Tra le autorità nessuno si pronuncia, anche se tutti sanno che la fossa comune scoperta in un podere è di vittime di rappresaglie partigiane. E c’è chi rinfocola l’odio.

Hanno fatto fatica a venir su dalla terra. Ci hanno messo 58 anni. Ma sono già pronti a sotterrarli di nuovo, come ossa senza storia e senza nome, negando loro pensino il diritto di ritenersi vittime a tradimento. A suo tempo li buttarono spogli di tutto in una fossa sabbiosa, senza neanche dar loro la soddisfazione modestissima che resta a un corpo morto: quello di essere accarezzato da una madre e dalla propria donna. Ora manca solo si dica che siano reperti di scheletri marziani. Ad Argenta sta andando cosi. Una vergogna nazionale. Domenica abbiamo raccontato su Libero del ritrovamento in una fossa comune di 12-15 scheletri disfatti da un erpice il 28 dicembre scorso.
In un terreno di Boccaleone di Argenta, le ossa sono state infilate in sacchi neri e portate in un container al cimitero. Tutti sanno chi sono, a che razza appartengono: a quella dei vinti, persone fucilate dai partigiani e trascinate nude e senza una benedizione, poi coperte in fretta perché nessuno le ritrovasse. Ora ad Argenta si fantastica di cimiteri del 1600, o di bombardamenti presso cascine inesistenti, o addirittura di soldati tedeschi seppelliti dai camerati (nudi?).
È spuntato un “capo partigiano” (Corriere della Sera), il quale nega tutto: “Quelli non sono resti di repubblichini. Non era una zona di operazioni. Non ci sono stati eccidi di massa ad Argenta”. Poi giustifica comunque gli assassinii, rimpiangendo che alcuni siano rimasti vivi: “A volte, vedendo certi reduci di Salò, mi domando perché li abbiano lasciati qui. Gente malvagia...”.
E ricorda gli eccidi nazifascisti. Macchè c'entra? Qui si sta parlando di persone prese a caso, eliminate perché di un'altra idea, o semplicemente di una classe sociale odiata.
Una testimonianza per altro poco credibile: di “capi partigiani” che avessero I7 anni non esiste traccia nella Storia della Resistenza.
Ad Argenta il capo partigiano si chiamava Antonio Dalle Vacche, poi fu sindaco, ed è morto alcuni anni fa. Finita la guerra accadeva che partigiani venuti da fuori portassero via “i ricchi” per chiedere riscatto. Una volta però andò storta.
La maestra uscì inseguendo gli armigeri che trascinavano con sé il marito, e proprio dietro la villa si imbattè nel Dalle Vacche (chissà come mai stava appostato proprio da quelle parti). Il capo partigiano riconosciuto impose il rilascio del sequestrato... Andò meno bene ad altri. Ci fu chi finì spacciato in modo orrendo da quelle parti: legato a una stufa, poi accesa.
Esistono elementi di evidenza clamorosa che dovrebbero imporre, a chi sa, di parlare, se non altro per pudore di sè stessi e per pietà verso chi cerca ancora i propri cari.
Il proprietario del podere Brognarotta dove giacevano i morti, l'avvocato Franco Manca, ha rintracciato un teste di cui ha raccolto una precisa memoria: “C'era un check point dei partigiani all'incrocio della Via Gresolo con via Pozze Androgna, a duecento metri dal luogo del ritrovamento. Un luogo strategico dove controllare chiunque si muovesse da est ad ovest ( da Bando a Con-sendolo) e da Nord a Sud (da Portomaggiore a Boccaleone).
Avevo tredici anni e stavo acquattato a guardare dietro una siepe. Vidi due partigiani ammazzare a rivoltellate un uomo che arrivava in bicicletta”. Manca è sicuro: “Non può essere un cimitero antico: è terra sabbiosa, consuma tutto”. II dottor R., che si firma ma in posti come questi preferisce l'anonimato, sostiene: “Un morto solo, dice quel presunto capo partigiano? Risultano almeno 80 morti... È mancata un'indagine approfondita”. La vicenda comunque è in mano alla polizia municipale. E guarda un po’, il presunto capo partigiano,comunista, intervistato dal Corriere della Sera è stato a lungo capo dei vigili urbani. I quali dipendono dal sindaco, Andrea Ricci ( e non Albano Mezzadri, mi scuso per l’errore di domenica) che viene dal partito: da 50 anni vengono tutti alle stesse file, a partire dal Dalle Vacche.
Per favore si dia una risposta in fretta, la riconciliazione passa dal guardare la realtà, non dal negarla.

Renato Farina - Libero
14 gennaio 2004