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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito L'esercito della menzogna de "l'Antisionismo"

    da www.israele.net

    " ANALISI E COMMENTI

    Un esercito di menzogne

    Da un articolo di Barry Rubin, direttore della Middle East Review of International Affairs
    16 gennaio 2004

    Vi sono almeno quattro punti del conflitto israelo-arabo-palestinese che sono talmente chiari e documentati che ci vuole un esercito professionale della menzogna per riuscire a impedire che opinione pubblica e dirigenti in tutto il mondo riescano a vederli.
    1) Dal 1948 ad oggi, con varie eccezioni e tregue temporanee, i regimi arabi, i dirigenti palestinesi e, a partire dal 1979, l'Iran hanno cercato di cancellare Israele dalla carta geografica. Che ricorressero al crudo frasario delle campagne di odio ("Buttare gli ebrei a mare") oppure al linguaggio degli eufemismi ("una sola Palestina araba, laica e democratica", "il diritto al ritorno"), questa era e rimane la principale posizione espressa quotidianamente in campo arabo. Naturalmente vi sono delle eccezioni, come la politica egiziana a partire dal 1978, la posizione del governo giordano, quella di pochi coraggiosi liberali arabi e una parte della dirigenza palestinese. Si potrebbero aggiungere il Marocco e alcuni stati del Golfo. Ma cio' che colpisce e' quanto siano limitate queste forze, e quanto timidamente esse si contrappongano al principio base. Nel corso degli anni '90, la retorica dell'Autorita' Palestinese rivolta all'occidente parlava di due stati, ma cio' non corrispondeva affatto a quanto veniva contemporaneamente affermato sui mass-media semi-ufficiali e ufficiali, nei libri di testo scolastici, nei sermoni delle moschee, nel materiale propagandistico di Fatah e in molte altre fonti. L'estremismo anti-israeliano trova alimento ogni giorno nella demonizzazione araba di Israele, che e' cosi' profonda e straordinaria che si potrebbe perdere la speranza che possa mai un giorno essere corretta. Cio' nonostante, si sostiene che i leader arabi e palestinesi sarebbero pronti ad accettare la soluzione "due popoli-due stati".
    2) Il metodo usato dal movimento palestinese e, spesso, dagli stati arabi e' stato un uso coerente e deliberato del terrorismo, vale a dire: attacchi sistematici contro civili israeliani. Un metodo praticato fin da prima della nascita dello Stato di Israele, e teorizzato nella dottrina dei leader dell'Olp fin dagli anni '60. Anche qui, dopo un breve intervallo negli anni '90, questa storica scelta di metodo e' tornata pienamente in auge dal 2000. Si puo' facilmente dimostrare che Yasser Arafat ha incoraggiato e sostenuto gli attentati terroristici, e che molti di essi sono stati compiuti dalle stesse forze di sicurezza dell'Autorita' Palestinese. I sondaggi d'opinione mostrano che la gran parte della popolazione palestinesi li sostiene e condivide. Siamo nell'era post-11 settembre, e sarebbe in corso una guerra globale contro il terrorismo. Eppure in questo caso i media occidentali per lo piu' stanno ben attenti a non usare mai il termine "terrorista". Definire Arafat un sostenitore e protagonista del terrorismo viene considerata una presa di posizione "discutibile", non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti.
    3) Gli israeliani hanno sempre cercato una soluzione pacifica e di compromesso. Meta' della popolazione da tempo sostiene la fine della presenza israeliana nella maggior parte dei territori conquistati nel 1967 ("terra in cambio di pace"); l'altra meta' si oppone a questa soluzione prevalentemente perche' non crede che la parte araba accetterebbe una vera pace, nemmeno a questo prezzo. E' da almeno una dozzina d'anni che i leader israeliani sostengono la necessita' di fare rilevanti concessioni e di accettare la creazione di uno stato palestinese nel quadro di un accordo di pace. Ora anche il primo ministro israeliano Ariel Sharon si e' apertamente schierato per questa soluzione: una posizione coraggiosa, visti i fatti degli ultimi tre anni e gli atteggiamenti del suo stesso partito. La stragrande maggioranza degli israeliani non vuole essere un occupante, nemmeno su terre che per loro hanno un enorme valore religioso e storico. Erano pronti ad assumersi grandi rischi in nome della pace e hanno sofferto enormi perdite a causa di questa disponibilita'.
    4) Nel 2000 la Siria respinse la pace persino quando le furono offerte tutte le alture del Golan. Arafat ha respinto la pace persino quando significava ottenere, tra l'offerta d'apertura al vertice di Camp David e l'offerta finale del piano Clinton, uno stato palestinese indipendente con capitale a Gerusalemme est, il controllo sulla moschea di al-Aksa e massicci indennizzi per i profughi.
    La proporzione di gente in Medio Oriente, e anche in Occidente, che afferra questi semplici fatti e' assolutamente troppo bassa. Una massiccia letteratura, impegnata a riscrivere la storia, sostiene che ad Arafat non e' mai stato offerto nulla di ragionevole. Ogni giorno in tutto il mondo vengono diffuse a piene mani vere e proprie menzogne su questi e altri fatti, ad opera di professori, giornalisti, politici. Oscurando questi semplici dati di fatto, si prepara il terreno per la demonizzazione di Israele, o per lo meno per una tale incomprensione della situazione da far apparire Israele come il cattivo sempre e comunque. Dopo tutto, se fosse vero che la parte araba e' ansiosa di fare la pace e non usa affatto il terrorismo, se fosse vero che Israele vuole far durare il conflitto, che vuole mantenere a tutti i costi il controllo sui territori e che non corre in realta' alcun pericolo, a quale altra conclusione si dovrebbe arrivare?
    La negazione della verita' storica resta uno dei principi cardine della prevalente posizione anti-israeliana nel mondo arabo, fra i musulmani, fra gran parte degli europei e in una quota significativa di ambienti americani. Si puo' continuare a sperare, perche' la storia ha dimostrato molte volte che, alla fine, cio' che conta e' la realta' dei fatti e non le bugie che molta gente ama raccontare a se stessa. Il guaio e' che la storia insegna anche quante sofferenze inutili vengono patite nel frattempo.

    (Jerusalem Post, 12.01.04)
    "


    Shalom!!!

  2. #2
    SENATORE di POL
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    da www.israele.net

    " ANALISI E COMMENTI

    I profughi dimenticati

    Da un articolo di Amnon Rubinstein
    14 gennaio 2004

    Anche se la stampa ne ha parlato pochissimo, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato alla fine delle scorso mese di ottobre una mozione di valore storico sulla questione dei profughi in Medio Oriente. La mozione, che riguarda non solo i profughi arabi ma anche i profughi ebrei e i loro discendenti, chiede che l'UNRWA (l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi della guerre arabo-israeliane) si attivi entro sei mesi nel senso di favorire l'inserimento dei discendenti dei profughi palestinesi nei paesi dove oggi vivono o in altri paesi che accettino di accoglierli. La mozione sottolinea che esistono in realta' due distinte questioni di profughi in Medio Oriente, una araba e una ebraica, e che il problema dei profughi ebrei dai paesi arabi non ha goduto della dovuta attenzione internazionale.
    La mozione afferma che, a causa di una vera e propria politica di "pulizia etnica", piu' di 900mila ebrei dovettero fuggire dai paesi arabi dove avevano vissuto per decine di secoli, e furono costretti ad abbandonare "terreni, abitazioni, proprieta' private, affari, beni comunitari e uno storico patrimonio ebraico antico di migliaia di anni". La mozione chiede alla comunita' internazionale di riconoscere ufficialmente il travaglio dei profughi ebrei dai paesi arabi come parte dell'equazione per risolvere il conflitto mediorientale.
    Il Congresso ha perfettamente ragione quando afferma che la questione dei profughi ebrei dai paesi arabi non compare, oggi, all'ordine del giorno della comunita' internazionale, in parte anche per responsabilita' degli israeliani, e che essa chiama in causa un caso molto serio di pulizia etnica da parte dei regimi arabi. Chiunque dubiti della cosa dovrebbe leggere l'articolo che Carol Basri, lettrice alla facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' della Pennsylvania, ha pubblicato sul periodico del World Jewish Congress "Gesher" ("The Jews of Iraq: A Forgotten Case of Ethnic Cleansing," winter, 1984). Il lettore restera' scioccato dalle similitudini fra le azioni del regime iracheno, gia' prima della risoluzione Onu per la spartizione della Palestina mandataria (1947), e quelle attuate dai nazisti verso gli ebrei nella Germania degli anni '30: punizioni collettive, pogrom violenti, esecuzioni, licenziamenti in massa degli ebrei, negazione dei diritti civili (comprese due leggi irachene molti simili alle Leggi di Norimberga tedesche: negazione della cittadinanza agli ebrei e confisca delle loro proprieta').
    La pulizia etnica, che raggiunse il culmine in Egitto sotto Gamal Abdel Nasser, non fu il frutto di uno scoppio popolare incontrollato quanto piuttosto, come nella Germania della Notte dei Cristalli, una strategia "organizzata dal regime e dalla sue istituzioni".
    Durante il dibattito all'Onu sulla spartizione della Palestina Mandataria (in due stati, uno arabo e uno ebraico), il rappresentante egiziano Heikhal Pasha minaccio' un "massacro di grandi quantità di ebrei" se il piano fosse stato approvato. Il rappresentante iracheno intimo' che sarebbe stato impossibile "tenere a freno le masse nel mondo arabo" se fosse stato creato uno stato ebraico. Le profezie si autoavverarono. Circa un milione di ebrei furono obbligati a fuggire e ad abbandonare tutti i loro beni per salvarsi la vita, e per la maggior parte vennero accolti in Israele e in alcuni paesi occidentali. Persino la moderata Tunisia conobbe un'ondata di razzismo e privazione di diritti civili ai danni dei suoi cittadini ebrei. Tali politiche razziste contro onesti cittadini vennero stigmatizzate nel 1951 dal parlamentare israeliano Toufiq Toubi che in un discorso alla Knesset del marzo 1951 le defini' "misure fasciste" e "parte di una campagna di persecuzione razziale".
    La mozione del Congresso americano non nasce solo da considerazione politiche. Da ogni punto di vista del diritto internazionale, gli ebrei dei paesi arabi che si rifugiarono in Israele o in altri paesi occidentali sono profughi nel pieno senso della parola. Non si dovrebbe fare nessuna discussione circa i provvedimenti da adottare verso i profughi senza correggere questa ingiustizia storica, come ha fatto il Congresso statunitense.
    Israele ha dato la cittadinanza ai profughi ebrei dai paesi arabi, li ha accolti e li ha assorbiti. Per anni essi hanno patito nei campi di transito, ma Israele li considerava suoi figli che tornavano dalla Diaspora. I paesi arabi, al contrario, rinchiusero i profughi palestinesi e, con la sola eccezione della Giordania, negarono loro i piu' elementari diritti umani.
    Cio' che ha fatto Israele per i profughi che ha accolto non assolve in alcun modo i paesi arabi dalla responsabilita' per i loro crimini ne' dal loro obbligo di compensare i profughi e i loro discendenti per l'ingiustizia imposta loro e di restituire i beni rubati. Non vi sarebbe ne' logica ne' giustizia in una soluzione del contenzioso fra Israele e paesi arabi che non tenesse conto di questa materia. Sebbene gli ebrei dai paesi arabi non siano piu', oggi, dei profughi, essi devono ancora ricevere compensazione per i diritti e i beni perduti a causa delle politiche razziste attuate in quei paesi.

    (Ha'aretz, 13.01.04)
    "

    Shalom!!!

  3. #3
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    [QUOTE]In origine postato da Pieffebi
    [B]da www.israele.net

    " [i] ANALISI E COMMENTI

    I profughi dimenticati

    Da un articolo di Amnon Rubinstein
    14 gennaio 2004

    Anche se la stampa ne ha parlato pochissimo, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato alla fine delle scorso mese di ottobre una mozione di valore storico sulla questione dei profughi in Medio Oriente. La mozione, che riguarda non solo i profughi arabi ma anche i profughi ebrei e i loro discendenti, chiede che l'UNRWA (l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi della guerre arabo-israeliane) si attivi entro sei mesi nel senso di favorire l'inserimento dei discendenti dei profughi palestinesi nei paesi dove oggi vivono o in altri paesi che accettino di accoglierli. La mozione sottolinea che esistono in realta' due distinte questioni di profughi in Medio Oriente, una araba e una ebraica, e che il problema dei profughi ebrei dai paesi arabi non ha goduto della dovuta attenzione internazionale.
    La mozione afferma che, a causa di una vera e propria politica di "pulizia etnica", piu' di 900mila ebrei dovettero fuggire dai paesi arabi dove avevano vissuto per decine di secoli, e furono costretti ad abbandonare "terreni, abitazioni, proprieta' private, affari, beni comunitari e uno storico patrimonio ebraico antico di migliaia di anni". La mozione chiede alla comunita' internazionale di riconoscere ufficialmente il travaglio dei profughi ebrei dai paesi arabi come parte dell'equazione per risolvere il conflitto mediorientale.
    etc.--------------------

    sen.PFB,

    ma non comprendo perchè lei lanco art, senza un suo commento che stimoli all'intervento.
    Tornando al merito.
    La questione è irrisolvibile perchè,come sappiamo, in filosofia della Politica,nella nostra cultura,uno Stato(Israele)ha il diritto naturale di difendere con la forza la sua sopravvivenza che viene minacciata.punto.
    I Palestinesi,d'altra parte sono in ostaggio di èlite estremiste che non vogliono fondare uno Stato che possa convivere con quello d'Israele perchè è molto più difficile avere responsabilità di governo che gestire una guerriglia infinita su cui fare affari sulla pelle dei poveri martiri senza cervello critico.(Arafat chissà se sarebbe perseguito dalla nostra Magistratura militante ,per i suoi affarucci ,se fosse in Italia).
    In europa poi la sinistra ,in modo irresponsabile, sostiene una politica araba irredentistica che in europa ha messo all'indice.
    Sono in una certa misura corresponsabili dell'eccidio infinito fra arabi e israele.
    Saluti.

  4. #4
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    Predefinito

    Gli articoli servono per informare e promuovere eventuali discussioni. Non mi pare che necessitino di particolari commenti. Non potrebbero essere più chiari. Infinite volte ho espresso concetti non molto dissimili da quelli da lei gentilmente postati.

    Saluti liberali

 

 

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