L’Italia si trova stretta in una morsa demografica ed economica. Il mercato del lavoro è in crisi, il sistema pensionistico vacilla e la popolazione invecchia rapidamente. La carenza di manodopera è ormai evidente in settori cruciali come l’assistenza agli anziani, l’agricoltura e i servizi.
Di fronte a questo scenario, il governo — che negli ultimi anni ha costruito gran parte della sua identità politica su una linea dura contro l’immigrazione — si trova ora a dover compiere una svolta inattesa. Per evitare il collasso del sistema produttivo e previdenziale, l’esecutivo è costretto ad aprire le porte a lavoratori stranieri, contraddicendo la retorica che lo ha sostenuto fino a oggi.
La scelta alimenta tensioni interne e dibattiti accesi: da un lato la necessità di garantire la sopravvivenza economica del Paese, dall’altro la difficoltà di giustificare un cambio di rotta così radicale. Senza un’inversione decisa, avverte l’articolo, l’Italia rischia un declino ancora più profondo, con conseguenze pesanti sulla stabilità sociale e politica.
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