Le lunghe mani del potere americano
Interessante articolo apparso sul sito Rete Libera, con un analisi sul processo mondialista visto dal punta di vista elvetico (le sigle si riferiscono ovviamente ai partiti svizzeri).
Il falso amico americano
La Svizzera è stata oggetto di un attacco senza precedenti contro la sua piazza finanziaria. Un attacco che non ha nulla a che vedere con la moralità economica o con l'evasione fiscale, come si tenta di fra credere, ma è solo un'ennesima prepotenza USA contro la sovranità di un paese europeo che non si è piegato subito ai suoi voleri. Un attacco cui si sono subito associati i servi dell'impero, dalla Germania della Merkel alla Gran Bretagna, anche se Londra è la tana dei peggiori evasori fiscali e forse anche della peggiore criminalità finanziaria. Questo testo è apparso sulla rivista dell'ASNI, associazione per una Svizzera neutrale e indipendente .
Come era scontato per chiunque capisca qualcosa dell’evoluzione politica internazionale, gli Stati Uniti e i loro maggiordomi dell’UE hanno imposto alla Svizzera l’abolizione del segreto bancario.
Da un decennio in effetti, dall’affare dei presunti averi ebraici , la piazza finanziaria elvetica subiva l’attacco degli Stati Uniti e della lobby di Wall Street. Ripetutamente il Consiglio federale e il mondo bancario avevano ceduto alla tracotante arroganza americana, senza osare reagire. Il Governo, gli ambienti economici, persino la destra economica dell’UDC fingevano di non capire il vero obiettivo dei nemici della Svizzera, che come disse il defenestrato ambasciatore Jagmetti veniva perseguito con una vera una campagna di guerra. L’obbiettivo era la piazza finanziaria elvetica, ovvero un terzo del risparmio mondiale : soldi che gli gnomi di Wall Street volevano per loro. Una rapina che veniva giustificata con fattori “morali” credibili quanto l’atomica di Saddam che giustificò l’invasione.
L’Impero anglo americano, ha scritto un politologo francese, non vuole ottenere informazioni fiscali ma stroncare con la forza i “paradisi fiscali” che non controlla, come le Cayman o la City di Londra. Con la sola eccezione significativa, fuori dall’impero, di Israel, un paradiso fiscale di cui nessuno parla quasi mai. Paradiso fiscale vero, anzi, come apparve in un rapporto del 1997 pubblicato dalla rivista geopolitica italiana Limes , rifugio di capitali sporchi, dalla mafia al traffico di diamanti. Cose che in Svizzera certamente non accadono. Ma Israele, caso strano, non è nella “black list” in cui era stata inserita la Svizzera.
La richiesta di consegna dei nominativi di 52.000 clienti americani dell’UBS è stata poi un’ennesima plateale violazione della sovranità elvetica. Come ha scritto l’avvocato d’affari di Washington George Clark, la lista dei nominativi era senza dubbio già nota agli americani: ma si voleva ufficialmente piegare la Svizzera alla rinuncia alla propria sovranità, cosa perfettamente riuscita.
Oggi la resa della Svizzera all’attacco del segreto bancario dimostra ancora una volta che la politica del compromesso e della fermezza nel cedimento è fallimentare: passo dopo passo porta alla rovina.
Il decadimento della piazza finanziaria elvetica conseguente alla fine , seppur mascherata , del segreto bancario, può esssre, con la crisi che si annuncia, disastroso. Ma più disastrosa , non solo sul piano economico ma ancor più su quello morale, sarà la fine della sovranità.
E qui l’UDC –SVP, che dell'ASNI è la mano politica, deve decidere. Da anni molti nel partito fingono di non vedere che il nemico della sovranità elvetica ( e non solo ) sono gli Stati Uniti. Si continua a cadere nel trucco di una falsa sovranità che consiste nel fingere che gli interessi della Svizzera coincidono con quelli americani. Ma è vero il contrario. Si vuol fare la guerra all’Islam che può non essere simpatico ma non minaccia la nostra prosperità per nulla. In nome di una guerra “al terrorismo” che concerne Israele e gli Stati Uniti, non la Svizzera, si accettano violazioni incredibili della nostra sovranità come i voli della CIA avvenuti in territorio elvetico. Ci si integra alla NATO e si va in Kossovo facendo strame della neutralità. Ogni desiderio americano diventa un ordine, e ogni volta si ubbidisce. In cambio abbiamo trattamento di favore che abbiamo visto.
Bisogna alla fine decidere. I minareti possono dar fastidio, meglio se i muezzin stanno a casa loro, ma solo un analfabeta politico può davvero credere che un partito nazionalista in Svizzera oggi debba mobilitarsi contro i minareti ( che sono solo una conseguenza dell’assurda politica federale delle frontiere aperte) e non contro chi ci sta davvero strangolando, economicamente e politicamente. Non sono i minareti che ci faranno perdere migliaia di posti di lavoro.
Compito dell’ASNI e dei partiti nazionalisti è far capire dove stanno gli interessi nazionali, chi possono essere gli alleati e chi si deve combattere per difendere i nostri interessi. Non è la Russia, non è l’Iran, non è l’Afghanistan che ci attaccano. Anzi con Russia e Iran abbiamo tutto l’interesse a migliorare i rapporti: rappresentano mercati enormi, materie prime indispensabili. Non è Mosca che ha distrutto il nostro segreto bancario, uno dei pilastri della solidità elvetica: sono gli Stati Uniti. Sarebbe troppo chiedere all’ASNI e all’UDC di dirlo apertamente?
Non basta: bisogna dire cosa ci preparano USA e UE. Pochi giornali ne hanno parlato, ma l’ASNI dovrebbe parlarne.
Entro il 2009, l’eurocrazia prepara infatti una sorpresa: assoggetterà i cittadini dell’UE all’«Homeland Security», l’orwelliano ministero per la Sicurezza Interna («Sicurezza della patria») creato da Bush e diretto fino a ieri dall’israeliano Michael Chertoff. Quel ministero insomma che presiede al nuovo diritto americano, quello delle «renditions», degli arresti senza accusa, di Guantanamo e Abu Ghraib.
Di fatto, i governi europei accettano di fornire in modo permanente alle autorità USA una serie di informazioni private su cittadini europei, a richiesta di Washington: numero di carta di credito, conti bancari, investimenti realizzati, viaggi compiuti, siti internet visitati, e anche informazioni riguardanti la nostra «razza», religione, opinioni politiche e costumi. Il tutto nel quadro della «difesa del territorio». Americano, naturalmente.
L’accordo prevede il mutuo riconoscimento delle regole in vigore nelle due sponde dell’Atlantico: il che significa, tra l’altro, che gli europei non potranno più opporsi all’importazione di vitelli all’ormone (vietati nella UE) che fanno così obesi gli americani, nè alle sementi geneticamente modificate della Monsanto, nè alle altre manipolazioni genetiche permesse in USA e proibite qui. Saranno infatti le regolamentazioni «più favorevoli al business» quelle che verranno adottate. Si può star certi che il Governo elvetico si piegherà all’asse USA-UE.
Codicillo di questo accordo segreto è il segretissimo rapporto sulla «area di libertà, sicurezza e giustizia» che prevede entro il 2014 di riformare la giustizia europea e degli Stati membri «in rapporto alle relazioni estere dell’Unione», ossia alle relazioni con Washington. Di fatto questo significa, probabilmente, che il famigerato «mandato di cattura europeo» sarà esteso agli USA. Ciascuno di noi potrà essere estradato in USA per rispondere di un reato che tale non è nella sua patria, ma lo è per l’America. O anche peggio, visto che in USA la Military Commission Act del 2006 permette di perseguire, catturare e arrestare indefinitamente senza processo qualcunque persona desìgnata come «nemica» dal governo (ossia l’Homeland Security, ossia Israele), anche se appartiene ad un Paese non in guerra con gli USA: la legge che ha affollato Guantanamo. (Report of the Informel, Hight Level Advisory Group on the Future European Affairs Policy (Future group), «Freedom, Security, Privacy. European Home Affairs in a Open World» , June 2008, p. 10, paragraph 50.)
I ritocchi finali di questo accordo si leggono in un documento interno del Consiglio d’Europa, dal titolo sibillino «Note from Presidency to Coreper, Final Report by EU-US Hight Level Contact Group on information sharing and privacy and personal protection» , 9831/08, Brussels 28 maggio 2008.
Il Coreper lì citato (l’abbreviazione sta per l’orwelliano «Comitato dei Rappresentanti Permanenti») è il principale degli organi eurocratici non votati che usurpano la sovranità e la democrazia, senza che la maggior parte degli europei ne conosca nemmeno l’esistenza.
L’accordo è stato concluso discretamente in un incontro avvenuto alla Casa Bianca il 30 aprile 2007. Lì, il presidente Bush ha dettato ad Angela Merkel e a Josè Manuel Barroso, il presidente della Commissione Europea, i suoi desiderata.
I prossimi atti prevedono: l’assunzione della sovranità politica da parte della Commissione; la fusione della UE con gli USA in un unico mercato; e sullo sfondo, non troppo lontano, l’inglobamento del nuovo insieme USA-UE nel governo mondiale. Un piano prima economico, poi politico; e via via sempre meno soggetto al controllo democratico, meno ancora di quello cui è soggetta (si fa per dire) la UE, che non risponde ai cittadini, ma alle 3.400 lobby che hanno uffici aperti a Bruxelles. Il tutto, con l’aiuto cosciente di politici guadagnati alla causa. Come quelli che in Svizzera spingono l’adesione all’UE.
Ma il nuovo governo mondiale è voluto da Washington : Bruxelles si limita ad ubbidire.
L’ASNI deve usare tutta la sua forza e i suoi mezzi di informazione, e agire senza compromessi per far capire agli svizzeri ingannati dei media e dalla partitocrazia che gli Stati Uniti e non solo l’UE , sono i peggiori nemici della nostra sovranità. Se non lo farà la nostra battaglia per la neutralità e la sovranità diventa una farsa. Non lasciamo che sia Calmy Rey a fingere di dare alla nostra politica estera un indirizzo indipendente e libero dai diktat dei balivi americani. Diversamente la nostra credibilità come partito della sovranità e dei valori nazionali sarà disintegrata quando l’opinione pubblica vedrà i fatti ( già comincia a vederli) . Bisogna affrontare il presente, nel 2000 siamo nel Terzo Millennio , l’amico americano è morto il secolo scorso. Tutto è cambiato, se qualcuno non l’avesse ancora capito aiutiamolo a capirlo.
(Fonte: http://www.retelibera.com/?read=21567 , articolo del 27.03.2009)




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