riprendo qui un post NEL QUALE È STATO CENSURATO IL MIO INTERVENTO sul forum padania.
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asburgico []
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Sud America, Padania Post #1 di 6
Torno da questo viaggio con sentimenti contrastanti.
Sicuramente c'è gioia nel constatare come il "sangue" Padano si mantenga ancora vivo e copioso a migliaia di kilometri di distanza dalla sua terra d'origine.
Orgoglio nel visitare il cimitero della Recoleta (quello riservato ai ricchi, ai nobili e agli eroi della patria) e vedere come la metà, se non più, dei cognomi incisi sulle tombe monumentali provengano da ogni angolo della Padania, dalla Liguria, al Friuli, passando per la Lombardia e l'Emilia.
Sollievo nel conoscere gente che mantiente viva la memoria dei propri antenati (ma la lingua è ormai perduta) ed ha ben chiara la differenza tra Padania e itaglia ("my ancestors were from Lombardia, not gangsters, no mafia"), il tassita che ti dice che suo nonno veniva dal "Piemunt", la Signora che ti racconta del paesino in provincia di Piacenza da cui veniva suo padre.
Stupore nell'apprendere che i tifosi del Boca Juniors sono soprannominati "Xeneises", ma intendendo con questo termine un po' tutti gli immigrati padani che, partendo dal porto di Genova, venivano spesso registrati come "Genovesi" nonostante le loro diverse provenienze.
Compiacimento nel vedere come i vincoli interrotti troppo bruscamente si stiano rinsaldando, soprattutto a causa della crisi economica che ha portato molti a richiedere la doppia cittadinanza (ma in Argentina è un iter abbastanza difficoltoso).
Ma oltre a tutto questo c'è sicuramente tristezza nel pensare ai MILIONI di fratelli (probabilmente una cifra superiore a quella di noi non emigrati) dispersi per il mondo, magari in Paesi con precarie situazioni politico-economiche, quando qui viviamo una profonda crisi demografica.
Rabbia nel riflettere sulla facilità e, forse, la dissennatezza con cui gli emigranti furono lasciati partire lasciando vuote le nostre terre allo stesso modo in cui oggi si lasciano entrare altri migranti (ma da altre latitudini...), senza tenere conto delle conseguenze a lungo termine.
Sarebbe giusto il loro ritorno? Forse sì. Sarebbe auspicabile? Al momento attuale credo di no, sarebbe come sprecare le ultime riserve in un velleitario attacco frontale contro un nemico ben più potente. Magari saranno i nostri discendenti che un giorno decideranno di trasferirsi là, dove abitano i loro lontani cugini. Ovviamente mi auguro che ciò non avvenga mai.
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commento:
1 - un popolo fiero e vitale non va a mendicare il ritorno dei propri discendenti emigrati, emigra e colonizza. Ci si espande, non ci si contrae, è la legge della vittoria o della sconfitta nella guerra millenaria delle etnie e delle razze umane sul pianeta.
2 - gli emigrati in sud america stanno ETNICAMENTE meglio di noi, che è quello che conta. Stanno meglio perchè sono demograficamente attivi, e perchè non sono degenerati in un consumismo nichilistico come i lontani parenti rimasti in patria. I nostri emigrati colonizzano con vigore terre lontane, i nativi rimasti in patria subiscono come idioti la colonizzazione allogena.
Lo ripeto ancora una volta, la salute di un popolo non si misura sulla capacità di consumo, si misura sulla vitalità demografica. Spesso, anzi quasi sempre, la vitalità si associa a povertà materiale, di qui la necessità non di arricchire i nostri emigrati -che vorrebbe dire devitalizzarli- ma di impoverire (materialmente) i nostri rimasti sul suolo degli avi.
Il nostro sangue riprenderà a scorrere copioso quando il denaro immondo cesserà di farlo...




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