Da Andrea Misuri, che questa primavera ha partecipato alla missione diplomatica dei "Sindaci per la pace", un nuovo racconto, una testimonianza viva seppure da un'altra angolazione.
Perché Iraq alla fin fine, vuol dire anche e soprattutto, con la sua storia millenaria, la culla della civiltà.

Andrea Misuri
21 luglio 2006

La cosa più incredibile è pensare che un giorno, quando la guerra non ci sarà più, il Kurdistan e l'intero Iraq diventeranno la meta di un turismo appassionato di siti archeologici e opere d'arte di un passato millenario.
Troppo spesso, presi da un quotidiano che ripete all'infinito gli orrori di tutte le guerre, dimentichiamo cosa è l'Iraq. Qui ritroviamo i miti, le leggende, gli avvenimenti storici che imparammo a conoscere negli anni della scuola. Qui si perdono, dissolvendosi a ritroso nel tempo, gli archetipi di "Le Mille e una Notte" che hanno segnato l'infanzia della civiltà dell'uomo.
Erbil è la capitale del Kurdistan. E' una delle più antiche città del mondo. Al tempo dei Sumeri era chiamata Urbillum. Al tempo degli Assiri prese il nome di Arbaello.
Il castello di Erbil ha più di 5.000 anni. Al centro della città, con i suoi trenta metri di altezza domina il bazar che si estende tutto intorno in un labirintico intreccio di viuzze.
A Erbil, ancora si ricorda il castello per la sconfitta di Holako. Nipote di Gengis Khan, a lungo pose l'assedio alla città, finché fu costretto a ritirarsi nel 1235.
Visitato il museo dei manufatti dell'artigianato curdo, scendendo le scale dalla sommità della fortezza, ai piedi delle spesse mura incontriamo venditori di tappeti. Tappeti di tutti i prezzi e di tutte le dimensioni. Arrotolati o appesi in alto a far bella mostra, o ancora stesi l'uno sull'altro all'entrata delle botteghe.....

Ma quello che andrea Misuri ha dimenticato di dire è dell'unicità di questi tappeti.

Perchè questi tappeti sono unici, unici perchè prodotti da mani curde o cristiano irachene che non temono di riprodurre con le loro membra mortali la fisionomia umana ne tantomeno l'immagine dei profeti o degli angeli al contrario dei tessitori islamici ai quali per procetto è proibito ritrarre Dio, profeti, o immagini umane che dirsi voglia.
Beninteso, ora da un po di tempo anche in Iran si confezionano tappeti figurativi, ma si tratta di una mera e pura operazione commerciale, niente di tradizionalmente consacrato e tramandato.