L'avanzare delle scoperte sul comportamento animale, la nascita del Movimento per i Diritti Animali e la diffusione sempre più capillare di una coscienza ambientalista pongono una scelta radicale al mondo circense: abbandonare l'uso di animali negli spettacoli investendo sulle professionalità degli artisti.
L’ostensione di animali e la loro mortificazione rivelano origini antiche e significati reconditi. In ogni civiltà e cultura il combattimento fra uomini e altri animali è stato anzitutto metafora della lotta per la sopravvivenza e della rivalsa del più debole sul più forte. L’arena circolare (circo, da cercis=cerchio) è il luogo privilegiato dove mettere in scena i giochi, e la sua funzione e architettura si è mantenuta fino ad oggi, ad esempio, nello stadio calcistico o nella plaza de toros.
Nella Roma imperiale e decadente Giovenale con il motto panem et circenses satireggiava verso il popolo, propenso a concedere privilegi all’aristocrazia semplicemente in cambio di spettacoli circensi e pagnotte. All’aumento del malumore sociale conseguì anche l’incremento nel numero di giochi messi in scena e degli animali utilizzati, facendo ritenere addirittura che le catture di massa di leoni berberi - da alcuni considerati forma sottospecifica (Panthera leo leo) - abbiano avuto ruolo determinante nella scomparsa della specie in area maghrebina.
Con il Medioevo, in Europa inizia un periodo storico più dimesso, privo o quasi di divertimenti. Le fiere scompaiono dall’arena per entrare prepotentemente nell’araldica delle classi dominanti ma, trascendendo l’allegoria e temuti dalle popolazioni, lupi ed orsi sono soprattutto perseguitati, uccisi, ostentati ed umiliati, trasformati in capri espiatori per i soprusi delle classi dominanti.
Intrapresa con il Rinascimento una nuova fase d’indagine naturalistica, più matura rispetto alle precedenti disquisizioni di carattere sostanzialmente filosofico, e anche a seguito delle rivoluzionarie scoperte geografiche si diffondono strabilianti collezioni di specie mai viste e le Wunderkammern, stanze delle meraviglie dove si espongono animali sconosciuti e, in qualche caso, specie appositamente artefatte. Fino a questo momento, quindi, l’ostensione di animali sottende soprattutto ignoranza e superstizione.
Così almeno fino al 1770 quando in Inghilterra, con intenti ricreativi, il Sergente Maggiore Philip Astley mette in scena il capostipite del circo moderno. Per la prima volta, accanto alle esibizioni equestri scendono in pista clown grotteschi, acrobati, funamboli e giocolieri. Nella gestione e nell’ammaestramento dei cavalli si distinguono alcuni sottogruppi di Zingari nomadi, da cui discenderanno famose dinastie circensi. Il ritorno dello spettacolo con animali esotici risale però al 1871 con la nascita del circo americano Barnum, progenitore dell'imponente spettacolo a tre piste che in Europa cancellò tutti i piccoli circhi girovaghi di provincia.
Successivamente, la rivoluzione culturale e scientifica darwiniana e lo studio sistematico del comportamento animale abbreviano la distanza che separa la specie umana dalle altre. Così, la capacità divulgativa di molti etologi e la rapida diffusione delle informazioni, l’ampio interesse dimostrato per l'argomento, il diffondersi del pensiero ecologico con l’inclusione nell’elenco dei soggetti deboli degli animali non umani, animano la contrarietà all’uso degli animali negli spettacoli. La critica riguarda le esibizioni di attività estranee alla natura degli animali, la loro privazione della libertà, la negazione della soddisfazione dei loro bisogni eco-etologici che la cattività comporta, l’abbinamento animale-macchina ormai obsoleto e diseducativo.
Negli anni recenti, applicando tale evoluzione culturale, diversi Paesi hanno emanato Leggi e criteri tesi a migliorare le condizioni di detenzione degli animali nei circhi e negli zoo. Tali principi sono individuati sulla base delle necessità ecologiche e comportamentali specifiche. Primo Paese in Europa ad affrontare in tal senso la questione fu la Svizzera (1981). In Italia, nel 1996, la LAV Lega Anti Vivisezione e il WWF in Italia promuovono non senza difficoltà la Proposta di Legge "Nuove norme sull'uso degli animali in circhi e spettacoli viaggianti", che viene sottoscritta da centinaia di parlamentari e senatori e a cui aderiscono Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane. Nel frattempo, alcuni Comuni deliberano il divieto di attendamento nel proprio territorio di Circhi che facciano uso di animali e nel maggio 2000 la Commissione Scientifica Cites italiana dispone una serie di indicazioni per il mantenimento delle specie esotiche nei circhi e negli spettacoli viaggianti.
Un ulteriore aspetto, conseguente al dibattito scaturito sulla dismissione dell'uso di animali negli spettacoli, riguarda l'evoluzione dell'arte circense. In Europa, a partire dagli anni Settanta, sulla scena compare il Circo Contemporaneo, determinato a recuperare e potenziare le arti circensi legate alla valorizzazione delle abilità umane, le cui origini affondano nella tradizione girovaga di trovatori e saltimbanchi. Nel 1983 in Canada nasce il Cirque du Soleil, il più grande spettacolo circense senza animali, che ottiene grandi consensi in tutto il mondo. È l'inizio di un successo che attira grandi quantità di pubblico nelle piazze di città e paesi, che tornano ad essere luoghi privilegiati di incontro e di rappresentazioni ad alto valore artistico e teatrale. Artisti funamboli, giocolieri, mimi, clown, danzatori, sceneggiatori e musicisti di altissimo livello, ad ogni spettacolo riescono a stupire grazie alle loro abilità, alle splendide coreografie inserite in cornici storiche, alla grazia che traspare dai giochi di luce, alle contaminazioni etniche.
Il successo del circo d'avanguardia ha portato all'interno del mondo circense il dibattito sulla necessità di abbandonare l’uso di animali. Si fronteggiano così, senza intenzioni bellicose, due generazioni: la tradizione e la sperimentazione. Le premesse per la rinascita del circo, quale luogo dove immaginario e sogno si materializzano, sono già presenti, si tratta di valorizzarle ed appoggiarle, rinunciando a qualcosa che, ormai, appare solo come una parte della storia.
C. Soccini
Centro Sudi Arcadia
13 gen 04




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