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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow La Dottrina Sociale Della Chiesa

    Amici....dal momento che si parla spesso della Dottrina Sociale della Chiesa, proviamo a capire che cosa è e da dove parte.....

    Il sindicalismo cattolico nasce nell'Ottocento.....e si sviluppa con la Dottrina Sociale della Chiesa la quale subisce una spaccatura DOPO IL CONCILIO Vaticano II......con quella INFLUENZA PROGRESSISTA derivante dal Marxismo......

    Da quando esiste, la Chiesa ha sempre avuto ed ha LA DOTTRINA SOCIALE.

    Questa Verità le deriva dal Vangelo il quale ha sempre impegnato la Chiesa non solo all'opera della salvezza ultraterrena dell'uomo, ma anche alla missione di ILLUMINARE GLI UOMINI perchè la giustizia regni sulla terra....o quanto meno, per chi crede in Dio, RESISTERE IN ATTESA DEL RITORNO GLORIOSO DI CRISTO.

    Il periodo più forte nel quale questa esigenza si fece dirrompente.... fu con l'avvento della "Rivoluzione Industriale"... qui la Chiesa avvertì IMMEDIATAMENTE la necessità di non isolare dal Vangelo e dall'evangelizzazione stessa la cosiddetta QUESTIONE SOCIALE, la quale nasce dalle due nuove classi sociali: quella dei DATORI DI LAVORO (i padroni) e quella dei PRESTATORI D'OPERA (gli operai) ......

    Da qui la storia dell'ultimo secolo è stata tramandata, diciamolo onestamente.......presentando la Chiesa come una sorta di "matrigna" che tutto vietava....in verità Essa fu la prima ad emanare Documenti di grande spessore e di grande livello sociale, tanto da non essere, ancora oggi, superati da nessun altro testo legislativo... ...

    Ma vediamo un pò di fatti......abbiate la pazienza di leggere fino in fondo

    Sul finire del XVIII secolo, l'invenzione della macchina a vapore portò al declino del sistema di produzione ARTIGIANALE ed all'avvento stesso di quello industriale...
    Questo avvenne soprattutto in Inghilterra e toccò in modo speciale il settore tessile.
    Gli artigiani inglesi, che da secoli filavano e tessevano in casa su telai di legno mossi dalla forza delle propria braccia...si trovarono all'improvviso a non poter più competere con la nascente industria che filava e tesseva con veloci macchine metalliche, mosse dalla forza a vapore...e che dunque produceva il doppio della merce con un prezzo minore...
    Gli artigiani dovettero abbandonare i loro telai e trasferirsi, cercando lavoro, nelle fabbriche, come salariati....
    Nasce così la Classe imprenditoriale e la Classe operaia!

    A causa della debolezza umana, spinta sempre a cercare uno sfruttamento con un maggior guadagno, iniziarono anche i problemi relativi ai rapporti fra le due classi, aumentando uno squilibrio sociale riguardante appunto l'ingiustizia di una Classe contro la Classe più debole, in questo caso, contro la Classe Operaia.....

    Per farla breve nascono due fronti:

    1) da una parte i "socialisti scientifici" o meglio conosciuto come "comunisti" che, col Manifesto del Partito del 1848, dichiararono lotta aperta tra operai e imprenditori;

    2) dall'altra parte la vasta schiera di coloro che - senza necessariamente contrapporsi contro un altra Classe - si schierarono al fianco degli operai si, ma senza dichiarare nessuna lotta, quanto piuttosto formando organizzazioni sindacali, alimentando Leggi per aiutare a realizzare i propri diritti. Questi sono più conosciuti come "Cattolici" e "Socialisti moderati" i quali riconobbero l'utilità sia della Classe imprenditoriale, sia l'utilità della Classe operaia.

    Essi si batterono su tutti i fronti per conquistare alla Classe operaia quei diritti elementari, pur non umiliando o schiacciando la Classe imprenditoriale dalla quale, in fin dei conti, dipendeva il salario degli operai.

    Vediamo ora alcuni personaggi storici che hanno contraddistinto l'opera della Chiesa in questi anni, spesse volte....raccontati malamente....

    In Inghilterra ricordiamo il " CARTISMO" del 1835 e le "TRADE UNIONS" (che sono gli attuali sindacati inglesi), con la figura del Cardinale MANNING, chiamato affettuosamente dagli operai del suo tempo: "Il cardinale dei poveri".....

    In Germania spicca la grande e paterna figura dell'Arcivescovo di Magonza Mons. Kettler (1811-1877). Egli fu il primo a reclamare (ed ottenne) l'approvazione di leggi che ancora oggi recano il suo nome: "leggi Kettler" le quali sono impostate sul "giusto salario, sulla riduzione delle ore della giornata lavorativa, sulla esclusione delle Donne e dei bambini dai lavori pesanti...."
    Dopo di lui, nascono le COOPERATIVE POPOLARI di mons. KOLPING....che neppure Hitler riuscirà a demolire.......

    Abbiamo anche Laici di grande spessore come FEDERICO OZANAM E LEONE HARMEL in Francia.....il quale già nel 1840, il padre, aveva istituito nella sua industria la "paga collettiva a favore della famiglia", cioè una paga extra che veniva incontro agli effettivi bisogni DELLA FAMIGLIA più diasgiata.....
    Ozanam e Harmel gettarono le basi, il seme, delle moderne Organizzazioni Cristiane Operaie in Francia....., fondate sul motto celebre: " Il bene dell'operaio ad opera dell'operaio: sempre con lui, mai senza di lui..."

    Arriviamo anche in Belgio, e poi in Italia per ricordare ALESSANDRO ROSSI, Fondatore del Lanificio Rossi di Schio....emulo di Harmel nel favorire moviemnti ed organizzazioni in difesa dei diritti dei suoi stessi operai....

    Saranno proprio persone come queste citate ad aprire la porta agli INTERVENTI DOTTRINALI DELLA CHIESA, oggi comunemente conosciute come ENCICLICHE proprio sulla Dottrina Sociale della Chiesa, le quali segnarono un' epoca e che ancora offi sono un FARO che illumina e -se veramente applicato- può risolvere veramente i tanti problemi sociali che affliggono l'umanità del nostro tempo......

    Riepilogo:

    1800: RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

    - Card. Manning
    - Mons. Ketteler
    - Federico Ozanam

    1850:

    - Mons. Kolping
    - Leon Harmel
    - Alessandro Rossi

    1891: L'Enciclica simbolo: RERUM NOVARUM

    Nascono in questo modo le cosiddette ENCICLICHE SOCIALI

    delle quali ricordiamo:

    Rerum novarum - 1891 di Papa Leone XIII; in essa il Papa indica I RIMEDI a questi mali MA NON ALL'ABOLIZIONE DELLA PROPRIETA' PRIVATA come veniva imposta dal "socialismo scientifico", ma NELLA COLLABORAZIONE TRA CHIESA E STATO, ASSOCIAZIONI OPERAIE E ASSOCIAZIONI PADRONALI. Scrive infatti Leone XIII "la proprietà privata E' DI DIRITTO NATURALE" ....
    http://digilander.iol.it/magistero/l13rerum.htm


    Quadragesimo anno - 15 maggio 1931 di papa Pio XI; per richiamare i limiti della proprietà privata (la quale è subordinata alla destinazione UNIVERSALE dei beni e al bene comune) e i possibili nuovi rapporti tra datore di lavoro e lavoratore, che conferissero a quest'ultimi maggiore CORRESPONSABILITA' nell'azienda. Questo aspetto è molto importante per la Chiesa stessa impegnata anche a dover insegnare all'uomo che il lavoro è UNA FORMA ESPRESSIVA DELLA PROPRIA VOCAZIONE UMANA E DUNQUE E' UN RUOLO CHE NE SEGNA LA PERSONALE DIGNITA' UMANA, MESSA A SERVIZIO DEL PROGETTO DI DIO IN UN DETERMINATO SETTORE PRODUTTIVO....
    http://digilander.iol.it/magistero/p11quadr.htm

    Il Radio messaggio di Papa Pio XII Radiomessaggio di Pentecoste - 1941- ed un altro dello stesso spessore nel 1951 nel quale il Pontefice inquadrò la questione operaia nella più vasta problematica del DIRITTO NATURALE, così malamente inquadrato in quegli anni difficili di immediato dopo-guerra........
    http://digilander.iol.it/magistero/p12rad41.htm

    Mater et Magistra - 20 maggio 1961, il capolavoro di Papa Giovanni XXIII nei suoi ottantanni; in questa Enciclica viene ricordato come la questione sociale avesse avuto PIENEZZA DI ESPRESSIONE E DI VERITA' NELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA che è appunto "Madre e Maestra", e spiega in più parti come la Chiesa abbia in sè tutti "quegli elementi necessari atti a risolvere i problemi a vantaggio di TUTTI gli uomini senza escludere nessuno..."
    http://digilander.iol.it/magistero/g23mater.htm


    Da qui si apre una fase nuova per la Chiesa stessa: IL CONCILIO VATICANO II....dove nella COSTITUZIONE PASTORALE della:
    Gaudium et Spes http://www.vatican.va/archive/hist_c...t-spes_it.html

    ......troviamo il cuore stesso dell'ideale sociale espresso da tutti i Vescovi della Chiesa.....

    Populorum progressio - 26 marzo 1967 di Papa Paolo VI; e nella Octogesima adveniens - 14 marzo 1971 Paolo VI riassume e aggiorna le tematiche fondamentali di questa Dottrina Sociale della Chiesa, occupandosi anche dei RAPPORTI TRA I PAESI SVILUPPATI E QUELLI IN VIA DI SVILUPPO........
    http://digilander.iol.it/magistero/pa6popul.htm
    http://digilander.iol.it/magistero/pa6octog.htm

    Arriviamo così a Giovanni Paolo II.......

    Laborem exercens - 14 settembre 1981; dove pone esplicitamente al centro di ogni progetto sociale L'UOMO LAVORATORE IN QUANTO ESSERE AMATO DA DIO E CHE CON IL SUO LAVORO E' CHIAMATO A REALIZZARE IN SE' E A VANTAGGIO DEGLI ALTRI, IL PROGETTO DI DIO.
    http://digilander.iol.it/magistero/gp2labor.htm

    Ma a Giovanni Paolo II non basta, scrive ancora due Encicliche: Sollicitudo rei socialis - 30 dicembre 1987; e Centesimus annus - 1 maggio 1991 in ricordo del Centenario della Rerum Novarum di Leono XIII; qui "aggiorna" un riordinamento delle strutture dell'economia mondiale sia in vista del bene dell'uomo lavoratore ma con una ricchezza in più: LA PARTECIPAZIONE dell'uomo lavoratore non più come essere "passivo" che vive solo per lavorare e guadagnare, ma al contrario lavora per vivere e per REALIZZARE "qualcosa" che è nel Progetto di Dio.....
    http://digilander.iol.it/magistero/gp2solli.htm
    http://digilander.iol.it/magistero/gp2cente.htm

    Oggi, Papa Benedetto XVI, rilasciando una intervista alla Radio Vaticana in occasione del 16 Ottobre 2005, giorno in cui veniva eletto al servizio petrino Giovanni paolo II, a riguardo delle Encicliche dice:

    " Io considero proprio una mia missione essenziale e personale di non emanare tanti nuovi documenti, ma di fare in modo che questi documenti siano assimilati, perché sono un tesoro ricchissimo, sono l’autentica interpretazione del Vaticano II. Sappiamo che il Papa era l’uomo del Concilio, che aveva assimilato interiormente lo spirito e la lettera del Concilio e con questi testi ci fa capire veramente cosa voleva e cosa non voleva il Concilio. Ci aiuta ad essere veramente Chiesa del nostro tempo e del tempo futuro".

    ......occorre trovare il giusto equilibrio come in tutte le questioni...perchè senza il "padrone", che è l'impreditore di turno.... l'operaio non avrebbe alcun stipendio da ricevere.....
    il problema è che non si vuole riconoscere che esistono LE DIVERSITA' DEI RUOLI......dire che esiste l'imprenditore ed esiste l'operaio, non fa dell'imprenditore automaticamente un ladro.....e dell'operaio automaticamente un santo perseguitato.....nè si può pretendere che l'imprenditore abbia lo stipendio di un operaio....

    Non è la prima volta che Papa Giovanni Paolo II denuncia la carente conoscenza della dottrina sociale: per esempio, già nel 1984 ricordava all’assemblea plenaria della Pontificia Commissione Iustitia et Pax che "vi è già tutto un insegnamento sociale della Chiesa, che si tratta di raccogliere, di mettere in luce, di spiegare, di approfondire, di proseguire e di far conoscere. Risale a molto lontano. La conoscenza dei testi dei Padri della Chiesa, dei grandi teologi e dei principali interventi in materia sociale nella storia della Chiesa sarebbe a questo proposito molto utile. I documenti del Magistero costituiscono evidentemente le fonti principali, soprattutto quelli che, da un secolo, hanno analizzato le situazioni contemporanee e orientato gli sforzi sociali dei cristiani"; quindi si chiedeva: "Questi testi sono stati sufficientemente letti, studiati, compresi in profondità, con tutte le loro implicazioni?", e rispondeva "Non è certo", precisando che "soltanto questo approfondimento dottrinale permette di situare adeguatamente la responsabilità dei cristiani nell’immenso campo sociale, la responsabilità di tutti i membri del popolo di Dio, ciascuno secondo la sua missione specifica"

    ( Discorso all’assemblea plenaria della Pontificia Commissione Iustitia et Pax, del 30-11-1984, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII, 2, p. 1335.)

    Per ulteriori approfondimenti suggerisco:

    http://www.alleanzacattolica.org/ind...antonig189.htm

    Ecco...spero di avervi dato una base importante per comprendere la Dottrina Sociale della Chiesa......

    Fraternamente Caterina
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Perchè il Papa insiste sui valori morali?

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    I recenti interventi di Benedetto XVI sulla famiglia

    Non è forse il momento
    che la ragione secolare faccia
    pubblica professione di umiltà?



    FRANCESCO D'AGOSTINO

    Gli ultimi interventi di Benedetto XVI sulla famiglia (e in particolare il discorso che ha rivolto il 13 maggio ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia) hanno suscitato nel mondo "laico" italiano reazioni tipiche, ormai consuete: in alcuni, (pochi), espressioni formali di rispetto ed anche una qualche timida manifestazione di adesione; in altri (anche essi, per la verità non numerosi) irritazione, insofferenza, protesta contro il (preteso) ennesimo sconfinamento dell'autorità ecclesiale in un ambito che - si sostiene da parte di costoro - dovrebbe essere di esclusiva competenza della società civile.

    In altri ancora (sicuramente la maggioranza) una sorta di presa d'atto, benevola, paziente, tollerante (e soprattutto illuminata!), unita per lo più anche ad una malevola sottolineatura (in alcuni casi obiettivamente poco evidente, ma proprio per questo pungente): ciò che la Chiesa pensa in materia di famiglia è dottrina consolidata e ben nota: perché stupirsi che il Papa la ribadisca?
    Lasciamolo dire; le cose seguiranno comunque il loro corso.

    Per chi la pensa in questo modo, quella della Chiesa resta comunque nel mondo d'oggi una dottrina minoritaria, destinata a sempre più affievolirsi con l'accelerazione della storia e alla quale non bisognerebbe prestare più attenzione del necessario.

    Non c'è dubbio che il Papa sia ben consapevole di quanto il messaggio cristiano sulla famiglia, che egli non si stanca di riproporre, possa apparire inattuale in un mondo come quello moderno "in cui vanno diffondendosi talune equivoche concezioni sull'uomo, sulla libertà, sull'amore umano".

    È proprio per questo che egli ha insistito sul fatto che non dobbiamo mai stancarci nel ripresentare la verità dell'istituto familiare. E questa verità è ben conosciuta: per usare le esatte parole del Pontefice, la famiglia fondata sul matrimonio costituisce un patrimonio dell'umanità; è una istituzione sociale fondamentale; è la cellula vitale e il pilastro della società.

    Di fronte alla crisi attuale della famiglia, che in vaste aree del mondo si manifesta in quel fenomeno, ormai sotto gli occhi di tutti, che è stato efficacemente definito un inverno demografico (e il Papa non esita a riprendere questa espressione) quella che egli chiede ai credenti e in particolare alle coppie cristiane è una vera e propria nuova forma di autentica testimonianza, che esige una coraggiosa coerenza, in particolare per quel che concerne l'attestazione che (quando è riferita all'uomo e alla sua singolarissima collocazione nell'ordine del creato) la procreazione è frutto dell'amore.

    È tale il rilievo che Benedetto XVI dà a queste forme di testimonianze, da arrivare a ipotizzare che esse non mancheranno "di stimolare i politici e i legislatori a salvaguardare i diritti della famiglia".

    Nel suo principio la verità della famiglia non possiede un carattere religioso, né tanto meno cristiano; la famiglia è la via necessaria attraverso la quale si costruisce la soggettività umana, nella sua irriducibile specificità. È solo in quanto è un essere familiare, che l'uomo conquista la sua identità; è solo attraverso i ruoli familiari (quello di padre, di madre, di figlio e figlia, di fratello e sorella, ecc.), è solo quindi in quanto è un essere familiare che l'uomo supera la sua identità strettamente biologica ed acquisisce una identità propriamente umana, una identità singolarissima, che spetta a lui solo e che è adeguatamente simboleggiata nel nome col quale ogni uomo chiama se stesso e dagli altri si fa interpellare. Se nel mondo animale esiste un primato della specie sull'individuo, nell'uomo è vero esattamente il contrario: l'individuo umano (ogni individuo umano) ha un primato sulla specie: di qui il valore assoluto della persona. La dottrina cristiana secondo la quale in ognuno di noi è presente un'anima creata individualmente da Dio rappresenta la perfetta versione teologica di una verità filosofica, che possiede un suo autonomo substrato antropologico.

    Perché la cultura "laica" dovrebbe rifiutare questa dottrina o ritenerla storicamente superata?

    Non si tratta, lo si è appena detto, di una dottrina ad esclusivo fondamento biblico, religioso o teologico. È peraltro fuor di dubbio che la fede offre all'istituzione familiare un dono prezioso: la consapevolezza (per usare ancora le parole del Papa) che "la famiglia cristiana coopera con Dio non soltanto nel generare la vita naturale, ma anche nel coltivare i germi della vita divina donata nel Battesimo". Ma questo dono, pur nella sua grandezza, non altera, ma arricchisce, la realtà antropologica della famiglia. L'impegno per la difesa della famiglia non è quindi un impegno primariamente confessionale. E la critica che il Papa muove ai diversi tentativi di accreditare giuridicamente le unioni di fatto e soprattutto di alterare la definizione del matrimonio legalizzando le unioni omosessuali ha in primo luogo l'obiettivo di difendere attraverso la famiglia un bene umano insostituibile.

    Ne consegue che il diffuso atteggiamento di rimozione e di marginalizzazione delle tematiche ribadite dal Pontefice in tema di famiglia, così come il suo appello a politici e legislatori perché salvaguardino i diritti della famiglia, richiedono una riflessione più attenta di quelle che usualmente vengono fatte. Non possiamo, ancora una volta, cadere in una vecchia trappola, quella per la quale esisterebbero due paradigmi, quello della ragione secolare e quello della ragione religiosa, l'un contro l'altro armati e destinati a confrontarsi sterilmente, perché reciprocamente irriducibili. Non possiamo cedere alla speciosa teoria, tante volte oggi ripetuta, secondo cui, nelle società attuali, caratterizzate da un vero e proprio politeismo etico, ogni dialogo sui valori e sulle pratiche sociali sarebbe tutto sommato insensato, come ogni dialogo tra sordi.

    Non possiamo abbandonarci alla (pigra) conclusione, secondo la quale non essendoci un unico, vero modello di famiglia tutti i pretesi modelli di convivenza familiare sarebbero giustificabili e addirittura meritevoli di tutela giuridica. È soprattutto il pensiero laico che non può più permettersi questi atteggiamenti, che si radicano in veri e propri dogmatismi, fragili e antiquati.

    È indispensabile una nuova attenzione da parte di tutti (e da parte dei "laici" in particolare) sia nei confronti degli appelli ai valori umani universali che la Chiesa è solita formulare (e che anzi essa, come "esperta di umanità", ha il dovere di formulare), che nei confronti di quel surplus di motivazione che la Chiesa - annunciando il Vangelo e quindi parlando nel solco della sua specifica tradizione - porta all'attenzione della cultura laica. È necessario che la c.d. ragione secolare, con la dovuta umiltà che dovrebbe essere in generale propria di ogni espressione della ragione umana, ma che in particolare dovrebbe caratterizzare l'uso della ragione da parte dei non credenti, sappia porsi in posizione di ascolto soprattutto nei confronti di questo surplus.

    Nel dibattito - rimasto sotto diversi profili epocale - tra Jürgen Habermas e Joseph Ratzinger, promosso dall'Accademia cattolica bavarese, che si svolse il 19 gennaio 2004 a Monaco, emerse un tema prezioso. Habermas, senza rinunciare alle sue opzioni filosofiche di fondo, che come è noto sono antimetafisiche e rigorosamente non religiose, ha riconosciuto come sia la ragione secolare che la ragione credente debbano entrare in un processo di apprendimento complementare, in particolare per quel che riguarda i temi più controversi della sfera pubblica (e quale tema è oggi più controverso di quello della famiglia?). L'indicazione è fortemente innovativa e provocatoria e - va riconosciuto - più per la ragione secolare che per quella credente.

    È da tempo, infatti, che i credenti sono pronti, senza alcun imbarazzo, ad acquisire tutto ciò che di vero e di buono può loro provenire dalla ragione secolare. Sono anni che Joseph Ratzinger ci esorta pubblicamente "a non dare adito all'illusione che la teologia abbia una risposta per ogni cosa". Ma ora è forse giunto il momento in cui anche la ragione secolare deve fare un'analoga, e pubblica, professione di umiltà. C'è una dimensione di sapere che la ragione secolare non è in grado di acquisire con le proprie forze o che le richiederebbe uno sforzo straordinario riuscire ad acquisire. Alcune verità fondamentali sulla famiglia (la stabilità, la fiducia nella vita e nel futuro, l'amore reciproco, l'incessante ricerca di mutua comprensione, i sacrifici che ogni membro della famiglia è chiamato a compiere per il bene della famiglia stessa), verità che il credente percepisce con assoluta immediatezza nella luce della sua fede, possono apparire opache agli occhi del non credente e tali da esigere da lui lo sforzo di un ulteriore impegno morale.

    Analogamente, alcune difese e alcune forme di promozione giuridica della famiglia, soprattutto per quel che concerne la sua stabilità e la sua apertura all'ordine delle generazioni, la cui ragionevolezza si impone come evidente agli occhi della ragione credente, possono apparire irrilevanti o addirittura superflue agli occhi della ragione secolare (salvo poi, da parte di questa, il rilevare con amarezza quante patologie sociali e quante lacerazioni la crisi della famiglia induce nel tessuto sociale e soprattutto nel mondo giovanile). È forse giunto il momento, per la cultura "laica", di prendere assolutamente sul serio l'indicazione di Habermas: l'orizzonte religioso non appartiene al passato; le indicazioni della Chiesa - in particolare, quando essa offre il suo contributo alla difesa e alla promozione della dignità dell'uomo - possono veicolare preziosi contributi cognitivi per la ragione secolare.

    Il bene umano chiede a tutti, credenti e non credenti, una rigorosa attenzione alla verità dell'uomo. Il dibattito sulla famiglia non è riducibile al duello tra due contrapposte visioni del mondo, ma va impostato a partire da un comune impegno per la verità e va tradotto nelle forme di una reciproca disponibilità ad apprendere. È da tempo, ripetiamolo, che la Chiesa ha manifestato questa disponibilità, assumendo nei confronti della ragione secolare atteggiamenti di rispetto e soprattutto di attenzione. È tempo che la ragione secolare ricambi questa disponibilità, perché la posta in gioco non è il bene della Chiesa, ma il bene dell'uomo.

    (©L'Osservatore Romano - 19 Maggio 2006)
    Fraternamente Caterina
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  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITA' BENEDETTO XVI IN POLONIA

    INCONTRO CON IL CLERO

    DISCORSO DEL SANTO PADRE
    (traduzione in lingua italiana)

    (Warszawa-Cattedrale, 25 maggio 2006)



    "Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi… Ho infatti un vivo desiderio di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati, o meglio, per rinfrancarmi con voi e tra voi mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io" (Rm 1,8-12).

    Con queste parole dell’apostolo Paolo mi rivolgo a voi, cari sacerdoti, perché in esse trovo perfettamente rispecchiati i miei odierni sentimenti e pensieri, i desideri e le preghiere. Saluto in particolare il Cardinale Józef Glemp, Arcivescovo di Varsavia e Primate di Polonia, al quale porgo le mie più cordiali felicitazioni per il 50° di Ordinazione sacerdotale che ricorre proprio oggi. Sono giunto in Polonia, nella diletta Patria del mio grande Predecessore Giovanni Paolo II, per attingere – come egli era solito fare – da questo clima di fede in cui vivete e per "comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati". Ho fiducia che il mio peregrinare di questi giorni "rinfrancherà la fede che abbiamo in comune, voi e io".

    Mi incontro oggi con voi nell’arcicattedrale di Varsavia, la quale con ogni pietra ricorda la storia dolorosa della vostra capitale e del vostro Paese. A quali prove siete stati esposti in tempi non tanto lontani! Ricordiamo gli eroici testimoni della fede, che offrirono la loro vita a Dio e agli uomini, santi canonizzati e anche uomini comuni, che perseverarono nella rettitudine, nell’autenticità e nella bontà, senza cedere mai alla sfiducia. In questa cattedrale ricordo particolarmente il Servo di Dio Card. Stefan Wyszyński, da voi chiamato «il Primate del Millennio», il quale, abbandonandosi a Cristo e alla sua Madre, seppe servire fedelmente la Chiesa pur in mezzo a prove dolorose e prolungate. Ricordiamo con riconoscenza e gratitudine coloro che non si sono lasciati sopraffare dalle forze delle tenebre, da loro impariamo il coraggio della coerenza e della costanza nell’adesione al Vangelo di Cristo.

    Mi incontro oggi con voi, sacerdoti chiamati da Cristo a servirlo nel nuovo millennio. Siete stati scelti tra il popolo, costituiti nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Credete nella potenza del vostro sacerdozio! In virtù del sacramento avete ricevuto tutto ciò che siete. Quando voi pronunciate le parole "io" o "mio" ("Io ti assolvo… Questo è il mio Corpo…"), lo fate non nel nome vostro, ma nel nome di Cristo, "in persona Christi", che vuole servirsi delle vostre labbra e delle vostre mani, del vostro spirito di sacrificio e del vostro talento.

    Al momento della vostra Ordinazione, mediante il segno liturgico dell’imposizione delle mani, Cristo vi ha preso sotto la sua speciale protezione; voi siete nascosti sotto le sue mani e nel suo Cuore. Immergetevi nel suo amore, e donate a Lui il vostro amore! Quando le vostre mani sono state unte con l’olio, segno dello Spirito Santo, sono state destinate a servire al Signore come le sue mani nel mondo di oggi. Esse non possono più servire all’egoismo, ma devono trasmettere nel mondo la testimonianza del suo amore.

    La grandezza del sacerdozio di Cristo può incutere timore. Si può essere tentati di esclamare con Pietro: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5, 8), perché facciamo fatica a credere che Cristo abbia chiamato proprio noi. Non avrebbe potuto scegliere qualcun altro, più capace, più santo? Ma Gesù ha fissato con amore proprio ciascuno di noi, e in questo suo sguardo dobbiamo confidare. Non lasciamoci prendere dalla fretta, quasi che il tempo dedicato a Cristo in silenziosa preghiera sia tempo perduto. È proprio lì, invece, che nascono i più meravigliosi frutti del servizio pastorale. Non bisogna scoraggiarsi per il fatto che la preghiera esige uno sforzo, né per l’impressione che Gesù taccia. Egli tace ma opera. Mi piace ricordare, a questo proposito, l’esperienza vissuta lo scorso anno a Colonia. Fui testimone allora di un profondo, indimenticabile silenzio di un milione di giovani, al momento dell’adorazione del Santissimo Sacramento! Quel silenzio orante ci unì, ci donò tanto sollievo. In un mondo in cui c’è tanto rumore, tanto smarrimento, c’è bisogno dell’adorazione silenziosa di Gesù nascosto nell’Ostia. Siate assidui nella preghiera di adorazione ed insegnatela ai fedeli. In essa troveranno conforto e luce soprattutto le persone provate.

    Dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale. A tal fine, quando un giovane sacerdote fa i suoi primi passi, occorre che possa far riferimento ad un maestro sperimentato, che lo aiuti a non smarrirsi tra le tante proposte della cultura del momento. Di fronte alle tentazioni del relativismo o del permissivismo, non è affatto necessario che il sacerdote conosca tutte le attuali, mutevoli correnti di pensiero; ciò che i fedeli si attendono da lui è che sia testimone dell’eterna sapienza, contenuta nella parola rivelata. La sollecitudine per la qualità della preghiera personale e per una buona formazione teologica porta frutti nella vita. Il vivere sotto l’influenza del totalitarismo può aver generato un’inconsapevole tendenza a nascondersi sotto una maschera esteriore, con la conseguenza del cedimento ad una qualche forma di ipocrisia.

    È chiaro che ciò non giova all’’autenticità delle relazioni fraterne e può condurre ad un’esagerata concentrazione su se stessi. In realtà, si cresce nella maturità affettiva quando il cuore aderisce a Dio. Cristo ha bisogno di sacerdoti che siano maturi, virili, capaci di coltivare un’autentica paternità spirituale. Perché ciò accada, serve l’onestà con se stessi, l’apertura verso il direttore spirituale e la fiducia nella divina misericordia.

    Il Papa Giovanni Paolo II in occasione del Grande Giubileo ha più volte esortato i cristiani a far penitenza delle infedeltà passate. Crediamo che la Chiesa è santa, ma in essa vi sono uomini peccatori. Bisogna respingere il desiderio di identificarsi soltanto con coloro che sono senza peccato. Come avrebbe potuto la Chiesa escludere dalle sue file i peccatori? È per la loro salvezza che Gesù si è incarnato, è morto ed è risorto. Occorre perciò imparare a vivere con sincerità la penitenza cristiana. Praticandola, confessiamo i peccati individuali in unione con gli altri, davanti a loro e a Dio.

    Conviene tuttavia guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora.


    Inoltre la confessio peccati, per usare un’espressione di sant’Agostino, deve essere sempre accompagnata dalla confessio laudis – dalla confessione della lode. Chiedendo perdono del male commesso nel passato dobbiamo anche ricordare il bene compiuto con l’aiuto della grazia divina che, pur depositata in vasi di creta, ha portato frutti spesso eccellenti.

    Oggi la Chiesa in Polonia si trova dinanzi ad una grande sfida pastorale: quella di prendersi cura dei fedeli che hanno lasciato il Paese. La piaga della disoccupazione costringe numerose persone a partire verso l’estero. È un fenomeno diffuso su vasta scala. Quando le famiglie vengono in tal modo divise, quando si infrangono i legami sociali, la Chiesa non può rimanere indifferente. È necessario che le persone che partono siano accompagnate da sacerdoti che, collegandosi con le Chiese locali, assumano il lavoro pastorale in mezzo agli emigrati.

    La Chiesa che è in Polonia ha già dato numerosi sacerdoti e religiose, che svolgono il loro servizio non soltanto in favore dei Polacchi fuori dei confini del Paese, ma anche, e a volte in condizioni difficilissime, nelle missioni dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e in altre regioni. Non dimenticate, cari sacerdoti, questi missionari. Il dono di numerose vocazioni, con cui Dio ha benedetto la vostra Chiesa, deve essere accolto in prospettiva veramente cattolica. Sacerdoti polacchi, non abbiate paura di lasciare il vostro mondo sicuro e conosciuto, per servire là dove mancano i sacerdoti e dove la vostra generosità può portare un frutto copioso.

    Rimanete saldi nella fede! Anche a voi affido questo motto del mio pellegrinaggio. Siate autentici nella vostra vita e nel vostro ministero. Fissando Cristo, vivete una vita modesta, solidale con i fedeli a cui siete mandati. Servite tutti; siate accessibili nelle parrocchie e nei confessionali, accompagnate i nuovi movimenti e le associazioni, sostenete le famiglie, non trascurate il legame con i giovani, ricordatevi dei poveri e degli abbandonati. Se vivrete di fede, lo Spirito Santo vi suggerirà cosa dovrete dire e come dovrete servire. Potrete sempre contare sull’aiuto di Colei che precede la Chiesa nella fede. Vi esorto ad invocarla sempre con le parole a voi ben note: "Siamo vicino a Te, Ti ricordiamo, vegliamo".

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    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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