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Discussione: 3 domande per Sollus

  1. #1
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    Predefinito 3 domande per Sollus

    Constato con estremo piacere che l'amico Sollus è diventato con i suoi interventi un punto di riferimento per la nostra comunità conservatrice-reazionaria. Ne sono orgoglioso in quanto la mia speranza era proprio questa, da quando mi "innamorai" del suo interessantissimo forum sul pensiero conservatore (adesso è qui: http://hodie-reactio.blogspot.com/, non mancate di fargli visita!) e lo contattai, pregandolo di raggiungerci su POL.

    Sollus è un intellettuale raffinato e dunque le sue sollecitazioni politico-culturali vanno esaminate con attenzione. Recentemente, riprendendo una mia riflessione sul carattere nazionale dei "conservatorismi", ha pronunciato la fatidica frase per cui in Italia

    Conservatorismo è Reazione.

    Bene. A questo punto non posso tirarmi indietro dal "costringere" il nostro amico forumista a esplicitare meglio questa sua affermazione, affinchè possa essere vagliata, condivisa o rifiutata, da tutti i frequentatori del forum. Per tale motivo intendo porre 3 domande a Sollus. Le seguenti:

    1) Quali sono le radici storiche e culturali della reazione italiana?

    2) Come si esplicita oggi politicamente questa nostra reazione, quali sono i suoi punti di riferimento internazionali, e quali sono in definitiva i suoi obiettivi?

    3) Il riconoscimento di una specifica tradizione nazionale conservatrice o di destra non implica necessariamente l'accettazione da parte di chi pure si considera parte integrante di quell'universo politico. E' il caso, paradossale, di un Prezzolini, il quale, pur riconoscendo come "italiana" la via che portò il conservatorismo a riconoscersi nel fascismo e prima ancora nel tradizionalismo antirisorgimentale, scelse di non aderirvi e di rimanere un conservatore liberale fondamentalmente anti-italiano.
    Poichè mi sembra chiaro che invece Sollus riconosce il conservatorismo italiano come reazione aderendovi, vorrei chiedergli i motivi che hanno motivato la sua scelta. Perchè questa reazione, oltre ad essere iscritta nel carattere della nostra destra, è anche "giusta"? Per il fatto in sè oppure per i suoi obiettivi? O per entrambe le cose?
    Ultima modifica di Florian; 12-10-09 alle 13:39

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  2. #2
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Domande complesse. Risponderò stasera.
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  3. #3
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    complimenti a Sollus per il bel blog!

    se ho capito bene sei pugliese anche tu?

  4. #4
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    complimenti a Sollus per il bel blog!

    se ho capito bene sei pugliese anche tu?
    No, è campano. Come me. hefico:

  5. #5
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Sono molto curioso, magari dalle risposte di Sollus possiamo far partire un dibattito molto interessante

  6. #6
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Bene. A questo punto non posso tirarmi indietro dal "costringere" il nostro amico forumista a esplicitare meglio questa sua affermazione, affinchè possa essere vagliata, condivisa o rifiutata, da tutti i frequentatori del forum. Per tale motivo intendo porre 3 domande a Sollus. Le seguenti:

    1) Quali sono le radici storiche e culturali della reazione italiana?
    Per la reazione in senso stretto, le radici culturali possiamo trovarle in personalità come il Principe di Canosa, Monaldo Leopardi, Solaro della Margarita. Ma su questi troneggiano gli scritti dei Pontefici preconciliari.

    Penso che le encicliche Diuturnum Illud e Rerum Novarum, di Papa Leone XIII, siano le giuste radici culturali della destra. Sufficientemente pre-CV2 e sufficientemente adatte ai nostri tempi.

    Ma le vere radici sono storiche, e risiedono nella lealtà che le popolazioni italiche hanno sempre dimostrato a Dio ed ai sovrani.
    Per la reazione in senso ampio, invece, basti citare la regola di San Benedetto da Norcia, la regola pastorale di San Gregorio Magno, gli scritti politici di San Tommaso d’Aquino.

    E qui mi aggancio all’elogio dell’ignoranza fatto da Codino.
    Codino elogia le persone con la licenza media, meglio ancora quelle con la quinta elementare.
    In parte ha ragione. L'eccesso di cultura fa male, anche nei destrorsi.
    Basti vedere gli ultimi vagheggiamenti neopaganeggianti di Marcello Veneziani.

    Però l’elogio manca di un punto essenziale. Deve trattarsi di persone che non hanno smarrito Dio.
    Conosco un ultrasessantenne ignorantissimo (credo non più della quinta elementare), che non disdegna il rutto e il pacchero alla moglie. Bene, costui non va mai in Chiesa ed ha sempre votato PCI e poi Rifondazione Comunista. Non leggendo i giornali, non ha mai approfondito le posizioni politiche di Rif. Com. Credo che il fatto che Rif. Com. fosse per l’uscita dell’Italia dalla NATO stesse benissimo. Lui odia l’America e i ricchi. E’ per questo che odia Berlusconi. Il fatto che Rif. Com. fosse per i diritti dei ricchioni era per lui un fatto marginale (che continuino a metterselo nell’ano anche da sposati, avrà pensato).
    Credo che oggi questa persona voti per Di Pietro.

    Insomma, Sant’Agostino era un fine conoscitore della cultura greco-romana. San Gregorio Magno aveva una biblioteca immensa. Non me li immagino a fare rutti densi di significato politico. Se penso all’estetica (o forse all’etica) del rutto, credo che un Lutero vi si avvicini più che il più ignorante dei tardo-scolastici, anche se la grandezza di questi ultimi va misurata non per la cultura in sé, ma per l'autenticità della loro fede.

    Penso che la cultura di sinistra sia sbagliata perché di sinistra, non perché cultura. Penso che un colto senza Dio e di sinistra puoi sempre smontarlo con una montagna di altra cultura, se sei colto. Se non lo sei abbastanza, c’è sempre l’evidenza della natura.
    Con un ignorante senza Dio e di sinistra l’impresa è molto più ardua.

    2) Come si esplicita oggi politicamente questa nostra reazione, quali sono i suoi punti di riferimento internazionali, e quali sono in definitiva i suoi obiettivi?
    La reazione non ha obiettivi particolari. La reazione è quell’atteggiamento che smonta le pretese dell’uomo di elevarsi al di sopra di Dio. Per dirla con Gomez Davila, la reazione non è mossa dall’orrore per l’eccesso, ma dall’amore per il limite.
    Politicamente, più che i cattolici ciellini del PDL, un buon riferimento, all'ingrosso, potrebbe essere Mantovano, cattolicissimo ma proveniente dal MSI, ed esperto in materia di giustizia, il cuore dell'attività politica.

    Punti di riferimento internazionali schiettamente reazionari non ne vedo. Sulle elites che governano la Russia devo ancora capire se hanno abbandonato completamente il loro passato da agenti del KGB.
    Sugli islamici, non mi sento di sposare le aperture di Codino in nome di un anti-sionismo unilaterale.
    Sull’America attuale ho poche speranze. A breve termine penso che la cosa migliore sia che il nocciolo duro (che in fondo è paleo-con) riesca a prevalere. A quel punto, noi Europei dovremo davvero cavarcela da soli e smetterla con l’antiamericanismo piagnone. Se, invece, i paleo-con non dovessero farcela, probabilmente il sud degli States diverrà nel medio periodo terra di insediamento per frotte di ispanici, con conseguente cattolicizzazione degli americani.

    Al di là delle battute, invece di inseguire modelli stranieri con cui accasarsi, noi conservatori italiani dovremmo essere più "paleo". Il modello potrebbe essere proprio quel vituperato Regno delle Due Sicilie che aveva raggiunto l’autarchia. Ma qui pecco di utopia, lo riconosco.

    3) Il riconoscimento di una specifica tradizione nazionale conservatrice o di destra non implica necessariamente l'accettazione da parte di chi pure si considera parte integrante di quell'universo politico. E' il caso, paradossale, di un Prezzolini, il quale, pur riconoscendo come "italiana" la via che portò il conservatorismo a riconoscersi nel fascismo e prima ancora nel tradizionalismo antirisorgimentale, scelse di non aderirvi e di rimanere un conservatore liberale fondamentalmente anti-italiano.
    Poichè mi sembra chiaro che invece Sollus riconosce il conservatorismo italiano come reazione aderendovi, vorrei chiedergli i motivi che hanno motivato la sua scelta. Perchè questa reazione, oltre ad essere iscritta nel carattere della nostra destra, è anche "giusta"? Per il fatto in sè oppure per i suoi obiettivi? O per entrambe le cose?
    La mia tendenza reazionaria non è nata da un rinnegamento del conservatorismo (ci mancherebbe!). Né da una secca presa di coscienza che il conservatorismo di Burke e di John Randolph of Roanoke sia praticabile solo in Gran Bretagna o nel sud degli Stati Uniti.
    Semplicemente, se guardiamo al modello di ordine sociale prospettato da quei due giganti del conservatorismo, ci accorgiamo che quel modello non andrebbe bene nemmeno nell’Inghilterra e negli USA di oggi. E che, anzi, forse l’entroterra rurale meridionale italiano di oggi forse si avvicina di più a quel modello di quanto vi si avvicini un sobborgo inglese odierno.
    E ciò perché la religione cattolica non si oppone al principio di autorità, mentre le eresie protestanti lo fanno (anche se riconosco che la religione anglicana lo fa in misura minore rispetto al luteranesimo).

    Ho detto che in Italia “destra è reazione” anche per un altro motivo. Gli italiani, nel corso della storia, posto il rifiuto delle politiche che si ponevano in contrasto con il loro sentimento religioso (vedi liberalismo otto-novecenteso e comunismo nel dopoguerra) si sono sempre rivelati abbastanza indifferenti ai vari modelli istituzionali. Per questo motivo, poiché non vi sono istituzioni per le quali l’italiano nutre affetto, è più consono al nostro spirito votare contro qualcuno, piuttosto che per qualcuno. In questo senso la reazione è una scelta più realista di chi sogna una costituzione mista di tipo inglese.

    In ogni caso, prima di ergere paletti tra conservazione e reazione, io mi interrogherei su questo fatto: ciò che è tradizionale va salvato perché è ereditato?
    La mia risposta è sì. Ma aggiungo: ciò che è tramandato, per poter essere mantenuto deve anche aver conservato il suo significato profondo.

    Faccio un esempio. Nel posto in cui vivo è tradizione, il primo sabato di ottobre, accendere nei rioni dei falò per recitare il rosario e festeggiare (prima che la festa della Madonna del Rosario fosse fissata al 7 ottobre, era tradizione festeggiare la prima domenica di ottobre).
    Finché ero ragazzino di falò se ne accendevano molti. E prima di festeggiare si recitava il rosario.
    Negli anni, presso alcuni falò non si recitò più il rosario.
    Quest’anno, alcuni ragazzi hanno acceso un falò e hanno messo musica dance e ballato.

    Se un domani i falò dovessero essere l’occasione di un rave party e dei fondamentalisti islamici prendessero il potere e vietassero di accendere falò, di certo non mi batterei per la difesa di quella tradizione, perché per me avrà perso completamente di significato. Piuttosto che difendere politicamente quella tradizione in sé, che sarà a quel punto comprensiva della libertà occidentale di farsi un rave party, mi accendo un falò in giardino e recito il rosario con la mia famiglia, fino alla fine.

    Tornando alla discussione generale, dico solo che se ci concentriamo solo sull’aspetto evoluzionistico del conservatorismo, rischiamo di cadere nello storicismo, che è falsa dottrina.

    A questo punto, credo di avervi tediato a sufficienza. Ciò che scriverò adesso può leggerlo anche soltanto Florian.
    Sai benissimo, Florian, quanto il common law inglese abbia influenzato il mio conservatorismo. Neanche quest'ultimo io ho rinnegato. Piuttosto, ho riflettuto sul fatto che il common law non è nato spontaneamente dalla consuetudine, bensì da una precisa organizzazione disposta dal re d'Inghilterra. I giudici di common law erano giudici del re, e senza il centralismo dei conquistatori normanni non vi sarebbe stato common law, ma solo consuetudini locali.

    Inoltre, nelle sole mani dei giudici, il sistema di common law divenne molto rigido, perché le forms of action che i privati potevano attivare erano limitate e non comprendevano nuove fattispecie. Dapprima furono consentite forms of action nuove. Poi, addirittura, per iniziativa della corona, furono istituite le corti di Equity, che pur giudicando con gli stessi metodi delle corti di common law (precedente vincolante) ebbero il compito di decidere sulla base di ulteriori principi, sempre ricavati dal diritto naturale, sopperendo così alle strettoie normative del common law.

    Questo per dire che anche il primato del diritto (anche se consuetudinario) non va preso in maniera rigida, e che può cedere dinanzi ad una politica orientata al bene comune.
    Maledetto è l'uomo che confida nell'uomo (Geremia 17 5)

  7. #7
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Ho letto con interesse ed anche con qualche piacevole sghignazzo!


    ps. vi segnalo questa discussione: http://forum.politicainrete.net/dest...e-capirlo.html :sofico:
    Ultima modifica di codino; 12-10-09 alle 20:54

  8. #8
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Citazione Originariamente Scritto da Sollus Visualizza Messaggio
    Per la reazione in senso stretto...
    Hai scritto un post stupendo che rende merito alla tua profonda cultura. Devo confessarti che la mia forma mentis è un po' diversa e le conclusioni a cui sono giunto non sono in linea con le tue, ma nonostante ciò non mi stanco mai di leggere quello che scrivi, perchè tutto è così dettagliato e coerente che si compone perfettamente come un mosaico.

    Penso che il tuo pensiero vada oltre la semplice reazione, che può essere anche secolare, e si possa pienamente considerare controrivoluzionario. Ci sono molti conservatori su POL che condividerebbero la tua impostazione e la mia mente va in primo luogo a quanti scrivono nei forum cattolici.

    Bene. Non voglio contrapporre le mie idee alle tue. Non ora almeno, e non qui. Voglio lasciare intatta questa tua mirabile esposizione della dottrina controrivoluzionaria. Prevedo, a breve, un innamoramento con Codino. Fate i bravi...
    Ultima modifica di Florian; 12-10-09 alle 21:50

  9. #9
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Mi permetto di fare anch'io una domanda a Sollus. Cosa ne pensi della frase di Nicolas Gomez Davila secondo cui il conservatorismo non sarebbe altro che una caricatura della reazione?

  10. #10
    Becero Reazionario
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    Predefinito Rif: 3 domande per Sollus

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Mi permetto di fare anch'io una domanda a Sollus. Cosa ne pensi della frase di Nicolas Gomez Davila secondo cui il conservatorismo non sarebbe altro che una caricatura della reazione?
    se permetti dico la mia su questo, perchè è molto interessante...

    leggevo oggi nelle schede postate da florian che taluno ha accusato la "reazione" di essere un po' utopistica...

    siccome l'utopia è ciò che più d'ogni altra cosa bisognerebbe avere in odio, la cosa mi ha dato molto da pensare, e devo dire che in un certo senso, riproporre oggi le idee di un De Maistre, sic et simpliciter, rischia di divenire una utopia speculare a quelle di sinistra (mi viene in mente - con orrore di me stesso - l'espressione "gemelli monovulari" )...

    per cui direi che - forse - il conservatorismo lo possiamo considerare "una reazione che deve fare i conti con la dura realtà", anche per la necessità di sfuggire all'utopia... certo De Maistre, l'Ancien Regime etc etc, rimangono degli ideali, ma come proporli in maniera non solo culturale (il famoso "mito incapacitante") ma in maniera "politica"?

    RITORNO AL REALE!!!
    Ultima modifica di codino; 13-10-09 alle 00:45

 

 
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