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Discussione: Che ne pensate?

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    Predefinito Che ne pensate?

    Tra i numerosi articoli approvati nel Ddl costituzionale sulle riforme, i "Parlamentini" sovra-regionali
    Con le Assemblee tra le Regioni un altolà al centralismo romano
    Bossi: impediranno allo Stato di risucchiare le competenze condivise con le Regioni

    Umberto Bossi è soddisfatto per l'arrivo, grazie a un emendamento del relatore al Ddl costituzionale sulle riforme, Francesco D'Onofrio, delle assemblee di coordinamento delle autonomie. Si tratta di parlamentini sovra-regionali che hanno il compito di esprimere pareri consultivi al Senato. «È evidente che questi organismi avranno un forte potere di pressione politica ed impediranno al potere centrale di Roma di "risucchiare" le competenze condivise con le Regioni». Secondo Bossi la riforma del Titolo V della Costituzione avrebbe dovuto con maggiore chiarezza definire le materie attribuite esclusivamente alle Regioni. A margine dei lavori della Commissione Affari Costituzionali i giornalisti hanno chiesto al ministro se alla fine ringrazierà Berlusconi per l'approvazione della legge che contiene anche norme sulle regioni e sul federalismo. «Che c'entra - ha risposto Bossi - dire grazie a Berlusconi. Se non c'è la risposta del Parlamento alle richieste del Paese, è evidente che risponde la gente manifestando nelle piazze. Berlusconi sa che se i problemi non si risolvono con le riforme alla fine escono fuori».
    Il leader del Carroccio ha sottolineato che avrebbe voluto un Senato federale molto più forte, con la presenza, per esempio, dei presidenti delle giunte. «Ma bisogna essere realisti. Si tratta di persone che hanno un potere enorme di fronte a quello dei semplici senatori. Così Palazzo Madama rischierebbe di diventare un Vietnam».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    SI' DEL SENATO AL COORDINAMENTO DELLE ASSEMBLEE REGIONALI
    La commissione Affari costituzionali di palazzo Madama approva 12 dei 35 articoli del ddl sulle riforme. Soddisfatto il ministro Bossi che ha seguito i lavori per tutta la giornata: «Ora il processo è partito per davvero»

    Igor Iezzi
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    ROMA - Il percorso sulla strada del cambiamento e del federalismo «è ormai avviato», come ha affermato Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali e della Devoluzione e segretario della Lega Nord, e ieri si è concretizzato con l'approvazione di 12 articoli sui 35 del disegno di legge costituzionale in discussione alla commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama.
    Il progetto di riforma che prevede la devoluzione, il Senato Federale, la Corte Costituzionale territorializzata e un rafforzamento dell'esecutivo il 21 sbarcherà in aula e il voto finale è previsto per i primi giorni di febbraio. I centralisti della sinistra, però, non ci stanno e minacciano referendum, «Adesso il processo è partito e i tempi di approvazione sono quelli permessi dalla discussione in aula e dagli accordi che si possono trovare sulle richieste dell'opposizione» ha detto Bossi in mattinata. La sinistra ha chiesto ripetutamente maggiori garanzie democratiche per l'opposizione e ha trovato dal governo la disponibilità a discutere. «Stiamo cercando di trovare un equilibrio giusto - ha spiegato il ministro - . Le richieste sono diverse e c'è da parte nostra disponibilità a discuterle . E' un problema che ci poniamo anche noi perché tutti possono diventare alternativamente opposizione».
    Il leader leghista si è detto soddisfatto della tenuta della maggioranza e anche il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha sostenuto che Bossi «è sembrato moderatamente ottimista rispetto al pessimismo forte mostrato nei giorni scorsi». Le aperture della Cdl sembrano però non essere state ben accolte dalla sinistra tanto che Franco Bassanini, ex ministro diessino, ha minacciato un referendum. La pietra dello scandalo è l'emendamento proposto dalla maggioranza in cui si prevede un maggior collegamento tra il Senato Federale e il territorio. Un modo per dare più voce alle realtà locali subito definito "parlamento padano" dai centralisti di sinistra. «Si tratta solo di un maggior potere consultivo al territorio - ha precisato Bossi - . Sono polemiche politiche e null'altro».
    Il leader del Carroccio ha poi spiegato i motivi che hanno portato alla necessità di prevedere un coordinamento maggiore tra le regioni. «Io avrei voluto un Senato alla tedesca composto dagli esecutivi regionali. Ma questo non sarebbe stato mai approvato. Il Senato non avrebbe mai fatto passare la sua fine». Secondo Bossi sono troppe le competenze concorrenti previste dalla riforma del Titolo V approvata dal centrosinistra con il rischio che siano poi risucchiate dallo Stato. «Se non altro abbiamo creato un organismo che freni tutto questo».
    A differenza delle conferenze Stato-Regioni, che trattano con il governo, questi coordinamenti avranno la possibilità di dialogare direttamente con il settore legislativo mediante un parere consultivo dal forte valore politico. «Se le regioni si associano sono più forti, così si impedisce che tutte le competenze gestite dal Senato diventino di fatto statali». Secondo il leader del Carroccio le cause dell'impossibilità di giungere a un disegno di legge che contenesse un Senato composto anche da rappresentanti delle regioni sono da ricercarsi «nel caos che c'è nel Titolo quinto e nella confusione creata dalle materie concorrenti. Tuttavia - ha aggiunto - questo è già un passo avanti e sarà uno strumento per impedire che lo Stato si "riciucci" il maggior numero di materie concorrenti. Purtroppo siamo condizionati dall'impossibilità di cambiare radicalmente le cose. Forse ci riusciremo un giorno ma oggi appare impossibile. Non esiste un federalismo con troppe materie concorrenti che obbliga a mediazioni di stampo centralistico. Io sono un realista e non mi illudo che sia finita qui. Se va male andremo avanti a lottare politicamente e tornerà in gioco il territorio. Il 25 gennaio si torna in piazza a Milano. Se non c'è la risposta del Parlamento alle richieste del Paese, è evidente che risponde la gente manifestando nelle piazze. Berlusconi sa che se i problemi non si risolvono alla fine escono comunque fuori. In Italia sembra che tutto debba coincidere con Roma ma in uno Stato democratico questo non è possibile. Il federalismo - ha concluso - serve per contrastare la tendenza a centralizzare».
    Ma la sinistra non ci sta e alza le barricate di fronte al tentativo di ridare libertà al Paese. «E' una soluzione che non ha alcuna logica, si scontra con alcune norme costituzionali, e rivela chiaramente l'intento di precostituire uno strumento per tentare di realizzare un parlamento del Nord». Il diessino Bassanini ha annunciato così lo scontro con maggioranza e governo sull'assemblea consultiva delle regioni, arrivando a minacciare il referendum. «Su questo - ha spiegato - non c'è discussione possibile. La riforma rischia di fallire, perché su questo punto si andrà allo scontro e poi al referendum, e io sono convinto che anche nel Nord ci sarà una maggioranza contro perché sono tanti quelli che non ne vogliono sapere di spaccare l'Italia».


    [Data pubblicazione: 15/01/2004]
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    2004 spartiacque fra il nuovo e il vecchio Stato
    E' iniziato il conto alla rovescia per il federalismo


    GIACOMO STUCCHI*
    L'agenda politica del nuovo anno si apre con le medesime priorità di quello che si è appena concluso: federalismo, riforme strutturali (quella della giustizia in primo luogo), politica sociale, più sicurezza per i cittadini, integrazione europea meno invasiva delle sovranità degli Stati membri. Si tratta in sostanza dello stesso programma al quale la Lega Nord Federazione Padana sta lavorando da più di due anni con tenacia e determinazione. Senza questo spirito sarebbe quasi impossibile portare avanti la devoluzione o le riforme economiche e sociali per realizzare le quali stiamo nell'esecutivo. Certo, nessuno lo nasconde, il cammino è lungo e pieno di ostacoli; ed è evidente come al popolo leghista siano proprio i tempi a cominciare a stare un po' stretti. In effetti, dopo circa due anni e mezzo di esperienza di governo i cambiamenti appaiono più formali che sostanziali ma bisogna anche tenere conto di alcuni aspetti. In primo luogo quelli relativi ai necessari passaggi istituzionali. Cambiare lo Stato, da centralista qual è sempre stato a federalista come vogliamo che diventi, non è un impresa da poco. Si tratta di una modifica costituzionale e quindi occorre che entrambi i rami del Parlamento si esprimano. Inoltre, i nemici di tale cambiamento non mancano ed essi stanno tanto nella Casa delle Libertà quanto nel centrosinistra, che per sua natura è sempre stato e sempre resterà statalista. Tuttavia, sfido chiunque a negare che negli ultimi tempi siano stati fatti significativi passi avanti; al punto che oggi esistono scadenze ben precise entro le quali il federalismo sarà realizzato e la Lega Nord a queste si attiene nella sua azione di governo. L'anno appena iniziato, infatti, sarà lo spartiacque tra lo Stato vecchio che non vogliamo più e quello nuovo per il quale ci siamo battuti. I punti salienti del percorso istituzionale necessario ad introdurre il federalismo, cadono nell'arco temporale dei prossimi mesi e pertanto il momento della verità, quello che tutti i leghisti aspettano da anni e che costituisce il fondamento stesso della nostra azione politica, è arrivato. Da questo momento in poi né dilazioni né pretestuose argomentazioni potranno impedire il federalismo. Ma c'è di più. I primi fatti del 2004, così come gli ultimi del 2003, danno ragione al Carroccio che ha sempre diffidato di un sistema bancario e finanziario che tutela i potenti e punisce i più deboli. Al punto che il proprietario (e/o i manager) di una multinazionale come la Parmalat ha potuto provocare il più grande crac finanziario di tutti i tempi perché nessuno degli istituti di credito che ha concesso in prestito miliardi di lire e di euro si è mai posto il problema di verificare tanto l'effettiva destinazione di questi soldi quanto il piano e le modalità di restituzione. Come è possibile che gli organi di controllo, Bankitalia e Consob in prima linea, abbiano potuto consentire che una simile voragine potesse aprirsi e per lo più a scapito degli investimenti dei piccoli risparmiatori? Perché per tutti i cittadini la concessione di un fido di poche migliaia di euro comporta la presentazione alle banche di opportune garanzie, mentre ad un singolo imprenditore è stato concesso un credito praticamente illimitato? Allo stesso modo, ci danno ragione i dati che dimostrano come i cittadini, a due anni dall'introduzione della moneta unica, ripongano sempre meno fiducia tanto nel processo di integrazione europea quanto nelle conseguenze che esso comporta a livello politico, sociale ed economico. Un centrosinistra che ha la pessima abitudine di mistificare i fatti vorrebbe attribuire al governo Berlusconi il fallimento della Conferenza intergovernativa ma la verità è che se da un lato nessun cittadino onesto e coscienzioso vuole un'Europa centralista, spendacciona e politicamente inconcludente, dall'altro nessuno Stato membro o aspirante tale ha intenzione di sacrificare alcunché sull'altare della tanto decantata Unione europea. Per tutto il 2003, anche sulle pagine de la Padania, ho denunciato l'ipocrisia che ha pervaso i costituenti della Convenzione: solerti di buoni propositi in nome di una storica integrazione europea, in pubblico; pronti a utilizzare le elezioni europee per mere rivincite elettorali o per comodi e ben retribuiti scranni di consolazione, in privato. Inoltre, come è possibile negare, come ha continuato a fare il presidente della Commissione europea Romano Prodi anche negli ultimi giorni, che l'euro abbia comportato un effetto a rialzo dei prezzi dei beni al consumo? Ma dove fa la spesa la famiglia Prodi? E' stato detto che anche quando ciò è accaduto è stato a causa dei meccanismi di controllo sui prezzi che non hanno funzionato. Ma chi avrebbe dovuto prevedere tale funzionamento, se non i partiti dell'Ulivo che hanno governato per una legislatura sbandierando ai quattro venti i presunti vantaggi della moneta unica? Forse Prodi, Fassino e compagni farebbero bene a rispondere a queste domande anziché occuparsi di liste uniche, "tricicli", "tandem" e altro.
    * Presidente Commissione Politiche Ue della Camera
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    [Data pubblicazione: 15/01/2004]
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    Il presidente del Consiglio lombardo ha incontrato Chieppa e Vizzini
    attilio fontana: finalmente le regioni sono protagoniste


    ROMA - Attilio Fontana, presidente del Consiglio regionale della Lombardia e neo-coordinatore della conferenza dei presidenti dei Consigli regionali ha incontrato ieri il presidente della Corte Costituzionale, Riccardo Chieppa, e il senatore Carlo Vizzini, presidente della Commissione per le questioni regionali. Due incontri che hanno avuto al centro della discussioni le regioni, le loro competenze e la futura riforma costituzionale. Presidente Fontana, la Consulta ha giudicato, esaminando lo statuto della Regione Calabria impugnato dal Governo, incostituzionale il meccanismo di elezione del presidente della Giunta insieme al vicepresidente, e alcune disposizioni in materia elettorale. Come giudica, dopo il suo incontro con Chieppa, questa decisione?
    «Finalmente è stato messo termine ad un dubbio che le Regioni avevano e adesso si potrà impostare in maniera migliore gli statuti regionali».
    Ma non la ritiene una intromissione centralista nelle questioni regionali?
    «In questo caso è solo una questione tecnica relativa alla elezione del Governatore, un dubbio che andava chiarito. Finalmente è arrivato il chiarimento».
    Non crede che le regioni debbano poter decidere autonomamente?
    «Certamente. Ma per fare questo bisogna cambiare la Costituzione e i Consigli regionali sollecitano una modifica della Carta costituzionale».
    Lei ha anche incontrato Vizzini. Quali sono stati gli argomenti in discussione?
    «Il presidente Vizzini ci ha proposto di mettere in calendario a breve un incontro per affrontare parallelamente i legami che ci potrebbero essere tra le carte statutarie in fase di riscrittura e il testo della riforma costituzionale in discussione in Parlamento sul nuovo Senato delle Regioni».
    Cosa pensa di questa riforma costituzionale in discussione al Senato?
    «Sento che c'è un grande entusiasmo intorno a questa modifica e mi sembra che finalmente ci sia la determinazione di portarla in porto. Ho la sensazione che la riforma verrà partorita».
    Le regioni per la prima volta sono al centro di una riforma costituzionale grazie al Senato federale. Cosa pensa di questa nuova Camera?
    «Ritengo sia la cosa più importante. Credo che limitare il Senato federale alla presenza dei Governatori sia limitativo e sia necessario rendere partecipi anche i Consigli. Non dimentichiamo poi la corte Costituzionale territorializzata dove chiediamo che i Consigli possano avere voce in capitolo».
    E' soddisfatto delle competenze che vorrebbero attribuire al nuovo Senato?
    «Sono le competenze tipiche di queste Camere territoriali in tutti gli Stati federali nell'interesse delle realtà locali».
    Come si spiega che anche la sinistra sul territorio sia contraria?
    «Purtroppo rispondono a logiche romane e si accontentano della modifica
    del titolo V».
    I. I.
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    [Data pubblicazione: 15/01/2004]
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