dal quotidiano Il Giornale
" il Giornale del 31/12/2003
--------------------------------------------------------------------------------
Un'occasione di democrazia
Ferdinando Adornato
--------------------------------------------------------------------------------
Non si è ancora del tutto spento il 2003 e già fioriscono riflessioni e commenti sulla storico decennale che il 2004 propone all'agenda politica nazionale: la nascita e l'ascesa del "fenomeno Berlusconi". Tutto è cambiato in Italia da quel 1994 nel quale gli italiani consegnarono la maggioranza dei consensi a un movimento appena nato e, per di più, fondato e guidato da un non-politico. Tutto è cambiato tranne una cosa: l'odio e l'incomprensione della sinistra. Qualche giorno fa Paolo Mieli ricordava sul Corriere della Sera quanto radicata sia ancora la mania mentale che "consiste nel dar ragione a chiunque dia torto a Berlusconi anche quando ha ragione". L'ultimo esempio di questa malattia si è visto negli scorsi giorni, con il penoso tentativo di addossare al premier la responsabilità del crac di Calisto Tanzi, uomo da sempre notoriamente vicino all'Ulivo. Mieli perciò si augurava, sulla scia di un altro giornalista di sinistra, Antonio Polito, che il decentrale possa costituire l'occasione di una "svolta culturale" per tutta l'opposizione.
Me lo auguro anch'io, ovviamente. Ma temo che sarà difficile: infatti, passare "dalla demonizzazione alla comprensione" implicherebbe la caduta di molti totem sui quali l'attuale sinistra fonda gran parte della sua identità politica. "Con Berlusconi è andata al potere una banda di interessi... Il nostro è un regime fondato sullo strapotere televisivo... I deputati della maggioranza sono solo maggiordomi del capo..." e via delirano. Sono proprio questi totem a precludere a molti politici e giornalisti italiani (e anche ai loro amici stranieri) una lettura obiettiva degli ultimi dieci anni della nostra storia. Non a caso ormai da tempo, nella sinistra, la satira ha spodestato l'analisi politica: perché è l'unico genere in grado di corrispondere ad approcci così caricaturali della realtà.
Qualche tempo fa sono stato "audito" da un rappresentante del Consiglio d'Europa che aveva il compito di stilare una relazione sull'Italia e sul rapporto tra Berlusconi e i media, insomma sul "conflitto di interesse". Si trattava di un signore anglosassone di tradizione liberale, il quale a suo modo manifestava le stesse incomprensioni sul "fenomeno Berlusconi" già circolate su alcuni media europei. Mi è sembrato che la sua pregiudiziale diffidenza cadesse- quando gli ho chiesto: "Senta, se di colpo in Inghilterra scomparisse il Partito laburista o in Francia quello di Chirac con tutti i suoi alleati, o in Germania la Cdu o la Spd, lei non sarebbe preoccupato perle sorti di quelle nazioni? E sarebbe così scandalizzato se, di conseguenza, un imprenditore o un qualsiasi gruppo di persone della società civile, dotati di passione umana e mezzi economici, nel pieno rispetto delle leggi costituzionali, tentassero di riempire un vuoto altrimenti esiziale per qualsiasi democrazia? Bene, questo e solo questo è ciò che è successo in Italia".
Non tutti, però, la storia la raccontano così ai nostri amici europei. Molti, ovviamente, continuano a diffondere la favola di un Berlusconi sceso in campo solo per difendere i suoi interessi (ma da chi erano minacciati?) rinunciando così a ogni obiettiva comprensione degli ultimi convulsi anni della nostra democrazia. L'Italia dei primi anni Novanta era precipitata in una situazione drammatica. Il pauroso crollo dei partiti che avevano retto cinquant'anni della nostra storia provocò una crisi senza precedenti per qualsiasi democrazia occidentale. Ci trovammo così di fronte a un pericoloso incrocio istituzionale: da una parte un rinnovamento obbligato a seguire vie extraparlamentari (referendarie), dall'altra il rischio del prevalere di spinte secessioniste. L'azione dei magistrati di Milano, intanto, faceva leva sul comprensibile risentimento degli italiani verso "i politici" per sfruttarlo a propri fini "di potere" che via via sarebbero risultati sempre più chiari. Ebbene, è assai difficile negare che l'iniziativa assunta da Silvio Berlusconi con la nascita di Forza Italia sia riuscita a dare ordine a questo caos, trasformando in un "nuovo equilibrio politico" un coacervo di pulsioni che potevano diventare esplosive.
Dieci anni dopo tale operazione è ormai del tutto chiara anche dal punto di vista storico. Forza Italia è riuscita a tenere legato a sé, in un quadro di forte discontinuità istituzionale e sociale ma di grande continuità etica e ideale, gran parte dell'elettorato centrista laico e cattolico. Nello stesso tempo ha favorito la non semplice evoluzione democratica della destra italiana e ha offerto un quadro di legittimità costituzionale alle spinte della Lega, unificando le ipotesi federaliste con quelle presidenzialiste. Altro che politica di plastica! In un qualsiasi altro Paese l'individuazione di questo nuovo e complesso equilibrio sarebbe stata giudicata come un autentico capolavoro. E il suo protagonista assunto nel cielo della Grande Politica. Berlusconi no. Egli rimane agli occhi di parte cospicua della nostra comunicazione e della nostra politica o un usurpatore autoritario, o un dilettante allo sbaraglio (tra le due sarebbe almeno il caso di decidersi...).
La sinistra, accecata dalla faziosità, non riesce neanche a vedere come l'impresa di Berlusconi abbia favorito anche la propria evoluzione governativa: infatti l'alleanza nata attorno a Forza Italia sancì, nel 1994, il concreto avvio della democrazia dell'alternanza. Senza la costituzione del centrodestra (soggetto politicamente inedito per l'Italia) difficilmente essa avrebbe potuto mettere radici e consentire anche alla sinistra di andare al governo nel 1996.
Dieci anni dopo l'Italia è molto cambiata. La stessa "operazione storica" di Berlusconi deve ancora solidificarsi e la lunga transizione italiana compiersi definitivamente. Ma ormai il nuovo cammino bipolare è segnato. Certo è che la democrazia italiana faticherà a maturare davvero finché la sinistra permarrà nella sua ottusa incomprensione. E finché parte delle nostre élite non smetteranno di considerare Berlusconi un fenomeno provvisorio, quasi una parentesi non-politica da chiudere al più presto. E non invece, così come evidentemente è, l'inizio di una nuova storia politica che, dieci anni fa, trasformò la gravissima crisi del sistema italiano in una nuova chance. Una chance che, per realizzarsi compiutamente nel futuro, ha bisogno almeno di conoscere le proprie radici. Speriamo che il decennale che si avvicina possa servire a questo. "
Cordiali saluti




Rispondi Citando