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    Predefinito Argentina, il signor K va al galoppo

    Insediato da otto mesi, il presidente Nestor Kirchner ha impresso una svolta nei rapporti con l'Fmi e gli Usa.
    La fine di un'era? Tutto indica che i tempi dell'impunità all'interno e della sottomissione all'esterno sono finiti.
    di Claudio Tognonato

    Il governo degli Stati uniti ha richiamato all'ordine l'Argentina sollecitando un incontro ad alto livello per chiedere spiegazioni su alcune posizioni assunte, soprattutto in materia di politica estera, dal governo di Buenos Aires.
    Il vertice delle Americhe di lunedì e martedì scorsi a Monterrey, Messico, è stata l'occasione per un colloquio chiarificatore fra George Bush e Nestor Kirchner ma soprattutto per dare al presidente argentino la possibilità, una volta di più, di tornare con forza su alcuni punti-chiave di questi suoi primi otto mesi di governo: le responsabilità dell'Fmi e quelle degli Stati uniti (a cui ha chiesto un Piano Marshall per l'America latina), la fermezza dell'Argentina nelle sue scelte di politica economica (i limiti di restituzione del debito) ed internazionale (il rilancio dei rapporti con Cuba).

    Alle intromissioni critiche dei nordamericani, il ministro degli esteri Rafael Bielsa ha risposto che l'Argentina è un paese sovrano e non deve dare alcuna spiegazione sulle proprie decisioni. Ma resta nel governo e nell'opinione pubblica argentini il disagio per la nuova ingerenza di Washington in questioni interne.

    La polemica risposta del governo argentino al sottosegretario Usa per l'America latina, Roger Noriega, ben simboleggia la nuova posizione del paese latino-americano. Noriega , poi sostenuto anche dal segretario di stato Colin Powell, si era detto dispiaciuto per lo spostamento a sinistra di Buenos Aires, ma anche per l'appoggio di Kirchner al leader di sinistra boliviano Evo Morales nella recente crisi che ha portato alla cacciata del presidente Sanchez de Losada, è visto con preoccupazione.

    Lo scontro fra le due Americhe

    Non è nuovo lo scontro tra le due Americhe, ma la risposta non è più quella di imporre governi militari finanziati dalla Cia e il Pentagono. Nell'era della globalizzazione Washington vuole istituire, a partire dal primo gennaio 2005, un libero mercato di tutte le Americhe (Alca), una sorta di definitiva annessione continentale.

    L'altra America, quella latina, si trova in una fase d'integrazione e di costruzione di politiche comuni che si manifesta attraverso:
    a) la rinascita e l'ampliamento della questione indigena, comune a molti paesi dell'area come Messico, Bolivia, Perù ed Ecuador;
    b) il rafforzamento del Mercosud (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) a cui si sono associati il Cile, la Bolivia e ora anche il Perù;
    c) l'accordo tra il Mercosud e il Can (Comunidad Andina de Naciones) integrato da Venezuela, Colombia, Ecuador, Bolivia e Perù, che configura, di fatto, un mercato unico di tutto il Cono sud del continente;
    d) il progetto di dare rappresentatività politica al Mercosud sul modello dell'nione europea;
    e) la creazione di una segreteria politica permanente del Mercosud, affidata all'ex presidente argentino Eduardo Duhalde, con funzioni di rappresentazione internazionale;
    f) la proposta brasiliana di arrivare all'integrazione militare della regione per fermare l'entrata degli Stati uniti attraverso la Colombia;
    g) l'alleanza strategica di Brasile e Argentina, espressa dal «Consenso di Buenos Aires» (firmato dei due presidenti in ottobre) che dovrebbe prendere il posto dell'obsoleto «Consenso di Washington» e da una politica estera comune, espressa nella proposta di alternanza al Consiglio di sicurezza dell'Onu;
    h) la nascita del G-20, il gruppo di paesi del sud del mondo intorno al Brasile di Lula, che ha portato al fallimento del vertice del Wto di settembre a Cancun.

    Il Fondo monetario internazionale e gli Stati uniti sono visti come i principali responsabili del tracollo che ha impoverito tutta la regione e si allarga sempre di più un sentimento anti-Usa. In questo quadro e dopo il default del 2001 e il rifiuto di pagare il debito estero, il governo argentino sembra non più disposto ad accettare ingerenze e pressioni.

    L'Argentina si era impegnata con l'Fmi a mantenere un surplus fiscale del 3% nel 2004, ora però tutti gli indici economici annunciano una crescita di molto superiore alle attese. Le previsioni per questo anno indicano un aumento del 6,5% del Prodotto interno lordo, del 10,8% nell'attività industriale e del 6,6% nei consumi.
    Resta però il punto debole della disoccupazione, che si dovrebbe attestare intorno al 14% (dal 20% abbondante del 2003). Kirchner vuole tenere ferma anche la riduzione del 75% del valore di facciata dei buoni del tesoro in possesso dei creditori (fra cui circa 400 mila sono italiani) per poter finanziare progetti sociali con l'eccedente. Altrimenti il paese rientrerebbe in un nuovo default. Si deve pagare il debito estero, ma l'Argentina - sostiene Kirchner - ha anche un gravoso debito interno da saldare.

    Il governo argentino ha accusato l'Fmi per il mancato rispetto degli accordi firmati a settembre nonché di averlo costretto a maggiori rimborsi. Kirchner, che al vertice di Monterrey si è riunito anche con Horst Köhler, il presidente del Fondo, ha strappato infine l'approvazione finale dell'organismo.

    L'Argentina del signor K.

    Dopo i lunghi anni del neoliberismo che hanno trascinato oltre il 50% della popolazione sotto la soglia della povertà e hanno portato il paese alla bancarotta, con il nuovo stile inaugurato dal signor K. sembra che la voce sia tornata alla politica.

    Il nuovo modello punta alla ripresa dell'economia non tanto a partire dagli investimenti di capitali quanto dall'integrazione degli esclusi attraverso sussidi di breve durata che si dovrebbero trasformare in lavoro, per lo più opere pubbliche e microimprenditoria.

    Secondo la stampa argentina, il governo del signor K, a otto mesi dal suo insediamento gode di un consenso che arriva all'82,5% della popolazione. A restare in piazza sono alcuni settori dei piqueteros che, anche se in parte approvano le misure intraprese dal governo, vogliono più attenzione e politiche sociali verso il mondo del lavoro.

    Le stime ufficiali parlano di un 16,3% di disoccupati a cui si deve aggiungere un 16,6% di sottoccupati (lavori precari e flessibili di meno di 35 ore alla settimana), ma in realtà la cifra è ancora più alta perché il 16,3% diventa il 21,4% se i beneficiari di sussidi fossero considerati, come sono a tutti gli effetti, disoccupati.

    La crescita economica assorbe molto lentamente i disoccupati e i sussidi con cui sopravvive il 20% della popolazione sono modesti: 150 pesos (40 euro). Troppo poco per sperare di riattivare l'economia dal basso.

    Una parte non indifferente del successo economico argentino è dovuta all'aumento dei prezzi internazionali di alcune materie prime. In particolare, quello della soia, di cui l'Argentina è tra i principali produttori, che è aumentato di un 50% negli ultimi sei mesi passando da 137 a 207 dollari la tonnellata, e ha portato un po' di liquido alle prosciugate casse dello Stato.

    Il ritorno del diritto

    La prima misura del governo Kirchner è stata la destituzione dell'intera cupola militare su cui pesavano grosse responsabilità durante l'ultima dittatura (1976-1983).

    Poi è stato il turno della polizia con l'allontanamento dei corrotti e controlli più seri sul suo operato.

    Ha nominato un ex-desaparecido, Rafael Bielsa, ministro degli esteri e un noto esule della dittatura, Eduardo Duhalde (omonimo dell'ex presidente), segretario ai diritti umani.

    Nel suo primo discorso all'assemblea dell'Onu Kirchner si è detto «figlio delle Madri e delle Nonne di piazza di Maggio».

    Successivamente il parlamento ha derogato le norme dell'impunità che impedivano nuovi processi ai militari responsabili di violazione dei diritti umani e limitavano la responsabilità ai vertici. Si attende che alcune sentenze che in primo grado avevano già dichiarato l'incostituzionalità di quelle leggi e condannato i militari siano ora ratificate dalla Corte suprema. Se così fosse si aprirà probabilmente una nuova stagione di processi contro i militari che hanno fatto scomparire oltre 30.000 persone.

    Per arrivare a questo traguardo è necessario portare a termine l'opera di rimozione degli elementi corrotti della Corte legati alla cosiddetta «maggioranza automatica» gestita e manovrata dall'ex presidente Carlos Menem.

    La scorsa settimana è stata proposta la candidatura di Carmen Argibay, membro del Tribunale penale internazionale, imprigionata nel 1976 durante la dittatura. Sarebbe la prima donna a sedere alla Corte suprema.
    Il ritorno del diritto si esprime anche attraverso la lotta alla corruzione.
    Alla testa dell'ente mutualistico dei pensionati, in passato al centro di numerosi scandali finanziari, il signor K ha insediato un'importante figura dell'opposizione, Graciela Ocaña, deputata del Ari, partito-simbolo della lotta alla corruzione.

    Recentemente uno scandalo nel senato ha messo in luce come l'approvazione della riforma del lavoro durante il precedente governo sia stata «oliata» da una proficua distribuzione di tangenti ad altissimi livelli. La riforma, cioè l'annullamento, delle più importanti conquiste sindacali, sarà probabilmente considerata nulla o quantomeno ridiscussa in parlamento.

    L'estate australe in Argentina inizia piena di ottimismo. Sembra sia arrivata l'ora tanto attesa di porre fine alla lunga notte della violazione dei diritti. La notte dei desaparecidos e dei diseredati del modello neoliberista.

    da IL Manifesto 17 01 04
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
    Totila
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    Kirchner è un peronista serio ed è di origine croata.
    Non è come quel buffone arabo di Menem.
    Buon sangue non mente...

  3. #3
    il merovingio
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    Originally posted by Totila
    Kirchner è un peronista serio ed è di origine croata.
    Non è come quel buffone arabo di Menem.
    Buon sangue non mente...
    Più che Croata, a giudicare dal cognome, direi teutonica....
    cmq spero che dia del filo da torcere agli americani...

  4. #4
    Ridendo castigo mores
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    quando si ha che fare con gli ' usurocrati' bisogna ricordarsi sempre che :
    1) le risorse restano comunque nel paese .. hanno solo cambiato il proprietario sui pezzi di carta..

    2) se la resistenza e comunque affidata solo ad un ' populista' finisce sempre male, perche' o lo corrompono , o lo eliminano o al peggio lo circondana di una corte di venduti con cui lo inducono prima o poi ad un errore mortale ...

  5. #5
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    Vorrei ricordare che Menem è uno dei migliori amici di Berlusconi e che Silvio ha fatto da testimone al matrimonio della figlia dell'ex leader argentino...buon sangue non mente...

  6. #6
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by il merovingio
    Più che Croata, a giudicare dal cognome, direi teutonica....
    cmq spero che dia del filo da torcere agli americani...
    Il cognome è sicuramente teutonico. Ma il padre credo fosse un fuoriuscito ustasha.
    Cmq, hanno parlato di lui come di origine croata.

 

 

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