....della sentenza
Dicono che il lodo Maccanico sull’immunità del premier e delle alte cariche dello Stato sia destinato a saltare. C’è una maggioranza della Corte costituzionale, secondo fonti generalmente attendibili, orientata per l’abrogazione della norma. Fosse vera la diceria, le conseguenze politiche di una sentenza simile sarebbero pesanti. Ripartirebbe, intanto, la giostra giustizialista.
E’ vero che la sentenza Sme e le procedure del dibattimento, con un processo che ripartirebbe da zero affidato a un altro collegio giudicante, rendono meno impellente e drammatica la specifica vicenda giudiziaria dell’imputato Silvio Berlusconi, ma non è questo che è principalmente in ballo.
Il lodo Maccanico, indecorosamente ribattezzato lodo Schifani da un giornalismo che ha una lunga coda di paglia, e che mente per la gola, nacque per consentire la prosecuzione della legislatura e anzi, più direttamente, per impedire un secondo rovesciamento per mano giudiziaria del governo eletto dagli italiani.
Nacque in ambiente non berlusconiano, lo studio del laico-ulivista e quirinalizio Maccanico per l’appunto. Nacque con l’avallo informale del presidente della Repubblica, e per corrispondere al meglio al suo disegno: tutelare la transizione politica italiana, dopo un decennio di battaglie tra politica e giustizia inaugurato dalla manomissione delle immunità parlamentari nel corso di un’ondata forcaiola, e rendere impossibile un secondo ribaltone nato in Tribunale.
E’ vero che i giudici costituzionali sono chiamati a un parere giuridico, non a una decisione politica, e che devono solo stabilire della conformità alla Carta costituzionale di una legge ordinaria regolarmente impugnata e messa in discussione. E’ vero che la politica italiana, quella di sempre, è capace di trovare stratagemmi di varia natura per uscire dagli impicci in cui si va a mettere il sistema.
Ma la vera crisi, più che il presidente del Consiglio, capace su questi temi di difendersi e di difendere i diritti sovrani della politica elettiva con argomenti forti, investirebbe l’autorevolezza e la credibilità dei poteri neutri, del massimo tra di essi.
Assistiamo ogni giorno allo spettacolo anomalo di un ex presidente della Repubblica, il clericale e reazionario Oscar Luigi Scalfaro, impegnato a diffondere un messaggio di irriducibile faziosità politica nelle assemblee girotondine.
Tutti sanno che la composizione della Corte costituzionale è in larga misura opera del suo settennato.
Una sentenza “scalfariana”, oltre che uno schiaffo al presidente che ha promulgato il lodo Maccanico, sarebbe il ritorno di fiamma di un incendio che le forze migliori della maggioranza e dell’opposizione speravano estinto
su il Foglio di ieri, martedì 13 gennaio 2004
saluti




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