ZIMBABWE - Il tiranno ordina lo sterminio per depredare l'ultimo "tesoro"



ALBERTO BALLARIN
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JOHANNESBURG - La notizia, che sembra partorita dalle fantasie allucinanti di Orwell, o dalle lucide, immaginifiche fiction di fantascienza di Spielberg, è autentica nella sua tragicità: centinaia di elefanti selvaggi stanno quotidianamente attraversando a nuoto il grande fiume Zambesi, confine naturale tra i due Stati, per rifugiarsi nello Zambia e fuggire dallo Zimbabwe. Il folle uomo a nome Robert Gabriel Mugabe, che da vent'anni guida una banda di scellerati, ladri, assassini, stupratori, che hanno ridotto la Rhodesia da "giardino dell'Africa" a nazione dei morti viventi della medesima, ha dato il benestare all'ultima delle pazzie della sua dittatura, autorizzando i suoi miliziani ad ammazzare quanti più elefanti possono. Per sfruttarne la carne, venderne l'avorio, le zampe, le pelli. Quello che neppure lui immaginava, però, è che i veri re della foresta africana comunicassero tra di loro, che la notizia della strage ordinata corresse per la savana, veloce come un tam-tam indigeno.
«I nostri studi hanno da tempo provato che gli elefanti comunicano tra di loro per un raggio di sette miglia - mi ha dichiarato Marianthy Noble, rappresentante dell'autoritaria "David Shepherd Wildlife Foundation", nello Zambia, per conto ovviamente dell'onnipresente United Kingdom, che agisce con tutti i crismi e le autorizzazioni del Commonwealt. Ho raggiunto Marianthy Noble nel Parco Nazionale di Mosi-o-Tunya che sorge nella sponda dello Zambesi appartenente allo Zambia, e le sue parole mi hanno aperto orizzonti sconosciuti, per quanto riguarda la vita animale africana.
«Gli elefanti sono animali straordinari - mi ha detto Marianthy Noble - che non solo godono del massimo rispetto animale, perché neppure i rinoceronti, che sono spesso "schizzati", li attaccano, ma in quanto sono i primi a sapere se c'è un pericolo che coinvolga tutta la savana. Si accorgono subito degli incendi, e quando fuggono senza apparente motivo, molti altri animali ne seguono la corsa. È quasi impossibile ammazzare un elefante con un colpo solo di fucile, a meno di essere dei tiratori eccezionali, ma gli uomini di Mugabe li hanno ammazzati con raffiche di kalashnikov, sicché hanno avuto tutto il tempo, prima di morire, di far sapere agli altri elefanti cosa accadeva. La fuga dallo Zimbabwe non è casuale ma voluta, attraversano il fiume solo di giorno, ma dall'alba al tramonto è un esodo che ci mette in grave difficoltà».
Il parco naturale di Mosy-o-Tunya è infatti non solo relativamente piccolo, ma anche sede di agglomerati rurali, di fattorie dove esistono coltivazioni di frutta e verdure varie e l'arrivo imprevisto nella zona di un numero del tutto imprevisto di elefanti affamati, provocherà sicuramente dei danni alle proprietà, sicché gli abitanti del parco sono stati avvertiti, ma il pericolo rimane. Nello Zambia, come nello Zimbawe, sino all'incredibile decisione di dare inizio alla mattanza, gli elefanti sono animali protetti, anche se il loro moltiplicarsi sta consigliando il varo di una legge che permetta l'abbattimento di determinati capi ogni anno, legge che però non è in vigore adesso. La "David Sheperd Wildlife Foundation" si è immediatamente attivata, ma ci vorranno giorni prima che arrivi del foraggio, da trasferire via elicottero nelle zone dove arrivano i fuggiaschi dallo Zimbawe. C'è da dire, se una qualsiasi forma di scusa può essere trovata ad un simile scellerato crimine da parte degli ex rhodesiani di Mugabe, che la loro nazione è letteralmente alla fame nera. Un tempo, e sino a quando i bianchi hanno avuto la possibilità di controllare la situazione, la Rhodesia esportava ovunque, proprio verdure e generi alimentari. Adesso che gli agronomi bianchi da due anni hanno lasciato i loro posti, che tutte le decisioni vengono prese dai seguaci di Mugabe cui sono state regalate le proprietà rapinate ai bianchi, il tonfo della produzione è stato verticale, e lo Zimbawe - che non ha crediti bancari di alcun genere - si è addirittura rivolto allo Zambia per importare almeno della farina gialla. I soldi, milioni di dollari, per andare ad effettuare costose vacanze all'estero, a Parigi piuttosto che alle Mauritius, ovviamente Mugabe li trova, ed appare incredibile come questa situazione non sia stata affrontata in maniera "seria e reale", prima ancora che dalle Nazioni Unite che hanno le mani quasi legate, dal Commonwealth.
Dal quale Commonwealt, in tutto, "zio Bob" Mubave è stato "sospeso" da oltre un anno, ma la misura è pleonastica e le richieste fattegli di normalizzare e democraticizzare la vita nel suo paese, sono andate completamente disattese. Harare può essere raggiunta di straforo, per poche ore e senza scendere da uno dei mezzi corazzati delle Nazioni Unite che, senza preavviso alcuno possono essere attaccati da contingenti delle forze regolari (disemm inscì...) In un ufficio delle Nazioni Unite a Johannesburg avevo visto filmati di Harare: colonne enormi di automobili per fare il pieno pazientemente di fronte ad una pompa di benzina; code chilometriche di cittadini di fronte ai supermarket ed alle banche, sicché uno, anche duro di cuore e di provate esperienze, era quello che si apprestava di vedere. Nossignori, la realtà è infinitamente peggiore. Solo poche macchine dell'esercito, dei ministri, autentici pagliacci che debbono il posto solo al fatto di essere amici di Mugabe, girano per Harare, una città di fantasmi.Non esistono più taxi, sparite le "navettes", desolatamente vuoti di merci gli scaffali dei negozi, inflazione oltre il 1.000 per cento, una follia! Gente smunta, rassegnata come possono dei malati terminali, senza speranza alcuna, gira in una città-fantasma, come può esserla quando non si sentono i rumori del traffico. I miliziani armati di Mugabe, che battono la campagna per far capire chi comanda, violentano regolarmente le donne nere che non riescono a barricarsi in casa o nascondersi, ogni diritto umano è ignorato, calpestato. Ci sono state elezioni-barzelletta l'anno scorso, coi militari di Mugabe nei seggi, a controllare che si votasse "giusto". Nelson Mandela, che appare sempre più l'unico autentico genio espresso dalla politica africana dello scorso secolo, ha sempre avversato Mugabe, dietro le quinte ma anche apertamente: il nuovo presidente del Sud Africa, Mbeki, invece, del dittatore appare l'unico difensore, per motivi che sfuggono agli stessi sudafricani del suo partito. Per motivi che costeranno sicuramente la rielezione a Thabo Mbeki, il quale non deve evidentemente avere capito che i sudafricani, uomini liberi oggi, riconoscono nelle attuali condizioni morali, semplicemente disperate, della popolazione dello Zimbabwe, quelle medesime che portarono il governo bianco sudafricano di un tempo, ad essere bandito dal consorzio umano. Le sanzioni (sempre e comunque inique, perché danneggiano il popolo, non la masnada di delinquenti che lo opprime!) decretate dal Commonwealth un anno fa contro il regime di Mugabe, sono rimaste lettera morta, nessun vagito di democrazia si sente nello Zimbabwe. Solo un intervento armato, poderoso e spietato, delle forze Onu, potrebbe portare ad una normalizzazione di vita nell'ex Rhodesia, con internamento immediato di Mugabe in un manicomio criminale. Solo un pazzo, altro termine non vedo, può avere portato a quell'esproprio totale di ogni proprietà, attività commerciale o industriale, della popolazione bianca nello Zimbabwe. Il risultato, ampiamente previsto da tutti, dico tutti gli esperti di economia del mondo, ha portato alla rovina del Paese, bloccato dall'incapacità assoluta degli uomini di Mugabe, la gran parte dei quali addirittura analfabeti o quasi, a trasformarsi da guerriglieri in banchieri, commercianti, proprietari terrieri, capi d'industria. Paradossalmente, l'odio a fior di pelle o quasi degli ex rhodesiani di un tempo, contro i bianchi, si è prima stemperato eppoi è scomparso del tutto, perché bianchi e neri dello Zimbawe, ora, sono realmente affratellati in un odio senza confini contro Mugabe, che fatalmente sfocerà in una rivoluzione ed un bagno di sangue, se l'Onu non interviene a mettere a posto le cose. Mugabe ha effettuato la sua "riforma territoriale attraverso le confische totali" derubando i bianchi, cui non è stato dato rimborso alcuno per le proprietà sottratte, e destinandole ai suoi fedelissimi, una manica di ignoranti senza arte né parte, che non saprebbero amministrare un banchetto di caldarroste, figurarsi cosa hanno potuto combinare dietro scrivanie di industrie tessili, di aziende agricole, di attività commerciali che impongono conoscenze dei mercati, delle clientele, delle tecnologie produttive: tutte le attività "di cervello" che svolgevano i bianchi, sono passate a neri incompetenti, ed è stato il disastro, la rovina dello Zimbabwe. Il risvolto possibilmente più tragico, è rappresentato dal fatto che la gran parte dei bianchi ex-rhodesiani, è nata qui, non ha patria cui tornare. Gli ex padroni vivono ora come "ospiti" dei loro ex camerieri ed autisti, accumunati in una miseria totale, senza speranza. Mugabe, nel frattempo, pieno di soldi per sé e famiglia, accumulati in vent'anni di depredamento delle risorse del Paese, si trastulla con viaggi all'estero, dove ovviamente ha depositato il frutto delle sue ruberie: è ammissibile che, in un pianeta dove si è intervenuti per "liberare l'Iraq", con motivazioni che fanno morire dal ridere chiunque, lo "sceriffo del Mondo" a nome Bush, lasci morire una nazione a nome Zimbabwe e non faccia invece ricercare, catturare ed impiccare, come avveniva sino a poco tempo fa nel suo amato Texas, una specie di super-ladro di cavalli come Robert Gabriel Mugabe? Non c'è un goccio di benzina, nelle pompe di Harare, dove anche una "task-force" dell'Onu si avventura sapendo che la morte è in agguato ad ogni angolo, dal quale possono spuntare camionette con mitragliatrici, condotte dai "guerriglieri della libertà", che sono i vassalli di Mugabe. Ogni tanto, truppe scelte delle Nazioni Unite, congolesi o angolani che scendono da poderosi C-104, effettuano un raid di poche ore per recuperare ambasciate al completo, ma hanno l'ordine solo di difendersi e, ufficialmente, queste missioni sono ignorate, addirittura negate alla stampa mondiale, non esistono e stop. Quella che era una città pulsante di vita, di attività, con mercati folkloristici e multicolori, ma anche con una fiorente industria dell'abbigliamento, con una agricoltura che esportava i suoi prodotti, con calzaturifici dove venivano prodotte scarpe ottime e fatte a regola d'arte, oggi è una città-larva, dove la poca gente che si avventura per le strade lo fa a piedi, perché non esiste alcun mezzo di trasporto, né pubblico né privato. Le immense code per ritirare i risparmi nelle banche o per fare benzina, vengono ammannite dalle Tv di tutto il mondo ma si tratta di filmati risalenti a mesi fa. La moneta locale ha un valore teorico, non vale la lurida carta su cui è stampata e le code non esistono più perché non c'è nulla in banca che valga la pena di ritirare e non esiste una sola pompa in grado di erogare anche un solo litro di benzina. L'Onu non può intervenire, senza contare che l'impegno delle Nazioni Unite in Africa è sicuramente ignoto ai più, ma è già molto gravoso: 10.800 "soldati di pace" coi caschi blu sono dislocati nel Congo (tra loro, un intero battaglione Sudafricano) e costano da soli 608 milioni di dollari all'anno. Il Congo è conteso tra due partiti, entrambi armati sino ai denti, che hanno cessato le ostilità solo dopo l'intervento delle Nazioni Unite e che si apprestano - dopo l'accordo di Sun City dello scorso anno - a disarmarsi ed a dare vita, per la prima volta nella storia del Paese, a libere elezioni. Togliere truppe dal Congo significherebbe far ricominciare la guerra civile e, d'altra parte, non esistono fondi supplementari, senza contare che il prestigio delle N.U. non è certo aumentato, dopo che Bush ha dimostrato quanto poco contino i moniti del Segretario Generale Kofi Annan, se contrastano con gli interessi primari americani. In Kenya, dove credono di avere dei problemi e dove sicuramente tutti potrebbero vivere meglio, ho lasciato un Paese pieno di vita e di speranza. Qui trovo la disperazione, la rassegnazione, un'Africa arretrata, malata, nella quale voglio viaggiare per capire meglio, perché mi sembra impossibile che questo mondo sia abitato da gente che si fa esplodere per difendere folli idee di conquista e vendetta, da altra gente che pensa di vivere in eterno e giustifica crimini altrettanto orribili per una realtà che puzza solo di petrolio, e che su tutto questo aleggi il peggiore dei venti, quello dell'indifferenza, di fronte a centinaia di milioni (oh, yes, centinaia!) di poveri africani che muoiono o stanno morendo perché non vogliamo rendere loro accessibili le medicine per curarsi o non siamo in grado di far scomparire dalla faccia del mondo dei delinquenti depravati, una dozzina in tutto forse. Se questo è davvero il mondo che gira, spero di scenderne il più in fretta possibile.


[Data pubblicazione: 15/01/2004]