Chiamatelo come volete: Mortadella, Mister Ue, amante della cyclette, vecchio Dc, uomo di fede. Ma da qualunque angolo lo si guardi, Romano Prodi, presidente della commissione Ue, è oggi uno dei personaggi più incredibili che la politica nazionale ed internazionale potesse offrirci. E non solo per il suo volto che tanto ricorda i divertenti pupazzi del Muppet Show o la sua voce da coro parrocchiale. Perchè la vita di Prodi è letteralmente costellata da eventi a dir poco scottanti che mai lo hanno "bruciato", quanto invece gli hanno permesso di pedalare indisturbato verso le alte vette del potere. Da presidente dell'Iri passando per gli scandali Telekom Serbia e Eurostat fino all'ultimo pacco bomba nella sua casa bolognese di via Gerusalemme.
Ma secondo l'eurodeputato del Carroccio, Mario Borghezio, tutto ha una spiegazione: «Il convinto europeista Prodi è uno dei più grandi "raccattatori" di consensi presenti sulla scena mondiale. Altro che statista, è solo un personaggio ambiguo che fa male non solo all'Europa ma anche al nostro Paese».
Eurodeputato Borghezio, quale giudizio si è fatto del semestre italiano di presidenza Ue? Positivo o negativo?
«Credo che sia stato positivo. Certo, si poteva fare di più ma il governo italiano ha lavorato bene e gli appuntamenti dei sei mesi di presidenza sono stati decisamente utili per prendere coscienza dei reali problemi che affliggono l'Unione: dalla sicurezza al welfare fino all'economia».
Romano Prodi ha aspettato la fine del semestre italiano per sparare a zero contro il premier Berlusconi e tutto il governo di centrodestra. Forse Mortadella è già entrato nel clima di campagna elettorale per le elezioni europee?
«Le critiche del presidente della commissione Ue, come sempre tardive e strumentali, si ritorcono contro Prodi stesso. Quanto non si è potuto fare durante il semestre italiano è dovuto esclusivamente alla pessima impostazione adottata da Prodi su diverse tematiche. Ha remato nella direzione opposta al governo italiano, sperando di fargli fare una brutta figura. E questo è un comportamento inaccettabile dal presidente del governo Ue. Le sue critiche a Berlusconi e alla presidenza italiana dimostrano la sfacciataggine di Prodi che prima ha contrabbandato l'entrata dell'Italia nella moneta unica e adesso mette i bastoni tra le ruote al governo di centrodestra».
Sarà anche solo un sondaggio ma secondo la rivista "L'Expansion" Prodi è risultato uno dei peggiori commissari del governo Ue: è sedicesimo su venti. Sono i soliti francesi che adorano le graduatorie e dare i voti, oppure qualcosa di vero c'è?
«Da sempre la stampa internazionale ne sottolinea la goffaggine. Credo che i giudizi della rivista francese vadano presi sul serio: Prodi è stato fino ad ora un pessimo presidente della commissione. Pensiamo solo allo scandalo Eurostat».
Che cosa ne pensa degli ultimi pacchi bomba made in Bologna giunti all'Europarlamento, dopo quello arrivato direttamente nella casa emiliana di Prodi?
«Mi sanno tanto di farsa. Ho sentito qualcuno dire che addirittura se li sarebbe spediti da solo».
Borghezio, ma come mai Prodi non va d'accordo nemmeno con gli ebrei? Il Congresso mondiale ebraico, in una lettera, ha accusato la commissione Ue di antisemitismo e per risposta il presidente Prodi ha deciso di congelare l'incontro, previsto a febbraio, con alcuni leader ebraici. Brutto segno?
«Il vero problema è che Prodi continua a tenere la politica europea adagiata sugli interessi della potente lobby araba. Il fondamentalismo islamico in Europa è forte e non mi sembra il caso che gli si debba anche porgere la mano visto quanto sta accadendo nel mondo. Di questo gli ebrei, già scottati dal sondaggio-scandalo sull'antisemitismo in Europa, non possono certo stare tranquilli».
Ha sentito che il presidente della commissione Ue ha "benedetto" i girotondi e sabato, alla loro manifestazione romana, ha promesso un messaggio ai partecipanti? E' anche lei curioso di ascoltarlo?
«Non sono curioso di sentire quanto dirà. Vedo invece che finalmente si è esposto, tirando fuori quello che ha sempre pensato. Altro che statista. Si dimostra ancora una volta solo un "raccattatore" di consensi tra movimenti come i girotondi che di spessore politico non ne hanno».
Insomma, siamo davanti ad un presidente europeo che da buon appassionato di ciclismo tira le volate "politiche" ai suoi alleati di centrosinistra?
«In questo è abile. Ma se la sinistra crede di vincere con un leader come Prodi, si sbaglia di grosso».
Non crede che, alla luce dei fatti, l'avventura politica prodiana sia costellata da eventi cruciali vissuti dallo stesso protagonista con una distrazione senza precedenti. Basti pensare agli scandali Telekom Serbia e Eurostat. Prodi dice di non saperne nulla eppure nel primo caso era presidente del Consiglio e nell'altro presidente della commissione Ue. E' solo un professore distratto oppure c'è dell'altro?
«Certamente distratto. E mi chiedo anche io come possa affermare di non sapere nulla di scandali così grandi nel momento in cui Prodi stesso ricopriva ruoli importanti sulla scena economica e politica internazionale. Staremo a vedere ma qualche spiegazione la dovrà dare».
Verrebbe da domandarsi, però, come possa mister Ue essere ancora sulla scena politica nazionale ed internazionale. Sono quasi trent'anni che vive al centro degli eventi più scottanti e contradditori della vita politica ma dai quali, ogni volta, è uscito "illeso", anzi rafforzato. Dalle sedute spiritiche a casa Clò alla presidenza dell'Iri con le svendite della Sme, Omnitel, Alfa Romeo, Cirio. Altro che pacchi bomba, sembra piuttosto che Prodi abbia sempre e solo "bruciato" le tappe verso il potere. E' d'accordo?
«Purtroppo è andata così e ancora oggi non si capisce perchè. Tutto questo non ha fatto che aumentare negativamente l'immagine di Prodi. Ma questi episodi hanno dato, allo stesso tempo, anche un'immagine negativa del nostro Paese in Europa che associa proprio la figura di un presidente italiano della commissione Ue con il suo Paese di nascita. Questo non ci fa proprio bene».
Torniamo invece alla politica internazionale. L'Ue ha davanti due appuntamenti cardine: in maggio l'allargamento dell'Unione, con l'ingresso dei dieci nuovi partner, in giugno le elezioni politiche generali. Che cosa ci dobbiamo aspettare?
«L'allargamento ad Est sarà un problema e non una risorsa come crede Prodi. Il mese di giugno invece ci dirà se il nostro Paese vuole un'Europa dei popoli, democratica e identitaria, oppure un superstato tecnocrate e centralista. Comunque vada, la Lega lotterà sempre per una prospettiva di libertà e antimondialista».
[Data pubblicazione: 07/01/2004]




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