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  1. #1
    Senatore e Magno Pilastro
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    Predefinito Ma insomma: a che serve 'sta Banca d'Italia?

    A fare politica monetaria non più (ci pensa la BCE).
    A controllare le banche nazionali? Certochenò, afferma Fazio.
    Infatti, molte primarie banche si sono prestate a collocare presso i propri fiduciosi clienti e risparmiatori enormi quantità di obbligazioni e bonds molto ma molto puzzolenti (infatti si sono poi rivelati spazzatura). Quelli di Cirio e Parmalat, tanto per non fare nomi.
    E Fazio si esercita al nobile gioco dello scaricabarile, tanto poi i fessi finiscono sempre col pagare tutto.
    E allora è chiaro che la Banca d'Italia ormai serve ad una cosa sola: autoamministrarsi ed autoelargirsi stipendi, pensioni e liquidazioni d'oro, a spese dei soliti contribuenti.
    Ma Fazio è una persona d'onore, e così è entrato in crisi di identità. Medita di ritirarsi in convento!!!



    Ma sarà vero o è solo un sogno di Tremonti?
    Boh!
    Vostro Cirno
    P.S.: anche questo fotomontaggio è stato inserito nel mio sito di satira politica:
    http://utenti.lycos.it/Cirno
    visitatelo e diffondetelo!

  2. #2
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    Predefinito Re: Ma insomma: a che serve 'sta Banca d'Italia?

    In origine postato da Cirno
    A fare politica monetaria non più (ci pensa la BCE).

    Con decisione presa in comune accordo dai vari banchieri centrali...

    A controllare le banche nazionali?

    Anche...

    http://www.bancaditalia.it/vigilanza_tutela

    Infatti, molte primarie banche si sono prestate a collocare presso i propri fiduciosi clienti e risparmiatori enormi quantità di obbligazioni e bonds molto ma molto puzzolenti (infatti si sono poi rivelati spazzatura).

    Non solo si sono anche accollati prestiti altrettanto puzzolenti a tassi ridicoli....

    Perche'?

    C'e' stata una gestione da parte della BdI con ramificazione imprese/banche/politica quantomeno discutibile (per usare un eufemismo).... E il tutto sembra che potrebbe saltare in aria... Non e' solo il caso Parmalat o Cirio, ma c'e' anche il pupozzo di Fazio, Geronzi, di recente indagato....

    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=77131

  3. #3
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    Predefinito

    A questo punto c'e' da chiedersi cosa fare rispetto a questa mala gestione da parte della BdI.

    Per farlo ricordiamo che e' in atto una guerra strisicante tra Fazio e 3colli, entrambe supportati dalle opposte fazioni della maggioranza. Intorno a loro infatti si gioca buona parte della battaglia intestina di questi giorni (come io vi avevo preannunciato in tempi remoti e non sospetti)....

    Il tutto quindi torna fin troppo comodo a 3Colli, anche se scoperchiare troppe pentole non conviene neanche a lui....

    La soluzione di 3Colli?

    Al solito, la peggiore possibile... Mettere la BdI piu' o meno direttamente sotto il controllo del governo... e/o mettere sotto il controllo piu' o meno diretto del governo la concessione dei prestiti bancari... Scavalcando cosi' fazio, senza pero' alzare le carte... Alla faccia del liberismo....

    Alternative? Eliminare il marcio senza toccare l'indipendenza di istituti che DEVONO essere indipendenti. Ma vaglielo a spiegare agli pseudoliberisti....

  4. #4
    Senatore e Magno Pilastro
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    ...potrei anche essere d'accordo, ma la BdI è una consorteria.
    Perché il Governatore viene nominato a vita? che è, un'investitura, un feudo? O un Papa, visto che viene nominato da una specie ci conclave interno? Come e per quanto vengono nominati i governatori degli altri Paesi, intendo quelli civili e democratici?
    L'indipendenza non deve divenire o essere arbitrio o conventicola o, se mi permettete il termine, kabila.
    Anche il Governatore se sbaglia deve pagare. O no?
    Cirno

  5. #5
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    Predefinito

    In origine postato da Cirno
    ...potrei anche essere d'accordo, ma la BdI è una consorteria.
    Perché il Governatore viene nominato a vita? che è, un'investitura, un feudo?

    Giustissimo si faccia una legge dove si limita il mandato a x anni (7-8)...

    Sottoporre pero' la BdI al governo, come qualcuno vorrebbe fare, e' ben altra cosa...

    Anche il Governatore se sbaglia deve pagare. O no?
    Certamente, ma altrettanto certamente non puo' essere il ministro del tesoro ne' il primo ministro a decidere autonomamente della sua sorte... L'indipendenza della banca centrale e' un pilastro del liberismo. Ad oggi spetta al Consiglio Superiore della Banca stabilire nomina e revoca della nomina con delibera che prende la forma del decreto presidenziale (cioe'approvata dal PdR su proposta del primo ministro e del consiglio dei ministri). Un iter complesso che coinvolge diversi soggetti, ma necessario.

  6. #6
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    Indagini sul passaggio della società Cirio alla Parmalat
    Presto sarà sentito anche Geronzi (Capitalia)
    Indagini sull'affare Eurolat
    Tonna inguaia i banchieri

    "I vertici della banca romana tenevano molto
    che noi comprassimo quell'azienda, noi l'abbiamo fatto"
    di MARCO MENSURATI


    MILANO - Due giorni di interrogatorio non sono bastati a Fausto Tonna per esaurire la galleria degli orrori della Parmalat. Sono stati sufficienti però agli inquirenti per far entrare nel vivo l'ormai famosa "fase due" dell'inchiesta, quella che riguarda gli istituti di credito, i loro silenzi, le loro complicità, i loro errori.

    È dunque arrivato il momento dei fatti e dei nomi. I fatti sono molti: emissioni di bond sospette, acquisizioni di asset sovrapprezzo, movimenti infragruppo, accordi sottobanco. I nomi fatti da Tonna, praticamente, tutti: Intesa, Capitalia, Unicredit, Mps, SanPaolo, Santander, Jp Morgan, Citigroup, Bank of America e altre, Bnl, Bipielle e Abn Amro. Adesso agli inquirenti - che comunque hanno deciso di ascoltare ancora oggi Tonna, l'"architetto" dell'associazione a delinquere di Collecchio - non resta che mettere insieme le cose, ricostruire tutte le operazioni raccontate e poi abbinarle ai presunti responsabili.

    Non sarà facile, né veloce, come lavoro. Ma a Parma hanno già deciso come farlo: si muoveranno sul piano internazionale per mezzo delle rogatorie già predisposte nei giorni scorsi. Mentre in Italia procederanno con i metodi tradizionali: suddividendo il lavoro in vari capitoli e operando di volta in volta con interrogatori e acquisizioni di atti.

    Ed è proprio per la prima di queste indagini che potrebbe essere ascoltato, già nelle prossime settimane (al termine di questo giro di interrogatori), Cesare Geronzi, il numero uno di Capitalia, una delle banche maggiormente esposte con il gruppo di Calisto Tanzi. Il top manager dovrà dare spiegazioni circa un affare di cui si parla da tempo: il passaggio di Eurolat, avvenuto nel 1999, da Cirio (azienda nei confronti della quale Capitalia vantava un credito enorme) a Parmalat. Un passaggio che sarebbe avvenuto a un prezzo (circa 350 milioni di euro) giudicato di troppo al di sopra del reale valore di mercato. "Geronzi - ha raccontato ieri Tonna ai magistrati - ci teneva molto che comprassimo quella società, e Tanzi decise di farlo".

    Non è questo l'unico aspetto, relativo all'affaire Eurolat, che incuriosisce in queste ore gli inquirenti. Quella società appare oggi come il punto di incontro di due tra i più grandi crac della storia italiana, quello della Cirio e quello della Parmalat. Storie di bond e truffe che si erano già incrociate alcuni mesi prima della cessione di Eurolat, quando entrambe le multinazionali parteciparono alla gara d'appalto per la Centrale del latte di Roma. Vinse Cirio, con uno scarto talmente minimo rispetto ai concorrenti da risultare sospetto. Tanto più se si considera che pochi mesi dopo quella gara, Eurolat (con il marchio della Centrale di Roma) passò proprio nelle mani di Tanzi.

    I magistrati e i finanzieri del nucleo regionale di Bologna si sono soffermati lungamente sulla questione, con Tonna. E, alla luce delle risposte ricevute, sembrano ora intenzionati a convocare in procura anche Sergio Cragnotti che, alla fine dei conti, si aggiudicò l'appalto per la Centrale romana a un prezzo di molto inferiore a quello cui poi la rivendette.

    C'è poi il capitolo del tesoro di Parmalat. Questa volta gli inquirenti sono sicuri di aver imboccato la strada giusta. Tonna ieri ha spiegato che c'erano direttive precise per far uscire i soldi da tutte le società del gruppo in un'unica direzione: le società della famiglia Tanzi. "Non passavano necessariamente per i paradisi fiscali, questi soldi - ha detto Tonna - Ma spesso facevano percorsi più ordinari". Un flusso continuo che attraversava l'Europa, in particolare l'Olanda e l'Italia, per finire su conti non ancora individuati. "Stavolta, però - spiegava un inquirente ieri sera - Tonna ci ha dato tutti gli elementi per arrivare a mettere le mani su quei soldi".

    Da Milano si scopre che nei prossimi giorni i pm che indagano per aggiotaggio potrebbero convocare i manager della Bank of America e della Citigroup.

    (7 gennaio 2004)

  7. #7
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    Guido Rossi: Fazio deve dare risposte ma l'esproprio
    a cui pensa Tremonti è un'operazione bulgara
    "Disastro creato da un governo
    che consente il falso in bilancio"
    "L'attacco a Bankitalia nasconde il progetto di sostituire l'autorità indipendente con un organo che risponde al potere politico"
    dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI


    Guido Rossi

    "ESPROPRIANDO i poteri di vigilanza della Banca d'Italia il governo ha in mente un'operazione bulgara, per portare anche il settore del credito sotto il suo totale controllo. Un governo che in materia di diritto societario non ha lavorato né per modernizzare il capitalismo italiano, né per migliorare la tutela del risparmiatore. E' lo stesso esecutivo che interviene sul settore dell'informazione in pieno conflitto d'interessi, aziendale e patrimoniale, con il presidente del consiglio che non legge neppure le osservazioni del capo dello Stato e ignora le regole antitrust dell'Unione Europea". Guido Rossi un decennio fa dovette occuparsi del salvataggio Ferfin-Montedison: un crac da 28.000 miliardi di lire con sullo sfondo Tangentopoli, le spericolate piraterie finanziarie di Raul Gardini sulla Borsa di Chicago, il crollo industriale della chimica italiana. Oggi Guido Rossi osserva con preoccupazione che quella lezione non è servita, e che il capitalismo italiano non è migliorato.

    Nel gigantesco "buco" Parmalat colpisce la sovrapposizione della finanza derivata e delle società offshore su un'azienda dal mestiere industriale molto semplice.
    "Il vizio d'origine è quello di un capitalismo straccione, familiare o di Stato, che scopre tardivamente gli strumenti più sofisticati del capitalismo finanziario americano. Strumenti nati per coprire il rischio, e trasformati perversamente nella massima fonte di rischio. Quando questo capitalismo pre-moderno viene immesso nel circuito delle grandi banche italiane e straniere che giocano a vendere prodotti finanziari esotici e a incassare commissioni, il disastro è inevitabile. Purtroppo mi aspetto che ce ne siano altri".

    Si evocano grandi scandali stranieri - Enron in America, Vivendi in Francia, Ahold in Olanda - quasi a dire: il male è universale, quindi non c'è una patologia italiana.
    "Invece la differenza tra noi e loro è sostanziale. Enron, Vivendi, Ahold: nessuna era un'impresa a carattere familiare. L'inquinamento è ancora più pericoloso in un paese come l'Italia che non ha strutture finanziarie evolute, non ha regole né strumenti di controllo adeguati, mescola gli yogurt, i derivati, e le società offshore alle isole Cayman. I mali del capitalismo americano ed europeo non vanno certo sottovalutati, ma noi ne soffriamo anche di altri: siamo un paese che non cerca la modernità, ma annusa in fretta l'ultima moda, confondendo l'una con l'altra".

    In fatto di conflitto d'interessi le nostre banche hanno appreso tutto il peggio da quelle americane. Si scopre che qualche istituto di credito italiano, dopo aver curato il collocamento dei famigerati bond Parmalat, li ha rifilati ai clienti-risparmiatori, ignari naturalmente dell'operazione-Parmalat.
    "Su questi episodi vergognosi si gioca purtroppo tutta la credibilità del sistema bancario italiano. Alcuni istituti di credito paiono avere responsabilità gravissime, il risparmiatore ha ragione di sentirsi beffato e indifeso".

    E allora è ineludibile la questione della vigilanza: dov'era la Banca d'Italia? Perché non ha visto nulla? A che cosa serve uno strumento come la centrale dei rischi, che è a disposizione della nostra banca centrale proprio per sorvegliare la posizione debitoria delle imprese?

    Il ministro Tremonti

    "Non c'è dubbio che il governatore Fazio debba dare delle risposte con la massima trasparenza, soprattutto a fugare l'impressione che la Banca d'Italia si sia occupata molto dei giochi di alleanze, matrimoni e fusioni, cioè degli assetti di potere nel sistema creditizio italiano, e non abbastanza dell'integrità del sistema. Sono insufficienti gli strumenti a disposizione? Mancano del tutto? Oppure non sono stati adeguatamente utilizzati? Il risultato è che oggi noi abbiamo banche quasi ipertrofiche, più grandi delle nostre imprese industriali, gonfie di liquidità e di crediti inesigibili. Ma poi scoppia il caso-Parmalat e a cosa serve avere questi mastodonti bancari?".

    Dunque è giusto indagare sulle responsabilità di tutti gli organi di controllo, dalla Consob alla Banca d'Italia, senza tabù?
    "E' doveroso, anche perché le mogli di Cesare debbono essere al di sopra di ogni sospetto. Purché la ricerca dei responsabili non diventi tuttavia una caccia al capro espiatorio. Questa è una crisi sistemica che richiede risposte alte, una azione che aggredisca le cause dell'arretratezza italiana. Purtroppo questo governo ha agito finora nella direzione opposta: la sua riforma del diritto societario, per esempio, ha allargato la possibilità di emettere titoli di ogni tipo. Si sono estese al mercato italiano le libertà finanziarie di sistemi avanzati come quello americano, senza rafforzare tutele e controlli, come invece questi sistemi hanno prontamente messo in atto. E' chiaro che, abolito di fatto il reato di falso in bilancio e in assenza di qualsivoglia deterrenza, tutti in Italia si sentono ormai liberi di qualunque manipolazione. Per lo stesso reato il legislatore americano dopo il caso Enron ha portato la pena detentiva da cinque a vent'anni".

    Il Financial Times ha ricordato che in fatto di società offshore, l'azienda che fa capo al presidente del Consiglio ha fatto scuola?
    "Sì, è un bell'esempio davvero, dalle Bermuda alle Cayman. Perciò ho il forte sospetto che la volontà politica non sia quella di compiere una vera pulizia del sistema. L'attacco alla Banca d'Italia può infatti nascondere il progetto di abolire l'autorità indipendente per sostituirla con un organo che risponda di fatto al potere politico. Torneremmo indietro ai tempi in cui il sistema bancario veniva diretto da qualche ministero. E' un'epoca che ricordo troppo bene per nutrire nostalgia di quelle soluzioni. Tanto più se a dirigere le banche deve essere un governo che sta seduto su un conflitto d'interessi gigantesco - come ha sottolineato lunedì Eugenio Scalfari - in una fase in cui il presidente del Consiglio concentra poteri senza eguali nelle democrazie occidentali, legifera tranquillamente in favore del proprio impero aziendale e sul proprio patrimonio familiare, e ignora platealmente le osservazioni del presidente della Repubblica su materie attinenti alla Costituzione".

    Prima che Ciampi rifiutasse di firmare la legge Gasparri, lei in un'intervista a Repubblica aveva sottolineato che quella legge è contraria ai principi europei in materia di antitrust e pluralismo dell'informazione. Il capo dello Stato sembra condividere la sua valutazione. Ma ieri il commissario europeo alla concorrenza, Mario Monti, è parso più cauto, quasi a indicare che il settore dell'informazione resta per lo più sotto la competenza dei governi nazionali.
    "Le affermazioni del commissario Monti mi hanno sorpreso, anche perché solitamente le sue posizioni mi paiono condivisibili. In questo caso, invece, egli sembra aver trascurato le indicazioni tassative e precise della direttiva quadro del 2002/21. Da un lato essa definisce il pluralismo dell'informazione come un obiettivo di interesse generale. D'altra parte afferma che questo pluralismo va perseguito assicurando che vigano le condizioni di una concorrenza leale ed effettiva. Varrebbe la pena di citare la direttiva per intero, ma basti il solo "considerando" numero 25, che precisa che 'la definizione di cui alla presente direttiva è equivalente alla nozione di posizione dominante enucleata dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e dal Tribunale di 1? grado delle Comunità Europee'. Le regole dell'antitrust europeo, quindi, si devono applicare pienamente anche nel settore dell'informazione. Non è dunque un problema di forma né di ambiguità. Pluralismo televisivo significa allora rispetto della concorrenza".

    Quindi lei resta del parere che alle obiezioni del presidente della Repubblica non si può rispondere con un'operazione di cosmesi, che lascerebbe immutata la posizione dominante nell'informazione televisiva in capo all'azienda di Silvio Berlusconi.
    "Le osservazioni di Ciampi vanno lette molto sul serio. Non ci sono margini per elusioni, equivoci o furbizie. Nessuna cosmesi leggera può salvare una legge indifendibile come la Gasparri".


    (23 dicembre 2003)

  8. #8
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    In origine postato da Ago

    Giustissimo si faccia una legge dove si limita il mandato a x anni (7-8)...

    Sottoporre pero' la BdI al governo, come qualcuno vorrebbe fare, e' ben altra cosa...


    Certamente, ma altrettanto certamente non puo' essere il ministro del tesoro ne' il primo ministro a decidere autonomamente della sua sorte... L'indipendenza della banca centrale e' un pilastro del liberismo. Ad oggi spetta al Consiglio Superiore della Banca stabilire nomina e revoca della nomina con delibera che prende la forma del decreto presidenziale (cioe'approvata dal PdR su proposta del primo ministro e del consiglio dei ministri). Un iter complesso che coinvolge diversi soggetti, ma necessario. [/B]
    Signor Ago,

    Lei è molto fiducioso ma non si capisce se riguardo ai funzionari o alla struttura in cui operano!
    Lei dice che la BdI non dev'essere controllata? Forse è in errore solo che consideri che l'inerzia è già una colpa. Se poi tiene conto che i contribuenti li pagano perchè non siano truffati dal sistema della gestione del risparmio allora Lei appare molto incoerente o semplicemente incompreso.

  9. #9
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    Predefinito

    In origine postato da tucidide
    Lei dice che la BdI non dev'essere controllata?


    NO! Legga bene! Io dico solo che la BdI deve essere INDIPENDENTE cosa ben diversa... Non mischiamo le carte, come tipico dei pollisti, per cortesia... Indipendente non vuol dire irresponsabile... Sono due concetti ben diversi...

    Se poi ci sono stati reati penali, sta alla magistratura indagare e, se il caso, infliggere le pene appropriate.

  10. #10
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    Predefinito

    ...carissimo Ago, sono d'accordo riguardo l'indipendenza. Ma attendersi che la kabila interna della BdI riformi se stessa o censuri in qualche modo il suo sciamano è utopico!!!
    L'unica azione, o reazione, sarà lo scaricabarile.
    Amen.
    Cirno

 

 
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