Se mai qualcuno scriverà in futuro la storia della mancata indipendenza della Padania, nel libro un posto principale e di assoluto rilievo come nemico "storico" delle nostre genti lo meriterà il Vaticano.Come nel '96 quando si prospettava la secessione, adesso che si prospetta una forma blanda di federalismo, arriva l'anatema cattolico.Questo dà un colpo definitivo alle tesi di chi parla di una Chiesa interessata o non contraria al federalismo e soprattutto è la dimostrazione che chi abbina la propria fede, cioè cattolica, all'obbedienza verso le gerarchie vaticane è un traditore del suo popolo.A questo punto essere cattolici "militanti" (cioè trasformare la propria fede da fatto meramente privato e individuale dandole una valenza politica) ed essere indipendentisti diventa incompatibile.E che qualche imbecille non si azzardi a tirare in ballo il vaticano primo, secondo, settimo od ottavo perchè i cosiddetti "tradizionalisti" sul tema degli "italiani gens unica" e sopratutto sul mito dell'obbedienza cieca e fanatica a Roma e ai suoi sgherri sono QUANTO SE NON PIU' fanatici di Ruini.Amen!
p.s.Disgustoso poi che Ruini parli di "etica" sul caso parmalat quando gli elicotteri privati di Tanzi scorrazzavano importanti cardinali (come Agostino Casaroli) a destra e a sinistra, in virtù di quali servigi non si sa...
Da "il Nuovo.it"
Cei: difendere l'unità nazionale
Dalla Cei arriva il monito: andare avanti con le riforme, ma senza creare ulteriori lacerazioni nel paese. Vulnerabilità del sistema finanziario e industriale e tutela del risparmio, scioperi selvaggi e riforma del sistema pensionistico, contrasti tra governo e magistratura e riassetto televisivo. Sono alcuni dei fattori che dimostrano, a giudizio del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che l'Italia deve affrontare problemi strutturali, a partire dalle riforme istituzionali e che deve farlo evitando "lacerazioni" sia dell'unità nazionale che della convivenza sociale.
Il presidente della Conferenza episcopale italiana, in apertura dei lavori del Consiglio permanente, fa un quadro dell'Italia "notevolmente complesso, con un susseguirsi e intrecciarsi di problemi e difficoltà", nessuno dei quali, però, "é tale da chiudere gli orizzonti e spegnere la fiducia", se non mancheranno la consapevolezza e la volontà del "necessario" sforzo comune.
Il card. Ruini ha cominciato l'esame della situazione dalle riforme istituzionali, per le quali "occorre riprendere un percorso iniziato a strappi da oltre un decennio e bisognoso di essere portato a compimento con una visione il più possibile organica e lungimirante, senza mettere nemmeno apparentemente in discussione l'unità della nazione".
Alle riforme istituzionali seguono i "nodi" per i quali "é fortemente auspicabile che si possa giungere a modifiche largamente condivise, evitando lacerazioni dannose per tutti": sono le "tensioni" tra governo e magistratura "evidenziate ancora una volta" dalle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, che ha confermato anche difficoltà e ritardi del sistema, "punto dolente della nostra vita civile", e le modifiche del sistema pensionistico e più in generale della riforma dello stato sociale.
Un capitolo, poi, è stato dedicato agli scioperi selvaggi dei trasporti pubblici, che costituiscono "un indicatore fin troppo chiaro dagli esiti perniciosi a cui possono condurre la conflittualità sociale e la rivendicazione degli interessi delle singole categorie condotta avanti a prescindere da ogni norma". Potenziale fattore di "protesta sociale" è per il Cardinale anche l'aumento del costo della vita, che "porta a un ulteriore impoverimento di larghe fasce della popolazione e genera un senso di insoddisfazione e preoccupazione".
Il prelato ha anche rivolto uno sguardo al caso Parmalat, che ha fatto seguito "a qualche altra vicenda grave e preoccupante, e che ha messo a nudo una inaspettata vulnerabilità del nostro sistema imprenditoriale e finanziario". "Amare sorprese di questo genere spingono con forza a riscoprire il valore dell'etica, non semplicemente come un fattore esterno rispetto alle attività economiche, ma come condizione intrinseca di un loro sano e costruttivo svolgimento" ha sottolineato Ruini.
Anche il riassetto del sistema radiotelevisivo, "può rappresentare una fonte di difficoltà nella vita politica e nei rapporti istituzionali". Se però "prevarranno sui diversi fronti l'equilibrio e il senso della misura", il decreto legge del governo potrebbe aprire la strada "a una nuova formulazione della legge, sicuramente conforme alle esigenze costituzionali e in grado di valorizzare gli spazi che si aprono con lo sviluppo delle tecniche di comunicazione, per un miglioramento complessivo dell'offerta radiotelevisiva". Che in questi primi 50 anni ha contribuito a trasformare "cultura, mentalità e comportamenti" del Paese, "rendendolo assai più omogeneo e più informato, ma anche contribuendo ad erodere valori portanti e non sostituibili". Si tratta ora "di ricuperare nel contesto di oggi quelle funzioni autenticamente culturali che la comunicazione televisiva è in grado di avere e che non possono essere disgiunte da una precisa ed effettiva sensibilità ai valori morali".
Infine è stata presa in esame anche la lotta al terrorismo e la procreazione assistita. La prima "ha registrato nuovi importanti successi", ma i pacchi esplosivi mostrano che esso "continua a trovare adepti e seguaci e che deve pertanto proseguire l'opera benemerita delle forze dell'ordine, con il sostegno concorde dell'intera nazione". La legge sulla procreazione assistita "ha suscitato reazioni assai aspre che, ad una più pacata considerazione, appaiono alquanto fuori misura".
(19 gennaio 2004, ore 180)




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