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  1. #1
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    Talking Ministro britannico chiede le dimissioni di Prodi

    Londra, 094
    Ue,ministro Gb chiede dimissioni di Prodi

    Romano Prodi scelga se dimettersi da presidente della commissione europea o abbandonare le sue aspirazioni a rientrare nell'agone politico italiana. E' l'invito che - riporta oggi il quotidiano The Guardian - gli ha rivolto sottosegretario per gli affari europei al ministero degli esteri britannico Denis MacShane.
    "Non è accettabile che la commissione abbia un presidente che non si dedica al 100% alle questioni dell'Europa, ma che invece è visto come un leader dell'opposizione in esilio", ha detto MacShane ieri durante una visita a Roma.

    Lo stesso quotidiano inglese riferisce anche della reazione di un portavoce di Prodi a queste dichiarazioni: "Romano Prodi - ha detto il portavoce - si dedica al 100% ai suoi doveri di presidente della commissione, come egli ha messo in chiaro in molte occasioni. Sembra sorprendente che il signor MacShane non sia consapevole dell'impegno appassionato del presidente". (red)

  2. #2
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    Predefinito Re: Ministro britannico chiede le dimissioni di Prodi

    In origine postato da Dragonball
    Londra, 094
    Ue,ministro Gb chiede dimissioni di Prodi

    Romano Prodi scelga se dimettersi da presidente della commissione europea o abbandonare le sue aspirazioni a rientrare nell'agone politico italiana. E' l'invito che - riporta oggi il quotidiano The Guardian - gli ha rivolto sottosegretario per gli affari europei al ministero degli esteri britannico Denis MacShane.
    "Non è accettabile che la commissione abbia un presidente che non si dedica al 100% alle questioni dell'Europa, ma che invece è visto come un leader dell'opposizione in esilio", ha detto MacShane ieri durante una visita a Roma.

    Lo stesso quotidiano inglese riferisce anche della reazione di un portavoce di Prodi a queste dichiarazioni: "Romano Prodi - ha detto il portavoce - si dedica al 100% ai suoi doveri di presidente della commissione, come egli ha messo in chiaro in molte occasioni. Sembra sorprendente che il signor MacShane non sia consapevole dell'impegno appassionato del presidente". (red)
    -------------------------
    Governo inglese di sinistra, ministro di sinistra.
    Ergo, conosce bene i suoi polli, quelli che razzolano sotto l'Ulivo.
    Quindi ce lo rimanda accompagnato dal messaggio: e mò saranno cavoli vostri.
    Vostri della sinistra ulivista con la margherita in mano e Rutelli che resta a guardare.
    Ancora non ha capito.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Re: Ministro britannico chiede le dimissioni di Prodi

    In origine postato da Dragonball
    Londra, 094
    Ue,ministro Gb chiede dimissioni di Prodi

    Romano Prodi scelga se dimettersi da presidente della commissione europea o abbandonare le sue aspirazioni a rientrare nell'agone politico italiana. E' l'invito che - riporta oggi il quotidiano The Guardian - gli ha rivolto sottosegretario per gli affari europei al ministero degli esteri britannico Denis MacShane.
    "Non è accettabile che la commissione abbia un presidente che non si dedica al 100% alle questioni dell'Europa, ma che invece è visto come un leader dell'opposizione in esilio", ha detto MacShane ieri durante una visita a Roma.

    Lo stesso quotidiano inglese riferisce anche della reazione di un portavoce di Prodi a queste dichiarazioni: "Romano Prodi - ha detto il portavoce - si dedica al 100% ai suoi doveri di presidente della commissione, come egli ha messo in chiaro in molte occasioni. Sembra sorprendente che il signor MacShane non sia consapevole dell'impegno appassionato del presidente". (red)
    Perfida Albione!!!! S'e' venduta al BerlusKone!!!

  4. #4
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    Predefinito

    Roma. Ieri la Bce ha confermato le attese, e non ha toccato i tassi d’interesse.
    Il risultato è il quinto record consecutivo dell’euro, salito sopra quota 1,215 sul dollaro.
    Tutti gli analisti si aspettano che l’ascesa prosegua, superando quota 1,3 se non 1,4.
    Rispetto ai minimi di 0,82 euro per dollaro dell’ottobre 2000, sarebbe una rivalutazione del 60 per cento. Un apprezzamento tale da buttare fuori mercato le merci persino di paesi in gara con la produttività americana.
    Figuriamoci quando invece si applica all’eurozona, che nel 1995-2000, secondo gli stessi dati della Commissione europea, ha registrato sugli Stati Uniti un gap di produttività del 9 per cento se misurata per occupato, e del 4,5 per cento per ora lavorata.

    Può sembrare un paradosso, che si apprezzi la moneta di un’area che cresce poco, non ha varato e non ha in cantiere se non timide
    riforme sul lato dell’offerta e del taglio alle tasse, e che per di
    più il 25 novembre ha visto all’Ecofin la morte del Patto di stabilità. Ma il paradosso è solo apparente.
    Il doppio deficit che grava sugli Usa, quello di bilancio e quello sull’estero della bilancia dei pagamenti, spinge il dollaro verso il
    basso con ragioni più forti delle debolezze dell’economia reale europea, compressa nelle sue rigidità ma rispetto a quella americana in equilibrio esterno.
    Motivo per cui, decidendo di tenere tassi d’interesse di un punto percentuale più alti di quelli praticati dalla Federal Reserve, i banchieri centrali di Francoforte sanno bene quale sarà la conseguenza. Sul mercato delle valute resterà conveniente convertire attività denominate in dollari in altre in euro.
    Idem tra yen ed euro, con l’aggravante che lì il differenziale dei tassi è più marcato.
    Con questa strategia, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet si rivolge ai governi europei, senza perder tempo con la Commissione Prodi.
    Tanto è vero che anche ieri Trichet ha “preso atto dell’impegno che Francia e Germania hanno assunto per correggere i propri deficit eccessivi il più rapidamente possibile ed entro il 2005”. Tamquam si vulnus non esset, in nome del realismo.
    Ormai quelle della Commissione a fine mandato sono polemiche prive di denti.
    Al contrario, dalla rivalutazione dell’euro guidata da Francoforte, i premier nei diversi paesi ricavano un aggravamento delle ragioni di scambio alle quali possono solo rispondere con le riforme del mercato e del welfare che sin qui non hanno fatto, o hanno diluito.
    E’ una strategia rischiosa, e con margini di autolesionismo, rispetto all’abbassare i tassi facendo rialzare di qualche frazione di punto l’inflazione.
    Ma è figlia della miopia di una politica che in questi anni sempre più si rendeva conto dei limiti del Patto di stabilità, senza per questo mai cambiarlo con proposte alla luce del sole. Come ieri scriveva Francesco Giavazzi sulla Voce.info, “il guaio che la Commissione ha combinato rifiutandosi per mesi di rivedere regole che il suo stesso presidente in un momento di sincerità definì ‘stupide’, è molto serio.
    Prima dell’Ecofin il Patto era migliorabile, perché le regole non erano mai state violate e quindi erano credibili.
    Ora nessuna regola è più credibile: quindi pensare di migliorare il Patto è tempo perso.
    Peccato.
    Ora l’euro dovrà convivere con politiche fiscali sostanzialmente prive di altri vincoli che non siano quelli (deboli) che offrono il mercato e le agenzie di rating”.

    Ha ragione Milton Friedman
    Che la Commissione Prodi sia finita fuori dal ring, lo testimonia non solo l’inutile asprezza con cui Pedro Solbes ha ribattuto alla ricostruzione “costruttiva” che Giulio Tremonti ha dato dell’Ecofin al Parlamento europeo.
    Ma anche la mancanza di calore con cui i governi hanno accolto le sue proposte di rafforzamento dei propri poteri, al tavolo della Conferenza intergovernativa: come rafforzare la Commissione, senza sapere in vista di quali regole da applicare?
    Dulcis in fundo, il grave incidente capitato ieri, che ha fatto ancor più imbestialire Solbes.
    Lo studio ordinato dal commissario al suo direttore generale Klaus Regling, intorno alla possibilità per la Commisisone
    – ex articoli 59, 119 e 120 del Trattato di ripristinare straordinariamente vincoli alla libertà di circolazione dei capitali, per arrestare l’apprezzamento dell’euro.
    Un autogol clamoroso, visto che la libera circolazione dei capitali s’identifica con l’unica vera ragione sin qui realizzata dell’Europa.
    “Che fosse Solbes a dare ragione a Milton Friedman e ai suoi moniti che l’euro porta l’Europa alla rovina, non me lo sarei proprio aspettato”, commentava ieri Oliver Letwin, cancelliere ombra dei tory britannici.

    saluti

  5. #5
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    Predefinito

    Ormai tutta Europa ha capito che individuo sia il Mortadellone.

  6. #6
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    Speriamo che si dimetta così torna prima tra noi.

    Certo che vedere i pollisti sbandierare il conflitto di intreressi fa un certo senso, non trovate anche voi, amici?

  7. #7
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    Predefinito Prodi prima, e dopo la pedata...

    ...nel sedere D'Alema, andarono in rispettosa processione nella perfida Albione sponsorizzando "l'Ulivo mondiale".
    E mica andavano a trovare i conservatori di lassù.
    Erano gli stessi che oggi "non si fidano" di Prodi e dei suoi.
    Alla faccia delle "facce da tolla" uliviste.

  8. #8
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    Predefinito

    In origine postato da antonio
    ma per me va benissimo che non si fidino...sono ballisti...
    sono quelli dell' "IRAQ ci puo' colpire in 45 minuti", "l'Iraq possiede spaventose AdM", sono David Mills e consorte..
    -----------------
    Oramai è stato dimostrato che le fosse trovate in Iraq con decine di migliaia di morti ammazzati le hanno scavate e riempite di "sporchi iracheni" Berlusconi e la sua cricca di banchieri ebrei, affamatori di liberi e democratici popoli.
    E andassero pure a dar via il culo quegli stronzi dei curdi che osavano protestare.
    Un paio di bombette al gas e "via col vento".

    L'argomento era Prodi e i suoi fallimenti come "statista". (non ridete, prego).
    Bene: per i suoi è normale abbinare il nome del santo "dito" con l'Iraq.

  9. #9
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    Predefinito Tornando a bomba...

    ...Prodi non è un leader

    Denis Mac Shane, ministro di Sua Maestà britannica per gli Affari europei, ha dichiarato al Guardian che “non è accettabile che la Commissione abbia un presidente che non si dedica al cento per cento alle questioni europee, ma che invece è visto come un leader dell’opposizione in esilio”, e chiede a Romano Prodi di scegliere fra i due ruoli.
    Il giornale inglese riporta una replica piccata del portavoce del professore bolognese, secondo il quale “è sorprendente che Shane non si renda conto dell’impegno a tutto campo di Prodi per l’Europa”, ma conferma che a Downing Street e al Foreign Office l’atteggiamento verso il presidente della Commissione, mai bonario, sta diventando proprio perfido.
    Prodi lavorerà pure per l’Europa al cento per cento, ma le sue esternazioni sempre più intense sui temi della politica italiana, eccedendo quel limite statistico, dimostrano che per lo meno fa un doppio lavoro, uno dei quali in nero.
    E’ diffuso nelle capitali europee il sospetto che alcune delle prese di posizione di Prodi nascano anche dalla sua volontà di contrastare il governo italiano e “posizionarsi”.
    Magari la polemica aperta dal capogruppo dei Popolari europei, più o meno negli stessi termini di Shane, poteva essere attribuita a una solidarietà con Silvio Berlusconi, che di quella formazione politica è un membro assai autorevole.
    Ma il ministro britannico non è italiano e, da buon laburista, non ha nulla a che fare con la formazione politica dei moderati europei.
    La sua richiesta di scegliere quindi non può essere liquidata con i reticenti argomenti professionali di un portavoce. Se con il suo comportamento Prodi ha dato la sensazione di tirare l’acqua al suo mulino domestico, e di impasticciare la politica europea, cioè il suo primo lavoro, vuol dire che è in discussione la sua leadership nella Commissione esecutiva dell’Unione.
    Continuando così finirà col delegittimare del tutto la sua funzione, a danno dell’immagine dell’Italia e della sua personale.
    Quindi la richiesta che gli fa Shane di scegliere a gennaio è forse un po’ brutale, ma giusta.

    O bella: Prodi in conflitto d'interesse?
    O, peggio, idoneo solo per compiti di "dirigente statale": di alto livello, naturalmente.
    Tipo capo dell'Iri.

    saluti

  10. #10
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    siamo sicuri sia vera sul guardian di oggi non c'è una riga almeno nell'edizione on line

 

 
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