroso sottolineare come il metodo di datazione più preciso, quello del carbonio 14, abbia uno spettro di 35-40.000 anni, dopo di che intervengano altre metodologie indubbiamente più empiriche. E' per questi motivi che la cronologia del Cro-Magnon è di gran lunga più affidabile ad esempio di quella dei vari sapiens sapiens “arcaici” a cui si vorrebbe collegarlo all’interno del “dogma” evoluzionista. Se, infatti, osserviamo la sequenza temporale e l’ubicazione dei ritrovamenti di resti dell’Homo sapiens sapiens in Europa, ci accorgiamo come essi si irradino tutti da un unico centro posto nel Midi francese e giungano ad interessare l’Europa dell’est nell’arco di poco più di 10.000 anni. La cultura di Dolni Vestonice in Slovacchia, ci ha tra l’altro regalato la straordinaria scultura di una testa umana in avorio di mammut, antica di 26.000 anni. Si tratta a tutti gli effetti del primo vero ritratto tridimensionale di un nostro antenato. I suoi lineamenti di tipo nordico, lo fanno rassomigliare ad un Russo o ad uno Scandinavo, mentre i capelli sono lunghi e lisci. Unica nota che in parte lo distingue dal Cro-Magnon e che in un certo senso lo potrebbe collegare ai sapiens sapiens “arcaici”, è la forte arcata sopracciliare, perfettamente coerente coi crani ritrovati nella zona. In direzione sud l’uomo fa la sua comparsa ai Balzi Rossi in Liguria, circa 30.000 anni fa e lo troviamo poi nella variante di Combe-Capelle alle Arene Candide sempre in Liguria, a distanza di oltre 11.000 anni. All’incirca allo stesso periodo, definito anche Magdaleniano, è riconducibile la presenza del Cro-Magnon ad ovest nella Penisola iberica, testimoniata tra l’altro dalli splendidi dipinti parietali delle grotte di Altamira in Cantabria. Anche qui è necessario fare alcune considerazioni “controcorrente” e politicamente “scorrette”; se, infatti, il Cro-Magnon fosse il diretto discendente dei sapiens sapiens “arcaici” venuti dall’Africa, passando per Israele, non si capisce come mai costoro non abbiano lasciato alcuna traccia dei loro spostamenti verso l’Europa occidentale, mentre tutta la cronologia al carbonio 14, sembra chiaramente indicarci l’espansione del primo in maniera graduale e concentrica dalla Francia centromeridionale. Altro argomento che contrasta con l’ipotesi dell’evoluzione da oriente, è il fatto di ritrovare nell’Est europeo, individui con residui tratti arcaici 10.000 anni dopo la comparsa del Cro-Magnon, mentre sarebbe stata certamente più logica una datazione inversa. Al più questo elemento potrebbe essere interpretato come l’incrocio di questi ultimi con sapiens sapiens “arcaici”, ma questa è un’ipotesi che al momento non può avere alcuna conferma né archeologica, né tantomeno biologica. Che comunque nulla colleghi direttamente l’attuale popolazione umana con i Neandertal, o peggio ancora coi vari ominidi ritrovati nel mondo, è un dato assodato scientificamente dalla moderna genetica e un’ulteriore affossamento delle tesi evoluzioniste.
    Sulla specificità dei nostri progenitori europei molto è stato scritto e ancora altrettanto probabilmente, c’è da dire. Non si è mai accennato ad esempio alla loro fortissima identità razziale, che ha permesso di ritrovare individui con le stesse caratteristiche del tipo di Combe-Capelle, a distanza di 15.000 anni e lontani 1.000 chilometri dal luogo d’origine, presso Finale in Liguria. Se pensiamo che questo individuo in fondo, non variava che per particolari secondari rispetto all’uomo di Cro-Magnon, la cosa non può certo lasciarci indifferenti anche perché come sappiamo, quest’ultimo giunse in Liguria 10.000 anni prima e gli insediamenti conosciuti di entrambi, non distano che poche decine di chilometri. Nonostante gli inevitabili contatti, protrattisi per almeno 20.000 anni, i due tipi umani restarono ben distinti tra loro, probabilmente combattendosi a vicenda per la conquista dei migliori territori di caccia. Ciò non toglie che entrambi appartenessero ad un’unica specie e a un medesimo universo culturale e spirituale, qualcosa di mai apparso prima sulla Terra. In quest’ottica l’ipotesi dell’eliminazione fisica da parte loro del Neandertal, è quasi una certezza; una pulizia etnica come si direbbe oggi, a cui sicuramente dobbiamo la nostra attuale esistenza e cosa più importante tutta la civiltà umana. Che costoro non fossero però dei bruti, ce lo conferma la devozione verso i defunti, che assumeva forme di autentica espressione religiosa. Il corredo di oggetti simbolici, la cura con cui il morto era composto, cospargendolo tra l’altro di ocra rossa, gli oggetti con cui veniva adornato, indicano indubbiamente l’esistenza di una visione ultraterrena della vita e un’organizzazione sociale complessa, basata probabilmente sui legami familiari di sangue e su un rigido ordine gerarchico. L’Europa del paleolitico era perciò abitata da popolazioni tra loro strettamente imparentate e culturalmente omogenee, ma al tempo stesso estremamente gelose della loro indipendenza e portate ad evidenziare e a custodire come un prezioso patrimonio, le scarse differenziazioni fisiche esistenti. L’esasperazione della differenza, di ogni differenza possibile, quale affermazione del proprio diritto ad esistere e la conseguente capacità di difendere tutto ciò, anche con il completo genocidio dei nemici, veri, presunti o potenziali. Dalla Germania, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Liguria, dalla Penisola Balcanica, dalla Slovacchia e dalla Russia, ritornano alla luce gli stessi rituali, gli stessi oggetti, le stesse statuine femminili, rappresentanti una probabile divinità a cui non può non collegarsi la successiva Dea Madre, che gli storici mondialisti, nemici dell’identità europea, definiranno “mediterranea”, solo perché presente anche nell’attuale Turchia più di 20.000 anni dopo. Dei 35.000 anni della storia dell’Europa, che sono poi la storia della civiltà, quasi l’ottanta per cento ha avuto come protagonista l’Uomo di Cro-Magnon e le sue varianti, figure possenti di cacciatori e guerrieri, dalle caratteristiche dolicocefale, definiti non a caso da studiosi tedeschi Urjäger (cacciatori primordiali).

  2. #2
    El Venexian
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    Predefinito

    l'articolo non e' manco firmato ...

    devo quindi presumere che e' scopiazzato alla meno peggio
    a destra e a manca ?

    ahhh che professionalita' questi forzanovisti ...


    comunque sia sui liguri ci sono degli studi interessanti che li linkano geneticamente come popolo pre-indoeuropeo autoctono (e si presume "parenti" dei rheto-euganei fondatori di VR e molte altre citta' come Trento (Tridentium) etc)

    persino Cavalli Sforza (genovese , btw) ha pubblicato un po' di roba a riguardo visto che sugli appennini liguri ci sono evidente sacche genetiche che confermerebbero questa teoria che era gia' sostenuta dagli archeologi.

  3. #3
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    la cosa interessante più che i contentuti in se, è il segnale che una forza politica emergente come FN, accoglie i dati antropologici per quella rifondazione dell'identità nazionale oggi più che mai necessaria.

    Con il cosmopolitismo imperante, la barbarie allogena insediata in casa, e il disorientamento nichilistico diffuso nel nostro popolo, un po' di sana informazione antropologica aiuterebbe senz'altro a recuperare un barlume di indentità e di dignità.

 

 

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