Ultimamente son tornato a Parigi dopo alcuni anni di assenza.
Ho girato molto a piedi. Una lunga camminata da Montparnasse a Montmartre. Passando davanti al centre Pompidou mi son sovvenuto di quando li c' erano i mercati generali, les Halles. Il ventre di Parigi, tanto ben descritto da Emile Zola nel suo omonimo romanzo.

Veramente quelle narrate dal romanziere transalpino erano les Halles ottocentesche, ma l' aspetto generale, i commerci, l' incredibile varietà di cibi esposti non erano poi tanto diversi quando le vidi io la prima volta nel lontano 1965. Montagne di frutta, pesci dei sette mari, carni di ogni tipo, cacciagione di pelo e di piuma, centinaia di formaggi diversi per foggia e sapore (De Gaulle sosteneva fosse impossibile mettere d' accordo un popolo che produce 360 tipi diversi di formaggio). E i colori, gli odori, i richiami dei rivenduglioli tesi ad attirare l' attenzione dei passanti sulla propria merce... Tutte cose che Zola nel suo libro rende al lettore con maestria tutta sua. Ma certo la descrizione letteraria di un luogo, per quanto accurata, non potrà mai sostituirsi al piacere di apprezzarlo con i propri occhi.

Anche i famosi bistrots che circondavano les Halles sono spariti. Quei locali dove alle 5 di mattina trovavi esponenti della Parigi-bene, con rispettive signore in lungo, intenti, dopo una notte di bagordi, a mangiare zuppa di cipolle seduti gomito a gomito con gli scaricatori del mercato.
Tutto ciò è sparito e il suo posto è stato preso da questo edificio ultramoderno voluto da Pompidou. Edificio che non si sa bene se sia un museo, una sala d' esposizione o un centro commerciale. E il fatto che sia stato progettato dal nostro Renzo Piano non rende meno cocente la nostalgia per le vecchie Halles.

Gianni