Da www.repubblica.it
Veltroni: "Solo Prodi può battere Berlusconi ese dice che la lista è aperta a chi condivide la proposta, è la parola definitiva"
"L'Italia è un'auto senza guida
serve un nuovo patto sociale"
"E' il periodo peggiore dal '92, l'anno delle stragi
di Tangentopoli. Interi pezzi di società si inabissano
Il sindaco di Roma, Walter Veltroni
di CURZIO MALTESE
ROMA - Svanite le promesse di miracolo, l'Italia di Berlusconi si scopre un Paese più povero con un premier sempre più ricco. Oltre il rutilante sipario quotidiano del premier che riceve in villa i potenti della Terra, c'è un Italia nascosta che non arriva alla fine del mese. Qualcuno dovrebbe dire qualcosa di sinistra. In assenza di strateghi di partito, affaccendati intorno ai veti incrociati di Boselli e Di Pietro, ci prova Walter Veltroni.
Da quando è sindaco non ha più dato interviste "politiche", quindi gli chiedo subito se per caso non stia lanciando una candidatura alternativa a Prodi, come molti sussurrano e altri gridano. Risposta netta: "Sono convinto che solo Prodi oggi può battere ancora Berlusconi e divenire il premier della ricostruzione, della serenità e della speranza ritrovate, continuando il lavoro che cominciammo assieme nel '96".
E che finirete assieme?
"No, che finirà lui. Io rimango sindaco fino al 2011, se i romani vorranno".
È sicuro?
"Sicurissimo".
Caso chiuso. Si ha l'impressione oggi di vivere in un Paese schizofrenico, da una parte il teatrino politico più arzillo che mai, dall'altra la realtà di una crisi che ti assale appena spegni la tv ed esci di casa.
"È così, stiamo vivendo il periodo peggiore dal '92, l'anno delle stragi, della recessione, della svalutazione e di Tangentopoli. La differenza è che oggi nessuno lo dice. Allora l'Italia sembrava rompersi, ora è un'auto senza guida che perde un pezzo alla volta".
Si riferisce anche ai crac Cirio e Parmalat?
"Non solo. Anche alla rottura della pace sociale, alle durissime vertenze degli autoferrotranvieri, al caso Alitalia. Ai milioni di lavoratori che vivono con meno di mille euro al mese, quando un euro ormai al cambio della spesa vale mille lire. Ai milioni di giovani e meno giovani che non riescono più a comprare casa, perché la fuga dalla Borsa ha fatto impazzire il mercato immobiliare. Non stiamo perdendo due o tre gruppi devastati dalla speculazione ma interi pezzi di società che s'inabissano".
Il rapporto sui nuovi poveri include categorie che una volta erano l'ossatura del ceto medio, lavoratori dipendenti, perfino quadri, insegnanti, commercianti.
"Da sindaco io vedo le statistiche incarnarsi ogni giorno. Ad un pranzo della comunità di Sant'Egidio ho parlato a lungo con un ex-quadro Fiat precipitato in pochi anni nella miseria. Licenziato, è rimasto solo, pieno di debiti, perché le banche controllano severamente i piccoli prestiti, in crisi familiare. E un giorno s'è trovato in fila alla mensa dei poveri. Le potrei fare mille esempi. Abbiamo scoperto, indagando sull'usura, che la prima categoria a ricorrere agli usurai è quella dei pensionati. Un altro esempio? Abbiamo lanciato due campagne "Roma spende bene", una specie di discount comunale per calmierare alimenti il materiale scolastico, libri, zainetti, agende. Pensavamo ai poveri della città e ci siamo trovati di fronte decine di migliaia di persone vestite come me e come lei, impiegati, operai, insegnanti, commercianti. Gente che non s'era mai vista prima".
Colpa dell'effetto euro, dice il governo.
"Ha fatto bene Prodi a ricordare che c'è stato soltanto in Italia, almeno in quei termini devastanti. Il Paese si sta impoverendo e imprese e cittadini soffrono insieme. Bassa crescita del Pil ed euro forte sono una miscela pericolosa, recessiva. Occorre per questo un nuovo patto sociale che unisca imprenditori e lavoratori in un disegno di crescita della competitività e dell'innovazione, e al tempo stesso migliori il livello di vita dei cittadini. Queste due cose stanno insieme. Deve essere questo patto il senso della sfida del centrosinistra, il passaggio da cartello dell'opposizione a schieramento di governo capace di convincere la maggioranza degli elettori. Un giorno ritrarrà per intero il grottesco di un governo che badava soltanto agli affari del suo premier, alle rogatorie, alle Cirami, ai lodi e alle Gasparri, mentre era in corso una crisi sociale gravissima".
In attesa della storia, pensa che questi discorsi riescano a bucare il fideismo che circonda Berlusconi? Chi ha votato a destra l'ha fatto nella speranza di arricchirsi, più che legittima, e ci spera ancora.
"Il vento è cambiato. Montanelli aveva ragione, in due anni l'illusione è svanita. Chi ha creduto alla favola ora comincia a fare i conti: siamo più ricchi o più poveri di prima? Siamo più rispettati nel mondo, più competitivi?".
L'idea di moda è che conti soltanto la congiuntura internazionale. Destra e sinistra, alla fine, approvano quel che accade.
"La storia che destra e sinistra sono ormai uguali è una colossale idiozia. Oggi le differenze sono anzi maggiori, perché concrete più che ideologiche, astratte. Le pare che Bush faccia la stessa politica di Clinton? I riformisti negli Usa come in Italia riuscirono a far coesistere crescita economica e lotta alla disuguaglianza sociale. Proviamo a confrontare due istantanee, l'Italia di Prodi e quella di Berlusconi. Quel governo si presentò chiedendo sacrifici per l'Europa e ottenne crescita, riuscì a tagliare le spese e il debito ma anche a ridistribuire le ricchezze, in un paese più sereno e coeso, con meno conflitti e scioperi, stimato all'estero. Questo governo si è presentato con l'immagine del sorriso e del Bengodi e ha ottenuto crisi economica, conflitto sociale, impoverimento del ceto medio e un livello di tensione insopportabile, non ha mantenuto una sola promessa. E allora, destra e sinistra sarebbero uguali?".
In concreto quali sono le proposte del centrosinistra per uscire dalla crisi, ammesso che ne abbia, visto che finora s'è parlato soltanto di Boselli e Di Pietro?
"Ma no, è una vicenda chiusa. La lista l'ha lanciata Prodi e se lui dice a "Repubblica" che è aperta a tutti coloro che condividono la proposta, questa è la parola definitiva".
Speriamo. E allora andiamo alle proposte.
"Anzitutto occorre invertire la rotta della politica economica e sociale, spingendo la crescita e ridistribuendo il reddito. Non è con i tagli alla spesa sociale che si rilancia l'economia. Al contrario, significa indebolire il potere d'acquisto dei consumatori a tutto danno del mercato. Un nuovo patto solidale è tanto nell'interesse dei lavoratori quanto degli industriali".
Lei pensa che gli industriali capiscano, presi come sono a combattere i lacciuoli che non si sono visti nel caso Parmalat, e a lamentarsi del costo del lavoro?
"Esistono ormai due economie. Una di carta, finanziaria, che vive di speculazione mascherata con ideologie pseudoliberiste. E l'altra, che è la vera forza italiana, fatta di produttori piccoli e medi. Gli speculatori vanno frenati. Non con lacci e lacciuoli prima, ma con severi controlli dopo. L'opposto di quanto accade. Sono i controlli a mancare, come testimoniano i casi Cirio e Parmalat, non le leggi che sono anche troppe. Quanto ai produttori possono essere coinvolti. Sono i primi a misurare sulla propria pelle il fallimento berlusconiano".
La Confindustria non aveva festeggiato la fine della concertazione?
"Dubito che lo farebbe ancora. È stata una follia e si vedono i risultati. Su questo occorre essere chiari. Dobbiamo condannare il rifiuto alla precettazione dei tranvieri ma anche renderci conto che è difficile tirare a campare con certi salari. Protestiamo pure contro i voli cancellati ma teniamo conto che la crisi dell'Alitalia non si risolve coi bracci di ferro ma con grandi investimenti nella compagna, come ha fatto il governo francese. Il governo invece punta soltanto alla divisione sindacale, con furia ideologica. E il risultato qual è? Un'esasperazione dei conflitti, un'ondata di scioperi. Che ci guadagnano gli industriali? E il paese?".
Lei invoca un ritorno al welfare.
"Un welfare moderno ma sempre welfare. Io passo per americano ma degli Usa amo la cultura, i principi democratici, non certo il modello sociale. L'Italia ha questa secolare tentazione individualista, la cura del particulare. Ma i grandi progressi questo Paese li ha compiuti soltanto grazie a sforzi collettivi. L'idea chiave per uscire dalla crisi è ritrovare il senso di comunità. E naturalmente la fiducia, come ricorda Ciampi".
È compatibile questo nuovo welfare con i vincoli europei?
"Anche qui il nostro governo punta a una lettura furbesca. Invece d'aggirare i vincoli di Maastricht si dovrebbe riscrivere il patto apertamente senza minarne la solidità".
Non assomiglia alla quadratura del circolo?
"Basta togliere dai parametri di Maastricht due voci: le spese per le grandi infrastrutture e quelle per la ricerca e l'innovazione tecnologica. Di questo l'Italia ha bisogno se non vuole ridursi alla guerra dei dazi con Cina e India. Il resto sono trovate da talk show".
A proposito. Lei nella vita precedente si è molto occupato di tv e ieri si sono celebrati i 50 anni della Rai in un clima da funerale. Che effetto le fa?
"Penso che cinquant'anni fa mio padre stava lavorando al primo tg. Ha ragione Biagi, la Rai ha fatto più di Garibaldi. Quella era un tv controllata, censurata ma viva, grande, che ha fatto scoprire l'Italia agli italiani. Questa è una tv piccola, volgare, che nasconde il paese reale, dove se vedi un impiegato o un operaio è solo un concorrente di un quiz. È anche in questo lo specchio d'una stagione che per fortuna sta per finire".
(4 gennaio 2004)
http://www.repubblica.it/2004/a/sezi...veltrprod.html


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