Gli studenti chiedono il simbolo cristiano in aula, il preside si "vendica"

MAURIZIO FUGATTI
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Agli studenti della quarta ragionieri e programmatori dell'Istituto Martini di Mezzolombardo (Trento), il muro della propria classe doveva essere sembrato proprio "nudo", se nei giorni scorsi hanno ufficialmente richiesto al loro direttore la affissione del Crocifisso, assente nella maggior parte delle classi dell'Istituto. Ma più che la "nudità" del muro della loro classe, questi giovani alle soglie della maggiore età, hanno sentito l'esigenza di avere nella propria classe quel simbolo della Cristianità che ricorda loro l'appartenenza alla religione cristiana e ad ai valori fondanti che da sempre caratterizzano la loro terra e la loro cultura. E certo non pensavano che questa loro "semplice" richiesta scatenasse una vera e propria polemica, con tanto di giornali e televisioni locali che negli ultimi giorni hanno approfondito la vicenda.
Questi giovani, senza nemmeno volerlo, hanno invece "scoperchiato la pentola", e hanno fatto venire a galla con la loro semplicità tutta quella ipocrisia buonista di cui negli ultimi anni il nostro Paese è sempre più ammantato. Ipocrisia perché? Per una questione molto semplice: il preside dell'istituto ha accettato sì che venissero appesi di nuovo, cosa avvenuta dopo molti anni, i crocefissi nelle aule scolastiche, ma guarda caso, ha anche rilanciato, arrivando a proporre che ogni anno nell'istituto sia organizzata la Festa del Ramadam. In pratica ha chiesto un baratto, mettendo sullo stesso piano i simboli della religione che da secoli caratterizza la nostra civiltà con quelli di una fede che è millenaria nemica della nostra terra e della nostra cultura. Il tutto nascosto dietro la solita melassa buonista: «Non vogliamo utilizzare il Crocifisso per dividere - ha argomentato il dirigente scolastico Mario Casna - Anzi, invito gli studenti che professano altre religioni a portare a scuola i loro simboli. All'interno della scuola ci deve essere una molteplicità di differenze che una volta unite creano ricchezza per tutti». E poi si è spinto anche più in là: «Ogni anno per Natale - ha continuato - organizziamo una assemblea di istituto per festeggiare. L'anno prossimo, per rendere onore agli studenti musulmani, alla fine del mese di digiuno, organizzeremo una festa». Capito? Il Natale come il Ramadam, secoli di cultura e storia cristiana messi sullo stesso piano di una credenza "d'importazione", e che comunque a guardare cosa insegna in alcuni luoghi del mondo dove viene professata, certo non sembra ancora del tutto "pacifica".
Comunque sia l'azione dei giovani della quarta ragionieri programmatori un risultato sicuramente lo ha sortito, ed è stata la ricomparsa nelle aule del Crocifisso, oltre ad avere innescato un vero e proprio dibattito all'interno dell'istituto, dove nei prossimi giorni sarà organizzata anche una assemblea in cui il tema discusso sarà "Tradizioni e valori esistono ancora? Sono minacciati?". A questo incontro inizialmente sembrava dovessero partecipare anche degli esponenti politici, tra cui uno della Lega Nord Trentino, ma ora sembra che qualche professore abbia messo in discussione tale partecipazione, in quanto ritenuta non adeguata al momento e foriera di possibili strumentalizzazioni. Sul fatto che gli studenti possano discutere serenamente e con cognizione di causa anche senza la presenza di esponenti politici, ovviamente siamo tutti d'accordo.
Sul fatto invece che la presenza di politici possa creare sospetti di strumentalizzazioni, ci sarebbe da discutere. Bisognerebbe magari andare a vedere quanti sono gli esponenti dei partiti di centro-sinistra che presenziano da sempre ai vari dibattiti sui più svariati temi di attualità politica nelle scuole superiori, per appurare se in quei casi ci sia stata una qualche strumentalizzazione politica (cosa sicuramente avvenuta), e se magari qualche professore non proprio "leghista" o "berlusconiano" si è preso la briga di denunciare quanto accaduto e di opporsi a questi interventi.
Il merito comunque di avere portato alla attenzione della opinione pubblica trentina la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche è del rappresentante di istituto Denis Paoli, membro della Gioventù Trentino Tirolese (il gruppo trentino dei Giovani Padani), che in questi giorni è salito agli onori delle cronache locali.
«La richiesta che abbiamo fatto al direttore di istituto di appendere il Crocifisso nella nostra classe - spiega Paoli - ci sembra del tutto normale e dovuta. Noi siamo cristiani - continua - questa è la nostra storia e queste sono le nostre radici. Per noi il Crocifisso è il simbolo delle nostre tradizioni. In tutto questo la politica non c'entra, ed il fatto che io appartenga ai giovani padani non ha influito. Infatti - conclude - alla assemblea di istituto inizialmente avevamo invitato anche un esponente dei Verdi, oltrechè uno della Lega Nord, in modo da instaurare un dibattito in cui le diversità di opinioni sull'argomento potessero confrontarsi serenamente».


[Data pubblicazione: 20/01/2004]