Esilarante pezzo apparso sull'ultimo numero di Enclave. L'unico rischio è che qualche politicante lo prenda sul serio...

Per garantire uguaglianza e pace sociale lanciamo la Spa

di Silvio Boccalatte

Nonostante tutto, il mondo sta progredendo ineluttabil-
mente verso un futuro luminoso, in cui tutti gli esseri
umani potranno godere in maniera giusta di quello che
hanno prodotto. Le divisioni di casta, che ancora ci
ammorbano, saranno prima o poi superate attraverso il
superamento del principio della divisione del lavoro,
vera origine dell'ineguaglianza economica.
Sappiamo che, in questo processo evolutivo (che coin-
volge la società da secoli), lo Stato ha giocato un ruolo
assolutamente determinante: lo Stato ha il compito di
liberarci dal giogo dell'oppressione economica e cultura-
le. Lo Stato è lo strumento stesso della libertà e dell'u-
guaglianza, che, come tutti sanno, sono due facce della
stessa medaglia.
Ogni giurista si rende conto perfettamente di come la
nostra Costituzione sia uno strumento particolarmente
adeguato, attraverso il quale la nostra amata Italia è in
grado di perseguire l'uguaglianza tra gli uomini. La vera
uguaglianza, d'altra parte, non si limita certo a porre due
soggetti sullo stesso piano. La vera uguaglianza, l'ugua-
glianza sostanziale, è qualcosa di più importante. Proprio
in questo campo lo Stato è il paladino, facendo in modo
che i soggetti svantaggiati siano in posizioni di privilegio
nei confronti di chi "ha più forza". Seguendo questo
sacrosanto principio è nato il nostro diritto del lavoro,
fiore all'occhiello del nostro ordinamento giuridico: il
lavoratore, infatti, potrà essere veramente uguale al dato-
re solo se lo si favorisce, superando gli angusti vincoli del
vecchio diritto privato (retaggio di secoli di oppressione).
A noi, però, tutto questo non basta. Non può bastare.
La nostra Costituzione va più in là di quanto cinquan-
t'anni di governo repubblicano siano stati in grado di
garantirci. L'articolo 3, al suo comma 2 è chiaro nel pre-
cisare che "è compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono
il pieno sviluppo della persona umana...". Ora, è possi-
bile che qualcuno pensi che una simile disposizione si
riferisca solo a questioni meramente economiche quali.
ad esempio, il mercato del lavoro?
Dalle pagine di questa rivista, noi vogliamo lanciare un
appello all'Italia democratica e antifascista, al semplice
cittadino e all'intellettuale impegnato e conscio di essere
l'avanguardia della società. Noi vogliamo che la nostra
Costituzione venga applicata integralmente, proprio ini-
ziando dal fondamentale articolo 3.
E allora chiediamoci: qual è "l'ostacolo sociale" che piue
di ogni altro impedisce il pieno sviluppo della persona
umana?
La risposta è sempre stata sotto i nostri occhi: è l'inegua-
le capacità di ogni essere umano nella gestione dei suo:
rapporti sentimentali. Cosa ci può essere di più inegua-
le, di più ingiusto, che una coppia stabile? O anche solo
di un soggetto che abbia notevole facilità nel sostituire
la/il propria/o compagna/o? Esiste - è bene essere chiari
su questo punto - una fascia sociale debole composta da
donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, che affrontano
la loro vita da soli, che combattono da soli contro un
mondo che spesso non ha pietà di loro.
E' giusto, allora, che lo Stato intervenga, proprio pren-
dendo spunto dall'articolo 3 della nostra Carta
Costituzionale. Potremmo proporre una soluzione socia-
lista, ma essa non sarebbe sostenibile: il nostro ordina-
mento è liberale e ogni soluzione deve essere necessaria-
mente liberale.
Ecco di seguito la nostra proposta, dunque, in perfetta
sintonia con la gloriosa tradizione liberale italiana, che,
da Croce in poi, ha costituito un vero e proprio argine
culturale all'avanzare del marxismo.

PARTE PIUMA
Bisogna costituire, innanzitutto, un ente amministrativo
su base nazionale, con uffici periferici in ogni centro di
almeno 15.000 abitanti. Questo nuovo organismo pub-
blico dovrebbe essere modellato, a nostro modesto avvi-
so, sulla struttura delle agencies americane, la cui effica-
cia è ormai ampiamente comprovata. Anzi, ci spingiamo
oltre: proponiamo anche un nome: Sexual Protection
Agency, da indicare sempre con l'acrostico SPA.
I compiti della SPA sarebbero molteplici, come molte-
plici sono gli "ostacoli di ordine.., sociale" che possono
essere individuati in questo campo. L'Agency dovrebbe
:ntervenire, innanzitutto, sul momento del contatto tra
due esemplari della specie umana. Già in questo
momento, infatti, si annida la prima fonte dell'inegua-
zlianza. Certo, non si può imporre a nessuno di prende-
:e in considerazione soggetti non graditi, ma lo Stato ha
perlomeno il compito di eliminare le asimmetrie infor-
mative. Mi spiego meglio. Quando una/un cittadina/o
ncontra una/un possibile partner non conosce a priori
il detto soggetto non ha già assunto precedenti impe-
pni o meno. E' evidente che la metodologia di contatto
c pesantemente influenzata da questa mancanza di infor-
mazioni determinanti.
Le conseguenze di questa problematica sono molteplici,
come il lettore avrà sicuramente intuito: 1) il soggetto
maggiormente informato ha superiori possibilità di
adottare la strategia corretta. Questo è già un punto in
cui si può notare una ineguaglianza inaccettabile;
2) Vi è un'altissima probabilità che vengano esaltate le
differenti capacità di ogni cittadino nell'ottenere infor-
mazioni in breve tempo. Bisognerebbe discutere se que-
sta evidente ineguaglianza abbia ancora ragione di esiste-
re nella nostra società libera e democratica;
3) Ottenere le informazioni necessarie è certamente un
onere per il soggetto agente. In particolare, vi sarebbe
una sicura perdita di tempo prezioso, che, invece,
potrebbe essere dedicato a lavori più redditizi per la
comunità.
Per risolvere le suddette questioni bisognerebbe istituire
una banca dati nazionale. Ogni cittadino sarebbe tenuto
ad autocertificare la propria posizione ("impegnata/o"
"non impegnata/o") alla SPA, ente incaricato della
gestione delle informazioni. Comunque le risultanze
delle autocertificazioni dovrebbero essere trattate solo in
forma aggregata, e una apposita autorità indipendente
dovrebbe essere creata per garantire la correttezza nel rac-
coglimento di questi "dati sensibili".
In base alle informazioni raccolte nella banca dati, ogni
cittadino dovrebbe essere dotato di un segnalatore ottico,
preferibilmente da appuntare sul petto. Si potrebbe deci-
dere di attribuire il colore "verde" alla condizione della/del
"non impegnata/o", e il colore rosso per "l'impegnata/o".
Il segnalatore potrebbe avere anche un meccanismo elet-
tronico, in modo tale che, in caso di mutamenti di situa-
zione (debitamente e previamente comunicati alla SPA), il
colore possa cambiare automaticamente.
Le dimensioni del segnalatore ottico dovrebbero poi
essere stabilite in concreto con un regolamento emanato
dalla SPA (di concerto con i Ministri dell'Interno e della
Salute) ed elaborato da una commissione di esperti.
Chiaramente il congegno dovrebbe essere dotato anche
di un sistema capace di impedire ogni manomissione.
Non si può chiedere a ogni soggetto di indossare il
segnalatore ottico per 24 ore al giorno: la legge si dovreb-
be limitare, quindi, a stabilire dei minimi e dei massimi
cronologici, mentre il regolamento applicativo, poi,
avrebbe il compito di individuare concretamente per
quante ore il cittadino medio ha il dovere di indossare
l'apparecchio.
E' plausibile che il sistema possa fornire soluzioni anche
ad altri annosi problemi nazionali. Si potrebbe pensare,
infatti, di inserire nel segnalatore ottico anche una pic-
cola scheda elettronica indicante data di nascita, impron-
te digitali e probabile data di morte stabilita in base alle
statistiche ISTAT.
Ovviamente v'è il rischio che il soggetto attui un com-
portamento, socialmente indesiderato, come quello di
fornire alla SPA dati non corrispondenti al vero.
Indubbiamente il fatto sarebbe molto grave, per cui è
necessario inserire nella legge istitutiva della SPA una
serie di disposizioni di carattere penale. Le sanzioni
avrebbero certamente connotati di prevenzione generale
ma anche una funzione rieducativa, seguendo dettaglia-
tamente le prescrizioni dell'articolo 27, comma 3 della
nostra Costituzione repubblicana.
Avremmo creato un'utopia, però, se non pensassimo
anche a vigilare sulla corretta applicazione di questa
legge. Per questo motivo la SPA dovrà essere dotata di un
"corpo di polizia" alle dirette dipendenze del Direttore
Generale dell'Agency (il quale dovrebbe essere nominato
di concerto dai Presidenti di Camera e Senato, con l'ap-
provazione della Corte Costituzionale e del Presidente
della Repubblica). Gli agenti avrebbero il compito di
perlustrare in borghese le nostre città, verificando se ogni
soggetto si sia attenuto alle prescrizioni di legge (ad
esempio se indossa il dovuto segnalatore ottico). Non
solo: a protezione della nostra sicurezza sociale il "corpo
di polizia" dovrebbe selezionare ogni mese un determi-
nato numero di soggetti da sottoporre ad accertamento,
allo scopo di controllare se quanto dichiarato nell'auto-
certificazione corrisponda al vero. Il lettore si sarà già
accorto di come questa ultima disposizione possa con-
durre a indebiti esercizi della discrezionalità amministra-
tiva. Anche il presente problema, però, potrebbe essere
facilmente superato attraverso la predisposizione, nel
regolamento esecutivo, di studi di settore, finalizzati
contemporaneamente:
1) a limitare la discrezionalità nella scelta dei soggetti
sottoposti ad accertamento;
2) a indirizzare le verifiche verso le fasce della società più
inclini alla violazione della legge.
Gli studi di settore, ovviamente, dovrebbero essere posti
effettuati da società create ad hoc (magari a partecipazio-
ne mista di pubblico e privato), che dovrebbero sempre
operare nel rispetto della vigente normativa sulla privacy.
E' inutile sottolineare come la SPA e il relativo "corpo di
polizia" siano anche risposte concrete al dramma della
disoccupazione: stiamo parlando, infatti, della creazione
di migliaia e migliaia di nuovi posti di lavoro.

PARTE SECONDA
Dopo aver introdotto alcune nozioni basilari, possiamo
passare, ora, alla seconda parte della nostra proposta.
Qui lo Stato non si limita a eliminare le asimmetrie
informative, peraltro rendendo il mercato più efficiente.
ma passa a un vero e proprio ruolo di impulso.
E' un dato comune la facilità con cui le coppie prose-
guono in relazioni ormai prive di significato sentimenta-
le e sociale. Sembra che vi sia una forma di inerzia che fa
proseguire rapporti effettivamente defunti. Le conse-
guenze di questo comportamento nei confronti della col-
lettività sono letteralmente disastrose:
1) Si emarginano i soggetti "non impegnati", che riman-
gono esclusi dal diritto inalienabile a trovare una/un
compagna/o;
2) Si aumenta il rischio sociale. I "soggetti impegnati" in
storie che proseguono solo per forza di inerzia, infatti.
hanno spesso problemi di umore (a volte vere e proprie
depressioni) e forme di aggressività particolarmente
accentuate. Possiamo affermare che siano un vero e pro-
prio problema di ordine pubblico;
3) Non si raggiunge una situazione "pareto-ottimale", in
quanto l'allocazione delle risorse umane non è quella
ottimale. In parole povere il libero mercato non fa in
modo che si incontrino e si mettano insieme le persone
più compatibili tra di loro, giungendo a risultati non
ottimali di benessere sociale.
Lo Stato, dunque, ha il compito di intervenire, non solo per
ridurre l'impatto sociale che abbiamo evidenziato nel punto
2, ma anche, e soprattutto, per rispondere al drammatico
problema che abbiamo evidenziato (non a caso) nel punto 1.
La SPA dovrà creare liste nazionali di soggetti autocerti-
ficatisi come "impegnati" e liste di coloro che risultano,
invece, "non impegnati" (queste ultime definite come
"liste di mobilità sentimentale"). A questo punto, ogni
essere umano che sia "impegnato" consecutivamente da
più di 6 mesi è tenuto a fornire le proprie prestazioni
sentimentali per una intera giornata a un soggetto debi-
tamente iscritto alle "liste di mobilità sentimentale".
La/Il beneficiaria/o sarebbe scelto in base alla lunghezza
del tempo durante il quale non ha beneficiato di alcuna
relazione. Così, ad esempio, se il soggetto X non ha un
partner da 2 anni e 8 mesi, avrà diritto a godere dei bene-
fìci di legge con priorità rispetto a Y che è in mobilità da
1 anno e 6 mesi.
Il soggetto "impegnato" che, invece, è obbligato alla pre-
stazione sentimentale avrà la propria destinazione stabi-
lita in base a parametri meramente casuali.
Precisiamo che, a nostro modesto avviso, non dovrebbe-
ro essere inserite variabili quali la collocazione geografica
e l'età. In merito all'età, soprattutto, ci sembra insupera-
bile l'argomento della solidarietà intergenerazionale, così
proficuamente usato nel campo previdenziale.
Alcune categorie di soggetti avrebbero diritto, poi, a un
trattamento separato. Ci riferiamo ai soggetti a "sessuali-
tà di genere autarchico", i quali dovrebbero essere distin-
ti da coloro che hanno preferenze più comuni. Ciò non
è certo una discriminazione, ma, piuttosto, un corretto
intervento di tutela. Per questi cittadini - che, ribadiamo,
debbono avere pari opportunità rispetto a ogni altro - si
dovrebbero creare liste specifiche.
Discorso simile può essere formulato anche per i "sog-
getti a sessualità ambivalente", sui quali, però, è necessa-
ria una precisazione. Gli appartenenti a questa categoria,
per le loro peculiarità, potrebbero godere di un doppio
beneficio di legge, il che sarebbe inaccettabile perché
costituirebbe una discriminazione nei confronti di tutti
gli altri. Ogni iscritto alle liste specificamente predispo-
ste per i "soggetti a sessualità ambivalente", quindi,
dovrebbe effettuare, nell'autocertificazione, una scelta. Si
potrebbe leggere questa disposizione come una limita-
zione della libertà personale, anzi: come una vera e pro-
pria indebita interferenza del pubblico. A nostro mode-
sto avviso, però, questo piccolo sacrificio è giusto per sal-
vaguardare imprescindibili e superiori esigenze di ugua-
glianza sociale. Certamente questi soggetti non perde-
rebbero la possibilità di "cambiare opinione": ogni muta-
mento, però, dovrebbe essere preso in esame da una spe-
cifica commissione, che avrebbe il compito di chiarire le
ragioni del cambiamento e verificarne la loro fondatezza
e la libertà nella loro maturazione.
A nostro parere i risultati di questa parte della legge
saranno semplicemente rivoluzionari:
1) Aumenterà il benessere dei soggetti iscritti nelle liste
di mobilità, che avranno finalmente l'occasione di supe-
rare le eventuali barriere comunicative che li hanno
distanziati dai loro potenziali giusti partner;
2) Si rinvigoriranno le relazioni sentimentali, poiché
ogni persona già "impegnata" avrà la possibilità di sco-
prire una impensata situazione migliore con soggetti di
cui, probabilmente, non aveva nemmeno conoscenza;
3) Diminuirà l'aggressività umana con notevoli prospet-
tive di miglioramento della sicurezza sociale e della lotta
contro il crimine. Inoltre vi sarà finalmente un incentivo
a moderare sentimenti quali l'invidia, che avrà sempre
meno ragione di esistere.
OBIEZIONI E CONCLUSIONE
Il fine giurista, magari legato a concezioni ormai stantie
della legge e della sua interpretazione, potrà muovere
alcune critiche che è bene prendere in considerazione già
da subito. In particolare ci si potrà obiettare che l'artico-
lo 13 della nostra Carta Costituzionale sancisce solenne-
mente che "la libertà personale è inviolabile". Oppure ci
si potrà far notare la violazione dell'articolo 29, in cui si
precisa che "la Repubblica riconosce i diritti della fami-
glia come società naturale fondata sui matrimonio".
Ringraziamo già in anticipo i nostri amici che, sicura-
mente, avranno avuto la gentilezza di muoverci questi
appunti. Non riteniamo che le obiezioni sopra riportate
siano prive di fondamento, nondimeno crediamo nella
bontà delle soluzioni da noi avanzate.
E' plausibile che siano cagionate lievi riduzioni della
libertà personale dall'applicazione della normativa che
abbiamo proposto, ma, se la libertà è certamente un
valore tutelato costituzionalmente, a maggior ragione lo
è l'uguaglianza. Siamo davanti, quindi, a un caso di dif-
ficile soluzione, che implica un giudizio di bilanciamen-
to di valori costituzionali, come ci insegna la migliore
giurisprudenza della Corte Costituzionale.
A nostro modesto avviso, l'uguaglianza è alla base del
nostro ordinamento giuridico, anzi, della società stessa.
Di conseguenza, per raggiungere l'uguaglianza è ammis-
sibile un piccolo sacrificio della libertà, sempre che non
ecceda limiti di ragionevolezza. E qui siamo sicuri che
tali confini non siano stati superati.
Ma le nostre argomentazioni, che già potrebbero fermar
si qui, sono in grado di procedere oltre: siamo in grado
di affermare, infatti, che non solo l'articolo 3 al suo comma
2 prevede (vorremmo dire "prescrive") un inter-
vento statale come quello che abbiamo delineato, ma più
disposizioni fondamentali ci confortano. L'articolo 2, ad
esempio, prevede che "la Repubblica ... richiede l'adem-
pimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica
economica e sociale".
Ora, ci chiediamo: quale dovere di solidarietà è più inde-
rogabile di quello di assistere i cittadini soli. Si badi bene
però, non tendendo la mano con una concessione gra-
ziosa, ma attraverso una profonda ricostruzione della
società.
A dimostrazione, però, che l'interpretazione dell'arti-
colo 3 fornita dalla nostra proposta è quella corretta
anche per i Padri Costituenti, il nostro testo fonda-
mentale introduce anche l'articolo 32, in cui si impe
gna la Repubblica a tutelare la salute. I lettori
sicuramente intuito l'enorme guadagno che sarà tratto
dalla salute dei cittadini attraverso l'illuminata attività
della SPA: è più che plausibile che la maggior parte dei
problemi psicologici del cittadino medio venga risolta
in pochi mesi dall'entrata in vigore nella normativa da
noi proposta.
E, per finire, la nostra legge raggiungerà il fine reale
ogni società democratica: la pace sociale.